Sorriso gengivale, la chirurgia non è sempre necessaria 

Sorriso gengivale, la chirurgia non è sempre necessaria 

Il sorriso gengivale (gummy smile) è un difetto estetico che può generare molto imbarazzo. Le cause del problema possono essere diverse, così come le soluzioni. In alcuni casi è necessario intervenire con la chirurgia. Ma ormai sono molte anche le soluzioni alternative.

Cos’è il sorriso gengivale 

Gummy smile è l’espressione con cui in lingua inglese si chiama il sorriso gengivale. Sorriso di gomma, quindi. E in effetti questa semplice coppia di parole rende bene l’idea di una bocca che appare “gommosa” ed eccessivamente morbida, perché le gengive sono troppo visibili. L’opposto di quello che accade in presenza di gengive ritirate. È un difetto estetico che può nascondere anche problemi funzionali e che comunque è spesso causa di un forte imbarazzo. Una delle caratteristiche di un bel sorriso, infatti, è l’armoniosa proporzione tra denti e gengive.

Imparare a prendersi cura delle gengive

Le persone che hanno un sorriso gengivale tendono a evitare di mostrarlo o quantomeno ridono in maniera molto timida e parsimoniosa. Come tutti i difetti che colpiscono la bocca da un punto di vista estetico, quindi, il gummy smile ha importanti ricadute sulla sicurezza e sull’autostima. Un motivo in più per cercare una soluzione al problema. Per riuscirci, però, bisogna prima indagare le cause.

Le cause del sorriso gengivale

Come detto, la definizione di sorriso gengivale si ferma a descrivere un effetto estetico, ma nulla dice del perché si è arrivati a quel risultato. Per quale motivo le gengive sono così visibili, tanto da sovrastare i denti? Le possibili cause sono:

  • Scarsa quantità di superficie dentale esposta: i denti, nella parte che fuoriesce dalla gengiva, sono “piccoli” e quindi meno visibili del normale;
  • Prominenza dell’osso della mascella;
  • Morso profondo: i denti dell’arcata superiore superano eccessivamente quelli dell’arcata inferiore, facendo scoprire le gengive;
  • Labbro superiore corto o con muscoli elevatori iperattivi: quando si sorrise, quindi, il labbro si solleva troppo, scoprendo le gengive.

I rimedi al sorriso gengivale: soluzioni chirurgiche e non 

A seconda della causa che sta alla base del sorriso gengivale, i rimedi che si possono attuare sono diversi. In generale, per molto tempo, l’intervento chirurgico è stata la soluzione più diffusa, utile soprattutto nei casi di scarsa esposizione della superficie dentale. Oggi, però, non è più l’unica, per la gioia di tutti quei pazienti che hanno paura del dentista anche quando si tratta di fare un semplice controllo odontoiatrico. Vediamo tutto il ventaglio di possibili rimedi al gummy smile.

La chirurgia odontoiatrica: allungamento di corona clinica e riposizionamento delle gengive 

Partiamo proprio dal rimedio chirurgico. L’obiettivo è riposizionare il tessuto delle gengive in una posizione più arretrata rispetto a quella che occupano. Questo si ottiene eliminando parte della gengiva stessa e, in alcuni casi, anche dell’osso di sostegno ai denti. In questo modo si va ad aumentare la porzione di superficie dentale visibile e a ridurre quella gengivale.

L’ortodonzia: intrudure i denti 

Anche l’ortodonzia può rappresentare un rimedio al sorriso gengivale. Bisogna intrudure i denti, cioè farli indietreggiare verso l’osso. Le gengive tenderanno a seguirli e quindi ad “accorciarsi”.

Botulino e sorriso gengivale 

Quando il problema è dato da un’iperattività dei muscoli che sollevano il labbro superiore, una soluzione che ci si può sentir proporre è quella del botulino. La sostanza, molto utilizzata in chirurgia estetica, viene iniettata nel labbro superiore e ne rilassa i muscoli, che quindi tenderanno a farlo scendere, dandogli modo di coprire meglio le gengive. La soluzione, però, è temporanea e discutibile, visto il tipo di sostanza utilizzata.


disturbo atm

Disturbi dell’ATM, prendersi cura dell’articolazione temporo mandibolare 

Disturbi dell’ATM, prendersi cura dell’articolazione temporo mandibolare

Le disfunzioni dell’ATM possono essere alla base di patologie che si accusano quotidianamente, come mal di testa, mal di denti o postura errata. Spesso, però, non ci si rende davvero conto delle origini di questi dolori. Eppure, il riconoscimento dei sintomi e una giusta diagnosi permetterebbero di approntare cure davvero risolutive, con l’intervento del dentista.

Atm

Che cos’è l’ATM, l’articolazione temporo mandibolare 

La sigla ATM, in medicina, indica l’articolazione temporo mandibolare. Si tratta, cioè, del duplice sistema articolare (presente a destra e a sinistra del viso) che connette la mandibola al cranio e permette movimenti semplici ma fondamentali, come l’apertura e la chiusura della bocca (i dettagli li trovi qui).

Da cosa è composta 

Dal punto di vista anatomico, ha una struttura essenziale, composta da due ossa (mandibola e osso temporale) e da quattro legamenti (temporomandibolare, collaterale, sfenomandibolare e stilomandibolare). A questi componenti, si aggiunge poi il menisco temporo mandibolare, che è fatto di cartilagine, ha una forma leggermente allungata e si inserisce tra le due componenti ossee.

