Acufene e denti, quando il fischio nelle orecchie è causato dalla mandibola 

L’acufene, ovvero la presenza di fastidiosi fischi e ronzii nelle orecchie, è un disturbo che può diventare invalidante. Spesso si accompagna con vertigini e senso di ovattamento, che aggravano l’irritazione. Alle origini dell’acufene può esserci un difetto ai denti e all’articolazione temporo mandibolare. Un problema che può essere trattato da un dentista specializzato, magari con un apparecchio o con un bite.

“Fischia l’orecchio, infuria l’acufene”. Esordisce così il ritornello di “Larsen”, la canzone che il rapper Caparezza ha dedicato proprio all’acufene, il fastidioso ronzio alle orecchie che lo perseguita da diversi anni. Il cantante ha messo in musica le sofferenze di chi è affetto da questa condizione, che la medicina ancora fatica a qualificare come vera e propria patologia. Un disturbo durissimo da sopportare, che può peggiorare in maniera importante la qualità della vita di chi ne è affetto, fino a risultare invalidante. Vediamo di cosa si tratta, quali sono le possibili cause e perché possono essere coinvolti i denti.

acufene

Cos’è l’acufene, il ronzio nelle orecchie che causa depressione 

La definizione di acufene (conosciuto anche come tinnito) è piuttosto semplice. Si tratta di un disturbo dell’apparato uditivo che comporta la percezione di ronzii, fruscii, fischi o pulsazioni. Suoni molesti ed irritanti che però non si avvertono all’esterno ma solo nell’orecchio di chi soffre di questo malessere.

L’effetto è molto irritante, la qualità della vita ne risente profondamente. Chi soffre di acufene fatica a stare in ambienti rumorosi, e ha difficoltà nel fare cose semplici e di solito gradevoli, come andare ad un concerto. È altrettanto complicato, però, anche dormire bene, perché nel silenzio della notte quel fischio non si ferma, anzi sembra rimbombare di più. Non è un caso, infatti, che questo fastidio spesso si porti dietro stati depressivi e sensazioni di frustrazione.

Cause e fattori scatenanti 

La domanda centrale è: da cosa hanno origine questi rumori, fischi e ronzii? Qui, purtroppo, le cose si fanno più complicate. La medicina non è ancora in grado di dare una risposta chiara sul meccanismo fisiologico che produce questi sibili irritanti. In realtà, le fonti del problema possono essere diverse.

L’acufene può essere conseguenza di un danno permanente alle cellule interne dell’orecchio (cellule ciliate cocleari), del nervo acustico o delle vie nervose. Secondo alcune ipotesi, ancora non pienamente provate, in alcuni casi l’origine potrebbe risiedere in una disfunzione di tipo celebrale.

Anche i fattori scatenanti dei ronzii posso essere molteplici. I principali sono:

  • Invecchiamento: l’abbassamento dell’udito, fisiologico dopo una certa età, comporta un indebolimento delle fibre del nervo acustico;
  • Scarsa igiene: l’accumulo di cerume può danneggiare la parte interna delle orecchie;
  • Rumore elevato: l’esposizione continua all’inquinamento acustico, spesso collegata allo svolgimento di lavori particolari (es: operatori di call center) o a cattive abitudini (come ascoltare musica ad alto volume);
  • Problemi posturali alla cervicale;
  • Malocclusioni dentali e bruxismo.

Curare l’acufene, una terapia diversa per ogni tipologia

Le differenti cause e i diversi fattori scatenanti fanno sì che non possa essere rintracciata un’unica terapia per l’acufene. Le cure vanno necessariamente calibrate a seconda di quale sia l’origine del fischio nell’orecchio. Gli interventi possono essere di tipo riabilitativo o farmacologico. Non sempre sono completamente risolutivi, ma possono migliorare in modo netto la qualità della vita. L’importante è intervenire con tempestività e non trascurare il fastidio.

Vediamo ora, nello specifico, quali sono le possibili cure per l’acufene quando questo è causato dai denti.

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bite per acufene

Acufene causato dai denti, il collegamento con le malocclusioni e il bruxismo 

Il collegamento tra dentatura e acufene può apparire strano ma non lo è affatto. Il nodo centrale è nell’articolazione temporo mandibolare. Tra le conseguenze dei disturbi dell’ATM, infatti, c’è anche l’acufene.

All’origine di tutto c’è una malocclusione dentale, ovvero una scorretta chiusura delle due arcate dentarie presenti in bocca. La malocclusione, a sua volta, può essere dovuta ad una particolare conformazione delle ossa, a una dentatura storta e disallineata, alla mancanza di denti.

Tutti elementi che comportano un malfunzionamento dell’articolazione della mandibola e dei suoi muscoli che, diventando ipertonici, premono sul tensore del timpano e sulle altre strutture uditive. Ed ecco comparire l’acufene, con i suoi fischi, i suoi ronzii e i suoi sibili, magari accompagnati da vertigini, senso di ovattamento e dolore localizzato.

Come risolvere il problema? È necessario rivolgersi ad un odontoiatra, magari specializzato in gnatologia. Le possibilità sono diverse:

  • Riempire gli spazi lasciati vuoti dai denti mancanti (con impianti, protesi o ricostruzioni);
  • Riallineare i denti storti (con l’apparecchio tradizionale o invisibile);
  • Rilassare i muscoli dell’ATM, rimuovendo forme di bruxismo e digrignamento dei denti (con il bite);
  • Eliminare infiammazioni alla mandibola, come quelle che possono essere causate dal dente del giudizio (con estrazione dello stesso).

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