Perché fa male digrignare i denti: le cause del bruxismo e come si cura 

Digrignare i denti, di notte e di giorno, può causare disturbi importanti che coinvolgono tutto il corpo. Per questo, superare il bruxismo è fondamentale per riacquistare una piena salute della bocca e non solo. Ma quali sono le cause di questa patologia? Da quali sintomi è riconoscibile? Come si cura? In questa sintetica guida ci sono tutte le risposte dei professionisti dello Studio Puzzilli.

Dolore ai denti per bruxismo

Bruxismo diurno e bruxismo notturno, digrignare i denti è sempre un problema 

Il bruxismo non è altro che l’abitudine (pessima) di serrare e digrignare i denti. Un atteggiamento spesso involontario, di cui neanche ci si rende conto, ma che può avere conseguenze importanti e fastidiose. Ecco perché è fondamentale porvi rimedio. Anche le cause del bruxismo sono diverse e vanno indagate bene, in alcuni casi sono di natura fisica, in altri di origine neurologica.

La forma più diffusa e conosciuta è il bruxismo notturno, cioè quello che si manifesta nel sonno e che consiste in un forte serramento dei denti, associato ad un movimento di slittamento laterale. Molte persone, però, tendono a serrare e digrignare i denti anche di giorno (bruxismo diurno), durante le normali attività quotidiane.

I sintomi 

Se si ha il sospetto di essere affetti da bruxismo è meglio rivolgersi a uno specialista, per avere una diagnosi approfondita e completa. La soluzione migliore è recarsi da un odontoiatra esperto in gnatologia e trattamento dei disturbi dell’ATM (articolazione temporo mandibolare), di cui il bruxismo fa parte.

Leggi anche: i disturbi ATM

I sintomi che possono rivelare un digrignamento dei denti patologico sono diversi. I principali sono:

  • dolore alla mandibola (che si manifesta soprattutto al risveglio, nei casi di bruxismo notturno);
  • difficoltà ad aprire e chiudere la bocca;
  • mal di testa;
  • mal di denti e dolore alle gengive;
  • dolori alle orecchie e problemi all’udito (come acufeni e vertigini);
  • difficoltà a deglutire e dolore nella masticazione;
  • denti sensibili;
  • dolore alla cervicale;
  • dolore alla colonna vertebrale;
  • sonnolenza e nervosismo.

Le conseguenze 

I sintomi indicati sono tutti piuttosto seri e dolorosi e peggiorano notevolmente la qualità della vita di chi ne soffre. Per questo motivo, si possono anche considerare tra le principali conseguenze del bruxismo.

Il digrignamento dei denti, però, può essere la ragione di problemi di salute ancora più complessi e profondi, che impattano soprattutto sulla salute della bocca e dell’articolazione mandibolare.

La continua sollecitazione e pressione a cui è sottoposta la dentatura, ad esempio, provoca un’usura rapida e precoce dello smalto e dei denti stessi. Nei casi più gravi, questo indebolimento può sfociare anche in una mobilità dentale, con spaccature e possibile perdita delle otturazioni e dei ponti.

Possono inoltre insorgere tutta una serie di disturbi a carico dell’articolazione della mandibola, che si ripercuotono a catena lungo il collo e la colonna vertebrale.

Il bruxismo, infine, è tra le principali cause di disturbi del sonno.

Denti consumati, come risolvere il problema

Le cause 

Le cause che provocano l’insorgere del bruxismo possono essere di tre tipi: genetiche, fisiologiche e neurologiche.

Cause genetiche. Diversi studi hanno evidenziato una familiarità del digrignamento dei denti, una sorta di abitudine che si tramanda geneticamente dai genitori ai figli. Il motivo è semplice: la conformazione della bocca e della mandibola ha un collegamento diretto con l’insorgere di questa patologia. Una particolare struttura di ossa e muscoli che circondano la bocca, quindi, possono facilitare i fenomeni di bruxismo.

Cause fisiologiche. Serrare in modo anomalo i denti può anche essere conseguenza di una patologia che interessa denti, mandibola o colonna vertebrale. È il caso della malocclusione dentale e dei difetti posturali. Inoltre, rientrano in questa categoria, anche i casi di bruxismo che derivano da disturbi del sonno.

Cause neurologiche. Molto spesso, però, il bruxismo è di natura neurologica e psicologica. Senza voler scomodare sempre lo stress, è però innegabile che uno dei primi gesti che si compiono involontariamente per far fronte ai momenti di pressione è proprio serrare i denti. Rabbia, frustrazione, disagio, tensione emotiva. Sono tutti stati d’animo che possono trovare sfogo nel digrignare i denti. Non a caso, il bruxismo è frequente in persone iperattive o con personalità aggressiva, oppure in coloro che sono affetti da disturbi dello spettro autistico. Infine, anche l’uso di sostanze stupefacenti o di antidepressivi può sfociare nel digrignamento dei denti.

bite bruxismo

Come risolvere il bruxismo 

Una volta riconosciuti i sintomi del bruxismo, è bene chiedere un consulto al proprio dentista o a uno specialista in gnatologia. È importantissimo, infatti, prendere da subito le giuste contromisure. Ad oggi, non esiste una terapia farmacologica specifica per curare il digrignamento; si interviene, invece, utilizzando strumenti che proteggono i denti, come il bite.

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Rimedi naturali per non digrignare i denti 

È molto diffusa, da parte dei pazienti, la richiesta di rimedi naturali per superare il bruxismo. Una domanda lecita, frutto di una sensibilità condivisibile, ma che purtroppo nel caso di chi digrigna i denti non può trovare una risposta positiva. Soluzioni naturali (come la melissa), infatti, possono essere utilizzate come blando palliativo per diminuire lo stress, nei casi in cui il bruxismo sia causato da questo. Ma non sono in nessun modo cure risolutive.