I suoi movimenti 

Come detto, il movimento più importante che compie l’ATM è quello che consente di aprire e chiudere la bocca. L’articolazione, però, può anche muoversi in maniera asimmetrica: avanti e indietro o sulla direttrice destra – sinistra. È quindi estremamente duttile ed efficace, ma anche fragile e delicata.

I disturbi ATM, dalla bocca lunga tutto il corpo

Proprio perché molto sensibile, l’articolazione temporo mandibolare può andare incontro a diverse disfunzioni. Disturbi che spesso hanno un decorso anche molto doloroso e che possono trascinarsi per anni, colpendo la testa, le orecchie, la bocca e la schiena. Anche perché, molto spesso, vengono sottovalutati e non adeguatamente diagnosticati. Ecco perché è importante imparare a riconoscerne possibili sintomi e cause.

Disfunzione ATM: i sintomi

Come identificare un disturbo ATM? Ci sono dei segnali che devono far venire sospetti? Di possibili sintomi ce ne sono diversi. Il più immediato è il dolore localizzato proprio nell’articolazione cranio mandibolare, spesso accompagnato da un tipico e fastidioso click, quando si apre la bocca. Un buon test per capire se è il caso di andare da uno specialista per degli approfondimenti è quello di aprire la bocca tenendo le mani sulle orecchie: se si avverte un rumore è bene prenotare una visita.

In molti casi, però, pure in presenza di un problema all’ATM, la mandibola non fa male. Il dolore, invece, può manifestarsi su nuca, collo e spalle, direttamente collegati al funzionamento della bocca e del complesso cranio-cervicale.

Esistono poi tutta una serie di sintomi che possono apparire lontani e indipendenti ma che invece sono spie piuttosto attendibili di una sindrome ATM. I principali sono:

Le cause delle disfunzioni ATM: ansia, stress, malocclusioni e patologie complesse

Una volta individuati i possibili sintomi, è utile anche un’analisi delle cause che possono essere all’origine dei disordini temporo mandibolari.

Cominciamo dallo stress. Spesso, infatti, l’insorgere dei disturbi ATM è dovuto a stati di ansia. Infatti, vivere “in tensione”, a causa del lavoro o della vita privata, può portare ad un acutizzarsi di atteggiamenti negativi, come il bruxismo (cioè serrare o digrignare i denti). Da queste cattive abitudini possono poi discendere i sintomi dolorosi che abbiamo visto.

Lo stress, però, non deve essere usato come un passepartout che semplifica le diagnosi, fino a renderle poco credibili. Insomma: non è sempre e comunque colpa dell’ansia e delle pressioni sociali. Spesso l’Atm funziona male per delle ragioni strutturali, che hanno a che fare con la stessa conformazione della bocca, della mandibola o dell’articolazione (come i denti storti o le malocclusioni) Eredità genetiche oppure difetti conseguenti a traumi (in cui rientrano anche gli errati interventi dentali).

In molti casi, infine, le disfunzioni dell’articolazione temporo mandibolare sono legate alla presenza di patologie complesse, come l’artrite reumatoide, la sclerosi sistemica o la gotta.

bite odontoiatrico

Come si curano i disturbi temporo mandibolari 

A chi rivolgersi 

Se si ha il sospetto di essere affetti da un disturbo ATM è bene recarsi tempestivamente da un medico. Trascinarsi i problemi, infatti, è il modo migliore per cronicizzarli e renderli ancora più dolorosi. Spesso si sottovalutano in maniera miope le conseguenze negative di queste disfunzioni, che possono invece provocare un netto peggioramento della qualità della vita.

Lo specialista più indicato per una visita è senza dubbio il dentista, soprattutto se esperto in gnatologia. Nei casi più evidenti, sarà sufficiente la visita per arrivare a una diagnosi certa. In altre circostanze, invece, potrebbe essere necessaria una radiografia.

I possibili trattamenti: bite, ortodonzia e chirurgia 

La soluzione più semplice, immediata e indolore per chi ha problemi all’articolazione cranio mandibolare è senza dubbio il bite. Uno strumento essenziale, che aiuta a non digrignare i denti e rilassa i muscoli della bocca. In molti casi è sufficiente, soprattutto quando le disfunzioni dell’ATM sono conseguenza di stress o malocclusioni non particolarmente gravi. Nelle situazioni più compromesse, invece, più risultare inefficace.

Leggi anche: Il bite sportivo, migliorare le performance partendo dai denti

Il gradino terapeutico successivo è rappresentato dall’ortodonzia, ovvero riallineare i denti utilizzando un apparecchio (mobile o fisso, magari invisibile). Le casistiche più gravi, infine, richiedono un vero e proprio intervento chirurgico (fino alla sostituzione dell’intera articolazione).

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Parodontite: cause, sintomi e cure 

Parodontite: cause, sintomi e cure 

Cosè la parodontite (detta anche piorrea)? Come si sviluppa e come si cura? Da quali sintomi è possibile riconoscerla? Tutte domande a cui è bene dare una risposta chiara, perché la malattia parodontale è tra le più aggressive in odontoiatria, capace di far soffrire molto le gengive e provocare anche la caduta dei denti (una delle paure più diffuse e sentite).

