filo interdentale tradizionale

Filo interdentale, come scegliere questo prezioso alleato dell’igiene orale

Il filo interdentale è uno strumento importantissimo per l’igiene orale. Passare regolarmente e correttamente il filo, infatti, consente di rimuovere placca e tartaro e di evitare il formarsi di carie e altri problemi. Sul mercato, però, esistono diversi tipi di filo interdentale. Qual è il migliore? Come fare per scegliere quello più adatto alla propria dentatura? Ecco qualche consiglio.

Il filo interdentale, insieme a spazzolino e dentifricio, è uno degli strumenti chiave per garantirsi una perfetta igiene orale. Dopo aver lavato bene i denti, infatti, è necessario passare anche il filo, per rimuovere i residui di cibo più ostici e arginare il formarsi di placca e tartaro. È fondamentale, non c’è altro modo per raggiungere lo stesso risultato. Gli spazi tra i denti sono un ricettacolo di sostanze pericolose per il sorriso, che sfuggono alle setole dello spazzolino e possono causare dolore e problemi di salute: carie, gengivite, parodontite, alito cattivo, ecc. Purtroppo, però, ancora molte persone trascurano il filo interdentale e si limitano ad utilizzare lo spazzolino (manuale o elettrico). I motivi? Pigrizia, in moltissimi casi. Ma anche una scarsa conoscenza del filo e delle sue potenzialità, e soprattutto una difficoltà a sceglierlo e a utilizzarlo in modo corretto. Questo articolo vuole proprio rispondere alla prima questione: come scegliere il filo interdentale migliore per sé.

Sei sicuro di saper lavare bene i denti?

Cos’è il filo interdentale

Prima di addentrarsi nell’elenco e nell’analisi dei diversi tipi di filo interdentale esistenti in commercio, è bene tracciare una sintetica definizione di cos’è questo strumento. Fortunatamente, si tratta di un oggetto molte semplice, la cui spiegazione non ha bisogno di molte parole. Infatti, il filo interdentale altro non è che un sottile filamento, di solito di nylon o di materiale biodegradabile (in quelli di ultima generazione) Viene venduto in piccole confezioni che ne contengono diversi metri. All’occorrenza, si estrae dalla scatola il filo, lo si tende fino alla lunghezza desiderata e lo si recide utilizzando un’apposita linguetta metallica presente sul tappo della confezione. E il gioco è fatto!

Vari tipi di filo interdentale

In commercio, esistono essenzialmente due tipologie di filo interdentale: quello cerato e quello non cerato. Ci sono poi alcune varianti tecniche, che servono a renderne più semplice l’uso in condizioni particolari, come nelle persone che hanno un apparecchio ai denti o che hanno difficoltà nel maneggiare oggetti sottili. Tra queste varianti, le più importanti sono:

  • filo interdentale a fiocchi (o spugnoso), pensato per chi porta apparecchi ortodontici o ha ponti e impianti; è composto da una punta metallica, da utilizzare come un ago, che si trascina dietro il filo classico, intervallato da sezioni spugnose;
  • forcella tendifilo, strumento di plastica, che termina con una forma a Y, su cui è già montata una piccola porzione di filo interdentale teso, pronto all’uso; perfetta per chi trova difficoltà a maneggiare tra le dita il filo tradizionale;
  • filo vibrante è collegato ad un piccolo macchinario che lo fa leggermente vibrare, per consentirgli di penetrare tra i denti più serrati.

Esistono, poi, anche dei fili aromatizzati, per renderne più gradevole l’uso.

Infine, tra le caratteristiche del filo interdentale, è molto importante fare attenzione allo spessore. Un filo troppo spesso, infatti, non si inserisce bene tra i denti, quando questi sono molto vicini e serrati. Viceversa, uno troppo sottile, scivola più facilmente durante l’uso e rischia di ferire le gengive. La soluzione? Fare qualche prova, magari dal proprio dentista di fiducia, per trovare lo spessore giusto per la propria bocca.

Meglio il filo interdentale o lo scovolino?

Filo interdentale cerato o non cerato

Come detto, la distinzione fondamentale è tra filo interdentale cerato o non cerato. In entrambe i casi, il filo è fatto di nylon. Il primo, però, è ricoperto da uno strato di cera, che lo rende più resistente e fluido, quindi adatto per chi presenta delle irregolarità sui denti. Quello non cerato, invece, è più sottile, quindi migliore per passare negli spazi molto stretti; inoltre, offre una maggiore superficie abrasiva.

Come scegliere il filo interdentale migliore 

In conclusione, quindi, si può affermare che non esiste il filo interdentale migliore in assoluto ma esiste il filo interdentale migliore in base alle proprie specifiche esigenze. Perciò, per scegliere il filo interdentale migliore, bisogna considerare le caratteristiche dei propri denti. Ad esempio, chi ha spazi interdentali stretti, potrebbe optare per un filo monofilamento che scorre facilmente senza sfilacciarsi. Per denti più distanziati, invece, un filo di nylon cerato può essere più efficace. Una cosa però è certa: la persona migliore a cui chiedere consiglio è il proprio dentista di fiducia.

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Mal di testa e denti, esiste una correlazione? 

Il mal di testa può partire dai denti? La risposta è sì, perché esiste una correlazione tra cefalee e problemi dentali. E si tratta di una casistica molto più diffusa di quanto si possa pensare. Saperlo può aiutare a eliminare fastidiose emicranie e a migliorare la qualità della vita. Ma quale relazione lega denti e mal di testa? In che modo i disturbi della dentatura provocano le emicranie? Gli indiziati sono essenzialmente quattro: malocclusioni, carie, bruxismo e ortodonzia.

Quando avvertiamo un forte mal di testa, siamo portati a pensare che sia causato da stress e stanchezza, da un raffreddore in corso o che sia il campanello di allarme di un’influenza in arrivo. Difficilmente, invece, di fronte a un’emicrania, si finisce per collegarla ai denti. Eppure, un legame può esserci e andrebbe indagato, soprattutto e si soffre spesso di cefalee.

La correlazione tra testa e denti: il ruolo dell’ATM

Per capire che connessione esiste tra denti e mal di testa è bene partire da una costatazione: tutte le parti del nostro corpo sono connesse tra loro. Per questo, un’anomalia che si verifica in un determinato punto può causare problemi anche in altre parti. In questo senso, in alcuni casi, tra l’emicrania e i denti può esserci una correlazione diretta. Le articolazioni che collegano la bocca con la testa, infatti, sono spesso influenzate dal malfunzionamento dell’apparato stomatognatico, cioè il complesso di organi e tessuti che svolgono, tra l’altro, funzioni digestive e respiratorie.

Quando non si riesce a identificare la causa di un mal di testa che non accenna a sparire, può essere quindi utile rivolgersi al dentista, il quale potrebbe appunto trovare delle inaspettate connessioni tra l’emicrania e un problema dell’apparato dentale. Tra i sintomi più comuni e significativi della correlazione tra i denti e l’emicrania ci sono i ronzii e i fischi alle orecchie (acufeni), l’indolenzimento nella zona delle guance, oppure la connessione tra sonno e mal di testa. Vediamo insieme allora quali sono le patologie che partendo dalla bocca possono provocare il mal di testa.

Mal di testa e carie

Una prima possibile causa di mal di testa originato dai denti è quella della carie. Tutto passa attraverso il nervo trigemino, che è uno dei dodici nervi cranici e che dalla bocca attraversa la mandibola fino ad arrivare alla parte superiore della testa. Anche se non è tra le cause più comuni dell’emicrania, proprio attraverso il nervo trigemino, in presenza di una carie dentale, il dolore dalla bocca può diffondersi in tutta la faccia. Nel caso in cui sia proprio la carie l’origine del mal di testa, allora il fastidio si avvertirà generalmente anche all’altezza degli occhi e dell’orecchio.