Il bite dentale 

L’unico vero intervento possibile per arginare le conseguenze negative del bruxismo è il bite dentale. Si tratta di una placca modellata sulla dentatura del paziente, che impedisce lo sfregamento e il digrignamento dei denti. Il bite permette di riequilibrare l’occlusione della bocca e diminuisce la tensione su muscoli e articolazioni.

Il bite dentale: tutto quello che c’è da sapere


attrezzi del dentista

Paura del dentista? Ecco come superarla 

Paura del dentista? Ecco come superarla

Chi ha paura del dentista? La risposta è molti, purtroppo. E questo terrore è spesso motivo di trascuratezza e quindi di una bocca poco sana. Conoscere le cause dell’odontofobia è il primo passo per affrontarla e superarla. Tre saggi consiglio possono essere un aiuto ulteriore. 

La paura del dentista (che in gergo tecnico si chiama odontofobia) è più diffusa di quanto si possa pensare, e non solo tra i bambini. Ci sono anche moltissimi adulti, infatti, che evitano il dentista il più possibile, almeno fino a quando il dolore di un ascesso non li costringe sulla poltrona dello specialista.

Il rischio più grave della paura dell’odontoiatra è proprio questo: evitare di prendersi cura dei propri denti per non avere a che fare con trapano e siringhe. Un atteggiamento assolutamente sbagliato, che rischia di minare in modo serio la salute di una delle cose più importanti: la bocca.

L’esperienza di molti dentisti racconta di pazienti arrivati nel loro studio odontoiatrico in condizioni pessime e al limite dell’irrecuperabile. Tutto perché non avevano mai trovato la forza di affrontare la loro paura. Eppure, in molti casi, basta davvero poco. Vediamo come, partendo dalle cause.

L’importanza di lavarsi bene i denti

igiene-Orale

Perché il dentista ti fa paura? 

Ti sei mai chiesto dove nasce la tua paura del dentista? Capirlo è importante, rappresenta il primo passo per superare questa fobia. Ciò che fa paura, solitamente, è il dolore, amplificato da un luogo asettico e pieno di odori oggettivamente fastidiosi. Quando si pensa allo studio dentistico si visualizza, come primo oggetto, il trapano. O magari le pinze che servono ad estrarre i denti. Come si fa a non avere paura?

Il problema si fa ancora più grave se nel proprio passato ci sono brutte esperienze, vissute proprio su quella fatidica poltrona. Un’estrazione particolarmente sofferta, un intervento realizzato con anestesia insufficiente, a volte anche una pulizia dei denti poco attenta. Sono tutti episodi che possono far nascere la paura del dentista.

In molti casi, poi, a peggiorare un timore già esistente può contribuire il carattere freddo e distaccato di un dentista con poca empatia. Il rapporto tra paziente e odontoiatra, infatti, è molto delicato e va costruito su una base di profonda fiducia. Se viene a mancare, la paura può affacciarsi prepotente.

Come superare la paura del dentista: 3 consigli da mettere in pratica subito 

Se è vero che la paura del dentista è associata soprattutto ai concetti di dolore e fiducia, è proprio partendo da qui che si possono individuare alcune soluzioni.

Non vergognarti. La prima e più efficace risposta all’odontofobia è ammetterla e non vergognarsene. In fondo è qualcosa di molto comune. Normalizzare questa paura significa anche darle meno importanza. Hai paura di andare dal dentista? Fatti accompagnare da un familiare o da un amico. Non c’è nulla di strano. La poltrona ti mette ansia? Dillo subito al dentista, si preoccuperà lui di tranquillizzarti.

Scarica la tensione. Con pochi piccoli trucchi si può distrarre la mente dal pensiero fisso del dolore e rilassarsi. Arrivare con un po’ di anticipo all’appuntamento può essere utile per abbassare l’ansia. Così come sfogliare una rivista o ascoltare la propria musica preferita mentre si attende il turno.

Scegli il dentista giusto. La scelta del professionista a cui rivolgersi è forse la cosa più importante. Non ti trovi bene con il tuo attuale dentista? Cambialo senza remore. Come già detto, il “feeling” è importante. Quando ci si siede su quella poltrona bisogna avere la percezione di essere nelle mani di una persona affidabile, calma, disponibile. Ovviamente deve essere anche bravo, non c’è bisogno di specificarlo.

Il dentista e i bambini: la prima visita

 

dentista-bambini

Odontofobia e sedazione cosciente

Anche la tecnologia viene incontro a chi vuole superare la paura del dentista. Un ottimo rimedio per chi proprio non riesce a tranquillizzarsi, infatti, è rappresentato dalla sedazione cosciente, praticata ormai in moltissimi studi odontoiatrici.

Con un’apposita mascherina, al paziente viene fatta inalare una miscela di ossigeno e protossido di azoto. Il trattamento lo lascia perfettamente cosciente, ma pervaso da una sensazione di rilassatezza e tranquillità, che poi scompare rapidamente. La sedazione cosciente è totalmente indolore senza controindicazioni, quindi adatta a tutti i pazienti, anche bambini.

Leggi l'approfondimento sulla sedazione cosciente


rimedi per denti bianchi

Come mantenere i denti bianchi, tra falsi miti e veri consigli 

Come mantenere i denti bianchi, tra falsi miti e veri consigli

I denti bianchi sono una delle caratteristiche estetiche più ambite. Tutti vogliono avere un sorriso smagliante e immacolato, e per averlo si è spesso disposti a seguire i consigli del guro di turno. Il web è pieno di rimedi naturali e soluzioni della nonna che promettono di avere denti bianchi come i vip. Funzionano davvero? Hanno qualche controindicazione? Meglio fare chiarezza tra tanti falsi miti, selezionando solo i consigli affidabili.

sorriso con denti bianchi

Voglio mantenere i denti bianchi. Quante volte ce lo siamo ripromesso? Magari dopo una soddisfacente seduta di sbiancamento, capace di restituire candore al sorriso. Il desiderio di salvaguardare quella brillantezza, sinonimo di salute e bellezza, è molto forte, sia negli uomini che nelle donne. Però non è facile.