Cos’è la parodontite

Parodontite, malattia parodontale, piorrea (nel linguaggio comune). Diversi nomi per un’unica patologia, che attacca i tessuti parodontali e, se trascurata, può provocare la temuta caduta dei denti. Il paradonto, infatti, è l’insieme di quei tessuti (gengive comprese) che tengono fermi e saldi i denti. Non preoccuparsi dell’infezione parodontale, quindi, significa costringersi a cure lunghe e dispendiose, fino alla necessità di ricorrere agli impianti dentali. Perciò, ancora una volta, la prevenzione si conferma la migliore delle cure. I campanelli di allarme non vanno trascurati, soprattutto se si tratta di denti che si muovono e gengive sanguinanti.

Tra l’altro, la parodontite è una malattia molto più diffusa di quanto si pensi, soprattutto negli adulti con più di 35 anni, e spesso accompagna altre patologie, come il diabete. Ovviamente, può manifestarsi con diversi livelli di gravità e di durata, ecco perché si parla anche di parodontite cronica.

cura piorrea

Alla radice del problema, le cause della parodontite 

La responsabile della piorrea ha un nome ben preciso: placca batterica. La nemica per eccellenza della bocca, generatrice del tartaro e responsabile di tantissime patologie che colpiscono il cavo orale. Tutto inizia con una gengivite, un’infiammazione delle gengive che, però, prende sempre più piede, fino a colpire anche il legamento parodontale, l’osso alveolare (da qui il nome di parodontite alveolare) e il cemento radicolare. In pratica, l’intero parodonto finisce sotto attacco infiammatorio. Il primo effetto è il parziale ritrarsi delle gengive. Una regressione che modifica il solco gengivale e spiana la strada alla creazione delle tasche parodontali, la manifestazione più chiara della piorrea. In queste tasche possono proliferare alcuni batteri della placca. Ed ecco che si è creato un canale ancora più efficiente per il propagarsi dell’infiammazione.

È importante prendersi cura delle gengive

Parodontite apicale acuta 

Anche se ha lo stesso nome, si tratta di una patologia diversa rispetto alla parodontite propriamente detta. La parodontite apicale acuta, infatti, colpisce sempre il parodonto ma è causata dall’infiammazione della polpa dentaria ed è conseguenza di una carie non trattata oppure di traumi.

Come si manifesta la piorrea 

Vista la gravità delle conseguenze che la parodontite può causare, è bene attivarsi appena se ne percepiscono i sintomi. Prima si interviene, infatti, e meno danno è in grado di fare l’infezione.

I primi sintomi 

I sintomi precoci della parodontite sono sicuramente quelli più difficili da ricollegare alla patologia, perché piuttosto generici e comuni ad altri disturbi. Non di meno, però, sono quelli a cui è importante dare peso, perché permettono di intervenire tempestivamente.

  • Leggera alitosi
  • Lievi disturbi gengivali: sanguinamento sporadico, arrossamento, gonfiore, ammorbidimento, principio di recessione.

I sintomi più gravi 

Man mano che l’infiammazione avanza, i sintomi iniziali si fanno più marcati: l’alitosi peggiora e i disturbi alle gengive si moltiplicano. Il sanguinamento, quindi, si fa frequente e abbondante, gonfiore e arrossamento sono più evidenti, così come la recessione gengivale, che può arrivare a scoprire la radice.

A questi si aggiungono sintomi nuovi, piuttosto gravi:

  • Indolenzimento dentale;
  • Comparsa di spazio tra i denti;
  • Mobilità dentale.

Cosa fare contro la parodontite: prevenzione e cura 

La comparsa dei primi sintomi e poi di quelli più gravi segnala che si è già in ritardo ed è necessario correre dal dentista per non peggiorare la situazione. L’ideale, infatti, sarebbe riuscire a prevenire la piorrea, piuttosto che curarla.

La prevenzione 

L’attività di prevenzione verso l’insorgenza della piorrea si gioca essenzialmente su due fronti:

  • Igiene orale;
  • Buone abitudini.

La corretta pulizia dei denti, da fare quotidianamente e anche più volte al giorno, è fondamentale. A questa, però, va abbinata ad una periodica e regolare igiene dentale professionale.

Vuoi sapere come lavare bene i denti? Leggi la guida dedicata

Per quanto riguarda le buone abitudini, invece, sarebbe più corretto parlare di come evitare quelle cattive e una in particolare: il fumo. Le sigarette, infatti, sono nemiche giurate della bocca, oltre che di tutto il resto del corpo.

La cura 

La cura della parodontite comporta la pulizia approfondita dei denti, con chiusura delle tasche parodontali, eliminazione dei batteri e rigenerazione dei tessuti. Per molti anni, si è proceduto mediante intervento chirurgico, accompagnato da terapia antibiotica. L’efficacia, però, era limitata, perché non tutti i punti del parodonto risultavano raggiungibili. Oggi, invece, è molto più diffusa (ed efficace) la terapia con microscopio e laser che permette di eliminare i fattori che determinano il disturbo in maniera profonda e completa.


Recesso gengivale, come rimediare a gengive ritirate 

Recesso gengivale, come rimediare a gengive ritirate 

Le gengive ritirate sono brutte da vedere e causa di forti fastidi. Ecco perché è fondamentale prevenire l’insorgere di una recessione gengivale e, quando questa si palesa, intervenire tempestivamente, magari in modo chirurgico. È importante, quindi, conoscere le cause e i sintomi della retrazione.

