spazio tra i denti incisivi

Diastema, come correggere lo spazio tra i denti davanti

Hai i denti frontali troppo distanti tra di loro e non ti piacciono? Si tratta di diastema ed è un problema piuttosto comune, che riguarda soprattutto gli incisivi superiori. Per risolverlo si può ricorrere all’ortodonzia (anche con apparecchio per denti invisibile) o all’applicazione di faccette dentali. Ma c’è anche chi sceglie di tenersi questo piccolo difetto del sorriso e farne un cavallo di battaglia, come molte star (Madonna su tutte).

Bambino sorridente con diastema

Cos’è il diastema e quali conseguenze ha sulla bocca

Cominciamo dal principio. Cos’è il diastema? Semplicemente si tratta di due denti separati da uno spazio innaturale ed eccessivo. Questa è la definizione corretta e precisa. Una “fessura”, una piccola “finestra”, nel gergo più comune. A chi non è mai capitato di conoscere una persona con gli incisivi troppo distanti? Alcuni lo portano con leggerezza (come molte star dello spettacolo), altri, invece, lo sopportano poco.

Il diastema, infatti, è essenzialmente un problema estetico. Solo in condizioni particolari può trasformarsi in una vera patologia. È il caso, ad esempio, dei bambini. In tenera età, infatti, la presenza di troppo spazio tra i denti può generare difetti nella pronuncia delle parole. Da adulti, una delle conseguenze del diastema può essere una sollecitazione eccessiva delle gengive, con rischio di gengivite.

Il diastema delle star

Come detto, molte star hanno incisivi separati e li portano con stile (foto). Qualche nome di vip con diastema? C’è la già citata Madonna, ma la regina del pop americana è in buona compagnia: Brigitte Bardot, Eddie Murphy, Arnol Shwarzenegger, Ronaldo (che ha scelto di correggerlo), Elton John e molti altri. E tra gli italiani, spiccano i nomi di Ornella Muti e Laura Pausini.

(l'articolo prosegue dopo l'immagine)

Le cause della “fessura” tra i denti

Ma da cosa è causato il diastema? Il motivo principale è legato ad un rapporto squilibrato tra grandezza dei denti e lunghezza della mascella. Denti troppo piccoli su una mascella assai lunga finiscono per essere molto distanti l’uno dall’altro. Il problema esattamente opposto a quello dell’affollamento dentale.

In altri casi è un frenulo gengivale (il lembo che collega labbra e gengive) ad essere troppo lungo e proteso verso il basso, così da distanziare i denti.

Altre possibili cause, infine, sono le cisti dentali o alcune brutte abitudini che si hanno da bambini, come quella di succhiarsi il pollice.

apparecchio trasparente per diastema

Come eliminare lo spazio tra i denti

Per sistemare il diastema e far sparire lo spazio tra i denti, ci sono diverse soluzioni, tutte legate all’odontoiatria estetica. Il rimedio più comune, soprattutto quando si interviene su bocche giovani e ancora in formazione, è l’ortodonzia. Molto efficace è anche il ricorso alle faccette dentali estetiche. Infine, è possibile ricorrere anche a interventi più drastici, come le corone (soprattutto se i denti sono malati) o gli impianti.

Correggere il diastema con l’apparecchio

L’ortodonzia può essere un rimedio efficace contro denti troppo distanti. Molto applicata con i ragazzi, che hanno dentature ancora in fase di sviluppo, può però essere utilizzata anche con glia adulti. Le tecniche, ovviamente, sono diverse e dipendono dalla situazione della bocca del paziente. In alcuni casi si rende necessario un apparecchio fisso, in altri è sufficiente quello mobile per riacquistare un sorriso perfetto. È molto diffuso anche l’uso di Invisalign, l’apparecchio per denti trasparente.

Scopri di più su Invisalign

Correggere il diastema con le faccette in ceramica

Un altro metodo di correzione del diastema molto incisivo e sempre più diffuso è quello che prevede l’applicazione delle faccette estetiche, solitamente in ceramica. Il dente viene ricoperto esternamente da una placchetta che ne modifica forma e grandezza, rispettandone in pieno il colore. Il risultato è assolutamente naturale e invisibile.

Tutto quello che vuoi sapere sulle faccette estetiche

Capsule e impianti, i rimedi più drastici

In chiusura, vale la pena menzionare altri due possibili metodi di correzione del diastema, meno usati perché molto invasivi: la corona (capsula) e l’impianto. La prima soluzione, limitata ai casi in cui ci siano carie o altre patologie, prevede l’otturazione (o la devitalizzazione) del dente e suo successivo incapsulamento. Negli impianti, invece, il dente viene radicalmente rimosso e sostituito con una protesi.

Leggi di più sugli impianti a carico immediato


Capsula sul dente

Capsula dentale, cos’è e quando serve 

La capsula dentale, tecnicamente detta corona protesica, è una soluzione conservativa per proteggere i denti deteriorati da traumi o patologie. Le capsule per denti sono realizzate in ceramica e applicate mediante la cosiddetta procedura di incapsulamento. In questo articolo, vengono approfondite le caratteristiche delle capsule, il procedimento e soprattutto le cure necessarie per un dente incapsulato.

La capsula dentale, che in gergo tecnico odontoiatrico si chiama corona protesica, è una delle soluzioni più utilizzate quando si tratta di ripristinare e proteggere un dente curato o danneggiato da traumi. Un esempio su tutti: la capsula su un dente devitalizzato. La sua diffusione e la sua importanza, nel corso degli anni, l’hanno messa al centro di importanti innovazioni. Oggi tra capsula e dente vero è praticamente impossibile cogliere la differenza. Questo perché i materiali utilizzati così come le tecniche di incapsulamento sono migliorati in modo esponenziale.