Per capire come fare, molti si riversano su internet e chiedono a Google, alla ricerca di un segreto nascosto chissà dove. Online, sull’argomento, si trova davvero di tutto. Rimedi dispensati da improbabili guru e consigli medici fondati. Un caso in cui è difficile orientarsi e in cui sembrano dominare i rimedi facili, magari spacciati per naturali o per vecchie tradizioni usate dalla nonna. Una confusione in cui è necessario fare ordine, per non rischiare di rendere i denti bianchi ma mettendo a repentaglio la salute.

Come avere i denti bianchi: i rimedi naturali e quelli “della nonna”

Le soluzioni più gettonate per sbiancare i denti a casa sono senza dubbio i rimedi naturali, spesso intrecciati con quelli “della nonna”. E nel 90% dei casi, queste soluzioni prevedono l’uso di almeno uno di questi “ingredienti”: bicarbonato, acqua ossigenata e limone. A questi possono aggiungersi rimedi particolari, come arancia e salvia. Vediamoli uno ad uno.

Bicarbonato. È il protagonista assoluto. L’uso del bicarbonato viene di solito consigliato al posto del dentifricio, da strofinare sui denti con lo spazzolino (dopo averlo mescolato ad un po’ d’acqua e magari del succo di limone). In altri casi, invece, se ne suggerisce l’uso come se fosse un collutorio, per risciacqui finali. Ci sono però delle controindicazioni, che vanno tenute in considerazione. Se abusato può consumare lo smalto, causare sensibilità dentinale e alterare la flora batterica. Conclusione? Meglio evitarlo o avvalersene molto di rado.

Acqua ossigenata. Anche in questo caso, c’è chi consiglia di strofinarla sui denti. L’effetto sbiancante dell’acqua ossigenata è migliore del bicarbonato, gli effetti collaterali sono peggiori. Si tratta, infatti, di una sostanza molto aggressiva. Senza contare che bisogna stare bene attenti a non ingerirla e risciacquare con estrema cura.

Arancia e limone. La buccia di arancia e limone, strofinata sui denti al lato bianco, aiuta a preservare la brillantezza. Risulta, però, anche aggressiva verso lo smalto (soprattutto il limone) e una pessima idea per chi soffre di denti sensibili.

Salvia. Anche in questo caso, bisogna strofinare le foglie di salvia sui denti. Gli effetti collaterali di un uso smodato e prolungato, però, sono sempre quelli: irritazione e sensibilità dentinale.

dentifricio-sbiancante

I dentifrici sbiancanti 

Dai rimedi naturali vecchio stile a quelli commerciali di nuova produzione: i dentifrici sbiancanti. Gli scaffali dei supermercati ne sono pieni e le pubblicità promettono miracoli. La verità è molto meno rosea. Il problema, infatti, è sempre lo stesso.

Il principio su cui si basa l’effetto sbiancante di questi speciali dentifrici e simile a quello di molti rimedi della nonna: un’azione abrasiva della superficie dentale. Una specie di scrub fatto sullo smalto dei denti, che serve a rimuovere le macchie. Il problema è che assottiglia anche lo smalto stesso, con tutto ciò che ne consegue, in senso negativo, sul lungo periodo.

Denti bianchi, qualche buon consiglio 

Al netto dei falsi miti e delle mezze verità elencate fino ad ora, qualcosa di può fare per mantenere i propri denti bianchi. È bene però essere consapevoli che l’unica vera forma di sbiancamento, che può restituire brillantezza unica al sorriso, è quella professionale, fatta da un dentista.

Leggi di più sullo sbiancamento denti professionale

Ciò non toglie che, tutti i giorni, nel proprio quotidiano, si può lavorare per conservare meglio quella pulizia del sorriso. Ecco tre consigli veri, sinceri ed efficaci.

  • Lavare bene i denti. I denti vanno lavati con una tecnica precisa e più volte al giorno. Non c’è nulla di più utile per mantenerli bianchi e lucidi. Qui puoi trovare i consigli per pulirli bene con spazzolino, dentifricio e filo interdentale.
  • Sottoporsi periodicamente alla pulizia dei denti. Una visita dall’igienista ogni sei mesi è una buona abitudine che tutti dovrebbero avere.
  • Niente fumo. Sigarette, sigari e tabacco sono la principale causa di ingiallimento dei denti e comparsa delle macchie. Eliminarli fa bene al sorriso e alla salute.
  • Attenzione a ciò che si mangia e si beve. Ci sono cibi e bevande che, a causa della loro particolare pigmentazione o per l’acidità, possono contribuire a “sporcare” il candore dei denti. Sul banco degli imputati ci sono soprattutto caffè, bibite gassate e/o alcoliche, senape, aceto e simili.

Odontoiatria metal free, via il metallo dalla bocca

Odontoiatria metal free, via il metallo dalla bocca 

Uno degli elementi caratterizzanti dell’odontoiatria olistica è l’approccio metal free. Niente metallo in bocca. Sono banditi, quindi, tutte le protesi e gli apparecchi metallici, sostituiti con materiali atossici, più rispettosi del corpo umano. Una scelta di salute, oltre che di bellezza.

L’approccio olistico, applicato all’odontoiatria, punta ad allargare l’orizzonte del dentista, chiedendogli di non focalizzarsi solo sulla bocca e sulla dentatura. Infatti, i denti, la loro forma e la loro posizione sono strettamente connessi con il funzionamento di tutto il corpo. Una visione di insieme, che guarda al benessere complessivo dell’individuo e non lo separa in compartimenti stagni. La scelta “metal free” (letteralmente “senza metallo”) rientra perfettamente in questo orizzonte, perché prende in considerazione gli effetti sul fisico che possono derivare dall’uso di protesi e apparecchi in metallo, da parte del dentista.