Se le gengive si ritirano, lasciano scoperte porzioni di dente che non sarebbero altrimenti visibili. Il risultato è fastidioso da un punto di vista estetico ma soprattutto dà vita a diversi disturbi: sensibilità dentale, sanguinamento, dolore diffuso. Questo è il motivo per cui la recessione gengivale è un nemico che va conosciuto e combattuto.

Cos’è la recessione gengivale e come si manifesta

La recessione gengivale è un problema tanto fastidioso quanto semplice da individuare. Si tratta, infatti, di un vero e proprio “accorciamento” delle gengive, rispetto alla loro ampiezza naturale. Per cause che possono essere diverse (e che tra poco analizzeremo), le gengive possono subire una regressione, ritirandosi verso la radice del dente, e lasciando scoperta la parte inferiore dello stesso.

Imparare a prendersi cura delle gengive

Così descritta, la recessione gengivale potrebbe sembrare solo un problema estetico ma non è affatto così. Al ritiro, infatti, si associano disturbi ai denti anche piuttosto seri, come accresciuta sensibilità, infiammazioni, piorrea. Ecco perché, quando si nota qualcosa che non va nelle gengive, non bisogna temporeggiare.

I sintomi 

Per riconoscere la recessione gengivale ci si può affidare a diversi sintomi:

  • Denti all’apparenza più lunghi;
  • Spazi interdentali più ampi;
  • Sensibilità dentale;
  • Arrossamento e sanguinamento delle gengive;
  • Dolore diffuso.

Le possibili cause di gengive ritirate 

Come detto, all’insorgere di almeno uno di questi campanelli di allarme, è bene recarsi tempestivamente dal proprio dentista di fiducia, per capire se davvero si è di fronte a un caso di gengive in recessione. Spetterà all’odontoiatra, una volta confermata l’esistenza del problema, indagare le possibili cause.

Molto spesso, la responsabilità è della cattiva igiene orale. Questo conferma una volta di più (se mai ce ne fosse bisogno), l’importanza di lavare sempre i denti, per evitare l’accumulo di placca e tartaro. Questo significa anche scegliere i prodotti giusti (spazzolino, dentifricio e filo interdentale) e usarli bene. Uno spazzolamento troppo energico, infatti, può danneggiare le gengive.

Anche il fumo può essere causa di recesso gengivale, così come il bruxismo (l’abitudine di digrignare i denti) e alcuni disturbi alimentari. Così come bisogna prestare attenzione ai piercing su labbra e lingua.

Infine, ci sono alcune patologie specifiche che possono causare il ritiro:

  • Gengivite;
  • Parodontite;
  • Scorbuto.

Cosa fare per evitare o curare la retrazione delle gengive 

Capire l’origine della recessione gengivale è necessario anche e soprattutto per approntare la reazione più corretta. I rimedi contro questo tipo di disturbo, infatti, possono essere diversi.

La prevenzione 

Prima di addentrarci nel discorso relativo alle cure per le gengive ritirate è opportuno fare un piccolo passo indietro e parlare di prevenzione. Il vecchio proverbio mai smentito, infatti, recita una chiara verità: meglio prevenire che curare.

Come si previene la recessione gengivale? L’unico metodo è la corretta igiene orale e una periodica pulizia dentale professionale. Con qualche accorgimento specifico:

  • utilizzare spazzolini da denti con setolo morbide;
  • utilizzare dentifrici arricchiti con fluoro (ma senza esagerare, per evitare di incappare nella fluorosi);
  • evitare dentifrici e altri prodotti con azione sbiancante.

I rimedi 

Se la prevenzione non basta e le gengive si ritirano ugualmente, i rimedi possibili dipendono dalla gravità della situazione.

Quando la recessione è solo all’inizio e ancora poco pronunciata, si può scegliere una risposta di tipo conservativo, cioè volta a evitare che la situazione degeneri. E qui torna in gioco l’igiene orale, che va migliorata e implementata.

Davanti a una regressione già marcata, però, non è più possibile affidarsi solo a spazzolino e dentifricio. È necessario mettere in atto una soluzione chirurgica, con un innesto di tessuto molle che, prelevando materiale gengivale da punti della bocca dove è maggiormente presente (solitamente il palato), lo “sposta” dove invece manca.

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Capsula sul dente

Capsula dentale, cos’è e quando serve 

Capsula dentale, cos’è e quando serve 

La corona protesica, meglio conosciuta come capsula dentale, è una soluzione conservativa per proteggere i denti deteriorati da traumi o patologie. Realizzata in ceramica, si applica con un procedimento piuttosto semplice e ha bisogno di poche ma essenziali attenzioni.

La capsula dentale, che in gergo tecnico odontoiatrico si chiama corona protesica, è una delle soluzioni più utilizzate quando si tratta di ripristinare e proteggere un dente curato o danneggiato da traumi. Un esempio su tutti: la capsula su un dente devitalizzato. La sua diffusione e la sua importanza, nel corso degli anni, l’hanno messa al centro di importanti innovazioni. Oggi tra capsula e dente vero è praticamente impossibile cogliere la differenza. Questo perché i materiali utilizzati così come le tecniche di impianto sono migliorati in modo esponenziale.

Ecco perché la capsula dentale merita un approfondimento in cui si spieghi bene cos’è, come è fatta, come e quando si usa, quanto costa, quanto dura e di che tipo di manutenzione ha bisogno.

