L’importanza del fluoro per i denti 

L’importanza del fluoro per i denti 

Aiuta a prevenire le carie e contribuisce a rinforzare lo smalto dentale: queste sono le due principali funzioni benefiche che svolge il fluoro per il benessere dei denti. Tuttavia, è importante sapere che l’iperassunzione può favorire l’insorgere della fluorosi, una patologia comune che ha ricadute sull’aspetto estetico della dentatura, ma non solo.

Fluoro e denti

Il fluoro, un elemento fondamentale per il benessere della bocca

Il fluoro è un importante alleato per garantire la nostra igiene orale e per il benessere dei nostri denti. Le sue funzioni benefiche sono principalmente due:

La sua presenza nella composizione di quasi tutti i dentifrici serve proprio ad aumentare la capacità di resistenza dello smalto dentale. Poiché favorisce e accelera il processo di remineralizzazione, infatti, il fluoro consente di contrastare lo sfaldamento delle pareti dentali causato dagli acidi contenuti nella placca batterica.

Ovviamente, il fluoro è presente anche nell’acqua e in diversi alimenti, come il pesce, i cereali, la birra, gli spinaci. In ogni caso, l’alimentazione quotidiana, pur rappresentando quindi un’ottima fonte di fluoro, spesso non basta a coprire il fabbisogno costante. Perciò, l’elemento viene inserito nella pasta dentifricia come rinforzo. In questo senso, alcuni studi medici specialistici hanno stimato che l’utilizzo quotidiano e adeguato di dentifrici contenenti fluoro permettono una diminuzione del rischio di carie del 33% circa.

Fluoro sì, ma nelle giuste quantità 

Per le sue proprietà remineralizzanti, il fluoro è quindi un ingrediente che non dovrebbe mai mancare e che svolge una funzione fondamentale sia da un punto di vista antibatterico che di conservazione e tutela dello smalto dentale. Tuttavia, così come è oramai riconosciuta universalmente la sua efficacia protettiva, allo stesso modo è accertato che un iperdosaggio di fluoro può portare a delle serie controindicazioni ed effetti collaterali.

Secondo quanto stabilito dalla normativa dell’Unione Europea, nei dentifrici per adulti, la concentrazione massima di fluoro è quindi considerata attorno ai 1500 ppm (parti per milione). Bisogna considerare infatti che l’intervallo tra i 1000 e i 1500 ppm non solo è sicuro, ma anche sufficiente ed efficace per garantire il corretto fabbisogno.  Il limite scende invece attorno ai 500-600 ppm per i dentifrici di bambini tra i sei mesi e i sei anni d’età.

Per evitare i problemi dovuti all’eccessivo dosaggio di fluoro, inoltre, i dentisti spesso sconsigliano anche l’assunzione di fluoro sotto forma di gocce o compresse, che in passato veniva indicata, soprattutto in età pediatrica non solo per prevenire le carie, ma anche per rafforzare le ossa in generale.

Scegliere il dentifricio migliore per i propri denti

La fluorosi e i rischi legati all’eccesso di fluoro

La carenza di fluoro nell’alimentazione quotidiana deve essere coperta senza quindi eccedere nelle quantità. L’iperassunzione cronica comporta infatti una concentrazione troppo elevata nelle ossa che può portare, tra le altre cose, all’aumento del rischio di fratture.

La patologia legata all’iperdosaggio di fluoro viene chiamata fluorosi. Nei denti, i sintomi della fluorosi si manifestano con macchie bianche sullo smalto, che se vengono sottovalutate o addirittura trascurate possono ingiallirsi alterando sensibilmente l’aspetto estetico della dentatura. Inoltre, se non si interviene sull’ipomineralizzazione dei denti, riducendo prontamente e tempestivamente la quantità di fluoro assunta quotidianamente, gli effetti possono ricadere anche sulla stabilità dei denti. Come accennato in precedenza, infatti, un dente con una concentrazione di fluoro superiore a quella indicata può andare incontro al rischio di fratture. Come tutte le ossa, infatti, quando ha una struttura eccessivamente rigida, anche l’elemento dentale si trova ad avere inevitabilmente un carico di rottura più basso. In presenza di sintomi da fluorosi, quindi, è sempre consigliato recarsi dal dentista per sottoporsi a un controllo professionale.

Scopri di più sulla fluorosi dentale


L’approccio multidisciplinare nell’estetica dentale

L’approccio multidisciplinare nell’estetica dentale

La creazione di un sorriso perfetto non è solo una “questione da dentisti”, ma può chiamare in causa molti medici specialisti differenti: dal chirurgo maxillo-facciale al logopedista, fino al chirurgo plastico e a quello ricostruttivo. Anci, l’approccio multidisciplinare, seguito dal dottor Emanuele Puzzilli, è quello che garantisce i risultati migliori e più soddisfacenti.

Ogni sorriso è un equilibrio delicato su cui incidono più fattori e che ha riflessi positivi e negativi sia sulla salute che sull’estetica. Questa complessità, tipica di ogni parte del corpo umano, necessità di un approccio altrettanto ampio e integrato. Il dentista, a volte, da solo non basta per risolvere un problema della bocca. È per questo che, da sempre, presso i suoi studi odontoiatrici, il dottor Emanuele Puzzilli predilige un approccio multidisciplinare, facendosi affiancare, quando necessario, da altri medici specialisti (ce ne sono oltre 50 che ruotano intorno ai suoi studi).

 

Tanti dottori, un solo sorriso 

Un buon lavoro odontoiatrico inizia sempre con una scrupolosa prima visita. È in questo momento che il dentista può valutare pienamente la situazione, capire il problema e soprattutto comprenderne le cause. Infatti, uno stesso difetto dentale (es: morso aperto) può avere differenti motivazioni.