Leggi di più sull’odontoiatria olistica

invisalign

Tutelare salute ed estetica con l’odontoiatria metal free 

Cosa significa, quindi, essere un dentista metal free? La risposta è semplice: eliminare completamente i metalli dalla bocca dei pazienti. Niente corone e protesi metalliche, e niente ganci o fili di ferro per costruire gli apparecchi per l’ortodonzia.

Un obiettivo possibile da raggiungere grazie al supporto delle nuove tecnologie. I vecchi materiali, tradizionalmente utilizzati negli studi dentistici, infatti, sono stati sostituiti da nuove sostanze. Per gli impianti, ad esempio, si utilizzano con successo resina, ceramica e zirconia. In ortodonzia, invece, sono sempre più diffusi gli apparecchi invisibili (come Invisalign), realizzati in un materiale trasparente non metallico.

Ortodonzia invisibile, come funziona?

Tra l’altro, l’efficacia di queste nuove soluzioni è migliore delle precedenti anche da un punto di vista estetico, perché sono materiali molto più facili da “nascondere”.

I benefici della scelta metal free

Le ragioni che stanno spingendo sempre più dentisti verso la scelta metal free sono legate al rispetto della salute del paziente. In medicina, infatti, ci si interroga molto, e con preoccupazione, sulle relazioni esistenti tra corpo umano e metalli. Alcune di queste connessioni, dannose per la salute, sono ormai accertate, altre sono ancora in fase di studio.

Di certo, però, evitare che del metallo sia presente in una zona delicata come la bocca non può che avere risvolti positivi. Ad esempio, la saliva, a contatto con una capsula metallica, dà vita ad un’azione corrosiva e libera ioni di metallo, che entrano in circolo nell’organismo, con effetti imprevedibili, soprattutto nel lungo periodo. Senza contare poi i disturbi localizzati, come gengiviti, bruciori, afte e simili. Viceversa, le protesi e gli apparecchi metal free sono assolutamente atossici.

Quindi, scegliere un dentista che applica l’approccio metal free dell’odontoiatria olistica significa fare su sé stessi e sulla propria salute un’azione di prevenzione, evitando il contatto con sostanze potenzialmente nocive. Il corpo ringrazierà.


filo interdentale tradizionale

Come scegliere e come usare il filo interdentale

Come scegliere e come usare il filo interdentale 

Il filo interdentale è importantissimo per l’igiene orale. Rimuove efficacemente placca e tartaro ed evita il formarsi di carie e altri problemi. Bisogna, però, imparare a usarlo bene e anche a scegliere quello più adatto alla propria dentatura. Vediamo come.

L’importanza del filo interdentale 

Il filo interdentale, insieme a spazzolino e dentifricio, è uno degli strumenti chiave per garantirsi una perfetta igiene orale. Dopo aver lavato bene i denti, infatti, è necessario passare anche il filo, per rimuovere i residui di cibo più ostici e arginare il formarsi di placca e tartaro. È fondamentale, non c’è altro modo per raggiungere lo stesso risultato. Gli spazi tra i denti sono un ricettacolo di sostanze pericolose per il sorriso, che sfuggono alle setole dello spazzolino e possono causare dolore e problemi di salute: carie, gengivite, parodontite, alito cattivo, ecc.

Leggi anche: Come scegliere lo spazzolino da denti

Purtroppo, però, ancora molte persone trascurano questo passaggio e si limitano a spazzolare la dentatura, al massimo disinfettandola poi con il collutorio. I motivi? Pigrizia, in moltissimi casi. Ma anche una scarsa conoscenza del filo e delle sue potenzialità, e soprattutto una difficoltà a sceglierlo e a utilizzarlo in modo corretto.

come usare il filo interdentale

A ognuno il suo filo: come scegliere quello giusto 

In commercio, esistono essenzialmente due tipologie di filo interdentale: quello cerato e quello non cerato. Ci sono poi alcune varianti tecniche, che servono a renderne più semplice l’uso in condizioni particolari, come nelle persone che hanno un apparecchio ai denti o che hanno difficoltà nel maneggiare oggetti sottili. Esistono, infine, anche dei fili aromatizzati, per renderne più gradevole l’uso.

Tra le caratteristiche, è molto importante fare attenzione allo spessore. Un filo troppo spesso, infatti, non si inserisce bene tra i denti, quando questi sono molto vicini e serrati. Viceversa, uno troppo sottile, scivola più facilmente durante l’uso e rischia di ferire le gengive. La soluzione? Fare qualche prova, magari dal proprio dentista di fiducia, per trovare lo spessore giusto per la propria bocca.

Cerato o non cerato? 

Come detto, la distinzione fondamentale è tra filo interdentale cerato o non cerato. In entrambe i casi, il filo è fatto di nylon. Il primo, però, è ricoperto da uno strato di cera, che lo rende più resistente e fluido, quindi adatto per chi presenta delle irregolarità sui denti. Quello non cerato, invece, è più sottile, quindi migliore per passare negli spazi molto stretti; inoltre, offre una maggiore superficie abrasiva.

Leggi anche: Come lavare bene i denti

Filo a fiocchi, filo vibrante e forcella tendifilo 

Le altre tipologie di filo in vendita sono legate ad esigenze specifiche.

Il filo interdentale a fiocchi, ad esempio, è pensato per chi porta apparecchi ortodontici o ha ponti e impianti. È composto da una punta metallica, da utilizzare come un ago, che si trascina dietro il filo classico, intervallato da sezioni spugnose.

La forcella tendifilo, invece, non è altro che uno strumento di plastica, che termina con una forma a Y, su cui è già montata una piccola porzione di filo interdentale teso, pronto all’uso. È perfetta per chi trova difficoltà a maneggiare tra le dita il filo tradizionale.

Infine, il filo vibrante è collegato a un piccolo macchinario che lo fa leggermente vibrare, per consentirgli di penetrare tra i denti più serrati.

Come si usa il filo interdentale

Come si usa il filo interdentale

L’uso corretto del filo interdentale è lo scoglio che spaventa la maggior parte delle persone e le fa desistere. In realtà, però, basta acquisire un po’ di manualità e, in poco tempo, diventa un attività pratica e rapida.