Dente e capsula

Cos’è una capsula dentale 

In termini molto semplici e puntando a una definizione essenziale, si può affermare che la capsula dentale altro non è che una corona artificiale (la corona naturale altro non è che la parte visibile del dente). È fatta internamente in ceramica rinforzata (o in metallo) ed esternamente in ceramica integrale (o o resina). La forma, la dimensione e il colore sono identici a quelli di un dente vero, per poter garantire un sorrriso “senza ombre”.

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Quando un dente ha bisogno di una capsula

L’incapsulamento, cioè l’applicazione della capsula dentale, rientra in un’ottica di odontoiatria conservativa, cioè un approccio che predilige valorizzare e mantenere ciò che c’è (i denti naturali, anche se curati), ricorrendo all’estrazione e all’impianto solo in casi estremi.

Quindi si utilizza l’incapsulamento in presenza di denti gravemente danneggiati (magari da una carie o da una pulpite), fratturati o con smalto rovinato. Si ricorre alla capsula anche a seguito di una devitalizzazione. Può essere utile una capsula anche per ricoprire un impianto dentale.

Come avviene l’incapsulamento 

L’inserimento di una capsula a protezione di un dente malmesso non è un’operazione particolarmente complessa. Serve, però, più di una seduta per completarla, perché è necessario dare tempo all’odontotecnico di creare la capsula, su indicazione dell’odontoiatra.

Le fasi principali dell’operazione sono:

  • Rimozione della corona: viene asportata la parte più esterna del dente danneggiato, per creare posto alla protesi;
  • Acquisizione del calco della bocca attraverso un’impronta dentale, per capire forma e dimensione della capsula;
  • Inserimento di una capsula provvisoria;
  • Creazione della nuova capsula e test direttamente nella bocca del paziente;
  • Cementazione, è la fase finale, possibile quando il precedente test è andato a buon fine.

Durata e manutenzione della capsula 

Quanto dura una capsula dentale? La risposta corretta è: dipende dalla cura che le si presta. La corna protesica, infatti, è molto simile a un dente normale e come tale va trattata. Fondamentale, quindi, è l’igiene orale: lavare i denti regolarmente, tutti i giorni, passare il filo interdentale e sottoporsi a periodiche sedute di pulizia professionale con un igienista.

Rispetto ai denti naturali, poi, la capsula tende ad essere più rigida, quindi è soggetta più facilmente a traumi. Meglio stare attenti, quindi, quando si masticano cibi duri.

 


Denti macchiati, le faccette dentali come soluzione definitiva 

Denti macchiati, le faccette dentali come soluzione definitiva 

Avere denti macchiati è un fenomeno tanto comune quanto sgradevole. Le faccette estetiche possono essere la soluzione, soprattutto quando non è possibile intervenire con un rimedio più specifico, come lo sbiancamento dentale. I veeners, applicati sulla superficie dei denti, consentono di coprire completamente qualsiasi tipo di macchia.

Vietato arrendersi ai denti macchiati 

Abbiamo già affrontato in modo approfondito il tema dei denti macchiati, un problema “evidente”, che crea imbarazzo perché sporca il sorriso. Senza trascurare il fatto che, molto spesso, le macchie sui denti rappresentano la spia di un problema più profondo di un “semplice” difetto estetico. I denti macchiati, infatti, possono rivelare la presenza di carie, oppure un atteggiamento di trascuratezza verso l’igiene orale.

Quindi, lavare i denti regolarmente, sia con lo spazzolino che con il filo interdentale, e sottoporli a periodica pulizia professionale è il primo passo per evitare che si formino la maggior parte delle macchie. Ma cosa si può fare quando il danno è già fatto? Di certo non bisogna arrendersi e accontentarsi di un sorriso non più perfetto. Di soluzioni ce ne sono diverse. La più immediata, quella che probabilmente viene in mente per prima, è lo sbiancamento dentale. Uno sbiancamento professionale, ovviamente, realizzato dall’odontoiatra. Questa, però, non è l’unica strada percorribile. Un’alternativa è rappresentata dall’applicazione delle faccette dentali estetiche.

 

Le faccette estetiche per eliminare le macchie dai denti 

I veeners sono una delle innovazioni dell’estetica dentale più amate e più in voga. Tra le tante applicazioni che possono avere c’è anche quella sui denti macchiati. Da un punto di vista pratico, infatti, le faccette non sono altro che delle sottili lamine di ceramica che si applicano sulla superficie esterna dei denti, andandola a coprire completamente. Rispetto allo sbiancamento, quindi, rappresentano una soluzione più drastica. D’altra parte, però, sono anche poco invasive, la loro applicazione è rapida e hanno una durata molto lunga nel tempo, che permette di ottimizzarne al meglio il costo.

L’effetto che regalano in bocca è assolutamente naturale. Al momento della progettazione dell’intervento, infatti, viene scelto il colore dei veeners, che devono accordarsi perfettamente con i denti “veri”. A questo punto si procede con la preparazione della superficie dentale, attraverso una leggera limatura, un’attenta pulitura e la successiva applicazione della resina adesiva. Su di questa vengono poi appoggiate le faccette, e il lavoro è completato.

Tutto quello che c’è da sapere sulle faccette dentali estetiche


Denti storti, le faccette dentali come alternativa all’ortodonzia 

Denti storti, le faccette dentali come alternativa all’ortodonzia 

Le faccette dentali possono rappresentare una buona soluzione per trattare denti storti. Quando il disallineamento non è particolarmente grave, infatti, può essere preferibile l’applicazione dei veeners piuttosto che un trattamento di ortodonzia.