Una volta approfondita la base di partenza, si può formulare un’ipotesi di lavoro, che può andare dalle semplici migliorie per intervenire su delle irregolarità fino a grandi stravolgimenti. È qui che si innesta l’approccio multidisciplinare. Alcuni lavori, infatti, possono richiedere l’intervento di medici diversi: chirurghi plastici e ricostruttivi, chirurghi maxillofacciali, logopedisti e altri ancora.

Capita spesso, ad esempio, che la posizione scorretta dei denti sia legata anche ad un’azione errata della lingua, che li sottopone a una pressione eccessiva. Se in un caso del genere si procedesse solo con l’ortodonzia, magari con un sofisticato apparecchio trasparente, si correrebbe il rischio di vedere vanificato il lavoro nel giro di poco tempo. Ecco perché serve anche l’intervento di un logopedista, per lavorare sulla spinta linguale. Discorso analogo per coloro che hanno delle malformazioni scheletriche: hanno bisogno di un dentista ma anche di un chirurgo maxillofacciale.

Denti e autostima 

Una menzione a parte la merita la sinergia tra odontoiatria e psicologia. Intervenire su un sorriso, infatti, significa toccare un elemento di forte impatto sull’autostima e sulla personalità.  La bocca è un biglietto da visita molto esposto e tenuto in grande considerazione. Denti non in salute, storti, mancanti o esteticamente brutti rappresentano un forte freno nelle situazioni di socialità. In particolare, ci sono due situazioni in cui l’odontoiatra può ritenere opportuno di consigliare al paziente un approccio con uno psicologo.

La prima è quella in cui si trovano le persone che, per ragioni di salute, devono sottoporsi a importanti interventi, che possono modificare gli stessi lineamenti del viso. Nella maggior parte dei casi si tratta di modifiche migliorative ma l’impatto psicologico non va sottovalutato.

Altre volte, invece, l’ausilio di un percorso terapeutico serve a far desistere il paziente da richieste di interventi dentali estetici non adatti al suo volto e non giusti per la sua situazione. Di fronte a richieste come “voglio i denti uguali a quelli dell’attore X” un dentista serio deve fare sempre un passo indietro e, se necessario, saper dire dei no.


Dentifricio per bambini: come scegliere quello giusto 

Dentifricio per bambini: come scegliere quello giusto 

L’uso dello spazzolino e del dentifricio sono fondamentali per l’igiene orale dei bambini già a partire del primo anno di età. Per questo, per i genitori può essere utile sapere come si sceglie il dentifricio giusto per i propri figli, a partire da poche ma importanti regole. Vediamole insieme. 

Bambino si lava i denti

L’igiene orale dei bambini e l’uso dello spazzolino 

L’igiene orale e l’uso di spazzolino e dentifricio sono fondamentali per permettere uno sviluppo sano ed equilibrato della dentatura nel bambino. Prima del compimento del primo anno di età, tuttavia, l’uso dello spazzolino è sconsigliato. Nei primi mesi di vita basta infatti pulire i denti e le gengive del bambino con un po’ di garza umida o con specifici ditalini di gomma.

Da 1 a 3 anni, invece, si deve cominciare ad usare lo spazzolino. Comunque, a questa età il bambino non è ancora pronto a farlo autonomamente e saranno quindi i genitori a lavare i denti al figlio. Di solito, infatti, il bambino comincia ad utilizzare lo spazzolino in maniera autonoma solamente dai 3/4 anni e i genitori dovrebbero comunque supervisionare la pulizia dei denti fino ai 6 anni di età.  Solo successivamente, il bambino sarà totalmente indipendente nell’utilizzo dello spazzolino e del dentifricio.

Ecco come insegnare ai bambini a lavarsi bene i denti

Il dentifricio per i bambini 

La cura dei denti del bambino passa anche per una corretta scelta della pasta dentifricia. A tal proposito, non tutti sanno che in realtà il dentifricio non ha una vera e propria funzione detersiva. Infatti, senza il movimento e quindi la detersione meccanica dello spazzolino, sarebbe impossibile rimuovere la placca batterica dallo smalto dentale, dalle gengive e dalla bocca in generale. Chiaramente, il dentifricio ha una funzione antibatterica e smacchiante per l’igiene orale quotidiana, ma è importante soprattutto perché contiene sostanze preziose per la robustezza e il benessere in generale dei nostri denti.

I fosfati, il calcio e i fluoruri, sono alcune tra queste sostanze che si introducono quotidianamente con il dentifricio. Un’eccessiva assunzione di fluoro, però, può portare alla fluorosi, una patologia che si manifesta con macchie bianche sui denti, oppure, quando la situazione è più grave, con lesioni di colore più scuro. Per questo, nella scelta del dentifricio per i bambini è fondamentale -prima di tutto- controllare la quantità di fluoro presente.

L’importanza di curare i denti dei bambini

Dentifricio per bambini

Come scegliere il dentifricio giusto per i bambini 

Per evitare l’insorgere di fluorosi nei bambini, quindi, è fondamentale scegliere dentifrici che hanno bassi contenuti di fluoro. Da 1 a 3 anni, il bambino ancora non è in grado di controllare la deglutizione del dentifricio e rischia quindi di ingerirne una grande quantità. Per questo, il limite massimo consigliato è quello di 500 ppm (parti per milione) di fluoro. Dopo il compimento del terzo anno di età, quando il bambino comincia a lavarsi i denti in maniera autonoma, il contenuto di fluoro può aumentare leggermente, senza superare comunque i 1000 ppm. Infatti, la capacità di deglutizione si sviluppa completamente dopo i sei anni, a partire da questo momento il bambino può usare quindi lo stesso dentifricio degli adulti, con una quantità di fluoro più elevata.