Ecco come usare il filo interdentale, spiegato in 6 passaggi:

  1. Tagliare una porzione di filo di circa 50 cm
  2. Arrotolare le due estremità intorno alle dita (preferibilmente gli indici)
  3. Tenere il filo teso, prendendolo con entrambe le mani, tra pollice e indice
  4. Far scivolare il filo tra i due denti e muoverlo ripetutamente, sia in orizzontale che in verticale
  5. Far scorrere il filo tra le mani, in modo che la parte utilizzata sia sempre pulita
  6. Ripetere l’operazione per ogni dente

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Cause sindrome da biberon

Sindrome da Biberon, denti da latte cariati per colpa delle cattive abitudini

Veder comparire delle carie già sui dentini da latte del proprio bambino è motivo di grande preoccupazione per mamma e papà. Se poi le carie si moltiplicano l’allarme diventa molto serio. In questi casi, si parla di Sindrome da Biberon (o Baby Bottle Syndrome), vera e propria patologia causata da poca igiene orale e da alcune cattive abitudini legate appunto al biberon (e al ciuccio). Come rimediare?

Bambina con biberon a letto

Sindrome da Biberon, cos’è e perché non va trascurata 

Possono il biberon e il ciuccio essere la causa delle carie ai denti? Purtroppo sì. Ovviamente non sono loro i diretti responsabili, ma il modo in cui vengono utilizzati. È il caso della cosiddetta Sindrome da Biberon, conosciuta anche come Baby Bottle Syndrome. Una patologia a tutti gli effetti, che comporta la comparsa di diverse carie sui denti da latte. Si manifesta, allo spuntare dei primi dentini, in bambini molto piccoli, anche al di sotto dei 4 anni.

La Sindrome da Biberon è una malattia molto più diffusa e molto più seria di quanto si possa pensare, perciò non bisogna trascurarla. I dentini cariati sono un problema che va affrontato. Pensare che non ci sia da preoccuparsi perché sono destinati a cadere è sbagliato.

Leggi di più: I dentini cariati, cosa fare

Le cause delle carie ai denti da latte: cattive abitudini e poca igiene orale 

Dietro al manifestarsi delle carie sui denti di bambini così piccoli ci sono delle cattive abitudini che i genitori tendono a concedere ai figli. Le cause della Sindrome da Biberon, infatti, sono legate a un uso sbagliato del biberon e del ciuccio. Ad esempio, molti bambini sono abituati ad addormentarsi attaccati al loro biberon pieno di latte. Altri si tranquillizzano solo quando gli viene dato un ciuccio cosparso di zucchero. Abitudini assolutamente non sane, che vanno evitate.

L’altro problema è legato alla scarsa igiene orale. Lavare i denti ad un bimbo, o insegnargli a farlo da solo, può essere molto complicato. Spazzolino e dentifricio danno fastidio, non sono “giocattoli” che piacciono. Però è una buona abitudine che va introdotta nella vita dei figli fin da subito, perché li tiene al riparo da tantissimi disturbi.

Qualche consiglio per insegnare ai bambini a lavarsi i denti

Sindrome da biberon

Come si cura la Sindrome da Biberon 

In odontoiatria, come in tutta la medicina, prevenire è sempre meglio che curare. Nel caso della Sindrome da Biberon questo principio vale anche doppio, perché purtroppo una vera e propria cura non c’è, non si può tornare indietro. Certo, si può andare dal dentista e valutare l’estrazione o la rimozione della carie, ma il dente non tornerà sano come prima.

Ecco perché è la prevenzione la vera cura della Sindrome da Biberon. E le regole da seguire sono davvero poche:

  • Niente cattive abitudini: via il biberon la notte, o al massimo riempito di sola acqua, e niente zucchero (o altre sostanze simili) sul ciuccio;
  • Curare l’igiene orale: i denti dei bambini, anche quando piccolissimi, vanno lavati almeno una volta al giorno;
  • Alimentazione sana: la presenza di sostanze zuccherine va ridotta al minimo, ne beneficeranno non solo i denti, e i dolci è meglio sostituirli (in parte) con tanta buona frutta (e verdura).

Il dentista dei bambini – Scopri di più


Spazzolino per bambini

Le regole per scegliere lo spazzolino da denti per bambini

Scegliere lo spazzolino da denti per bambini: elettrico o manuale? 

La scelta dello spazzolino da denti per un bambino è importante come per gli adulti. Forse anche di più, perché è il primo passo verso una buona educazione all’igiene orale. Ma quali sono le caratteristiche che bisogna guardare per scegliere lo spazzolino per bambini migliore? Si può optare anche per uno elettrico o è preferibile quello manuale? Vediamolo insieme agli esperti dello Studio Puzzilli.

Educare i bambini, fin da piccoli, a lavarsi bene i denti è fondamentale. La salute della bocca si costruisce già nei primi anni di vita, e le buone abitudini vanno apprese presto. Meglio, allora, se tra il bimbo e il suo spazzolino si crea subito un bel rapporto, quasi un gioco. Ecco perché la scelta di questo piccolo ma fondamentale strumento deve essere fatta con cura. Chi ben comincia è a metà dell’opera.

Ecco come insegnare ai bambini a lavarsi i denti

Padre e figlio si lavano i denti

Come scegliere lo spazzolino per bambini 

Come per gli adulti, anche per i bambini il mercato offre una quantità infinita di spazzolini, diversi per colore, forma, grandezza, caratteristiche tecniche ed estetiche. Orientarsi in questa giungla sembra impossibile. E invece non lo è, soprattutto se si hanno in mente i due obiettivi a cui si deve mirare:

  • bellezza;
  • funzionalità.