Ecco perché la capsula dentale merita un approfondimento in cui si spieghi bene cos’è, come è fatta, come e quando si usa, quanto costa, quanto dura e di che tipo di manutenzione ha bisogno un dente incapsulato.

Cos’è una capsula dentale: definizione, tipologie e utilizzo

In termini molto semplici e puntando a una definizione essenziale, si può affermare che

la capsula dentale altro non è che una corona artificiale (la corona naturale altro non è che la parte visibile del dente).

La forma, la dimensione e il colore, quindi, sono identici a quelli di un dente vero, per poter garantire un sorrriso “senza ombre”.

A seconda del materiale di cui è composta, la capsula può essere di diversi tipi:

  • ceramica - metallo: l'involucro esterno, quello visibile, è in ceramica, sostenuto internamente da un anima in metallo;
  • composito - metallo: l'anima è sempre in metallo, mentre la parte esterna è realizzata in composito, come alternativa alla ceramica;
  • ceramica: non prevede nessuna presenza di metallo, questo la rende più efficace esteticamente e le permette di sposare un approccio metal free.

Niente metallo in bocca, ecco perché scegliere un dentista metal free

Dente e capsula

A cosa serve una corona dentale

L’incapsulamento, cioè l’applicazione della capsula dentale, rientra in un’ottica di odontoiatria conservativa, cioè un approccio che predilige valorizzare e mantenere ciò che c’è (i denti naturali, anche se curati), ricorrendo all’estrazione e all’impianto solo in casi estremi.

Quindi si utilizza l’incapsulamento in presenza di denti gravemente danneggiati (magari da una carie o da una pulpite), fratturati o con smalto rovinato. Si ricorre alla capsula anche a seguito di una devitalizzazione. Può essere utile una capsula anche per ricoprire un impianto dentale.

Come avviene l’incapsulamento del dente

L’inserimento di una capsula (incapsulamento) a protezione di un dente malmesso non è un’operazione particolarmente complessa. Serve, però, più di una seduta per completarla, perché è necessario dare tempo all’odontotecnico di creare la capsula, su indicazione dell’odontoiatra.

Le fasi principali dell’operazione sono:

  • Rimozione della corona: viene asportata la parte più esterna del dente danneggiato, per creare posto alla protesi;
  • Acquisizione del calco della bocca attraverso un’impronta dentale, per capire forma e dimensione della capsula;
  • Inserimento di una capsula provvisoria;
  • Creazione della nuova capsula e test direttamente nella bocca del paziente;
  • Cementazione, è la fase finale, possibile quando il precedente test è andato a buon fine.

Durata e manutenzione del dente incapsulato 

Quanto dura una capsula dentale? La risposta corretta è: dipende dalla cura che si presta al dente incapsulato. La corna protesica, infatti, è molto simile a un dente normale e come tale va trattata. Fondamentale, quindi, è l’igiene orale: lavare i denti regolarmente, tutti i giorni, passare il filo interdentale e sottoporsi a periodiche sedute di pulizia professionale con un igienista.

Rispetto ai denti naturali, poi, la capsula tende ad essere più rigida, quindi è soggetta più facilmente a traumi. Meglio stare attenti, quindi, quando si masticano cibi duri.


disturbo atm

Disturbi dell’ATM, prendersi cura dell’articolazione temporo mandibolare 

Disturbi dell’ATM, prendersi cura dell’articolazione temporo mandibolare

Le disfunzioni dell’ATM possono essere alla base di patologie che si accusano quotidianamente, come mal di testa, mal di denti o postura errata. Spesso, però, non ci si rende davvero conto delle origini di questi dolori. Eppure, il riconoscimento dei sintomi e una giusta diagnosi permetterebbero di approntare cure davvero risolutive, con l’intervento del dentista.

Atm

La sigla ATM, in medicina, indica l’articolazione temporo mandibolare. Si tratta, cioè, del duplice sistema articolare (presente a destra e a sinistra del viso) che connette la mandibola al cranio e permette movimenti semplici ma fondamentali, come l’apertura e la chiusura della bocca (i dettagli li trovi qui). Visto il suo ruolo e la sua complessità, l'articolazione temporo-mandibolare può manifestare diversi problemi nel tempo, che vanno sotto la generica dizione di disturbi dell'ATM.

I disturbi ATM, dalla bocca lunga tutto il corpo

Proprio perché molto sensibile, l’articolazione temporo mandibolare può andare incontro a diverse disfunzioni. Disturbi che spesso hanno un decorso anche molto doloroso e che possono trascinarsi per anni, colpendo la testa, le orecchie, la bocca e la schiena. Anche perché, molto spesso, vengono sottovalutati e non adeguatamente diagnosticati. Ecco perché è importante imparare a riconoscerne possibili sintomi e cause.

Disfunzione ATM: i sintomi

Come identificare un disturbo ATM? Ci sono dei segnali che devono far venire sospetti? Di possibili sintomi ce ne sono diversi. Il più immediato è il dolore localizzato proprio nell’articolazione cranio mandibolare, spesso accompagnato da un tipico e fastidioso click, quando si apre la bocca. Un buon test per capire se è il caso di andare da uno specialista per degli approfondimenti è quello di aprire la bocca tenendo le mani sulle orecchie: se si avverte un rumore è bene prenotare una visita.

In molti casi, però, pure in presenza di un problema all’ATM, la mandibola non fa male. Il dolore, invece, può manifestarsi su nuca, collo e spalle, direttamente collegati al funzionamento della bocca e del complesso cranio-cervicale.