Oltre alla quantità di fluoro, ci sono poi altri aspetti che vanno considerati quando si sceglie il dentifricio per bambini. È importante controllare che non ci siano coloranti e che il dentifricio contenga al massimo un conservante, molto meglio se di uso alimentare (come sorbate e sodium benzoate). Infatti, il gusto di un dentifricio da bambini è importante, ma non bisogna nemmeno confonderlo con un prodotto dolciario. Per il bambino non deve essere spiacevole ingerirlo, per questo si producono soprattutto dentifrici dal sapore fruttato.  Detto ciò, non bisogna comunque esagerare con i coloranti e la sensazione in bocca deve essere di fresco e asciutto, non dolce come quando si ingerisce una caramella.


coronavirus

Covid-19, come garantire la sicurezza dei pazienti negli studi dentistici

Covid-19, come garantire la sicurezza dei pazienti negli studi dentistici

Triage telefonico, niente accompagnatori e uso di dispositivi di protezione individuale. Sono questi i pilastri su cui si basa la fase 2 degli studi dentistici, per garantire massima sicurezza a pazienti e operatori.

Il 4 maggio è iniziata ufficialmente la fase di 2 della gestione della pandemia da Covid 19 in Italia. Tra le attività che sono potute ripartire ci sono anche gli studi odontoiatrici, la cui operatività era stata prima limitata ai soli interventi di urgenza. Per poter ricominciare a ricevere i pazienti, però, le strutture devono adottare particolari accorgimenti, sia per quanto riguarda la gestione degli appuntamenti sia per quello che concerne l’uso di dispositivi di protezione individuale. La sicurezza di chi lavora e di chi vuole farsi curare va messa sempre al primo posto.

La gestione degli appuntamenti: triage telefonico e niente accompagnatori 

Il distanziamento sociale è il primo e principale rimedio per rallentare la corsa del coronavirus. Per questo motivo, deve essere rispettato anche all’interno di uno studio dentistico. Cosa non semplice, ma neanche impossibile. La sala d’attesa è il luogo dove è più facile che le persone si trovino ad una distanza non di sicurezza. Ecco perché, durante la fase 2, l’obiettivo è ridurre al minimo le persone presenti in contemporanea.

Il triage telefonico, quindi, diventa la norma. Già al momento del primo contatto, infatti, l’odontoiatra, può rivolgere alcune domande specifiche al paziente per capire al meglio il livello di gravità e valutare la possibilità di posticipare di qualche giorno la visita. Inoltre, con un attento triage telefonico si può anche cercare di comprendere se il paziente è a rischio contagio o ha sintomi che possano far pensare ad una patologia da covid già in atto.

Sempre nell’ottica di far accedere allo studio solo le persone che ne hanno davvero bisogno, si è scelto di limitare anche la presenza di accompagnatori alle sole visite di bambini o di persone anziane o con disabilità.

I dispositivi di protezione individuale

Alcuni dispositivi di protezione individuale, che tutti hanno imparato a conoscere da quando è esplosa la pandemia, sono in realtà una prassi consolidata negli studi dentistici. Mascherine, guanti e occhiali rappresentano la norma in una professione molto esposta alle contaminazioni che passano per la saliva. A queste si aggiungono i disinfettanti per le superfici e quelli per i circuiti dell’acqua, i decontaminanti per l’aria, le dighe in gomma, gli aspiratori con diametro aumentato.

L’uso dell’ibuprofene 

Ultimo tema che merita di essere affrontato quando si parla di fase 2 e studi dentistici è quello dell’ibuprofene, su cui sono circolate molte informazioni, spesso fuorvianti.  L’ibuprofene è un principio attivo che si trova in tanti farmaci antinfiammatori, molto usati anche in odontoiatria. Si è detto e scritto che potrebbe essere dannoso nella lotta contro il coronavirus. La verità è che non ci sono certezze scientifiche su questo. Per fortuna, però, esistono tante alternative efficaci da usare al posto dell’ibuprofene, che quindi tutti i dentisti potranno accantonare per un po’ di tempo senza problemi, in attesa che si faccia chiarezza.

Le norme anti Covid-19 degli studi Puzzilli

  • Divisione sala d'attesa in 2 spazi, per effettuare l'accettazione dei pazienti senza creare assembramenti.
  • Recupero aria con sanificazione degli ambienti ogni ora.
  • Pareti in plexiglass per dividere i pazienti dallo staff
  • Dotazione di camice, copriscarpe, cuffietta, guanti e mascherina MONOUSO per ogni paziente in Studio.
  • Massima sicurezza per lo staff, con 2 mascherine FP2, occhiali, camici e scarpe monouso.
  • Misurazione temperatura corporea a tutti i presenti.

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    Denti bianchi e alimentazione: cosa e come mangiare per un sorriso ideale 

    Denti bianchi e alimentazione: cosa e come mangiare per un sorriso ideale 

    Il colore dei nostri denti è un elemento fisiologico e genetico, cambia quindi da persona e persona. Tuttavia, anche l’alimentazione può influire in maniera significativa. Infatti, alcuni cibi e bevande sono particolarmente dannosi per lo smalto dentale, mentre altri favoriscono la rimozione di placca e batteri. Per questo, se si vuole curare il proprio sorriso, è importante sapere cosa e come mangiare

    I denti bianchi e l’alimentazione 

    Il colore dei denti è un elemento fisiologico che deriva principalmente dalla dentina. La dentina è la parte più interna del dente, il tessuto osseo che si trova sotto lo smalto dentale. In primo luogo, questo vuol dire che il colore dei denti, proprio come quello della pelle o dei capelli, è una caratteristica genetica e di conseguenza cambia in ogni persona. Non c’è quindi una tonalità unica di colore da poter prendere a riferimento per i denti. Ovviamente, questo significa anche che non avere i denti bianchi non è automaticamente sinonimo di malessere orale. Una persona può infatti avere una tonalità più tendente al giallo anche se i suoi denti sono perfettamente sani.