Leggi anche: Cosa fare con i dentini cariati

Colorato e divertente 

Partiamo dalla bellezza, che può sembrare un aspetto superfluo, ma non lo è affatto. Se è vero che lavarsi i denti deve sembrare un gioco, il giocattolo che viene utilizzato non può essere brutto. Lo spazzolino da denti di un bambino deve piacergli, attirarlo, divertirlo. Anzi, la cosa migliore è che sia proprio lui a sceglierlo (ovviamente all’interno di un gruppo ristretto di spazzolini con le giuste caratteristiche tecniche). Ad esempio, potrebbe essere colorato, con i cartoni animati stampati sull’impugnatura.

Piccolo, comodo e morbido 

Per quanto riguarda la funzionalità, invece, è bene che la scelta la facciano papà e mamma. Gli elementi a cui fare attenzione quando si sceglie uno spazzolino per bambini sono tre:

  • la testina: la bocca piccola di un bimbo richiede una testina altrettanto minuta, che possa arrivare facilmente su ogni dente e non dia fastidio;
  • le setole: devono essere morbide e delicate, per accarezzare dentini e gengive senza ferirli;
  • l’impugnatura: comoda per poter essere afferrata e maneggiata da una mano piccola come il suo proprietario.

Spazzolino da dito, per neonati o bimbi piccoli 

Una menzione a parte la merita il cosiddetto spazzolino da dito (qui alcuni esempi), ideale per i neonati o per i bambini molto piccoli. È composto da una semplice testina con setole molto morbide, applicata in cima ad un cappuccio, perfetto da infilare sulle dita di una mano. In questo modo, i genitori possono spazzolare delicatamente i denti e le gengive del proprio figlio, senza il fastidioso ingombro del manico, che su un bimbo così piccolo risulterebbe davvero sproporzionato.

Lo spazzolino da dito è perfetto per aiutare il bambino a prendere confidenza molto presto con questo strumento. Inoltre, è efficace nella pulizia, garantendo l’igiene dei dentini da latte e il massaggio delle gengive e della lingua.

Leggi anche: Come scegliere lo spazzolino d denti per adulti

Bambino con spazzolino e dentifricio

Il primo spazzolino, meglio elettrico o manuale? 

Vale la pena acquistare uno spazzolino elettrico per bambini? È adatto? O è meglio quello manuale? Sono domande che molti genitori si pongono. Prima di rispondere, però, è bene fare una precisazione: le caratteristiche sulla base delle quali effettuare la scelta, elencate fino ad ora, restano valide, sia per quello elettrico che per quello manuale. Quindi bisogna comunque optare per uno spazzolino che piaccia al proprio figlio e che abbia testina piccola, setole morbide e impugnatura comoda.

Leggi anche: Come scegliere lo spazzolino da denti elettrico per adulti

Veniamo ora al punto di “scontro”. Elettrico o manuale? In realtà la differenza non è poi così rilevante. La comodità dello spazzolino elettrico, tanto per gli adulti che per i bambini, è che richiede uno sforzo minore per imparare i giusti movimenti che consentono di pulire al meglio i denti. Di contro, può risultare un po’ troppo aggressivo, soprattutto se si esercita troppa pressione.

Viceversa, lo spazzolino manuale è più delicato ma bisogna saperlo muovere bene, altrimenti risulta poco efficace.

Quindi in conclusione: sì allo spazzolino elettrico per bambini (con le caratteristiche di cui sopra), ma è opportuno insegnare ai propri figli, fin da piccoli, ad usare bene quello manuale.

Il Dentista dei Bambini


spazzolino da denti

Il migliore spazzolino da denti? Ecco come riconoscerlo

Lo spazzolino da denti, istruzioni per l’uso 

Lo spazzolino da denti è lo strumento essenziale per la pulizia dei denti. Però, bisogna saper scegliere quello giusto, facendo attenzione alle setole e all’impugnatura. E per l’igiene orale è anche importante imparare a utilizzarlo al meglio e a pulirlo. Ecco come fare.

Lo spazzolino da denti, l’alleato dell’igiene orale 

Spazzolino, dentifricio e filo interdentale. Sono questi le tre armi indispensabili dell’igiene dentale. In particolare, lo spazzolino da denti è lo strumento fondamentale, da scegliere con cura e tenere sempre a portata di mano. Brevettato ufficialmente nella seconda metà del 1800, ad opera di H.N. Wadsworth, è ormai presente nella vita di ciascuno.

La struttura è molto semplice, un manico sottile, comodo da impugnare con la mano, con una testina da cui partono delle setole, che costituiscono una vera e propria piccola spazzola. Il suo compito è duplice:

  • rimuovere dalla superficie dei denti i residui di cibo, in modo da prevenire la formazione di tartaro e placca;
  • effettuare un’azione massaggiante sulle gengive.

Leggi anche: lo spazzolino elettrico

Spazzolini da denti

Come scegliere lo spazzolino da denti 

Come detto, la scelta dello spazzolino da denti è decisiva. Gli scaffali dei supermercati traboccano di spazzolini di ogni genere, con caratteristiche tecniche, colori e forme molto diversi. È sbagliato pensare che uno vale l’altro. Anzi, è vero l’esatto contrario: ad ognuno il suo, quello davvero giusto.

Setole morbide, medie e dure 

L’ampia gamma di spazzolini da denti che si trova sul mercato dipende soprattutto dalla varietà delle setole. Molte marche famose, infatti, hanno sviluppato nel tempo modelli con lunghezze e forme particolari. La vera differenza, però, la fa il diametro delle fibre sintetiche utilizzate, da cui deriva una differente durezza: morbide, medie, e dure.

Le setole morbide sono quelle che si adattano meglio a diversi tipi di bocca e dentatura. Risultano, infatti, molto delicate e quindi non danneggiano lo smalto e le gengive. Sono ideali, quindi, per tutti coloro che soffrono di sensibilità dentale o di problemi alle gengive, oppure per chi ha subito da poco un intervento odontoiatrico.

Dall’altra parte, le setole dure sono molto incisive nell’azione di pulizia, ma altrettanto aggressive verso gengive e denti. Perciò sono assolutamente sconsigliate per chi non ha una salute orale perfetta.