La carie, eterna nemica del sorriso

Mal di testa e malocclusioni dentali

Anche le malocclusioni dentali, ovvero l'errato allineamento dei denti, possono causare mal di testa frequenti. Questo avviene perché una cattiva occlusione influisce sull'articolazione temporo-mandibolare (ATM), causando tensione nei muscoli del viso, del collo e delle spalle. Tale tensione può irradiarsi fino alla testa, generando l’emicrania. I sintomi includono cefalee localizzate nelle tempie, sulla fronte o dietro gli occhi, oltre a dolori facciali.

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Mal di testa e digrignamento dei denti (bruxismo)

Una variante delle malocclusioni dentali è rappresentata dal bruxismo, ovvero l'abitudine di digrignare o serrare i denti, soprattutto durante la notte. Anche il bruxismo, ovviamente, può essere causa di mal di denti e mal di testa. Questo disturbo, infatti, come già detto per la categoria più ampia delle malocclusioni, genera una tensione eccessiva nei muscoli masticatori e nelle articolazioni temporo-mandibolari (ATM). La continua contrazione di questi muscoli può causare dolore che si irradia alla testa, provocando cefalee. I sintomi includono mal di testa persistenti, soprattutto al risveglio, dolori al viso e alla mascella, e talvolta dolori al collo e alle spalle. Il bruxismo può essere causato da stress, ansia o problemi dentali.

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Mal di testa e apparecchio ai denti

Quando si parla di mal di testa causato da problemi dentali bisogna anche prendere in considerazione il ruolo dell’apparecchio per denti. Quando si inizia una cura di ortodonzia, infatti, soprattutto nelle prime settimane, si può andare incontro ad emicranie. Questo avviene perché i denti e le strutture circostanti iniziano ad adattarsi alla nuova posizione. La pressione esercitata dall'apparecchio sui denti, quindi, può generare tensione nei muscoli masticatori e nelle articolazioni temporo-mandibolari, irradiandosi alla testa e causando cefalee. I sintomi includono mal di testa localizzati nelle tempie, sulla fronte o nella parte posteriore della testa. Per alleviare questi disturbi, è importante seguire le indicazioni del proprio dentista di fiducia, che può consigliare l'uso di analgesici o tecniche di rilassamento muscolare durante il periodo di adattamento.

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Denti e mal di testa insieme, come risolvere il problema

La soluzione all’emicrania causata dai denti varia a seconda dello specifico disturbo dentale che la provoca.

Nel caso in cui la causa fosse il bruxismo, allora molto spesso per eliminare il dolore basta ricorrere al bite, un dispositivo che si indossa la notte per favorire il rilassamento dei denti ed evitare il digrignamento.

Quando il dolore è causato invece da una malocclusione, allora può essere necessario sottoporsi a un trattamento ortodontico per intervenire sulla chiusura delle arcate dentali. Infatti, in alcuni casi per correggere il disallineamento ed evitare quindi il sovraccaricarsi dei muscoli facciali, l’unica soluzione è un apparecchio dentale, mobile o anche fisso. Se invece la malocclusione è conseguenza di una carie curata male o di un’otturazione mal riuscita, bisogna intervenire per risistemare la situazione.

In ogni caso, quando il mal di testa non passa e si riscontrano i sintomi di un problema alla bocca, è importante rivolgersi a un dentista, che solamente dopo un’accurata diagnosi per individuare le cause potrà scegliere la cura migliore per correre ai ripari nel minor tempo possibile.

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Denti e postura: la relazione invisibile tra malocclusioni e colonna vertebrale

I denti e la postura sono legati da relazioni invisibili ma strette. Difetti del morso e malocclusioni dentali hanno effetti negativi sulla colonna vertebrale e sull’equilibrio posturale. La relazione tra i denti e la postura, quindi, finisce per coinvolgere gran parte del corpo: testa, schiena, gambe, piedi ma anche orecchie e occhi. Indagare queste correlazioni è compito dell’odontoiatra, sulla base di un approccio olistico, che considera il corpo umano come un sistema complesso e unitario. E i rimedi più comuni per risolvere i difetti posturali causati dai denti sono il bite e l’ortodonzia.

Denti e postura, che relazione c’è tra malocclusioni e problemi posturali?

Di questa connessione tra denti e postura si sta acquisendo sempre più consapevolezza. Non a caso, gli odontoiatri vengono coinvolti spesso in processi di riequilibrio motorio e posturale. Come detto, infatti, diversi studi hanno confermato come i problemi ai denti e al morso possono svolgere un ruolo chiave nell’insorgere di disturbi come mal di testa, mal di schiena (cervicale e lombare), difetti di postura e simili. Allo stesso modo, le malocclusioni dentali possono influenzare la vista, l’udito, anche la corretta articolazione del linguaggio. Connessioni che suggeriscono di prediligere un approccio polispecialistico nel trattamento di questa tipologia di disturbi, come avviene nel Centro polifunzionale Kìnesis, dove il paziente si trova a contatto con una pluralità di esperti che collaborano verso lo stesso obiettivo (ortodontista, osteopata, optometrista, logopedista, nutrizionista, esperto in riprogrammazione muscolare).

Le cause dei problemi di postura generati dai denti

Ma perché i denti influenza la postura (e viceversa)? Il motivo è complesso, ma può essere spiegato in modo semplice. Partiamo dalla definizione di postura, cioè l’atteggiamento statico e dinamico del corpo nei confronti dell’ambiente. In altri termini, la postura è la posizione che assumiamo quotidianamente quando stiamo fermi e quando ci muoviamo. Questo atteggiamento del corpo è il risultato di un insieme di “elementi” che, interagendo tra loro, determinano appunto la nostra posizione. I due vertici di questo insieme sono la testa e i piedi. La colonna vertebrale si trova in mezzo e trasmette i segnali che arrivano dai vari punti del corpo.

La caratteristica principale del corpo umano è, come anticipato, proprio l’interconnessione tra i vari elementi, perciò un disturbo generato in un punto si trasmette a varie parti dell’organismo. In questo senso, la mandibola occupa una posizione molto delicata e influente sull’atteggiamento generale. Infatti, l’articolazione temporo mandibolare (ATM), con i suoi muscoli molto potenti, esercita pressione direttamente sulla colonna vertebrale. Se i muscoli mandibolari non si attivano correttamente, perché le arcate dentali non si chiudono bene, finiscono per generare delle tensioni che si scaricano sulla spina dorsale.

Leggi anche: I disturbi dell’ATM

Gli effetti delle malocclusioni dentali sulla postura

Spiegato il perché i denti influiscono sulla postura, bisogna ora definire quali sono nello specifico i disturbi che si verificano con più frequenza e insistenza.

La malocclusione è sicuramente il primo dei disturbi che dalla bocca provoca squilibri posturali. Infatti, quando l’arcata dentale superiore non è perfettamente allineata all’arcata inferiore, si vengono a generare una serie di problemi relazionati alla posizione scorretta della mandibola. Tali effetti variano a seconda del tipo di malocclusione e quindi del posizionamento tra arcata dentale inferiore e superiore. La relazione occluso-posturale è infatti una delle più complesse all’interno del corpo umano. Vediamo le situazioni più comuni:

  • Il morso aperto (open bite) provoca un’incurvatura delle spalle e della testa.
  • Il morso incrociato (cross bite) comporta principalmente problemi a livello di bacino, oltra a contrazioni muscolari che coinvolgono il torace alto e le spalle.
  • Il morso profondo (deep bite) può generare l’accentuarsi da una parte di problemi di lordosi cervicale e dall’altra varie contrazioni ai muscoli del collo.