    C’è però un altro aspetto da considerare. Proprio perché è dato principalmente dalla dentina, la nostra alimentazione influisce significativamente sul colore dei nostri denti. Infatti, le sostanze contenute nei cibi che ingeriamo riescono a passare attraverso lo smalto (la parte esterna del dente). Di conseguenza si depositano sulla dentina, arrivando così a modificarne il colore. Per questo, se si vuole proteggere e curare il sorriso, è importante conoscere gli effetti di determinati cibi e bevande. Inoltre, come vedremo di seguito, non solo è importante quello che mangiamo, ma anche come e quanto lo mangiamo. In sintesi, le buone abitudini alimentari sono un fattore essenziale per curare il nostro sorriso.

    Alimentazione e denti bianchi: cosa e come mangiare 

    Come abbiamo visto in un altro articolo (disponibile qui), non sono pochi i cibi e le bevande che contengono sostanze negativa per la salute dei denti. Tuttavia, ci sono anche altri alimenti che consentono invece di proteggere e tutelare lo smalto dentale, permettendo così di preservare il colore naturale, o addirittura di sbiancarlo.

    Alimentazione denti bianchi

    Prima di vedere cosa mangiare, però, è importante sapere che anche il “come si mangia” influisce. Prima di tutto, masticare lentamente permette di produrre più saliva, aiutando così a uccidere quei batteri che, depositandosi sullo smalto dentale, favoriscono la formazione della placca. Allo stesso modo, bere molta acqua è un’ottima abitudine per tutelare lo smalto dentale. L’acqua protegge i denti perché abbassa il livello di acidità nello smalto dentale.

    Ci sono poi cibi e bevande che favoriscono lo “sbiancamento”, ovvero che contengono proprietà benefiche per la salute orale e, in particolare, dello smalto dentale e della dentina. In generale, i cibi crudi e croccanti (carote, sedano, noci, mandorle, pere, mele, ecc. ecc.) aiutano a rinforzare le gengive, a rimuovere il tartaro e la placca batterica, perché stimolano la masticazione e, in un certo senso, spazzolano i denti. Anche i frutti con alto contenuto di vitamina C contrastano la formazione della placca batterica. Come i kiwi per esempio, di cui però non bisogna abusar.  Poiché contengono acido citrico, se assunti in quantità eccessiva questo tipo di alimenti possono infatti favorire il deterioramento dello smalto dentale. Curiosamente, anche i formaggi stagionati contribuiscono a eliminare la placca e, inoltre, come tutti i latticini, rinforzano le ossa perché contengono molto calcio.

    Oltre a questi alimenti piuttosto diffusi nella nostra dieta, ce ne sono poi altri che non sono di uso comune, ma che vengono consigliati specificamente come trattamento per i denti bianchi. Per esempio, la salvia e la menta, che hanno sicuramente un effetto sbiancante e per questo se ne consiglia l’assunzione, magari sotto forma di olii essenziali. Anche il tè verde è particolarmente indicato, perché contiene la catechina, una sostanza che non si trova in altri alimenti e che favorisce l’eliminazione dei batteri. Infine, ci sono cibi ancora più rari, come per esempio i funghi shiitake che contengono determinate sostanze (in questo caso il lentinano) particolarmente utili a rimuovere la placca batterica.

    Questi sono solamente alcuni esempi, trai più importanti e comuni, di alimenti che favoriscono lo sbiancamento dei denti. Tuttavia, proprio perché la lista è molto più grande e l’alimentazione è veramente importante per la salute dei nostri denti, può essere utile rivolgersi al proprio dentista per particolari consigli e suggerimenti.


    Denti dei neonati in ritardo? Ecco cosa fare | Studio Puzzilli

    Denti dei neonati, cosa fare quando spuntano in ritardo 

    Può succedere che, compiuto il primo anno di vita, al neonato non siano ancora usciti i dentini da latte. Molto spesso questi ritardi non significano nulla di grave e il bambino svilupperà presto la dentizione decidua. Tuttavia, è importante sapere che questo può comportare alcune problematiche, relative non solo all’alimentazione del bambino, ma anche allo sviluppo della sua dentizione permanente.

    Quando spuntano i denti da latte nei neonati 

    Per mamma e papà, i primi anni di vita del neonato sono sempre un’avventura piena di novità. D’altronde, si diventa genitori accompagnando i propri figli nelle varie tappe della vita. L’apparizione dei primi dentini è senza dubbio uno dei momenti che un genitore non scorda mai. Anche perché con i primi dentini arriva pure un po’ di dolore e fastidio per il bambino. Il neonato potrebbe passare così qualche giorno piangendo e qualche notte insonne. Non c’è da spaventarsi, è normale e fa parte del bellissimo gioco che è crescere. Ma quando arrivano i primi dentini?

    Iniziamo col dire che la dentizione decidua (ovvero quella da latte) è meno ampia di quella definitiva: i dentini del bambino sono solamente venti, mentre un sorriso adulto è composto da ben trentadue denti. Inoltre, è importante sapere che non c’è un momento preciso per l’apparizione dei primi denti. I genitori si accorgono che sta per spuntare un dentino per i sintomi.  Si notano rossore e gonfiore sulle gengive, oltre a qualche piccola ferita proprio nel punto in cui spunterà il dente. Solitamente questo avviene attorno ai sei mesi di età; i primi dentini a uscire molto spesso sono gli incisivi centrali.  Come spiegato, ogni bambino sviluppa comunque la dentatura con tempistiche diverse e non bisogna allarmarsi se, passato il sesto mese, ancora non è spuntato alcun dente.

    Il calendario della dentizione nei bambini

    La situazione cambia se dopo il primo anno la situazione resta invariata. In questo caso, allora è consigliato realizzare una visita dal dentista per tenere d’occhio la situazione. Fermo restando, comunque, che i casi di agenesia, ovvero l’assenza congenita di uno o più denti, è una malattia piuttosto rara. Invece, molto probabilmente il ritardo potrebbe essere dovuto a una situazione di ereditarietà. Infatti, se un genitore ha sviluppato in ritardo la dentizione decidua, molto spesso anche il figlio vedrà uscire i dentini da latte con ritardo.