Esistono poi tutta una serie di sintomi che possono apparire lontani e indipendenti ma che invece sono spie piuttosto attendibili di una sindrome ATM. I principali sono:

Le cause delle disfunzioni ATM: ansia, stress, malocclusioni e patologie complesse

Una volta individuati i possibili sintomi, è utile anche un’analisi delle cause che possono essere all’origine dei disordini temporo mandibolari.

Cominciamo dallo stress. Spesso, infatti, l’insorgere dei disturbi ATM è dovuto a stati di ansia. Infatti, vivere “in tensione”, a causa del lavoro o della vita privata, può portare ad un acutizzarsi di atteggiamenti negativi, come il bruxismo (cioè serrare o digrignare i denti). Da queste cattive abitudini possono poi discendere i sintomi dolorosi che abbiamo visto.

Lo stress, però, non deve essere usato come un passepartout che semplifica le diagnosi, fino a renderle poco credibili. Insomma: non è sempre e comunque colpa dell’ansia e delle pressioni sociali. Spesso l’Atm funziona male per delle ragioni strutturali, che hanno a che fare con la stessa conformazione della bocca, della mandibola o dell’articolazione (come i denti storti o le malocclusioni) Eredità genetiche oppure difetti conseguenti a traumi (in cui rientrano anche gli errati interventi dentali).

In molti casi, infine, le disfunzioni dell’articolazione temporo mandibolare sono legate alla presenza di patologie complesse, come l’artrite reumatoide, la sclerosi sistemica o la gotta.

bite odontoiatrico

Come si curano i disturbi temporo mandibolari 

A chi rivolgersi 

Se si ha il sospetto di essere affetti da un disturbo ATM è bene recarsi tempestivamente da un medico. Trascinarsi i problemi, infatti, è il modo migliore per cronicizzarli e renderli ancora più dolorosi. Spesso si sottovalutano in maniera miope le conseguenze negative di queste disfunzioni, che possono invece provocare un netto peggioramento della qualità della vita.

Lo specialista più indicato per una visita è senza dubbio il dentista, soprattutto se esperto in gnatologia. Nei casi più evidenti, sarà sufficiente la visita per arrivare a una diagnosi certa. In altre circostanze, invece, potrebbe essere necessaria una radiografia.

I possibili trattamenti: bite, ortodonzia e chirurgia 

La soluzione più semplice, immediata e indolore per chi ha problemi all’articolazione cranio mandibolare è senza dubbio il bite. Uno strumento essenziale, che aiuta a non digrignare i denti e rilassa i muscoli della bocca. In molti casi è sufficiente, soprattutto quando le disfunzioni dell’ATM sono conseguenza di stress o malocclusioni non particolarmente gravi. Nelle situazioni più compromesse, invece, più risultare inefficace.

Leggi anche: Il bite sportivo, migliorare le performance partendo dai denti

Il gradino terapeutico successivo è rappresentato dall’ortodonzia, ovvero riallineare i denti utilizzando un apparecchio (mobile o fisso, magari invisibile). Le casistiche più gravi, infine, richiedono un vero e proprio intervento chirurgico (fino alla sostituzione dell’intera articolazione).

Servizi di ortodonzia e ortodonzia trasparente


curare-le-carie

La carie dentale, il nemico numero uno del sorriso

I denti cariati sono un vero incubo per chi tiene alla salute e alla bellezza del proprio sorriso. La carie dentale, infatti, è una delle patologie più diffuse a livello mondiale e quando si manifesta nelle sue forme più acute può causare dolori molto forti. Una questione estetica, quindi, ma anche di benessere fisico. Ecco perché è importante conoscere bene questo “nemico” per imparare a prevenirlo e contrastarlo. In questo articolo si analizzano tutti gli aspetti dei denti cariati: cause, sintomi e possibili cure.

carie

Può causare dolori molto forti e rovinare sia la funzionalità che l’estetica dei denti. La carie è, a tutti gli effetti, uno dei peggiori nemici del sorriso e della salute orale. Purtroppo, quasi tutti, nel corso della vita, siamo costretti a farci i conti, prima o poi. Per evitarla o contrastarla, quindi, è bene conoscerla.

Carie dentale, cos’è e quali sono le cause

Partiamo dalla definizione. La carie rientra nella categoria delle infezioni dentali. Più nello specifico, è una malattia degenerativa che colpisce i tessuti duri del dente. In una prima fase aggredisce lo smalto e poi la dentina. Se non viene fermata in tempo, però, la carie può raggiungere anche la polpa dentaria e da lì degenerare in altre patologie: pulpite, ascesso, cisti, granuloma, gengivite e piorrea.

Le diverse tipologie di carie: superficiale, cavitata, radicolare e su denti da latte

Finché l’azione distruttiva dei batteri si ferma allo smalto, si parla di carie superficiale, praticamente asintomatica. Quando invece l’aggressione tocca la dentina, magari distruggendola completamente, ci si trova di fronte ad una più grave e dolorosa carie cavitata.

Diverso, invece, è il caso della carie radicolare, così chiamata perché si manifesta vicino alla radice del dente, in prossimità della gengiva, spesso causando una recessione della stessa.

Un discorso a parte lo meritano le carie che si sviluppano durante l’infanzia. Il fatto che i denti dei bambini (quelli da latte) siano destinati a cadere induce molti genitori in errore facendogli trascurare la necessità di curarle. Invece, di fronte a dentini cariati è importante andare quanto prima del dentista. Il perché è possibile leggerlo in questo articolo dedicato.

Le cause dei denti cariati

Ma da cosa (o da chi) è causata una carie? I principali responsabili denti cariati sono i batteri che popolano il cavo orale. Si tratta di microrganismi che si trovano naturalmente nella bocca umana e che, in condizioni normali, non provocano alcun danno.