Morso aperto

Può succedere che la lingua eserciti una pressione eccessiva sui denti, spingendo così in avanti l’arcata dentale superiore. Il risultato? Molto spesso si viene a creare una beanza, per via del mancato contatto tra le due arcate. Si tratta di quella che,, in termini tecnici, viene definita come una malocclusione verticale. Spesso questo tipo di problema deriva dall’uso prolungato del ciuccio o dall’abitudine del “dito in bocca” durante l’infanzia. A livello posturale, il morso aperto (open bite) provoca l’avanzamento del baricentro corporeo, con le scapole che scivolano avanti. In questi casi, si può avvertire quindi dolore e fastidio a livello lombare.

Leggi di più sul morso aperto

Morso incrociato

Si parla di morso incrociato (cross bite) quando l’occlusione è disallineata orizzontalmente. In questa situazione, infatti, l’arcata superiore non riesce a scavalcare quella inferiore, provocando così un disallineamento che può interessare vari punti della dentatura, un solo lato della bocca oppure entrambi. Le cause del morso incrociato possono essere legate a problemi dentali, per esempio l’inclinazione di alcuni denti, oppure un ponte troppo alto che provoca una masticazione asimmetrica. In altri casi, invece, le cause possono essere di diversa entità: problemi genetici di tipo ereditario, bruxismo, postura bassa della lingua, le abitudini infantili scorrette già citate sopra, perdita di alcuni denti. Gli effetti a livello posturale sono dovuti per lo più a una conseguente alterazione della colonna vertebrale, con disallineamento del bacino e dolori muscolari, che si avvertono invece su spalle e parte alta del torace.

Leggi di più sul cross bite

Morso profondo

A differenza delle due situazioni appena descritte, il morso profondo ha prevalentemente origini legate ad anomalie scheletriche, che spesso sono poi accentuate dalla pessima abitudine (molto comune) di digrignare con forza i denti, soprattutto durante il sonno (bruxismo). Il cross bite è purtroppo uno dei problemi più frequenti nei pazienti e si manifesta quando gli incisivi superiori coprono troppo quelli inferiori, arrivando a sormontarli per più di 2 mm.  A livello orale, i sintomi si manifestano con difficoltà a masticare, deglutire, spesso anche a pronunciare le parole. Gli effetti a livello posturale sono invece diversi. Lo spostamento in avanti della testa provoca infatti una accentuazione della lordosi cervicale e diverse problematiche dovute alla contrazione dei muscoli del collo. Inoltre, poiché in presenza di questa situazione la mandibola è costretta a spostarsi indietro, molto spesso si hanno anche diversi problemi alle articolazioni mandibolari.

Leggi di più sul morso profondo

Come correggere i problemi di occlusioni dentali errate e postura: bite, ortodonzia e approccio polispecialistico

La prevenzione dei problemi posturali passa quindi anche per il benessere orale. Questo significa che visite periodiche dal dentista, una buona igiene orale e una cura adeguata dei nostri denti sono importanti anche per evitare problemi a testa e schiena. Detto ciò, come accennato sopra, non bisogna nemmeno cadere nell’errore di sovrastimare l’effetto dei denti sui problemi posturali.

In linea generale, è fondamentale prima di tutto realizzare un’approfondita visita occluso-posturale, per giungere a una diagnosi che tenga in considerazione la posizione del corpo, la masticazione, il modo di appoggiare i piedi. Senza questo approccio olistico è infatti molto complicato riuscire a individuare con precisione l’origine del malessere posturale. Vista la crescente attenzione sul tema, negli ultimi anni in ambito odontoiatrico si è sviluppata la gnatologia, una disciplina che studia specificamente l’equilibrio e le funzioni dei muscoli della masticazione, come deglutizione, masticazione e fonazione. Grazie alla visione d’insieme su cui si basa, una visita gnatologica può dare indicazioni importanti sulle relazioni tra malocclusioni e postura. Per lo stesso motivo, è importante anche promuovere un approccio polispecialistico ai difetti di postura causati dai denti. Solo facendo intervenire una pluralità di medici ed esperti, infatti si può pensare di risolvere un problema dalle molte facce e implicazioni.

Venendo specificatamente alle soluzioni odontoiatriche per la correzione delle malocclusioni, una volta individuato il problema, il dentista può scegliere di agire in diversi modi a seconda della situazione particolare. Una delle soluzioni più comuni, comunque, è l’utilizzo del bite, un apparecchio mobile da apporre tra le arcati dentali per correggere la chiusura mandibolare ed evitare così contrazioni muscolari alla bocca. Altrettanto diffuso è il ricorso all’ortodonzia, nelle sue diverse forme: apparecchi fissi, mobili o trasparenti. Infine, in altri casi più complessi e gravi, per risolvere il problema della masticazione si può arrivare anche a optare per un intervento protesico.


disturbo atm

Disturbi dell’ATM, cosa sono e come curarli

Le disfunzioni dell’ATM possono essere alla base di patologie che si accusano quotidianamente, come mal di testa, mal di denti o postura errata. Spesso, però, non ci si rende davvero conto delle origini di questi dolori. Eppure, il riconoscimento dei sintomi e una giusta diagnosi permetterebbero di approntare cure davvero risolutive, con l’intervento del dentista.

Il corpo umano è un sistema complesso e molto delicato, in cui ogni parte del corpo e ogni funzione ha strette connessioni con il resto dell’organismo. Uno degli ambiti in cui queste correlazioni emergono in modo più evidente è proprio quello della salute della bocca, dei denti e in particolare dell’articolazione temporo-mandibolare. Per quanto possa sembrare strano, infatti, problemi di postura, di vista o di udito possono avere la loro origini in quelli che si chiamano disturbi (o disfunzioni) dell’ATM, a cui questo approfondimento è dedicato. Prima di dettagliare meglio di cosa si parla, però, c’è bisogno di una premessa, per capire bene cos’è l’articolazione temporo-mandibolare.

Che cos’è l’ATM, l’articolazione temporo mandibolare: composizione e movimenti

La sigla ATM, in medicina, indica l’articolazione temporo mandibolare. Si tratta, cioè, del duplice sistema articolare (presente a destra e a sinistra del viso) che connette la mandibola al cranio e permette movimenti semplici ma fondamentali, come l’apertura e la chiusura della bocca.

Dal punto di vista anatomico, ha una struttura essenziale, composta da due ossa (mandibola e osso temporale) e da quattro legamenti (temporomandibolare, collaterale, sfenomandibolare e stilomandibolare). A questi componenti, si aggiunge poi il menisco temporo mandibolare, che è fatto di cartilagine, ha una forma leggermente allungata e si inserisce tra le due componenti ossee.

Come detto, il movimento più importante che compie l’ATM è quello che consente di aprire e chiudere la bocca. L’articolazione, però, può anche muoversi in maniera asimmetrica: avanti e indietro o sulla direttrice destra – sinistra. È quindi estremamente duttile ed efficace, ma anche fragile e delicata.

Cosa si intende per disturbi dell’ATM

Proprio perché molto sensibile, l’articolazione temporo mandibolare può andare incontro a diverse disfunzioni, non riuscendo ad assolvere pienamente e correttamente ai suoi compiti. Tali disturbi possono avere un decorso anche molto doloroso e trascinarsi per anni, colpendo la testa, le orecchie, la bocca e la schiena. Anche perché, molto spesso, vengono sottovalutati e non adeguatamente diagnosticati. Ecco perché è importante imparare a riconoscerne possibili sintomi e cause.