    La febbre e i dentini nei bambini, c’è un collegamento?

    Quando i denti spuntano in ritardo 

    Compiuto il primo anno di vita, una visita odontoiatrica è comunque importante perché permette di esaminare come procede lo sviluppo dei denti del bambino. Pur non essendo grave, un ritardo nell’apparizione dei dentini da latte potrebbe infatti comportare qualche problema e fastidio. In primis, perché nutrire un bambino che non ha i denti è sicuramente molto più complicato. Per un genitore questo vuol dire tagliare il cibo a pezzettini, fare minestrine e frullati per facilitare i pasti del neonato. L’amore, la cura e una particolare attenzione dei genitori permette quindi ai neonati di nutrirsi anche masticando con le gengive, in attesa dell’arrivo dei dentini da latte.

    C’è però anche un altro aspetto da non sottovalutare. Oltre alla funzione masticatoria per l’alimentazione, la dentizione decidua è importante per dare una forma a quella che sarà la dentizione permanente, a partire dai sei anni di età. Un notevole ritardo nell’apparizione dei dentini da latte potrebbe perciò influire in maniera negativa nello sviluppo dei denti permanenti, con diverse possibili complicazioni.

    Le complicazioni più comuni 

    Le più complicazioni più frequenti sono per lo più dovute alla conseguente perdita tardiva dei denti da latte. Infatti, se la radice di questi blocca lo sviluppo del dente permanente che spunta sotto, quest’ultimo rischia seriamente di crescere con un posizionamento sbagliato. Inoltre, in alcuni casi potrebbe anche verificarsi che il dente permanente spunti senza che quello da latte sia ancora caduto. In questi casi si presenta una situazione alquanto particolare, ovvero una doppia fila di denti. Per quanto possa fare impressione, molto spesso il problema si risolve comunque nel giro di pochi giorni con l’imminente caduta del dente da latte.

    L’intervento del dentista 

    Nel caso in cui la tardiva perdita dei dentini da latte provochi complicazioni per lo sviluppo della dentizione permanente, può essere determinante l’intervento di un dentista, il quale deve prima di tutto eseguire un’accurata diagnosi. Una volta individuata la causa del problema e considerata la gravità della situazione, allora il dentista può decidere se e come intervenire. Molto spesso, si opta per l’applicazione di un apparecchio ortodontico finalizzato specificamente a indirizzare e raddrizzare la crescita dei denti. È molto raro, invece, che si decida di procedere con un’estrazione selettiva dei denti da latte per assicurare una crescita adeguata dei denti. In ogni caso, spetta al dentista stabilire (a seconda della specifica situazione) la terapia migliore per garantire il benessere orale del bambino


    Limatura dei denti, come si esegue e quando è utile il modellamento 

    Limatura dei denti, come si esegue e quando è utile il modellamento 

    La limatura di un dente è un trattamento indolore che può aiutare a risolvere problemi estetici e di funzionalità dell’apparato dentale. In alcuni casi, il modellamento è fondamentale per garantire la riuscita di una terapia. Non è comunque un’operazione priva di rischi e controindicazioni, per questo è fondamentale sapere come e quando può essere utile.

    Limatura e modellamento dei denti, una tecnica indolore 

    La limatura dei denti è un trattamento molto comune e sempre più utilizzato in ortodonzia. Il modellamento, infatti, può essere un’ottima soluzione a vari tipi di problemi, non solo dal punto di vista estetico ma anche della salute e del benessere orale.

    In che cosa consiste questa tecnica? Anzitutto, occorre chiarire che la limatura è indolore. Questo perché si interviene in superficie, nella parte dello smalto che si deteriora naturalmente e che non è innervata. La parte di smalto interessata varia da 0.1 mm a 0.5 mm, anche se ovviamente queste misure standard possono cambiare a seconda delle caratteristiche del dente e della situazione in cui si interviene. Questa decisione spetta ovviamente al dentista, che prima di intervenire valuta attentamente tutti gli elementi, dopo aver eseguito una radiografia dentale, finalizzata soprattutto a misurare lo spessore dello smalto e, di conseguenza, la quantità di smalto da togliere.

    La riduzione e modellamento dello smalto può essere eseguita in due tecniche differenti:

    • Manualmente, ovvero utilizzando una lima e una carta abrasiva pensata appositamente per questo tipo di operazioni.
    • Meccanicamente, invece, si esegue mediante l’utilizzo di un disco sottilissimo diamantato, o una fresa a grane superfine. L’utilizzo di questi strumenti meccanici è utile soprattutto quando occorre rimuovere una parte di smalto maggiore. In questi casi, comunque, il tocco finale è manuale, con strisce abrasive per la lucidatura.

    A cosa serve la limatura dei denti 

    Per quanto possa essere un trattamento piuttosto semplice e completamente indolore, la limatura dei denti deve essere eseguita solo ed esclusivamente se c’è una chiara situazione di necessità che induce il dentista a optare per questa opzione. Questo essenzialmente perché è un’operazione irreversibile, da cui quindi non è possibile tornare indietro.

    I casi più comuni per cui è utile realizzare il modellamento di uno o più denti sono principalmente tre:

    • L’applicazione di una faccetta dentale. In questi casi la riduzione dello smalto dentale è minima. Serve essenzialmente a far sì che con l’applicazione della faccetta non si formi un “micro scalino” sulla superficie dentale, perché potrebbe favorire l’accumulo di placca, batteri e altri residui alimentari.
    • L’applicazione di corone dentali. Prima di applicare una corona infatti è necessario modellare il dente per dare la forma originale e naturale al dente incapsulato. In questi casi, quindi, la limatura del dente è fondamentale per garantire l’estetica e la funzionalità della capsula.
    • Lo stripping, invece, è una tecnica ortodontica che si utilizza come terapia per risolvere il problema del sovraffollamento dentale. Infatti, grazie a una limatura infinitesimale, il dentista può ridurre la larghezza dei denti, evitando di conseguenza il contatto. In questi casi, il modellamento si esegue con una piccola striscia abrasiva, creando così uno spazio per facilitare il movimento dei denti.