I problemi sorgono quando questi batteri si annidano nella placca e vengono messi in condizione di nutrirsi di residui di alimenti, rimasti attaccati ai denti o negli spazi interdentali. Mangiando tali zuccheri, infatti, liberano lattato, una sostanza particolarmente acida che riesce ad intaccare lo smalto dei denti. È così che si crea un varco che consente ai batteri di penetrare dentro il dente, aggredendo prima la dentina, che è più “debole” dello smalto perché composta da una maggiore percentuale di tessuto organico, e poi la polpa.

prevenzione-carie

I fattori di rischio e l’importanza della prevenzione

Come detto, gli agenti che materialmente provocano la carie sono i batteri. Dare a loro tutta la colpa, però, è sbagliato. I denti cariati, purtroppo, sono frutto di un insieme di cause differenti. Per questo motivo, risultando difficile controllarle tutte, l’arma più efficace per non avere denti cariati è la prevenzione, ovvero una cura attenta dell’igiene orale.

Come lavare bene i denti

Vediamo quali sono i principali fattori di rischio che possono facilitare il formarsi delle carie sui denti.

Struttura genetica dei denti. La carie, come moltissime patologie umane, può essere incentivata da fattori genetici. Nello specifico, particolari caratteristiche dello smalto e della dentina possono renderli più facilmente attaccabili e più soggetti alle aggressioni batteriche.

Come rinforzare lo smalto dei denti

Conformazione della bocca e della dentatura. Denti storti o molto spaziati tra di loro possono essere tra le concause delle carie dentali. I residui di cibo, che alimentano l’azione batterica, posso depositarsi più agevolmente e sfuggire al passaggio dello spazzolino.

Caratteristiche della saliva. Visto che l’insorgenza delle carie è strettamente legata al livello di acidità della bocca, la saliva gioca un ruolo da protagonista. Infatti, è suo il compito di mantenere un corretto equilibrio del ph orale, oltre a svolgere una funzione immunitaria. Quindi, se la produzione di saliva si abbassa o questa diventa più acida, le carie trovano terreno fertile per attecchire.

Presenza di placca dentale. La placca è il luogo che fornisce ospitalità e nutrimento ai batteri. Ecco perché è direttamente implicata nelle carie ai denti. Si conferma, quindi, l’importanza di una buona igiene orale, che la rimuova completamente e con attenzione.

Cattive abitudini alimentari. Il consumo eccessivo di alimenti contenenti zuccheri più alterare l’equilibrio acido della bocca e quindi creare un ambiente favorevole a dar vita a denti cariati. È perciò una buona abitudine evitare o moderare il consumo di cibi che favoriscono la carie, come caramelle, dolci e bevande zuccherate. Viceversa, bene venga l’assunzione di alimenti con sali minerali, che rinforzano i denti.

La pulizia dei denti per prevenire le carie

I sintomi delle carie ai denti

Come si fa a rendersi conto se si ha una carie? Ci sono dei campanelli d’allarme? La domanda è lecita. Una diagnosi precisa può essere fatta solo da un dentista. Il corpo, però, lancia diversi segnali che possono far sospettare la presenza di denti cariati. I sintomi della carie più comuni sono:

  • mal di denti;
  • sensibilità dentale (soprattutto al caldo e al freddo);
  • presenza di macchie scure sui denti;
  • presenza di fori.

Quando si avvertono sintomi che fanno sospettare l’insorgenza di una carie ai denti è bene rivolgersi tempestivamente al proprio dentista di fiducia. Solo un odontoiatra, infatti, può valutare la gravità della situazione e prendere i dovuti provvedimenti. Non è in alcun modo possibile curare la carie a casa, con improbabili metodi fai da te. Anzi, posticipare la visita odontoiatrica, può solo peggiorare la situazione, perché da tempo all’infezione di muoversi in profondità, continuando a fare danni.

curare-i-denti

Diagnosi e cura di una carie

Le scelte su come curare la carie dipendono dalle sue caratteristiche e da quanto abbia già aggredito il dente.

Le carie superficiali, quelle che non danno sintomi dolorosi perché ancora circoscritte allo smalto, non richiedono interventi invasivi. Possono essere trattate con del fluoro, che le rende carie secche e quindi innocue.

L’otturazione, invece, è la soluzione più diffusa e conosciuta e si applica quando la carie ha attaccato la dentina senza però raggiungere la polpa. In questo caso, il dentista rimuove la porzione di dente malato, disinfetta l’area e termina otturandola con un materiale particolare. Se il dente risulta particolarmente indebolito si può rendere necessaria la creazione di una corona che sostituisce quella originale. I progressi tecnologici permettono oggi di offrire delle otturazioni e delle corone esteticamente impeccabili, che non si notano e non rovinano il sorriso.

Se invece la carie si è spinta fino all’estremo, l’unico rimedio possibile per salvare il dente è la devitalizzazione, che comporta la rimozione della polpa e la sua sostituzione con materiali compatibili, sia fisiologicamente che esteticamente.

Infine, l’eventualità di una estrazione del dente in seguito ad una carie è piuttosto remota. È la soluzione estrema, praticata solo quando il dente è irrimediabilmente compromesso e non può essere salvato.

Prenota un controllo presso gli Studi dentistici Puzzilli


Denti e postura: la relazione invisibile tra malocclusioni e colonna vertebrale

I denti e la postura sono legati da relazioni invisibili ma concrete. Spesso, i difetti del morso, come le malocclusioni dentali, si ripercuotono negativamente sulla colonna vertebrale e sull’equilibrio posturale, coinvolgendo testa, schiena e piedi. Indagare queste correlazioni è compito dell’odontoiatra, sulla base di un approccio olistico, che considera il corpo umano come un sistema complesso e unitario. Bite e ortodonzia le soluzioni più comuni ed efficaci.