Leggi anche: Come lavare bene i denti

I sintomi di una disfunzione dell’articolazione temporo-mandibolare

Come identificare un disturbo ATM? Ci sono dei segnali che devono far venire sospetti? Di possibili sintomi ce ne sono diversi. Il più immediato è il dolore localizzato proprio nell’articolazione cranio mandibolare, spesso accompagnato da un tipico e fastidioso click, quando si apre la bocca. Un buon test per capire se è il caso di andare da uno specialista per degli approfondimenti è quello di aprire la bocca tenendo le mani sulle orecchie: se si avverte un rumore è bene prenotare una visita.

In molti casi, però, pure in presenza di un problema all’ATM, la mandibola non fa male. Il dolore, invece, può manifestarsi su nuca, collo e spalle, direttamente collegati al funzionamento della bocca e del complesso cranio-cervicale.

Esistono poi tutta una serie di sintomi che possono apparire lontani e indipendenti ma che invece sono spie piuttosto attendibili di una sindrome ATM. I principali sono:

Le cause delle disfunzioni ATM: ansia, stress, malocclusioni e patologie complesse

Una volta individuati i possibili sintomi, è utile anche un’analisi delle cause che possono essere all’origine dei disordini temporo mandibolari.

Cominciamo dallo stress. Spesso, infatti, l’insorgere dei disturbi ATM è dovuto a stati di ansia. Infatti, vivere “in tensione”, a causa del lavoro o della vita privata, può portare ad un acutizzarsi di atteggiamenti negativi, come il bruxismo (cioè serrare o digrignare i denti). Da queste cattive abitudini possono poi discendere i sintomi dolorosi che abbiamo visto.

Lo stress, però, non deve essere usato come un passepartout che semplifica le diagnosi, fino a renderle poco credibili. Insomma: non è sempre e comunque colpa dell’ansia e delle pressioni sociali. Spesso l’Atm funziona male per delle ragioni strutturali, che hanno a che fare con la stessa conformazione della bocca, della mandibola o dell’articolazione (come i denti storti o le malocclusioni) Eredità genetiche oppure difetti conseguenti a traumi (in cui rientrano anche gli errati interventi dentali).

In molti casi, infine, le disfunzioni dell’articolazione temporo mandibolare sono legate alla presenza di patologie complesse, come l’artrite reumatoide, la sclerosi sistemica o la gotta.

Come si curano i disturbi temporo mandibolari

Se si ha il sospetto di essere affetti da un disturbo ATM è bene recarsi tempestivamente da un medico. Trascinarsi i problemi, infatti, è il modo migliore per cronicizzarli e renderli ancora più dolorosi. Spesso si sottovalutano in maniera miope le conseguenze negative di queste disfunzioni, che possono invece provocare un netto peggioramento della qualità della vita.

Lo specialista più indicato per una visita è senza dubbio il dentista, soprattutto se esperto in gnatologia. Nei casi più evidenti, sarà sufficiente la visita per arrivare a una diagnosi certa. In altre circostanze, invece, potrebbe essere necessaria una radiografia.

La soluzione più semplice, immediata e indolore per chi ha problemi all’articolazione cranio mandibolare è senza dubbio il bite. Uno strumento essenziale, che aiuta a non digrignare i denti e rilassa i muscoli della bocca. In molti casi è sufficiente, soprattutto quando le disfunzioni dell’ATM sono conseguenza di stress o malocclusioni non particolarmente gravi. Nelle situazioni più compromesse, invece, più risultare inefficace.

Leggi anche: Il bite sportivo, migliorare le performance partendo dai denti

Il gradino terapeutico successivo è rappresentato dall’ortodonzia, ovvero riallineare i denti utilizzando un apparecchio (mobile o fisso, magari invisibile). Le casistiche più gravi, infine, richiedono un vero e proprio intervento chirurgico (fino alla sostituzione dell’intera articolazione).

Le disfunzioni temporo-mandibolari, però, sono anche il campo di elezione per l’efficace applicazione di percorsi terapeutici polispecialistici. Infatti, date le strette correlazioni esistenti tra le diverse parti del corpo umano, e visto che i disturbi dell’ATM possono essere causa e conseguenza di problemi di vario genere, una soluzione definitiva la si può trovare coinvolgendo diversi esperti: dall’ortodontista all’osteopata, dall’optometrista al logopedista, dal nutrizionista all’esperto in riprogrammazione muscolare. Affidandosi a questa visione globale della salute si andranno a riequilibrare alla radice disfunzioni che altrimenti rischierebbero di essere solo “tamponate” con soluzioni di corto respiro.

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Posizionamento del bite per denti

Guida al bite dentale, un supporto fondamentale per la salute dei denti

Il bite per denti serve a risolvere numerosi problemi legati a difetti della dentatura e del morso, come malocclusioni, bruxismo, mal di testa, mal di schiena e acufeni. Il bite dentale personalizzato, infatti, è una placchetta trasparente che si appoggia sulle arcate dentali e ne evita lo sfregamento o il contatto. In questa breve guida, vengono affrontate le domande più frequenti sull’argomento: a cosa serve, come indossarlo, perché portarlo di notte, quanto costa.

Il bite dentale, fino a qualche anno fa, era praticamente un oggetto misterioso. Pochi ne conoscevano la funzione e le potenzialità e ancora meno erano i dentisti che realizzavano bite per denti personalizzati, utili a trattare disturbi specifici. Con il tempo, però, il bite ha cominciato a riscuotere sempre più successo. Si è compreso, infatti, il suo ruolo decisivo per contrastare alcuni difetti dentali (soprattutto malocclusioni e bruxismo) e i disturbi che ne scaturiscono. Inoltre, è molto utilizzato in funzione contenitiva, dopo un percorso di ortodonzia, per evitare che denti appena raddrizzati tornino ad essere storti. Ecco perché oggi il bite dentale è ormai un oggetto molto diffuso. Proviamo a conoscerlo meglio.

Cos’è il bite dentale

Essenziale, trasparente, quasi invisibile. Dal punto di vista materiale, il bite non ha certo l’aspetto di uno strumento medico rivoluzionario. Si tratta, infatti, di una semplice mascherina in resina che si appoggia sull’arcata dentale (inferiore o superiore, a volte anche su entrambe) e impedisce che i denti si tocchino. Un rimedio apparentemente elementare ma che è in grado di cambiare, in meglio, la qualità della vita di chi lo indossa.

In odontoiatria, il bite per denti viene utilizzato per trattare diverse problematiche, come:

Esistono molti modelli di bite dentale, differenziati a seconda della patologia che devono trattare, della struttura e dell’utilizzo.

Il bite personalizzato

I più efficaci sono i bite personalizzati, ovvero quelli che vengono realizzati dal dentista, in collaborazione con un odontotecnico, sulla base di un calco della bocca del paziente, Quindi ne riproducono fedelmente il profilo, adattandosi perfettamente alle arcate e intervenendo in modo specifico sui difetti del singolo.

Il bite morbido e quello preformato

Diffusi ma meno indicati, i bite morbidi, che si modellano sui denti la prima volta che vengono inseriti, e i bite preformati, con dimensioni e caratteristiche standard.

A cosa serve il bite e quando è il caso di metterlo

Scendendo più nel dettaglio dei disturbi dentali su cui il bite può incidere positivamente, è bene analizzare meglio le tre già citate: bruxismo, malocclusioni e recidiva ortodontica.