Le setole medie, infine, rappresentano una buona via di mezzo. Non a caso sono tra le più diffuse sul mercato. Anche queste, però, sono sconsigliate per chi manifesta problemi di sanguinamento per le gengive.

Impugnatura ergonomica e grandezza della testina 

Dopo le setole, l’altro elemento che incide sulla qualità dello spazzolino è la sua comodità d’uso, che dipende da due fattori: l’impugnatura e la testina.

La testina non deve essere troppo grande, perché deve permettere di arrivare fino agli ultimi denti (ad esempio quelli del giudizio) e spazzolarli facilmente. L’impugnatura, invece, deve essere ergonomica e adattarsi alla mano, in modo da rendere agevoli i movimenti. Sono molto comodi i modelli che prevedono delle applicazioni antiscivolo sul manico, che rendono ancora più salda la presa.

Usare lo spazzolino da denti

Come utilizzare lo spazzolino da denti 

Scegliere lo spazzolino giusto, però, non è sufficiente. Bisogna anche imparare ad usarlo bene, altrimenti si rischia di non pulire nulla e addirittura di danneggiare le gengive, magari per un eccesso di “energia”.

Leggi come spazzolare bene i denti

La manutenzione dello spazzolino da denti: cambio e pulizia 

L’ultimo aspetto che merita di essere affrontato, quando si parla di spazzolini, è quello relativo alla manutenzione. E qui vengono in rilievo due temi: ogni quanto va cambiato e come va pulito. Sono tutte e due questioni essenziali, perché una cattiva gestione dello spazzolino riduce la sua efficacia e può addirittura trasformarlo in un veicolo di germi e batteri.

Partiamo dalla prima domanda: ogni quanto va cambiato lo spazzolino da denti? Il consiglio è di tenerlo non più di tre mesi. Ovviamente, però, bisogna guardarlo. Se le setole mostrano segni di cedimento, meglio buttarlo prima dei tre mesi.

Per quanto riguarda la pulizia, invece, di certo non basta il veloce risciacquo che chiunque fa dopo essersi lavato i denti. C’è bisogno, almeno una volta a settimana, di una sterilizzazione apposita. Il metodo più efficace, che somiglia un po’ ad un rimedio della nonna ma è davvero infallibile, è l’immersione in un bicchiere di acqua fredda con bicarbonato e limone. Per ottenere l’effetto pulente bastano 15-20 minuti.

Quando lo spazzolino non basta, c’è la pulizia dei denti professionale


Scanner per impronta dentale

L’impronta dentale digitale, niente più fastidi

Impronta dentale digitale, niente più fastidi e dolore 

Prendere correttamente l’impronta dentale è importantissimo, perché è così che si costruiscono protesi, apparecchi e molti altri interventi. Il metodo classico, che prevede l’uso di una pasta particolare, può causare molti fastidi, soprattutto nei pazienti ansiosi o nei bambini. Con l’impronta dentale digitale, invece, tutto si risolve. Grazie a uno speciale scanner, prendere l’impronta dei denti diventa un’operazione facile e veloce.

L’impronta dentale, un’attività che richiede molta attenzione 

Non si scappa, è quasi inevitabile. Almeno una volta nella vita, capita di trovarsi di fronte al proprio dentista che pronuncia la fatidica frase: “dobbiamo prendere l’impronta dentale”. D’altra parte, l’impronta dei denti è davvero un passaggio cruciale per molti interventi. Serve, ad esempio, nei casi di ortodonzia, negli impianti o nella costruzione delle protesi. Il calco della bocca permette di capire come sono posizionati i denti o che forma hanno il palato e le gengive, e quindi consente di calibrare la cura sulle reali esigenze del paziente.

Per questo motivo, ogni dentista sa bene che deve stare molto attento quando compie questa operazione. Un’impronta sbagliata significa tanto lavoro perso. A fare la differenza sono, ovviamente, l’esperienza del professionista e la qualità dei materiali utilizzati. Ecco perché i prezzi super scontati, anche in questo caso, non sono una buona idea, perché possono nascondere delle gravi e dannose carenze.

Lo staff dello Studio Puzzilli

Particolare calco bocca

Come prendere le impronte dentali: il metodo classico

Ci sono essenzialmente due tecniche per prendere l’impronta dei denti: quella classica e quella digitale. Il metodo classico prevede l’uso di una pasta morbida (alginato o silicone), che si inserisce nella bocca del paziente con un apposito strumento, sull’arcata dentale interessata. Va lasciata in posa alcuni minuti, durante i quali è necessario restare fermi il più possibile. Appena la pasta ha raggiunto il giusto livello di solidificazione, la si rimuove. Infine, all’interno dell’impronta indurita, il dentista farà colare del gesso, ottenendo il vero calco della bocca.

In alcuni casi, per interventi di tipo estetico che richiedono la massima precisione, si può ricorrere anche al metodo della doppia impronta.

I fastidi dell’impronta dentale con il metodo classico, senso di soffocamento e di vomito 

Così descritta, l’attività necessaria per prendere l’impronta non sembra particolarmente difficoltosa. Ma se la maggior parte delle persone la teme, un motivo ci dev’essere. Il problema grosso sta proprio nella pasta che viene utilizzata. O meglio, nel suo posizionamento, che la porta ad invadere gran parte della bocca.

Nell’attesa che alginato o silicone si solidifichino, infatti, il paziente può accusare senso di soffocamento, di nausea e di vomito. Si tratta solo di sensazioni, perché in nessun modo l’impasto può essere davvero pericoloso. Ma sono comunque effetti molto fastidiosi, che si manifestano in maniera ancora più forte in persone ansiose e nei bambini.

 

L’impronta dentale digitale, la soluzione che elimina i fastidi 

Per fortuna, le tecnologie 2.0 hanno permesso di creare un nuovo metodo per prendere le impronte. Si tratta della cosiddetta impronta dentale digitale, realizzata attraverso uno scanner (o laser). Una tecnica utilizzata in entrambe le sedi dello Studio Puzzilli, sia a Roma che a Milano.