Se si potesse fare una classifica dei problemi che i pazienti portano all’attenzione del loro dentista, quello di avere la bocca rovinata dalla presenza di denti storti è sicuramente tra i più diffusi e sentiti. Un sorriso con denti non bene allineati, infatti, perde in personalità. Allo stesso tempo, le faccette dentali rappresentano uno dei trattamenti più amati e più richiesti. Le due cose possono stare insieme? Le faccette estetiche c’entrano qualcosa con i denti storti? La risposta è sì. Vediamo perché.

Denti storti: un problema con diverse soluzioni 

Avere denti storti non è un problema puramente estetico. Di sicuro, la componente “visiva” pesa, è un bel sorriso può essere un ottimo volano di autostimo e fiducia in sé. Ma denti non allineati significano difetti di masticazione e una serie di problemi che, a cascata, possono minare il benessere generale del corpo. Basta pensare alle tante implicazioni che ci sono tra le diverse forme di malocclusione (cioè quando la bocca si chiude male, a causa di un particolare contatto tra le arcate dentali) e la postura, il mal di schiena, il mal di testa, o addirittura i fastidi agli occhi e alle orecchie (acufeni).

Quindi se si hanno denti storti (tanto o poco conta relativamente) bisogna intervenire. Di solito, la soluzione che a tutti viene in mente per prima è l’ortodonzia, l’apparecchio. Una parola che evoca alla mente imbarazzanti bocche adolescenziali attraversate da fili di ferro. Per fortuna non è più così. Ormai esistono efficaci apparecchi capaci di scomparire in bocca, come quelli linguali o quelli mobili trasparenti. Esiste, però, un’altra possibilità: le faccette estetiche.

Faccette estetiche su denti storti: quando, come e perché 

Infatti, molto utilizzate nell’estetica dentale per svariate applicazioni, le faccette dentali possono essere un’opportunità anche per l’allineamento della dentatura. Applicando i veeners in ceramica sulla superficie dei denti, infatti, si andranno a compensare i difetti esistenti, con una resa perfetta alla vista. Ovviamente non tutti i casi possono essere trattati in questo modo. La condizione necessaria è che si tratti di un disallineamento di lieve entità.

L’applicazione avviene secondo le regole generali di questo tipo di trattamento. Nella prima fase si prende l’impronta dentale, per poter valutare bene come applicare le faccette. Una volta progettato l’intervento, si possono preparare i denti, con una leggera limatura. Poi la superficie dentale viene pulita e si procede all’applicazione della resina adesiva su cui poi vanno i veeners. Molta attenzione deve essere prestata alla scelta del colore, che deve rispettare quello dei denti naturali.

Tutto quello che c’è da sapere sulle faccette dentali estetiche

A questo punto, qualche prova e verifica per controllare che tutto sia a posto e il nuovo sorriso, fatto di denti dritti, è pronto. Guardarlo allo specchio sarà un piacere. Masticare meglio sarà una soddisfazione altrettanto forte.


Gengive che sanguinano: cause e rimedi 

Gengive che sanguinano: cause e rimedi 

Gengive che sanguinano? Di solito è colpa di una scarsa igiene orale. Infatti, nella maggior parte dei casi, l’infiammazione che porta al sanguinamento gengivale è dovuta alla presenza di placca batterica, che provoca la reazione del sistema immunitario. In altri casi, il problema può essere invece legato ad abitudini particolarmente sbagliate, come alcool e fumo, oppure alla presenza di patologie associate. Qualunque sia la causa, però, bisogna porre rimedio, perché sangue dalle gengive vuol dire anche fastidio, dolore, difficoltà a mangiare e molti altri disturbi (anche estetici).

Gengive arrossate

Sanguinamento gengivale: un problema comune 

Le gengive (di cui bisognerebbe sempre prendersi cura) hanno la funzione di ricoprire, con uno strato di tessuto molto delicato e sensibile, il colletto dei nostri denti. Per questo, sono una parte molto importante delle due arcate dentarie, superiore e inferiore, che occorre sempre tenere sotto osservazione per monitorare lo stato di salute della nostra bocca.

In questo senso, è importante partire da una semplice considerazione, le gengive sane non sanguinano. Invece, se perdiamo sangue dalle gengive, allora molto probabilmente è il sintomo della presenza di una patologia. Alla vista, le gengive sane sono sode, di colore rosa pallido, chiare e con un aspetto corrugato. Al contrario quando sono infiammate o malate, il colore risulta più scuro, quasi tendente al rosso, e anche al tatto sono più molli e sensibili.

Il sanguinamento gengivale è molto comune e non rappresenta necessariamente la spia di una grave patologia. Tuttavia, questo non significa che si possa sottovalutare o tantomeno trascurare il problema. Infatti, se (per fare un esempio) mordendo una pera o una mela notiamo del sangue che rimane sulla frutta, dobbiamo prenderlo in ogni caso come un segnale di avvertimento che indica la necessità di maggiore cura e attenzione verso i nostri denti.