Il bite per il bruxismo

Il bruxismo è quell’abitudine, spesso inconscia, che porta a serrare con forza la mandibola e a digrignare i denti. Una pessima abitudine che si verifica soprattutto di notte (ma non solo) e che può avere serie ripercussioni sulla salute dei denti e delle gengive. Inoltre, il bruxismo è spesso causa di mal di testa e dolori alla mascella, dovuti all’eccessiva contrazione muscolare.

Il bite per il bruxismo ha il compito di “mettersi in mezzo” e di evitare che le due arcate dentali si tocchino. In questo modo i denti non vengono a contatto e non si produce il pericoloso digrignamento. Le gengive, quindi, non risentono della pressione eccessiva e non si infiammano e la muscolatura mandibolare si rilassa.

Leggi di più sul bruxismo

Il bite per i disturbi ATM: malocclusioni dentali, riposizionamento mandibolare e difetti di postura

Un’altra patologia dentale molto diffusa è la cosiddetta malocclusione. Il termine indica genericamente un errato funzionamento del morso. In pratica, la bocca “si chiude male”. I motivi possono essere vari: denti storti, denti mancanti, spostamento della mandibola.

Le conseguenze (disturbi dell’ATM) sono piuttosto pesanti. Chi soffre di malocclusione dentale, infatti, può ritrovarsi a combattere con frequenti mal di testa e dolori mandibolari. Inoltre, i difetti del morso possono provocare problemi all’apparato respiratorio (il comune “russare”) o a quello uditivo (gli acufeni). Infine, gli effetti delle malocclusioni si riflettono anche sulla colonna vertebrale, provocando mal di schiena e difetti nella postura.

Anche in questo caso, il bite può essere un valido alleato e contribuire al riposizionamento mandibolare. Viene personalizzato sulla bocca del paziente e riesce a correggere il difetto del morso. A cascata, quindi, spariscono anche tutti gli effetti e i dolori collegati. Ecco allora che si può parlare di bite per non russare o di bite per acufeni. In realtà, si tratta di una mascherina che agisce sulla malocclusione.

È bene specificare che, di fronte a patologie del genere, può essere utile e a volte necessario, associare il bite anche ad altri trattamenti terapeutici.

Odontoiatria olistica – Scopri di più

Il bite per “raddrizzare” i denti storti

Dire che il bite può essere utilizzato per raddrizzare i denti è sbagliato. È vero, invece, che può servire per mantenerli dritti, dopo un percorso di ortodonzia, quindi per conservarne l’allineamento. Una volta che si sono ottenuti i denti dritti e sani che si è sempre sognato, bisogna saperli conservare. Il rischio della cosiddetta recidiva ortodontica, infatti, è sempre presente. I denti possono perdere la posizione acquisita e tornare storti, sia perché tendono a muoversi naturalmente, sia perché magari erroneamente stimolati dai già visti fenomeni di digrignamento.

Per evitare di aver perso soldi e tempo, si può utilizzare il bite con funzione contenitiva. La mascherina, infatti, eviterà pressioni indesiderate sulla dentatura e preserverà i risultati dell’ortondonzia.

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Come si utilizza il bite dentale: qualche consiglio

Quando si parla del bite e della sua efficacia è fondamentale sottolineare come la riuscita del trattamento dipende essenzialmente dal corretto utilizzo della mascherina. Anche nel caso di bite realizzati a regola d’arte, se utilizzati poco o male, non consentono di raggiungere il risultato voluto e sperato. Ecco una breve guida con le risposte alle tre domande principali.

Come mettere il bite sui denti?

L’applicazione del bite è una cosa davvero molto semplice. Bisogna limitarsi ad appoggiarlo sull’arcata dentale per la quale è stato creato ed esercitare una leggerissima pressione, quella necessaria per farlo “incastrare” sui denti. Da quel momento in poi, il bite non si muoverà più, a meno che non lo si forzi con la lingua o non lo si sfili con le dita.

Quando indossarlo: bite diurno e bite notturno

Le modalità di utilizzo del bite devono essere suggerite dal dentista che lo realizza, perché vanno calibrate sugli obiettivi che si intendono raggiungere, che a loro volta sono influenzati dai motivi per i quali si è scelto di ricorrere a questo strumento. In generale, però, soprattutto quando il bite è finalizzato ad arginare disturbi come il bruxismo, il suo utilizzo è consigliato soprattutto di notte, quando non si possono controllare i movimenti dei denti. In questo caso, si parla esplicitamente di bite notturni. Più rari ma comunque utilizzati sono invece i bite diurni, o quelli che devono essere indossati indistintamente sia di notte che di giorno (magari solo per alcune ore).

Quanto tempo va portato il bite?

Il bite notturno ha anche il vantaggio di poter essere portato per diverse ore consecutive senza dare fastidio. Di notte, infatti, non arreca alcun disturbo al sonno. In generale, però, per i tempi di utilizzo vale lo stesso discorso fatto per le modalità: bisogna farsi guidare dal proprio odontoiatra di riferimento. Senza dubbio, però, più ore si utilizza il bite, maggior saranno i suoi effetti.

Come mantenere pulito il bite?

Trovandosi sempre a contatto con la bocca, il bite deve essere sottoposto regolarmente ad un’attenta pulizia, altrimenti rischia di trasformarsi in un veicolo di germi e batteri. Non si tratta di una manutenzione faticosa, ma di attuare poche e semplici accortezze, utili anche per salvaguardare la trasparenza della mascherina. È necessario ricordarsi di pulire il bite ogni volta che viene tolto e riposto nella sua scatola. Basta utilizzare uno spazzolino e una soluzione liquida fatta per un terzo di collutorio e per due terzi di acqua. In alternativa, va bene anche l’uso del dentifricio. L’importante è sempre risciacquare bene.

Quanto costa fare il bite dentale

Come detto, il bite più efficace è quello personalizzato, realizzato su misura da un dentista esperto. In questo caso, predeterminare con sicurezza il costo del bite dentale non è possibile, perché sono molti i fattori che vengono in rilievo per determinare il prezzo. Infatti, così come il bite si adatta alle esigenze di chi lo indossa, così il suo costo è determinato dal lavoro necessario per realizzarlo. Diverso è il discorso per i bite preformati che possono essere acquistati in farmacia, il cui costo è di qualche decina di euro ma che non hanno lo stesso impatto.

Sei sicuro di saper lavare bene i tuoi denti? Scoprilo qui


spazzolino da denti

Spazzolino da denti, come scegliere il migliore per le proprie esigenze

Lo spazzolino da denti è lo strumento fondamentale dell’igiene orale, l’alleato immancabile di un sorriso bello e sano. Per questo motivo, scegliere lo spazzolino da denti migliore significa selezionare quello più adatto alla propria bocca e alla propria dentatura. Ed è un’operazione molto importante. Ecco alcuni consigli per farlo al meglio.

Spazzolino da denti (manuale o elettrico), dentifricio e filo interdentale. Sono questi le tre armi indispensabili dell’igiene dentale. In particolare, lo spazzolino da denti è lo strumento fondamentale, da scegliere con cura e tenere sempre a portata di mano. Brevettato ufficialmente nella seconda metà del 1800, ad opera di H.N. Wadsworth, è ormai presente nella vita di ciascuno.

Come è fatto lo spazzolino da denti e come funziona

La struttura dello spazzolino per lavare i denti è molto semplice: un manico sottile, comodo da impugnare con la mano, con una testina da cui partono delle setole, che costituiscono una vera e propria piccola spazzola.