    Vantaggi e rischi del modellamento dei denti 

    In alcune circostanze, la limatura dentale è quindi un trattamento essenziale per garantire l’efficacia e la buona riuscita di una terapia ortodontica. Oltre ai casi descritti sopra, infatti, il modellamento dello smalto è un’ottima strategia anche per eliminare macchie dentali che possono essere causate, per esempio, dal posizionamento scorretto dei denti. In sintesi, possiamo allora dire che la limatura dei denti, quando necessaria, comporta vantaggi sia dal punto di vista funzionale che estetico.

    Detto ciò, pur essendo un intervento che non è invasivo e che non comporta solitamente problemi, la limatura di un dente non è comunque priva di rischi. In questo senso, è importante sapere che riducendo la quantità di smalto, i denti diventano più vulnerabili all’azione batterica, più sensibili al caldo e al freddo e più esposti al rischio di macchie e ingiallimento. Per questo, è fondamentale recarsi da un dentista esperto per eseguire questo tipo di trattamento, che non deve mai essere eseguito in ambito domestico.


    Lo scovolino, cos’è e come si usa

    Lo scovolino, cos’è e come si usa

    Lo scovolino è simile a uno spazzolino ma di piccole dimensioni, si usa per pulire le tasche gengivali e le fessure interdentali di media grandezza. Non sostituisce l’uso dello spazzolino e del filo interdentale, ma li supporta nell’igiene orale, contribuendo così a rimuovere placca e batteri, i principali nemici del benessere dei denti. Vediamo insieme com’è fatto e qual è il suo corretto uso.

    Uso dello scovolino

    Che cos’è lo scovolino 

    La placca e i batteri che si accumulano sulla superficie dentale e sulle gengive sono la principale causa dell’insorgere di patologie come carie e gengivite. Per questo è fondamentale la pulizia quotidiana della bocca per garantire la salute e il benessere dei nostri denti. In questo senso, lo scovolino è uno strumento molto utile a prevenire problematiche legate a frammenti di cibo che restano imprigionati nelle fessure dentali.

    Come proteggersi dai disturbi gengivali

    Lo scovolino non sostituisce l’azione degli strumenti tradizionali, ma la supporta con una funzionalità complementare. Lo spazzolino è pensato e costruito per una pulizia generale di denti e lingua; il filo interdentale invece serve principalmente per arrivare nelle piccole fessure interdentali e nei bordi gengivali. La testa di piccole dimensioni dello scovolino è pensata quindi appositamente per arrivare dove non agiscono gli altri strumenti. Soprattutto le tasche gengivali e le fessure di medie dimensioni.

    Lo scovolino è infatti molto simile a uno spazzolino, ma con dimensioni molto più piccole. Il manico in plastica regge la testina flessibile, a forma cilindrica o conica, che può essere comunque di misure diverse a seconda delle esigenze.

    Imparare a lavare bene i denti è importante, ecco i consigli degli esperti

    Come funziona lo scovolino 

    Utilizzare correttamente lo scovolino è piuttosto semplice. Fondamentalmente, bisogna fare attenzione soprattutto ad agire delicatamente in prossimità delle gengive, questo per evitare di provocare eventuali traumi.

    Il movimento orizzontale è simile a quello del filo interdentale, avanti e indietro tra le fessure interdentali per rimuovere frammenti di cibo e prevenire la formazione di batteri. Per quanto riguarda il movimento in verticale, nell’arcata superiore è consigliato sospingere lo scovolino dall’alto verso il basso, mentre in quella inferiore il movimento in cui imprimere forza è il contrario, dal basso verso l’alto. Questo ovviamente per evitare – come accennato in precedenza- eventuali lesioni alle gengive. Sempre per questo motivo, tantissimi esperti consigliano di eseguire un solo movimento. Fuori e dentro, in alto e in basso, una sola volta è infatti sufficiente per lasciare pulita la fessura interdentale.

    Bisogna chiarire inoltre che ogni sorriso è diverso dagli altri. Di conseguenza, anche l’utilizzo perfetto di uno strumento come lo scovolino varia a seconda della dentatura di ogni persona. Un dentista, per esempio, può consigliare con precisione quali sono le fessure e le tasche gengivali per cui è necessario utilizzarlo. 

    Per quanto riguarda la frequenza, invece, si consiglia l’utilizzo una volta al giorno, come il filo interdentale, preferibilmente la sera prima di andare a dormire per lasciare la bocca totalmente pulita. Se usato quotidianamente, solitamente lo scovolino non dura più di 15 giorni. Infatti, quando le setole cominciano ad aprirsi e a perdere l’elasticità, occorre cambiare la testina (se intercambiabile) per evitare di causare problemi alle gengive.

    Quando non è utile usare lo scovolino 

    Lo scovolino è quindi effettivamente uno strumento molto utile per l’igiene orale. In alcuni casi, però, il suo utilizzo è fortemente sconsigliato perché potrebbe causare diversi tipi di problemi. Nel caso in cui si è appena estratto un dente, per esempio, è controindicato passare lo scovolino in prossimità del punto dell’operazione, perché le gengive potrebbero essere ancora gonfie e traumatizzate.

    Inoltre, anche nelle fessure interdentali che sono particolarmente strette, passare lo scovolino potrebbe non solo essere inutile, ma anche dannoso. Infatti, se le setole non passano con facilità tra i denti ma trovano resistenza, a lungo andare questo indebolisce la dentatura e le gengive. È sempre consigliato perciò un parere del dentista sul giusto utilizzo dello scovolino.