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Perché sanguinano le gengive 

Le cause più comuni del problema sono essenzialmente due: un’infiammazione delle gengive (gengivite) oppure del tessuto parodontale (parodontite). Nella maggior parte dei casi, allora, occorre chiedersi da cosa possa derivare questo tipo di infiammazione. La risposta molto probabilmente è la scarsa igiene orale. Infatti, i denti che non vengono sufficientemente puliti e spazzolati soffrono la presenza di placca batterica che si accumula alla base. Il solco che separa i denti dalle gengive è un punto particolarmente problematico per l’accumulo di placca batterica, perché poi risulta complicato da rimuovere.

Da quanto tempo non fai la pulizia dei denti?

La placca batterica rilascia infatti le endotossine, prodotti dannosi per il metabolismo delle gengive, che reagiscono difendendosi dall’aggressione e attivando il proprio sistema immunitario. La risposta immunitaria del nostro organismo riesce allora ad eliminare i batteri, bloccandone così in un primo momento la proliferazione. Malgrado i batteri vengano distrutti, le gengive però si ritirano e, nel caso in cui l’infezione non venga curata, il rischio è che l’infiammazione continui ad avanzare, arrivando così ad attaccare i tessuti parodontali e perfino l’osso della mascella.

Oltra all’infiammazione gengivale e parodontale, ci sono ovviamente altre cause meno comuni legate al sanguinamento delle gengive. Purtroppo, infatti, può essere anche sintomo di una patologia più grave o di abitudini alimentari particolarmente sbagliate. Le sigarette e l’alcool, per esempio, sono molto dannose per la nostra bocca e provocano spesso infiammazioni gengivali. Altri fattori di rischio per il sanguinamento delle gengive potrebbero essere il diabete, ma anche situazioni assolutamente innocue come i cambiamenti ormonali prodotti -per esempio- da una gravidanza.

Gengive ritirate, un altro problema da non trascurare

Trattamenti e rimedi contro il sanguinamento gengivale 

Il rimedio principale contro il sanguinamento gengivale è una migliore igiene orale. La prima cosa da fare è infatti rimuovere la placca batterica con lo spazzolamento quotidiano dei denti, il filo interdentale ed eventualmente l’uso di un collutorio specifico. Se non si toglie la placca batterica, le gengive non guariscono e l’infiammazione non si può fermare. Se il sanguinamento non accenna a fermarsi, invece può essere utile recarsi dal dentista per una visita professionale. Questo consiglio vale anche nel caso in cui sia stata diagnosticata una delle patologie associate, che abbiamo già segnalato sopra.

Le parole d’ordine sono quindi pulizia, ma anche attenzione. Infatti, per quanto possa essere comune e ricorrente come problema, il sanguinamento delle gengive non deve mai essere considerato un “fatto normale”.

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Denti, vista e postura: un equilibrio delicato 

Denti, vista e postura: un equilibrio delicato 

Una delle caratteristiche principali del nostro corpo è l’interconnessione tra le varie parti dell’organismo. In particolare, la mandibola occupa una posizione particolarmente importante e si trova al centro di un delicato equilibro tra vista, denti e postura. Per questo, non è da scartare che un problema alla vista possa provocare squilibri posturali e all’articolazione mandibolare. E viceversa.

La caratteristica principale del corpo umano è l’interconnessione tra i vari elementi. Un problema che si verifica in una parte, quindi, può spesso comportare problematiche e patologie che si manifestano anche in altri punti.

In questo senso, l’articolazione mandibolare occupa una posizione particolarmente delicata nell’insieme di collegamenti che unisce in un unico “sistema”, dalla testa ai piedi, le varie parti del nostro organismo. Infatti, le pressioni e gli squilibri che si verificano a livello mandibolare (cosiddetti disturbi dell’atm) incidono direttamente sulla schiena, con conseguenti ricadute sull’atteggiamento del nostro corpo, sia quando siamo fermi che quando ci muoviamo. In altri termini, la posizione mandibolare influisce direttamente sulla postura.

Non solo la vista, postura e denti influiscono anche sull’udito

La postura influenza la vista 

La mandibola però non è solamente il punto in cui entrano in contatto bocca e postura. Anche la vista è strettamente collegata alla masticazione e alla deglutizione. Infatti, oltre alla colonna vertebrale, gli squilibri nella chiusura delle arcate dentali influenzano anche la pressione esercitata sulle ossa del cranio. Se la malocclusione non è particolarmente grave, allora il cranio riesce a compensare lo stress a cui è sottoposto grazie all’elasticità del suo sistema. Al contrario, se la tensione nei muscoli masticatori è di maggiore intensità, si possono invece produrre significativi squilibri nell’assetto del cranio.

Questa situazione di stress a livello craniale potrebbe così sfociare nell’infiammazione del nervo trigemino, che innerva l’occhio. La maggior parte delle infiammazioni al nervo trigemino (trigeminalgie) influenzano la capacità oculare e hanno origine precisamente nelle malocclusioni. Ecco spiegato il perché la vista, i denti e la postura fanno parte di un equilibrio molto delicato e sono quindi fortemente connessi tra loro.

Denti e postura: quando il mal di schiena parte dalla bocca 

I disturbi alla vista influenzano la postura e possono provocare disturbi dentali

Così come gli squilibri posturali e le patologie della mandibola possono provocare problemi oculari, viceversa anche un problema alla vista può favorire l’insorgere di mal di schiena o di problemi a livello mandibolare. Infatti, quando il corpo percepisce la presenza di problemi oculari, che comportano difetti visivi (come miopia e astigmatismo), assume di conseguenza una posizione innaturale per adattarsi alla situazione di squilibrio. Alla lunga, questa situazione di stress può quindi portare ad asimmetrie dell’apparato muscolo-scheletrico. Si viene quindi a creare una postura scorretta che, con il passare del tempo, potrebbe a sua volta avere effetti anche sulla coordinazione degli occhi e quindi avere un ulteriore ritorno negativo sulla vista. 