Il suo compito è duplice:

  • rimuovere dalla superficie dei denti i residui di cibo, in modo da prevenire la formazione di tartaro e placca;
  • effettuare un’azione massaggiante sulle gengive.

Leggi come spazzolare bene i denti

Come scegliere lo spazzolino da denti: setole, testina e impugnatura

Come detto, la scelta dello spazzolino da denti è decisiva. Gli scaffali dei supermercati traboccano di spazzolini di ogni genere, con caratteristiche tecniche, colori e forme molto diversi. È sbagliato pensare che uno vale l’altro. Anzi, è vero l’esatto contrario: ad ognuno il suo, quello davvero giusto.

Le setole: morbide, medie e dure

L’ampia gamma di spazzolini da denti che si trova sul mercato dipende soprattutto dalla varietà delle setole. Molte marche famose, infatti, hanno sviluppato nel tempo modelli con lunghezze e forme particolari. La vera differenza, però, la fa il diametro delle fibre sintetiche utilizzate, da cui deriva una differente consistenza: morbide, medie, e dure.

Le setole morbide sono quelle che si adattano meglio a diversi tipi di bocca e dentatura. Risultano, infatti, molto delicate e quindi non danneggiano lo smalto e le gengive. Sono ideali, quindi, per tutti coloro che soffrono di sensibilità dentale o di problemi alle gengive, oppure per chi ha subito da poco un intervento odontoiatrico.

Dall’altra parte, le setole dure sono molto incisive nell’azione di pulizia, ma altrettanto aggressive verso gengive e denti. Perciò sono assolutamente sconsigliate per chi non ha una salute orale perfetta.

Le setole medie, infine, rappresentano una buona via di mezzo. Non a caso sono tra le più diffuse sul mercato. Anche queste, però, sono sconsigliate per chi manifesta problemi di sanguinamento delle gengive.

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setole spazzolino denti
Spazzolino da denti con una particolare struttura delle setole

Impugnatura ergonomica e grandezza della testina

Dopo le setole, l’altro elemento che incide sulla qualità dello spazzolino è la sua comodità d’uso, che dipende da due fattori: l’impugnatura e la testina.

La testina non deve essere troppo grande, perché deve permettere di arrivare fino agli ultimi denti (ad esempio quelli del giudizio) e spazzolarli facilmente. L’impugnatura, invece, deve essere ergonomica e adattarsi alla mano, in modo da rendere agevoli i movimenti. Sono molto comodi i modelli che prevedono delle applicazioni antiscivolo sul manico, che rendono ancora più salda la presa.

Quando lo spazzolino non basta, c’è la pulizia dei denti professionale

impugnatura spazzolino da denti
Spazzolino da denti con impugnatura ergonomica

Set di spazzolino elettrico

Spazzolino da denti elettrico, pro e contro di uno strumento sempre più diffuso

Lo spazzolino elettrico è ormai presente in molte case. In tanti, infatti, lo scelgono come alternativa allo spazzolino tradizionale. Una decisione intelligente, spesso indirizzata dalle opinioni positive dei dentisti su questo strumento. L’importante, però, è saper scegliere lo spazzolino elettrico adatto alle proprie esigenze e utilizzarlo con attenzione, conoscendone vantaggi e svantaggi.

Sul mercato ormai da diversi anni, lo spazzolino elettrico sta conquistando sempre più fiducia presso i consumatori, soprattutto tra quelli più attenti all’igiene orale. Dietro non c’è una moda (o almeno, non solo) ma una precisa scelta in termini di comodità ed efficacia. E sono molti i dentisti che lo consigliano, perché è un ottimo alleato per la rimozione di placca a tartaro. Come tutti gli strumenti innovativi, però, anche lo spazzolino elettrico va conosciuto bene e usato con precisione, altrimenti rischia di essere inutile, o addirittura dannoso. Inoltre, è bene approfondire pro e contro del suo utilizzo.

Come lavarsi bene i denti

Come sono fatti gli spazzolini da denti elettrici

Dal punto di vista della forma, questo tipo di spazzolino è molto simile a quello manuale. È composto dal manico, dalla testina e dalle setole. Ciò che lo differenzia è il meccanismo elettrico che muove le setole e che si trova generalmente all’interno dell’impugnatura. Questo meccanismo permette alla “testa” di ruotare rapidamente a contatto con i denti, pulendoli a fondo. Scegliere lo spazzolino giusto è molto importante. Questo vale sia per i modelli tradizionali che per quelli elettrici. Ma a quali caratteristiche bisogna dare peso? Nel caso degli spazzolini elettrici gli elementi fondamentali per guidare la scelta sono: le setole, il manico, la testina e la velocità di rotazione.

Le setole

Le setole possono essere morbide, medie o dure. Le prime risultano molto delicate con denti e gengive, quindi si adattano perfettamente alla bocca di chi ha problemi di sensibilità, infiammazione o postumi di un intervento odontoiatrico. Al contrario, invece, le setole dure sono molto efficaci nella pulizia ma piuttosto aggressive, quindi tendenzialmente poco utilizzate, a meno che non si abbia una bocca assolutamente sana. Le setole medie, infine, sono un buon compromesso, anche se sono comunque da sconsigliare in presenza di gengivite o se si verificano dei sanguinamenti.

La testina e l’impugnatura

Nel selezionare la testina, invece, bisogna fare attenzione alla forma e alla grandezza, che devono essere tali da permettere un movimento agevole nella bocca. Solo così lo spazzolino elettrico potrò raggiungere facilmente tutti i denti e fare il suo dovere. Anche per il manico valgono considerazioni simili: la forma non conta, è importante che sia maneggevole, magari provvisto di una superficie antiscivolo.

La rotazione

Fin qui, però, le caratteristiche che devono guidare nella scelta di uno spazzolino elettrico sono le stesse di un modello tradizionale. La vera differenza, invece, la fa il sistema di rotazione e soprattutto la sua velocità. Negli spazzolini più economici, la velocità della testina si attesta intorno alle 4500 oscillazioni al minuto. Nei modelli più costosi, invece, può arrivare fino a 9000 oscillazioni al minuto. Ad una rapidità maggiore corrisponde una migliore pulizia ma anche maggiori rischi di danneggiamento di smalto e gengive. Un rischio che in molti spazzolini viene parzialmente ovviato dalla presenza nell’impugnatura di un sensore di pressione, che avverte se si sta spingendo troppo.

Come pulire lo spazzolino da denti

Vantaggi e svantaggi dello spazzolino elettrico, i consigli e le opinioni dei dentisti

Il vantaggio principale dello spazzolino elettrico è la sua efficacia nel garantire la pulizia dei denti e la protezione dalle carie, grazie alla puntuale rimozione di placca e tartaro. Ed è questa anche la ragione per cui molti dentisti guardano favorevolmente a questo strumento, ne hanno opinioni positive e lo consigliano ai propri pazienti. D’altra parte, questa tipologia di spazzolino facilita anche l’igiene orale a tutte quelle persone che non riescono ad acquisire la giusta manualità con lo spazzolino tradizionale.

Allo stesso tempo, però, bisogna sottolineare che l’efficacia dello spazzolino elettrico è strettamente correlata al suo uso corretto. Se non si impara la tecnica adeguata, il risultato è esattamente l’opposto: denti poco puliti, gengive infiammate e forte rischio carie. Un altro potenziale svantaggio dello spazzolino da denti elettrico, sempre conseguente ad un suo uso non corretto, è il rischio di esercitare un’eccessiva pressione su denti e gengive finendo per danneggiarli. Per questo motivo, è sempre bene lasciarsi guidare da un dentista di fiducia, facendosi consigliare sia lo spazzolino elettrico più27 adatto sia la migliore tecnica di spazzolamento.