Perché i denti influiscono sulla postura: il ruolo della mandibola e dei suoi muscoli (h2)

Che relazione esiste tra denti e postura? Una connessione piuttosto stretta, di cui si sta acquisendo sempre più consapevolezza. Non a caso, gli odontoiatri vengono coinvolti spesso in processi di riequilibrio motorio e posturale. Negli anni, infatti, diversi studi hanno confermato come i problemi ai denti e al morso possono svolgere un ruolo chiave nell’insorgere di disturbi come mal di testa, mal di schiena (cervicale e lombare), difetti di postura e simili. Perché accade questo? Il motivo è complesso, ma può essere spiegato in modo semplice.

Leggi anche: Denti e mal di schiena

Partiamo dalla definizione di postura, cioè l’atteggiamento statico e dinamico del corpo nei confronti dell’ambiente. In altri termini, la postura è la posizione che assumiamo quotidianamente quando stiamo fermi e quando ci muoviamo. Questo atteggiamento del corpo è il risultato di un insieme di “elementi” che, interagendo tra loro, determinano appunto la nostra posizione. I due vertici di questo insieme sono la testa e i piedi. La colonna vertebrale si trova in mezzo e trasmette i segnali che arrivano dai vari punti del corpo.

Leggi anche: Denti e mal di testa

La caratteristica principale del corpo umano è proprio l’interconnessione tra i vari elementi, perciò un disturbo generato in un punto si trasmette a varie parti dell’organismo. In questo senso, la mandibola occupa una posizione molto delicata e influente sull’atteggiamento generale. Infatti, l’articolazione temporo mandibolare (ATM), con i suoi muscoli molto potenti, esercita pressione direttamente sulla colonna vertebrale. Se i muscoli mandibolari non si attivano correttamente, perché le arcate dentali non si chiudono bene, finiscono per generare delle tensioni che si scaricano sulla spina dorsale.

Leggi anche: I disturbi dell’ATM

Gli effetti dei problemi ai denti sulla postura

Spiegato il perché i denti influiscono sulla postura, bisogna ora definire quali sono nello specifico i disturbi che si verificano con più frequenza e insistenza.

La malocclusione è sicuramente il primo dei disturbi che dalla bocca provoca squilibri posturali. Infatti, quando l’arcata dentale superiore non è perfettamente allineata all’arcata inferiore, si vengono a generare una serie di problemi relazionati alla posizione scorretta della mandibola. Tali effetti variano a seconda del tipo di malocclusione e quindi del posizionamento tra arcata dentale inferiore e superiore. La relazione occluso-posturale è infatti una delle più complesse all’interno del corpo umano. Vediamo le situazioni più comuni:

  • Il morso aperto (open bite) provoca un’incurvatura delle spalle e della testa.
  • Il morso incrociato (cross bite) comporta principalmente problemi a livello di bacino, oltra a contrazioni muscolari che coinvolgono il torace alto e le spalle.
  • Il morso profondo (deep bite) può generare l’accentuarsi da una parte di problemi di lordosi cervicale e dall’altra varie contrazioni ai muscoli del collo.

Morso aperto

Può succedere che la lingua eserciti una pressione eccessiva sui denti, spingendo così in avanti l’arcata dentale superiore. Il risultato? Molto spesso si viene a creare una beanza, per via del mancato contatto tra le due arcate. Si tratta di quella che,, in termini tecnici, viene definita come una malocclusione verticale. Spesso questo tipo di problema deriva dall’uso prolungato del ciuccio o dall’abitudine del “dito in bocca” durante l’infanzia. A livello posturale, il morso aperto (open bite) provoca l’avanzamento del baricentro corporeo, con le scapole che scivolano avanti. In questi casi, si può avvertire quindi dolore e fastidio a livello lombare.

Leggi di più sul morso aperto

Morso incrociato

Si parla di morso incrociato (cross bite) quando l’occlusione è disallineata orizzontalmente. In questa situazione, infatti, l’arcata superiore non riesce a scavalcare quella inferiore, provocando così un disallineamento che può interessare vari punti della dentatura, un solo lato della bocca oppure entrambi. Le cause del morso incrociato possono essere legate a problemi dentali, per esempio l’inclinazione di alcuni denti, oppure un ponte troppo alto che provoca una masticazione asimmetrica. In altri casi, invece, le cause possono essere di diversa entità: problemi genetici di tipo ereditario, bruxismo, postura bassa della lingua, le abitudini infantili scorrette già citate sopra, perdita di alcuni denti. Gli effetti a livello posturale sono dovuti per lo più a una conseguente alterazione della colonna vertebrale, con disallineamento del bacino e dolori muscolari, che si avvertono invece su spalle e parte alta del torace.

Leggi di più sul cross bite

Morso profondo

A differenza delle due situazioni appena descritte, il morso profondo ha prevalentemente origini legate ad anomalie scheletriche, che spesso sono poi accentuate dalla pessima abitudine (molto comune) di digrignare con forza i denti, soprattutto durante il sonno (bruxismo). Il cross bite è purtroppo uno dei problemi più frequenti nei pazienti e si manifesta quando gli incisivi superiori coprono troppo quelli inferiori, arrivando a sormontarli per più di 2 mm.  A livello orale, i sintomi si manifestano con difficoltà a masticare, deglutire, spesso anche a pronunciare. Gli effetti a livello posturale sono invece diversi. Lo spostamento in avanti della testa provoca infatti una accentuazione della lordosi cervicale e diverse problematiche dovute alla contrazione dei muscoli del collo. Inoltre, poiché in presenza di questa situazione la mandibola è costretta a spostarsi indietro, molto spesso si hanno anche diversi problemi alle articolazioni mandibolari.