Nella bocca si introduce solo un piccolo apparecchio, simile ad una penna. Con pochi passaggi si acquisiscono tutte le informazioni su denti, palato e gengive, che poi vengono riversate su un pc. Infine, un software specifico elabora tutti i dati e li trasforma in una proiezione 3d della bocca, perfetta in ogni dettaglio.

I vantaggi? Molti, sia per il dentista che per il paziente:

  • Invasività praticamente nulla;
  • Nessun fastidio (addio a senso di soffocamento, nausea e vomito)
  • Estrema velocità
  • Massima precisione.

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Set di spazzolino elettrico

Spazzolino da denti elettrico? Ecco come sceglierlo

Lo spazzolino elettrico migliore? Ecco come orientarsi nella scelta e nell’uso 

Sono sempre di più le persone che scelgono di abbandonare lo spazzolino da denti tradizionale, preferendone uno elettrico. Non si tratta di una moda, ma di un cambio di abitudini spesso consigliato dal proprio dentista di fiducia. In molti casi, infatti, lo spazzolino elettrico si rivela più efficace di quello manuale. L’importante, però, è saperlo scegliere e utilizzarlo con attenzione. Altrimenti rischia di essere dannoso. In questo puoi trovare una piccola guida per prendere dimestichezza con lo spazzolino elettrico.

Lo spazzolino elettrico alla conquista dell’igiene orale 

Sul mercato ormai da diversi anni, lo spazzolino elettrico sta conquistando sempre più fiducia presso i consumatori, soprattutto i più attenti all’igiene orale. Dietro non c’è una moda (o almeno, non solo) ma una precisa scelta in termini di comodità ed efficacia. Come tutti gli strumenti innovativi, però, anche lo spazzolino elettrico va conosciuto bene e usato con precisione, sennò rischia di essere inutile, o addirittura dannoso.

Dal punto di vista della forma, questo tipo di spazzolino è molto simile a quello manuale. È composto dal manico, dalla testina e dalle setole. Ciò che lo differenzia è il meccanismo elettrico che muove le setole e che si trova generalmente all’interno dell’impugnatura. Questo meccanismo permette alla “testa” di ruotare rapidamente a contatto con i denti, pulendoli a fondo.

Leggi anche: Lo spazzolino tradizionale

spazzolino elettrico

Come scegliere lo spazzolino elettrico 

Scegliere lo spazzolino giusto è molto importante. Questo vale sia per i modelli tradizionali che per quelli elettrici. Ma a quali caratteristiche bisogna dare peso? Nel caso degli spazzolini elettrici gli elementi fondamentali per guidare la scelta sono: le setole, il manico, la testina e la velocità di rotazione.

Le setole 

Le setole possono essere morbide, medie o dure. Le prime risultano molto delicate con denti e gengive, quindi si adattano perfettamente alla bocca di chi ha problemi di sensibilità, infiammazione o postumi di un intervento odontoiatrico.

Al contrario, invece, le setole dure sono molto efficaci nella pulizia ma piuttosto aggressive, quindi tendenzialmente poco utilizzate, a meno che non si abbia una bocca assolutamente sana.

Le setole medie, infine, sono un buon compromesso, anche se sono comunque da sconsigliare in presenza di gengivite o se si verificano dei sanguinamenti.

La pulizia dei denti professionale

La testina e l’impugnatura 

Nel selezionare la testina, invece, bisogna fare attenzione alla forma e alla grandezza, che devono essere tali da permettere un movimento agevole nella bocca. Solo così lo spazzolino elettrico potrò raggiungere facilmente tutti i denti e fare il suo dovere.

Anche per il manico valgono considerazioni simili: la forma non conta, è importante che sia maneggevole, magari provvisto di una superficie antiscivolo.

La rotazione 

Fin qui, però, le caratteristiche che devono guidare nella scelta di uno spazzolino elettrico sono le stesse di un modello tradizionale. La vera differenza, invece, la fa il sistema di rotazione e soprattutto la sua velocità. Ad una rapidità maggiore, infatti, corrisponde una migliore pulizia ma anche maggiori rischi di danneggiamento di smalto e gengive. Ecco perché bisogna scegliere lasciandosi guidare dalle condizioni di salute della propria bocca (e magari dai consigli del dentista).

come usare lo spazzolino elettrico

Imparare ad usare lo spazzolino elettrico

Il passaggio dallo spazzolino tradizionale a quello elettrico richiede una fase di adattamento. Abituati per anni a muovere il polso per spazzolare i denti con precisione, si deve invece imparare ad accompagnare lo strumento lungo il suo percorso. Non è difficile, basgta memorizzare poche semplici regole:

  • lo spazzolino va azionato solo dopo averlo appoggiato sull’arcata dentale;
  • le setole devono essere posizionate in modo che tocchino la giuntura tra dente e gengive;
  • la testina deve essere tenuta inclinata a 45°;
  • non bisogna esercitare una pressione eccessiva (gli spazzolini elettrici più moderni hanno un sistema di bloccaggio che evita danni alle gengive);
  • bisogna soffermarsi per almeno un minuto su ogni arcata, pulendole internamente, esternamente e sulla punta.

Leggi anche: Come lavarsi bene i denti

Come pulire lo spazzolino elettrico 

Uno spazzolino elettrico a cui non si dedica un po’ di tempo per la manutenzione rischia di rovinarsi presto e soprattutto di trasformarsi in un veicolo di germi e batteri. Sciacquarlo rapidamente dopo averlo usato non è sufficiente per tenerlo pulito. Periodicamente è bene sottoporlo ad una sterilizzazione “casalinga”. Niente di impegnativo, basta lasciarlo immerso in un po’ di acqua con dentro bicarbonato e limone. Ovviamente stando bene attenti a rimuoverlo dal suo supporto elettronico.

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