    Per approfondire, puoi leggere gli articoli dedicati allo spazzolino tradizionale, allo spazzolino elettrico e al dentifricio


    Disturbi gengivali, buone pratiche per prendersi cura delle gengive 

    Disturbi gengivali, buone pratiche per prendersi cura delle gengive 

    L’accumularsi della placca batterica sui denti favorisce l’insorgere di disturbi gengivali. Una buona igiene orale è sicuramente il miglior modo per prevenire questo tipo di infiammazioni, ma ci sono anche diversi rimedi naturali con importanti proprietà antibatteriche e lenitive. In altri casi, invece, può essere utile recarsi dal dentista per affrontare in maniera più decisa il problema.

    I disturbi alle gengive 

    Le infiammazioni gengivali sono tutte quelle patologie che attaccano la struttura dei denti. I protagonisti principali di questo processo sono i batteri della placca e recenti studi segnalano che circa il 60% della popolazione italiana soffre di questo tipo di problematiche. Proprio per la loro ampia diffusione, è fondamentale imparare a riconoscerne i sintomi.

    Il segnale più comune di questo tipo di disturbi è sicuramente il sanguinamento gengivale. Per esempio, può capitare che quando si mangia una mela, si notano delle piccole macchiette rosse. In questi casi, anche se è una situazione molto comune, non bisogna far finta di niente: infatti è quasi certamente sintomatico di un principio di gengivite dovuto -come accennato sopra- all’accumularsi di placca batterica alla base dei denti.

    Oltre al sanguinamento, anche il gonfiore gengivale e il recesso gengivale sono sintomi molto comuni di disturbi alle gengive. In ogni caso, quando una gengivite persiste e non viene affrontata, il problema può sfociare in una parodontite, ovvero in un’infiammazione dell’insieme di tessuti (parodonto) che formano la base del dente. Se non viene curata, l’infiammazione del parodonto può portare anche alla perdita di un dente.

    Prevenzione e cura quotidiana delle gengive 

    Il primo passo per evitare l’insorgere di disturbi gengivali è, come per tutte le altre patologie, la prevenzione. Fondamentale, in questo caso, è evitare stili di vita e abitudini quotidiane che favoriscono l’accumulo della placca batterica e, in generale, che sono deleterie per il benessere gengivale. Il fumo e l’alcool, per esempio, sono nemici delle nostre gengive. Ancora più importante, tuttavia, è mantenere una buona igiene orale, lavarsi i denti sempre dopo mangiato, passare il filo interdentale e usare anche specifici collutori che preservano il buono stato gengivale.

    Un corretto uso dello spazzolino è importantissimo per evitare il sanguinamento gengivale, perché aiuta a rimuovere i residui di cibo e a eliminare la placca batterica. I dentifrici al fluoro sono particolarmente efficaci, mentre per quanto riguarda lo spazzolino, il consiglio è di cambiarlo ogni tre mese. Infatti, uno spazzolino usurato potrebbe danneggiare le gengive, oltre che lo smalto dentale. Quando ci si lava i denti è altresì fondamentale:

    • Non trascurare nessuna zona. Bisogna lavare quindi sia la parte interna che esterna dei denti, arrivando a pulire tutti gli angoli della bocca.
    • Precisione e delicatezza. Un’azione troppo energica può avere l’effetto indesiderato di danneggiare le gengive. È importante, inoltre, rotare lo spazzolino, mettendolo a 45° inclinato verso il basso, per pulire con maggior efficacia quando si passa sul punto in cui il dente incontra le gengive (bordo gengivale).
    • Lingua e bordo gengivale. La pulizia con lo spazzolino non interessa solamente i denti: è fondamentale pulire quotidianamente anche la lingua e il bordo gengivale, dove si accumula con maggiore intensità la placca batterica.

    Pochi semplici accorgimenti per lavare bene i denti

    Rimedi naturali contro i disturbi gengivali 

    Oltre a una buona igiene orale e alle corrette abitudini (alimentari e non solo), ci sono anche alcuni rimedi naturali molto utili contro le infiammazioni gengivali. Il tè verde, per esempio, aiuta molto a prevenire il gonfiore gengivale. Il gel di aloe vera o la betulla, applicati direttamente sulle gengive, hanno ottime proprietà antinfiammatorie. Anche il propoli può essere molto vantaggioso perché lenisce le infiammazioni, cicatrizza e agisce contro la formazione della placca batterica.

    Questi sono solamente alcuni esempi. Recandosi in erboristeria, infatti, si potranno trovare tanti altri rimedi naturali molto utili per prevenire e curare i disturbi gengivali.

    L’intervento del dentista 

    In ortodonzia, una terapia standard contro i disturbi gengivali non esiste. Questo perché l’origine del problema varia di situazione in situazione, di conseguenza anche l’intervento del dentista sarà diverso a seconda della specifica natura del problema.

    Partendo da questa premessa, si può comunque affermare che la maggior parte dei dentisti interviene per prevenire o curare i disturbi gengivali con una pulizia dentale professionale, indicata specialmente quando -come nella maggior parte dei casi- il problema deriva dall’accumulo di placca batterica e di tartaro sui denti e sul bordo gengivale.

    Un’altra terapia abbastanza comune è la levigatura radicolare, che consiste nella rimozione del tartaro che si deposita sotto le gengive, nelle cosiddette tasche parodontali. Infine, spetta sempre al dentista individuare eventuali cure farmacologiche se la buona igiene orale e la correzione degli stili di vita non basta a risolvere il problema. In questi casi, infatti, può essere utile prescrivere alcuni integratori, farmaci antibatterici o antinfiammatori per contrastare in maniera più decisa l’infiammazione gengivale.