Leggi di più sul morso profondo

Come può intervenire un dentista sui problemi posturali: bite e ortodonzia

La prevenzione dei problemi posturali passa quindi anche per il benessere orale. Questo significa che visite periodiche dal dentista, una buona igiene orale e una cura adeguata dei nostri denti sono importanti anche per evitare problemi a testa e schiena. Detto ciò, come accennato sopra, non bisogna nemmeno cadere nell’errore di sovrastimare l’effetto dei denti sui problemi posturali.

In linea generale, è fondamentale prima di tutto realizzare un’approfondita visita occluso-posturale, per giungere a una diagnosi che tenga in considerazione la posizione del corpo, la masticazione, il modo di appoggiare i piedi. Senza questo approccio olistico è infatti molto complicato riuscire a individuare con precisione l’origine del malessere posturale. Vista la crescente attenzione sul tema, negli ultimi anni in ambito odontoiatrico si è sviluppata la gnatologia, una disciplina che studia specificamente l’equilibrio e le funzioni dei muscoli della masticazione, come deglutizione, masticazione e fonazione. Grazie alla visione d’insieme su cui si basa, una visita gnatologica può dare indicazioni importanti sulle relazioni tra malocclusioni e postura.

Una volta individuato il problema, il dentista può scegliere di agire in diversi modi a seconda della situazione particolare. Una delle soluzioni più comuni, comunque, è l’utilizzo del bite, un apparecchio mobile da apporre tra le arcati dentali per correggere la chiusura mandibolare ed evitare così contrazioni muscolari alla bocca. Altrettanto diffuso è il ricorso all’ortodonzia, nelle sue diverse forme: apparecchi fissi, mobili o trasparenti. Infine, in altri casi più complessi e gravi, per risolvere il problema della masticazione si può arrivare anche a optare per un intervento protesico.

Vuoi una valutazione della tua situazione?

Prenota una visita presso i nostri studi dentistici di Roma o Milano


Denti e mal di schiena, una connessione da non sottovalutare

Il mal di schiena può essere causato dai denti. Un disallineamento nella dentatura o fenomeni come il bruxismo, infatti, possono provocare modifiche dell’equilibrio posturale e far insorgere dolori cervicali e lombari. Ecco perché la figura dell’odontoiatra è centrale in un percorso di riabilitazione posturale e motoria.

Possibile che il mal di schiena dipenda dai denti? Sì, è possibile, ed è molto più frequente di quanto si pensi. Tra la posizione della dentatura, la salute della bocca e l’equilibrio posturale, infatti, esistono connessioni strettissime, che passano per l’articolazione temporo mandibolare (cosiddetta ATM), un vero crocevia del corpo umano. Il mal di schiena che scaturisce dai denti, quindi, si connette con la più complessa tematica dei disturbi dell’ATM, delle malocclusioni dentali e dei difetti del morso (aperto, profondo, incrociato).

donna con postura scorretta

Problemi ai denti e mal di schiena: tutto parte da una malocclusione

Il centro di tutto è proprio la malocclusione dentale, cioè una scorretta chiusura delle due arcate di denti che compongono la bocca. Tale difetto ha come conseguenza diretta quella di attivare in modo anomalo i muscoli della mandibola, facendo lavorare eccessivamente alcuni di questi. A sua volta, la muscolatura mandibolare, scarica tutta la sua tensione sulla colonna vertebrale, cinghia di trasmissione che tiene insieme tutto il corpo. Ed è così che possono insorgere problemi di cervicali o dolori lombari.

Ma da cosa può essere causata una malocclusione? Le ragioni possono essere diverse. La mancanza di un dente, ad esempio, oppure un’otturazione fatta male. Spesso anche una carie trascurata, che ci costringe a modificare la masticazione per evitare il dolore, può, sulla lunga distanza, trasformarsi in disturbi posturali e alla schiena. Infine, in molti casi, la malocclusione dentale è figlia della particolare conformazione della bocca e della dentatura, così come si sono sviluppate durante la crescita. È il caso, ad esempio, del palato stretto che porta ad affollamento dentale e, in generale, di tutte quelle situazioni che richiedono un intervento di ortodonzia con apparecchi per denti fissi o mobili.

Specialisti dell’ortodonzia a Roma e Milano

Dolore alla schiena e bruxismo

Un capitolo a parte, nell’analisi delle correlazioni tra denti e schiena, lo merita il bruxismo, cioè la tendenza, che molti hanno, a digrignare o serrare i denti in modo eccessivo, di giorno o (soprattutto) di notte (bruxismo notturno). È un disturbo molto diffuso, che spesso viene trascurato, mentre è responsabile di importanti ripercussioni su tutto il corpo, letteralmente dalla testa ai piedi. Digrignare i denti, infatti, fa andare in super-lavoro i muscoli della mandibola.

Quindi, anche il bruxismo, se non trattato, può essere all’origine di frequenti mal di schiena. La soluzione? Una visita accurata da uno specialista e l’applicazione di un bite dentale personalizzato, che ripristini la corretta chiusura della bocca e rilassi i muscoli mandibolari.

Il dentista che “cura” il mal di schiena: l’approccio olistico

Quanto detto fino ad ora porta a una naturale conclusione. A volte può essere proprio il dentista, in collaborazione con altri medici specialisti, a “curare” il mal di schiena o (meglio ancora) a prevenire il suo insorgere. In questo senso, appare fondamentale adottare un approccio olistico, che guarda al corpo umano come sistema complesso e non coma a un insieme di segmenti separati. Questa visione permette di inserire i denti e il ruolo del dentista in un flusso più ampio e in un’ottica di collaborazione.