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Apparecchio trasparente su bocca finta

Invisalign, l’apparecchio trasparente per denti perfetti

L’apparecchio trasparente e mobile (tipo Invisalign) permette di raddrizzare i denti storti, risolvere casi di molocclusione e ottenere un sorriso perfetto, senza l’imbarazzo di fastidiosi fili di metallo in bocca. Per questo motivo, l’ortodonzia trasparente con metodo invisalign è molto diffusa soprattutto tra gli adulti, ai quali consente di correggere i difetti di estetica dentale rapidamente, senza problemi e ad un costo non proibitivo. In questa breve guida, tutte le informazioni essenziali e le risposte alle domande più frequenti.

L’apparecchio trasparente mobile (comunemente conosciuto come Invisalign) è una delle soluzioni di odontoiatria estetica e di ortodonzia mininvasiva più amate e apprezzate, soprattutto dagli adulti. Chi vuole raddrizzare i propri denti e regalarsi un sorriso perfetto, infatti, spesso si scontra con l’avversione per i tradizionali apparecchi fissi, che impongono antiestetici elementi in ferro, molto visibili e altrettanto fastidiosi. D’altronde, passata la fase adolescenziale, chi mai vorrebbe farsi vedere in giro con la dentatura intrappolata in una gabbia metallica?

Le soluzioni di ortodonzia per adulti

Invisalign, cos’è e come funziona l’apparecchio mininvasivo

Per fortuna, Invisalign elimina il problema alla radice, perché non si nota, visto che è costituito da due mascherine trasparenti, personalizzate e rimovibili, che si adattano perfettamente alle arcate dentali. Il procedimento che porta alla creazione di Invisalign è piuttosto semplice. Durante la prima seduta, il dentista acquisisce l’impronta della bocca del paziente, con uno specifico scanner 3D. Questo consente di realizzare immediatamente una simulazione tridimensionale del risultato finale che si andrà ad ottenere grazie ad Invisalign. Sulla base di questa “fotografia” vengono poi realizzate le mascherine su misura (aligner), che periodicamente vanno cambiate, per adattarle ai progressi. È bene precisare che gli aligner sono rimovibili, ma vanno comunque portati per molte ore (come si vedrà più avanti).

Leggi di più sugli apparecchi per denti

A seconda del tipo di intervento necessario e dell’età del paziente, esistono diverse tipologie di trattamento:

  • Invisalign Full, per affrontare i casi di affollamento e malocclusioni più gravi;
  • Invisalign Lite, per le casistiche più lievi (piccoli movimenti);
  • Invisalign Teen, pensato appositamente per i bambini e per gli adolescenti.

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I risultati dell’apparecchio trasparente: quali difetti si possono correggere

L’estetica impeccabile non è l’unico pregio capace di spiegare il successo dell’apparecchio trasparente. Il vero valore aggiunto sta nei risultati, che sono rapidi e molto soddisfacenti. Sono tante le problematiche dentali che possono essere risolte con Invisalign. A patto che dietro ci sia un dentista esperto e competente.

In particolare, questa soluzione di ortodonzia può essere utile per affrontare casi di:

Prima e dopo con Invisalign (le foto)

Quanto costa un apparecchio Invisalign

Sul prezzo di un trattamento effettuato con l’apparecchio trasparente Invisalign ci sono vere e proprie leggende metropolitane. Il fatto che sia una soluzione estetica di gran pregio e che molti vip la scelgano per sistemare il sorriso fa pensare che abbia un costo proibitivo. In realtà non è affatto così.

L’ortodonzia realizzata con le mascherine invisibili costa più o meno come quella tradizionale. Allo stesso modo, quindi, non è possibile parlare di prezzi in modo generico, ma è necessario realizzare un preventivo su misura, che tenga conto in maniera precisa delle problematiche su cui si deve intervenire.

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Tutto quello che c’è da sapere su Invisalign

Facendo una rapida ricerca su Google, ci si rende conto che l’apparecchio Invisalign rappresenta un argomento molto discusso. Tantissime persone sono interessate e navigano online alla ricerca di informazioni più precise, per farsi un’idea su cosa comporti questo trattamento. Qui di seguito sono raccolte le domande più frequenti e le relative risposte. Questo è davvero tutto quello che c’è da sapere su questi innovativi apparecchi per denti.

Quante ore bisogna portarlo?

Solitamente si raccomanda di tenerlo in bocca almeno 22 ore al giorno. Essendo completamente invisibile, non crea problemi nella vita sociale e quotidiana, quindi ci si può limitare a rimuoverlo solo quando si deve mangiare.

Quanto dura il trattamento?

Dipende dal difetto che si deve correggere e da quanto si è ligi al dovere (vedi domanda precedente). In linea di massima, però, non si superano i 3 mesi.

Durante il trattamento si accusa dolore?

No, nessun dolore. Solo una sensazione di pressione e di leggero fastidio, durante i primi giorni, dovuta all’assestamento dei denti che cominciano a muoversi.

Si accusano problemi nel parlare e nel pronunciare le parole?

Solo nei primissimi momenti dopo che lo si è indossato. Basta dare il tempo a lingua e palato di reagire e adattarsi e ogni fastidio scompare.

Come si tolgono e come si mettono le mascherine?

Niente di più semplice, si sfilano con naturalezza, perché non hanno agganci particolari.

Cosa posso mangiare?

Assolutamente nulla. Neanche una mollica. Quando si deve mangiare, le mascherine vanno sfilate. Soprattutto nei primi giorni, è consigliabile rimuoverle almeno 10 minuti prima del pasto, per lasciare il tempo ai denti di abituarsi alla “libertà”.

Cosa posso bere?

Le mascherine consentono tranquillamente di bere, però è meglio evitare bevande colorate, come il caffè o il vino rosso, o molto zuccherate, come tutte le bibite gassate. In quei casi è consigliabile sfilare l’apparecchio e poi rimetterlo.

Come si puliscono le mascherine?

Proprio come i denti, spazzolino e dentifricio. Bisogna spazzolare sia l’interno che l’esterno, ogni volta che si toglie e rimette.

Scopri di più anche sulle faccette dentali estetiche

 


Sindrome di Costen, che cos’è e come curarla 

La sindrome di Costen è un’infiammazione delle articolazioni che, tra le altre cose, svolgono la funzione della masticazione. I sintomi più comuni sono forti dolori all’orecchio, che si estende alla testa e al collo. Una diagnosi corretta del problema è il primo fondamentale passo per stabilire la corretta terapia e risolvere un problema molto fastidioso. Vediamo insieme come farlo.

La Sindrome di Costen, un’infiammazione articolare

Negli anni ’30, il Dottor Costen, un famoso medico statunitense, si accorge che diversi pazienti affetti da varie problematiche all’articolazione temporo-mandibolare (ATM), ovvero all’insieme dei muscoli della masticazione, riscontrano anche disturbi all’orecchio. James Bray Costen comincia così a sviluppare la tesi che proprio l’infiammazione dell’ATM sia all’origine dei dolori all’orecchio, ma anche di cefalea, cervicalgia e altre problematiche collegate all’insieme dell’apparato masticatore.

Da qui nasce il termine “Sindrome di Costen” per segnalare la patologia che può essere indicata anche come “Sindrome dell’ATM” o “Sindrome dolorosa mio-facciale”. Poiché quella temporo-mandibolare è un’articolazione molto attiva (si mette in funzione quando si mastica, ma pure quando si parla), la Sindrome di Costen, oltre ad essere molto comune è anche molto dolorosa. Ci sono comunque diverse terapie che consentono di risolvere il problema in maniera efficace.