    L’importanza dell’igiene dentale per la protezione delle gengive


    Fumo e denti, come combattere i danni estetici della sigaretta 

    Fumo e denti, come combattere i danni estetici della sigaretta 

    Le sigarette sono il più acerrimo nemico di un sorriso smagliante. Infatti, il fumo provoca l’ingiallimento dei denti e danneggia lo smalto dentale. Anche se la soluzione migliore per eliminare il problema è smettere di fumare, è comunque importante sapere come limitare i danni, sia a livello estetico che di salute orale.

    donna che fuma

    L’effetto del fumo sui denti 

    Sono oramai noti i rischi per la salute collegati alle sigarette e, in generale, al fumare. Si è avanzato molto, infatti, in termini di responsabilizzazione e consapevolezza per quanto riguarda gli effetti del fumo sull’apparato respiratorio, riproduttivo e cardio-vascolare. D’altro canto, però, sono ancora tantissime le persone che non conoscono, o sottovalutano, l’effetto del fumo sui denti.

    Oltre ad essere una delle cause principali del tumore del cavo orale, infatti, il consumo eccessivo di tabacco è in grado di provocare danni anche alla salute dei denti, non solamente a livello estetico.

    Denti gialli e smalto rovinato, come limitare i danni

    La sigaretta è prima di tutto un acerrimo nemico di un sorriso perfetto. Certo, il tabacco non è l’unico agente che favorisce l’ingiallimento dei denti e l’insorgere di macchie sullo smalto (anche il caffè, per capirci, è molto dannoso), ma sicuramente è tra quelli più importanti e comuni. Il tabacco, infatti, contiene residui di catrame e altre sostante dannose. Così, il consumo quotidiano di sigarette lascia sui denti residui di sostanze che deteriorano visibilmente lo smalto dentale e favoriscono anche l’accumularsi di tartaro.

    Ecco come rinforzare lo smalto dentale

    L’unico modo per evitare questo effetto estetico del fumo sui denti è smettere di fumare. Detto ciò, ci sono alcune soluzioni per limitare i danni e magari eliminare temporaneamente l’ingiallimento dei denti. Una di queste, sicuramente, è la pulizia dei denti professionale eseguita da un dentista. Le ultime tecnologie permettono infatti di utilizzare un getto ad alta pressione contenente acqua e bicarbonato che ha un importante effetto sbiancante. L’Air Flow -così è chiamato in ortodonzia questo metodo- riesce anche a rimuovere totalmente le macchie gialle, ma non permette comunque di proteggere i denti dai danni estetici del fumo. Questo significa che, per quanto possa essere utile sul momento, dopo questa terapia il fumo tonerà nuovamente a ingiallire i denti.

    Lo stesso ragionamento vale per i dentifrici specializzati che si trovano nelle farmacie: possono essere molto utili a limitare i danni temporaneamente, ma l’unica vera soluzione resta comunque smettere di fumare.

    danni del fumo

    Le principali patologie dovute al fumo 

    L’ingiallimento dei denti è sicuramente l’effetto più visibile è conosciuto delle sigarette sui denti. Tuttavia, il fumo rappresenta un rischio ancora più importante perché può provocare anche patologie che minacciano il benessere orale. Il fumo danneggia quindi la bocca non solo a livello estetico. In questo senso, gengivite e parodontite sono sicuramente le problematiche più importanti.

    Come accennato sopra, infatti, il tabacco contiene diverse sostanze dannose. Inoltre, a causa del fumo l’ossigeno presente nelle gengive diminuisce. Questo rende la bocca di un fumatore un ambiente particolarmente fertile per la proliferazione di batteri anaerobi, che sono particolarmente aggressivi e dannosi. Aumentano così placca, tartaro e batteri, con il rischio di infiammazioni gengivali al parodonto, l’insieme dei tessuti che sono alla base di un dente.

    L’infiammazione al parodonto (parodontite), se sottovalutata e non curata, può portare anche alla perdita di un dente. Per un fumatore il rischio di perdere un dente è tre volte più alto rispetto a una persona che non fuma e che ha uno stile di vita sano. Per questo è fondamentale che chi fuma vada periodicamente dal dentista. Oltre a controllare lo stato delle gengive, un professionista può realizzare -quando lo considera opportuno- una pulizia professionale per rimuovere placca, tartaro e accumuli di batteri, proteggendo così le gengive.

    Il fumo e l’impianto dentale 

    Oltre a provocare danni estetici e favorire l’insorgere di infiammazioni gengivali, il fumo ha anche un altro grave effetto indesiderato: rende infatti più difficile la riuscita di un impianto dentale. Il fumo complica la riuscita di interventi di implantologia per varie ragioni. In primis, perché aumenta il rischio di infezioni e quindi di complicazioni. Inoltre, e forse questo è l’aspetto più importante, poiché riduce l’ossigeno nel sangue il fumo compromette i processi di rimarginazione delle ferite. Questo significa che per operazioni che richiedono una rigenerazione ossea, il fumo rappresenta una vera e propria controindicazione.

    La sigaretta elettronica e i denti 

    Negli ultimi anni le sigarette elettroniche sono oramai diventate un prodotto molto usato dagli italiani. Questo si deve soprattutto alla convinzione che consumare il tabacco con la sigaretta elettronica fa meno danni rispetto a quella tradizionale. Per quanto riguarda i denti, in realtà ancora non ci sono studi scientifici che confermano in maniera definitiva questa opinione. Infatti, se è vero che si evita il catrame e l’effetto della combustione della carta, d’altra parte ancora non si conoscono gli effetti delle sostanze contenute nella sigaretta elettronica, che spesso non sono proprio di ottima qualità.

    Non sappiamo ancora, in sintesi, quanto l’utilizzo della sigaretta elettronica limiti o impedisca i danni sia a livello estetico che di gengivite e parodontite. Per questo, l’unica raccomandazione scientificamente comprovata per proteggere i denti e la salute orale resta quella di smettere di fumare. Una volta eliminato il fumo, con il tempo e con l’aiuto di pulizie professionali del dentista, si può certamente recuperare, insieme al gusto e all’olfatto, anche il colore originario dei denti e il benessere totale delle gengive.