Dal punto di vista operativo, tutto ha inizio con un’approfondita visita occluso-posturale, per realizzare una diagnosi che parta da un’analisi completa della posizione del corpo, della masticazione, del modo di appoggiare i piedi. In ambito odontoiatrico, si è ormai sviluppata una branca specifica che studia queste relazioni, cioè la gnatologia.

Una volta individuato il problema e le sue cause, le possibilità di intervento sono diverse. Si va dal bite agli apparecchi di ortodonzia, fino agli interventi protesici. Tutto con l’obiettivo di ristabilire il giusto equilibrio posturale.

Prenota una prima visita di valutazione


La protesi Toronto Bridge e la tecnica All on four

La protesi Toronto Bridge e la tecnica All on four 

La Toronto Bridge è una protesi molto utilizzata per ovviare alla mancanza di denti. È una valida alternativa agli impianti multipli, perché sufficientemente stabile e soprattutto meno costosa. Molto spesso, il suo utilizzo e associato all’applicazione della tecnica All on four.

La mancanza di uno o più denti è forse il problema odontoiatrico che crea maggior disagio e che ha pesanti ripercussioni anche sulla salute della bocca. Si rinuncia a sorridere, si mastica male, si rovinano le gengive. Questo spiega la grande importanza che, da sempre, ha l’implantologia, che si occupa proprio di sostituire denti naturali venuti meno. Le opzioni disponibili sono molteplici, si va dalle economiche (e poco pratiche dentiere) ad impianti sofisticati che nessun è in grado di distinguere dai denti veri. Il Toronto Bridge rientra in questa ampia gamma di opzioni. Vediamo nello specifico di cosa si tratta.

I servizi di impianti dentali dello Studio Odontoiatrico Puzzilli

Tornare a sorridere con la protesi Toronto Bridge e la tecnica All on four 

Il Toronto Bridge è una protesi realizzata in ceramica o metallo composito che viene innestata con degli impianti, attraverso la tecnica “all on four”. Cioè quattro impianti che possono reggere un “ponte” composto da una pluralità di denti, fino a 12. Una soluzione che permette di evitare alternative più costose, come quelle che prevedono un dente per ogni impianto. L’efficienza garantita è molto alta, anche se non eguaglia quella degli impianti singoli (rispetto ai quali, però, è meno costoso). Il nome di questa particolare protesi, piuttosto originale, è dovuto al luogo in cui fu inventata: Toronto, negli anni ’80.

Le protesi con o senza finta gengiva 

Ovviamente, le attuali protesi Toronto Bridge sono molto più evolute rispetto al prototipo di quasi 40 anni fa. Se ne possono distinguere due tipologie, a seconda che sia presente o meno la cosiddetta flangia, cioè una sorta di gengiva finta.

Il ruolo della flangia, laddove prevista, è quello di supplire alla mancanza di osso e di coprire gli impianti, nei punti in cui fanno da gancio alla protesi. Esteticamente, non si nota nulla. Ciò che è importante è un’attenta cura dell’igiene orale. Quando non necessario, però, si preferisce procedere sempre senza flangia, per ottimizzare ancora di più la resa estetica e la praticità della protesi.

Come si installa il Toronto Bridge 

Veniamo ora alla procedura di creazione e installazione di una protesi Toronto Bridge. Non si tratta di un processo particolarmente lungo o complicato. Gli step fondamentali sono sostanzialmente tre.

Il primo passo è rappresentato dalla visita di controllo, con la quale il dentista può verificare la fattibilità dell’intervento. Sempre in questa occasione, se l’esito della verifica è positivo, si può procedere a prendere l’impronta delle arcate dentali, per avviare la progettazione. Presso gli studi del Dotto Emanuele Puzzilli, l’impronta viene presa in modo digitale, attraverso uno scanner che restituisce una perfetta immagine tridimensionale della bocca. Questo consente di eliminare completamente i fastidi legati al metodo tradizionale.

L’impronta dentale, come detto, serve a progettare il lavoro completo, dall’inserimento degli impianti alla creazione della protesi. La fase due è proprio quella degli impianti, che devono essere in numero sufficiente a reggere l’intera protesi e a renderla stabile e funzionale. Nel periodo tra il posizionamento degli impianti e il montaggio della protesi definitiva, ne viene utilizzata una provvisoria.

Infine, la consegna e l’applicazione della protesi Toronto Bridge definitiva segna il completamento dell’intervento. Il paziente può davvero tornare a sorridere.

Contatta lo studio odontoiatrico Puzzilli per una prima visita


Morso aperto, cos’è e come si corregge

Il morso aperto, ovvero un mancato contatto tra i denti che impedisce alla bocca di chiudersi bene, può essere causato da cattive abitudini nei bambini o da particolari conformazioni scheletriche. Di sicuro, però, va corretto tempestivamente con l’ortodonzia, perché è un difetto estetico ma può generare disturbi alla deglutizione e anche alla postura.

Cos’è il morso aperto 

Il morso aperto è una malocclusione dentale molto comune, tecnicamente definita “verticale”. Cos’è una malocclusione? Una scorretta chiusura dei denti. Nel caso specifico del morso aperto, i denti anteriori dell’arcata superiore e di quella inferiore non si toccano, lasciando uno spazio innaturale.

A seconda di quale zona della bocca sia coinvolta, è possibile identificare tre diverse manifestazioni di questo disturbo:

  • Morso aperto anteriore: riguarda i denti davanti, sono gli incisivi a non sovrapporsi come dovrebbero;
  • Morso aperto posteriore: quando i denti davanti si posizionano correttamente, quelli dietro rimangono senza contatto;
  • Morso aperto laterale: la mancanza di chiusura riguarda i denti della parte destra o sinistra.

Perché i denti non si chiudono 

Le cause del morso aperto sono diverse.