Un classico esempio di disturbo oculare che influenza la postura è la miopia. Per vedere qualcosa da lontano, un miope è portato ad allungare il capo in avanti, come a tentare di accorciare la distanza tra l’occhio e il punto osservato. Si viene così a creare una situazione innaturale che causa problemi alla cervicale e al tratto lombare della colonna vertebrale.

Quello della miopia è solamente un esempio, senz’altro molto significativo, per spiegare come un disturbo visivo, favorisce l’insorgere di problemi posturali, come effetto diretto di uno squilibrio dell’assetto del nostro corpo. Lo stesso ragionamento vale a livello mandibolare, che -per le ragioni sopra illustrate- si trova al centro di un equilibrio molto delicato tra postura, bocca e vista. Non è raro, infatti, che quando una patologia oculare arriva a interferire sull’atteggiamento posturale, possa disturbare anche la posizione della mandibola.

È possibile, quindi, che problemi come il bruxismo abbiano origine precisamente in disturbi relativi alla funzionalità visiva. Proprio per questo, se lo ritiene opportuno un dentista può richiedere al paziente di sottoporsi a una visita specialistica per indagare sulle eventuali relazioni tra problemi posturali, dentali e oculistici.

Servizi di gnatologia


L’innovazione tecnologica al servizio del sorriso 

L’innovazione tecnologica al servizio del sorriso 

L’approccio altamente tecnologico all’odontoiatria è uno dei marchi di fabbrica degli studi Puzzilli. L’uso di macchinari all’avanguardia permette di minimizzare i fastidi arrecati ai pazienti e di migliorare notevolmente l’efficacia degli interventi. Impronta digitale e scanner 3D sono i cardini di questa scelta, ma è la visione complessiva a fare la differenza.

In medicina, la tendenza ad innovare e a sperimentare è molto forte. L’introduzione di nuovi macchinari, figli di tecnologie di ultima generazione, ha permesso, nel corso dei decenni, di migliorare in maniera marcata le terapie, di aprire nuove frontiere di studio, di innalzare la qualità della vita dei pazienti. In questo quadro, l’odontoiatria non fa eccezione. Anche i dentisti, infatti, sono chiamati a mantenere il passo con i tempi e ad aggiornare le dotazioni dei loro studi professionali, per offrire un servizio avanzato, sia in termini di efficacia che di minor fastidio provocato.

Scanner per impronta dentale

L’impronta digitale 

Sembra una cosa da niente, ma una delle novità tecnologiche più amate da chi ha bisogno di curare la propria bocca è l’impronta “digitale”, che non ha niente a che fare con quella che lasciano le dita. Prendere l’impronta della dentatura, infatti, è fondamentale in tantissimi interventi, soprattutto di ortodonzia. Fino a qualche anno fa non c’era scelta: bisognava procedere con un vero e proprio calco, introducendo nella bocca del paziente una pasta particolare, lasciandola solidificare per poi estrarla. Una procedura estremamente fastidiosa e invasiva, che spesso creava un riflesso spontaneo di rigurgito: sensi di soffocamento, di nausea, di vomito. Oggi, per fortuna, non è più necessario sottoporsi a questa piccola forma di tortura, perché esiste uno scanner che dà la possibilità di prendere l’impronta delle arcate dentali in modo digitale. Chi è seduto sulla poltrona non sente nulla e il risultato è impeccabile, perché più preciso.

Per sapere di più sull’impronta dentale digitale, puoi leggere l’approfondimento dedicato

Le proiezioni 3D 

Lo scanner digitale permette anche un’ulteriore sorprendente evoluzione: la simulazione tridimensionale dei risultati di un intervento. Prendiamo il caso di una cura di ortodonzia realizzata mediante un apparecchio trasparente di tipo mobile. L’impronta è il punto di partenza, su cui si vanno a costruire le placchette in plastica. Già in occasione della prima visita, il dentista potrà impostare il trattamento e simulare, in 3D, con un apposito macchinario, il risultato finale, facendo vedere subito al paziente come sarà la sua bocca. La proiezione è assolutamente affidabile e molto realistica. La stessa tecnica si può applicare alle ricostruzioni, all’applicazione di faccette e via dicendo.

I materiali metal free 

Un altro capitolo che merita di essere menzionato quando si parla di innovazione tecnologica in odontoiatria è quello dei materiali metal free. Già da tempo, infatti, si è chiusa l’era dei denti in metallo, dei ponti in oro e degli apparecchi che intrappolavano con un reticolato di fili ferrosi i sorrisi. Oggi c’è un’attenzione crescente per far sì che tutto ciò che entra nella bocca delle persone, magari per restarci per lungo, sia salutare, compatibile e non crei problemi collaterali con il passare degli anni. Per ricostruire i denti, ad esempio, si utilizza la ceramica integrale, che non dà allergie, non rilascia sostanze nocive a contatto con la salute e garantisce anche un risultato estetico migliore, senza aloni grigi.

Una lettura per approfondire il tema dell’odontoiatria metal free