Covid-19, come garantire la sicurezza dei pazienti negli studi dentistici

Triage telefonico, niente accompagnatori e uso di dispositivi di protezione individuale. Sono questi i pilastri su cui si basa la fase 2 degli studi dentistici, per garantire massima sicurezza a pazienti e operatori.

Il 4 maggio è iniziata ufficialmente la fase di 2 della gestione della pandemia da Covid 19 in Italia. Tra le attività che sono potute ripartire ci sono anche gli studi odontoiatrici, la cui operatività era stata prima limitata ai soli interventi di urgenza. Per poter ricominciare a ricevere i pazienti, però, le strutture devono adottare particolari accorgimenti, sia per quanto riguarda la gestione degli appuntamenti sia per quello che concerne l’uso di dispositivi di protezione individuale. La sicurezza di chi lavora e di chi vuole farsi curare va messa sempre al primo posto.

La gestione degli appuntamenti: triage telefonico e niente accompagnatori 

Il distanziamento sociale è il primo e principale rimedio per rallentare la corsa del coronavirus. Per questo motivo, deve essere rispettato anche all’interno di uno studio dentistico. Cosa non semplice, ma neanche impossibile. La sala d’attesa è il luogo dove è più facile che le persone si trovino ad una distanza non di sicurezza. Ecco perché, durante la fase 2, l’obiettivo è ridurre al minimo le persone presenti in contemporanea.

Il triage telefonico, quindi, diventa la norma. Già al momento del primo contatto, infatti, l’odontoiatra, può rivolgere alcune domande specifiche al paziente per capire al meglio il livello di gravità e valutare la possibilità di posticipare di qualche giorno la visita. Inoltre, con un attento triage telefonico si può anche cercare di comprendere se il paziente è a rischio contagio o ha sintomi che possano far pensare ad una patologia da covid già in atto.

Sempre nell’ottica di far accedere allo studio solo le persone che ne hanno davvero bisogno, si è scelto di limitare anche la presenza di accompagnatori alle sole visite di bambini o di persone anziane o con disabilità.

I dispositivi di protezione individuale

Alcuni dispositivi di protezione individuale, che tutti hanno imparato a conoscere da quando è esplosa la pandemia, sono in realtà una prassi consolidata negli studi dentistici. Mascherine, guanti e occhiali rappresentano la norma in una professione molto esposta alle contaminazioni che passano per la saliva. A queste si aggiungono i disinfettanti per le superfici e quelli per i circuiti dell’acqua, i decontaminanti per l’aria, le dighe in gomma, gli aspiratori con diametro aumentato.

L’uso dell’ibuprofene 

Ultimo tema che merita di essere affrontato quando si parla di fase 2 e studi dentistici è quello dell’ibuprofene, su cui sono circolate molte informazioni, spesso fuorvianti.  L’ibuprofene è un principio attivo che si trova in tanti farmaci antinfiammatori, molto usati anche in odontoiatria. Si è detto e scritto che potrebbe essere dannoso nella lotta contro il coronavirus. La verità è che non ci sono certezze scientifiche su questo. Per fortuna, però, esistono tante alternative efficaci da usare al posto dell’ibuprofene, che quindi tutti i dentisti potranno accantonare per un po’ di tempo senza problemi, in attesa che si faccia chiarezza.

Le norme anti Covid-19 degli studi Puzzilli

  • Divisione sala d’attesa in 2 spazi, per effettuare l’accettazione dei pazienti senza creare assembramenti.
  • Recupero aria con sanificazione degli ambienti ogni ora.
  • Pareti in plexiglass per dividere i pazienti dallo staff
  • Dotazione di camice, copriscarpe, cuffietta, guanti e mascherina MONOUSO per ogni paziente in Studio.
  • Massima sicurezza per lo staff, con 2 mascherine FP2, occhiali, camici e scarpe monouso.
  • Misurazione temperatura corporea a tutti i presenti.

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