I sintomi della Sindrome di Costen

Il primo passo consiste ovviamente nel riconoscere la patologia e, quindi, nella diagnosi corretta del problema. Proprio per questo è fondamentale conoscere i sintomi della Sindrome di Costen.

In linea generale, la percezione è quella di un forte dolore all’orecchio, di un ronzio che si avverte quando si mastica e, in alcuni casi, quando si parla. Il dolore può essere di varia intensità, si può arrivare persino a fare fatica quando si mangia e si deglutisce. Inoltre, possono anche insorgere acufeni e vertigini.

Inoltre, il dolore può facilmente passare dall’orecchio al cranio, fino a prendere tutto il collo. Infatti, l’ATM è un’articolazione molto complessa che è posizionata in un punto nevralgico all’interno della catena muscolare che congiunge la testa ai piedi. Una problematica riscontrata in questo punto può quindi trasformarsi in dolore su altre parti del corpo. Può essere utile quindi indicare i sintomi più comuni, oltre a quelli già menzionati, che vanno al di là del dolore all’orecchio e che possono essere confusi con patologie differenti:

  • cervicalgia;
  • stanchezza cronica;
  • irritabilità;
  • insonnia;
  • cefalea;
  • problemi di postura.

Le cause più comuni della Sindrome dell'ATM

Come illustrato sopra, l’origine della Sindrome di Costen è un’infiammazione all’articolazione temporo-mandibolare. Le cause che provocano questa infiammazione, però, possono essere diverse.

Le più comuni sono sicuramente dovute a traumi legati a una malocclusione dentaria, che a sua volta deriva spesso da denti mancanti o da protesi dentali impiantate male. Un altro fattore molto ricorrente è il bruxismo; molto spesso l’abitudine a digrignare i denti con forza durante il sonno comporta infiammazioni all’ATM. Infine, vanno citate anche alcune disfunzioni ormonali come possibile causa del problema.

Come diagnosticare un problema temporo mandibolare

La corretta diagnosi della Sindrome di Costen, che può essere realizzata da un dentista esperto in gnatologia, può richiedere di sottoporre il paziente a una Tac, una risonanza magnetica o a una radiografia. Avere una visione chiara e precisa della situazione è un requisito fondamentale per una cura efficace.

Come si può curare la Sindrome di Costen

Le terapie per risolvere la Sindrome di Costen sono molto varie, cambiano in maniera significativa a seconda dell’origine del problema. Molto spesso, si prescrivono alcuni antinfiammatori, ansiolitici, miorilassanti o esercizi per l’articolazione temporo-mandibolare. Lo stress è un fattore molto importante per il bruxismo e l’obiettivo di queste terapie è sempre quello di ridurre al massimo la pressione sull’ATM, evitando quindi il perdurare dell’infiammazione.

Nel caso in cui risulta evidente che il problema deriva da una malocclusione dentaria, invece, è fondamentale il ruolo del dentista. In ortodonzia, le soluzioni adottate con più frequenza sono:

  • l’utilizzo del “bite”, un dispositivo mobile che serve a impedire il digrignamento notturno dei denti;
  • la rimozione e correzione di eventuali protesi dentali sistemate in maniera sbagliata.

Inoltre, negli ultimi anni si sta utilizzando sempre di più una nuova tecnica terapeutica, il laser a diodi, che consente di ridurre il dolore mediante la fotobiostimolazione sulle articolazioni.

Infine, nelle situazioni più complicate, ad esempio quando il problema è dovuto a una malformazione, per risolvere il problema può essere necessario anche il ricorso a un intervento chirurgico maxillo-facciale.

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Sorriso e comunicazione non verbale, il segreto del successo nella vita privata e sul lavoro

Ormai da diversi anni, la comunicazione non verbale è al centro di studi psicologici di varia natura, che ne raccontano gli evidenti impatti in molti aspetti della vita: dalle relazioni interpersonali ai colloqui di lavoro. Il sorriso fa parte del gioco. Anzi, ricopre un ruolo fondamentale, visto il suo stretto legame con l’autostima. Chi sorride risulta più sicuro e affidabile e può avere una carta in più da giocarsi, oltre le parole e i gesti.

Avere una bocca sana è soprattutto una questione di benessere fisico, questo è certo. Ma è altrettanto insindacabile che un bel sorriso rilevi per la sua dimensione estetica e rappresenti una carta in più nelle relazioni sociali di qualsiasi tipo. D’altronde, il sorriso fa parte del viso, il biglietto da visita con cui ognuno si presenta, probabilmente la parte più “esposta” del nostro corpo. Prendersi cura della propria bocca e della propria dentatura, quindi, significa avere a cuore la qualità della propria vita, sia dal punto di vista fisico che psicologico.

Un sorriso per l’autostima 

Il sorriso, infatti, è uno straordinario motore per l’autostima. Viceversa, vergognarsi dei propri denti porta ad atteggiamenti di chiusura e di insicurezza. Spesso la molla che spinge a recarsi dal proprio dentista per richiedere un intervento di odontoiatria estetica è proprio la volontà di superare queste difficoltà, di tornare a sorridere e non continuare a “nascondersi”. Fortunatamente, negli anni, l’estetica dentale ha fatto passi da gigante e oggi permette di risolvere praticamente qualsiasi difetto di bocca e denti. La bellezza di un sorriso si valuta sulla base di tre fattori: forma e proporzione dei denti, la loro posizione e il loro colore. Sulla forma e sulle proporzioni, ad esempio, si può intervenire agevolmente con le faccette dentali. Per la posizione, invece, ci sono tutti i rimedi di ortodonzia, ormai più che discreti: apparecchi linguali e apparecchi trasparenti. Infine, per il colore, c’è la possibilità di procedere a periodici sbiancamenti oppure di intervenire in modo più strutturale sempre con le faccette. Non si tratta di stravolgersi, si tratta di migliorarsi.

Leggi tutti gli approfondimenti sull'estetica dentale

Sorriso e affidabilità

Una volta conquistato il sorriso desiderato, si guarda a sé stessi con occhi diversi e si diventa più sicuri verso l’esterno. Questa modifica della percezione che si ha di sé porta, come naturale conseguenza, anche a un cambiamento dello “sguardo” degli altri. È stato provato attraverso vari studi: una persona che sorride in maniera naturale e spontanea, senza forzatura, trasmette una sensazione di competenza e affidabilità. Caratteristiche che possono trasformarsi in un vantaggio nelle relazioni con le persone, anche a carattere lavorativo. Basta pensare a quanto è importante infondere fiducia per chi svolge un’attività a contatto con il pubblico, magari perché opera nel commercio.

Il valore del sorriso in un colloquio di lavoro

Rimanendo nell’ambito professionale, è innegabile che uno degli ambiti maggiormente studiati da chi si occupa di comunicazione non verbale è quello dei colloqui di lavoro. Il candidato che si presenta davanti a un selezionatore sa che trasmetterà molto più di ciò che dirà con la voce. Secondo alcuni studi, più del 50% della riuscita positiva di un colloquio si gioca al di fuori delle parole. A parlare, infatti, sarà anche tutto il suo corpo: mani, postura, occhi e, ovviamente, la bocca. Ecco perché bisogna imparare a gestire bene il proprio sorriso, per non correre il rischio di tradire emozioni opposte a quelle con consentono di fare bella figura, come superficialità o nervosismo.

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