All’origine di questo difetto, ad esempio, possono esserci abitudini sbagliate e non adeguatamente corrette nell’infanzia. I bambini con il morso aperto anteriore, infatti, sono quelli a cui i genitori hanno permesso di fare un uso eccessivo del ciuccio (o del dito in bocca). In una fase delicata di sviluppo, questo vizio può impedire ai denti di crescere nella loro posizione normale e causa anche una modifica dell’apparato scheletrico nella zona interessata. Il rischio, se non si interviene tempestivamente, è che questo difetto si cristallizzi con il completamente dello sviluppo e diventi più difficile da correggere. A risultati simili porta la deglutizione atipica, che si ha quando la lingua preme in modo anomalo sui denti davanti, spingendoli verso fuori.

Insegnare ai bambini a lavarsi bene i denti è fondamentale

D’altra parte, proprio perché le radici del morso aperto stanno in una particolare conformazione scheletrica, questa può essere dovuta a ragioni genetiche, non indotte da fattori esterni. Anche in questo caso, però, l’intervento precoce rende più semplice superare lo scoglio.

Le conseguenze del morso aperto: estetica, deglutizione, linguaggio e postura 

Quando si pensa al morso aperto, la prima cosa che viene in mente è di qualificarlo come un difetto estetico. Soprattutto quello anteriore, infatti, è molto visibile e interrompe l’armonia del volto: denti sporgenti, labbra che non riescono a chiudersi bene. La “bellezza” del viso, però, non è l’unica cosa che viene intaccata. Ce ne è una molto più importante: la salute. Avere il morso aperto, infatti, può significare:

  • Deglutire male: con disturbi, a cascata, sulla masticazione;
  • Avere problemi fonetici e di linguaggio (fino a necessitare dell’intervento di un logopedista);
  • Avere problemi posturali (il baricentro corpore avanza e le scapole scivolano anteriormente, con fastidi a livello lombare).

Sulla relazione tra denti e postura puoi leggere un approfondimento qui

Correggere il morso aperto con l’apparecchio 

Per correggere il morso aperto è necessario ricorrere all’ortodonzia. Ovviamente, la cura ortodontica deve essere calibrata sulla situazione specifica del paziente. C’è bisogno di un apparecchio fisso o può risultare efficace anche uno mobile? Quanto tempo durerà la cura? Sono domande a cui si può rispondere solo caso per caso, perché fattori determinanti sono la gravità della situazione e anche l’età del paziente. Se correggere un morso aperto in un bambino che è ancora nella fase dello sviluppo è relativamente agevole (ortodonzia intercettiva), farlo su un adulto con più di 20 anni è più complicato (ortodonzia per adulti).

Nel trattamento del morso aperto, tra le varie soluzioni ortodontiche, è possibile utilizzare anche l’apparecchio trasparente, apprezzato soprattutto dagli adulti perché efficace ma discreto.


intarsio dentale

L’intarsio dentale, una soluzione intermedia tra otturazione e capsula 

L’intarsio dentale, una soluzione intermedia (ed efficace) tra otturazione e capsula 

L’intarsio dentale permette di ricostruire un dente curato, salvaguardando la parte sana, senza quindi dover ricorrere alla capsula. Si utilizza soprattutto in quei casi in cui la porzione di materia dentale rimasta non è sufficiente per procedere con un’otturazione normale. Realizzato in ceramica o in resina mista, l’intarsio garantisce un risultato impeccabile: durata nel tempo, funzionalità e bellezza estetica.

Parlare di intarsio dentale significa affrontare il tema di come può essere ricostruito un dente danneggiato da una carie. In questi casi, ottenere un ottimo risultato è importate, sia per conservare la bellezza del sorriso che per garantirsi la perfetta funzionalità della bocca. Di solito, quando la porzione di dente sano superstite è buona, si procede con un’otturazione di tipo classico. Al contrario, invece, quando i danni sono molto estesi, si preferisce una soluzione radicale: la capsula. L’intarsio dentale rappresenta una via di mezzo, una tecnica perfetta per tutte quelle situazioni in cui un’otturazione standard non è sufficiente ma, nello stesso tempo, la corona protesica sarebbe troppo invasiva. Il ricorso all’intarsio è molto diffuso per molari e premolari.

Che cos’è 

Da un punto di vista materiale, l’intarsio dentale altro non è che la ricostruzione di una porzione di dente, identica a quella che manca al paziente, perché rimossa curando la carie. Può essere realizzato in ceramica o in resine composite, materiali biocompatibili e metal free, in linea con le ultime evoluzioni dell’odontoiatria. Inoltre, la scelta di questo tipo di composti è garanzia di resistenza nel tempo e di un’estetica impeccabile. Sarà impossibile distinguere il dente curato nel sorriso.

Tecnicamente, esistono tre tipi di intarsio dentale:

  • Inlay: applicato all’interno della superficie dentale;
  • Onlay: copre parzialmente la superficie dentale;
  • Overlay: copre totalmente la superficie dentale.

Come si realizza un intarsio dentale 

Per applicare un intarsio dentale servono solo due sedute. Si tratta, quindi, di una procedura piuttosto semplice.

La prima seduta serve a preparare il dente e soprattutto a prendere l’impronta che consente la creazione dell’intarsio in laboratorio. Saranno i tecnici, infatti, a riprodurre il “tassello” mancante, assolutamente identico a quello necessario per chiudere il dente. In attesa del loro lavoro, al dente curato del paziente viene applicata un’otturazione provvisoria.

Invece, la seconda seduta (che può arrivare dopo una decina di giorni) è quella in cui viene effettivamente applicato l’intarsio dentale, dopo aver rimosso l’otturazione provvisoria. La stabilizzazione viene realizzata utilizzando del cemento composito (che esclude infiltrazioni batteriche), per poi procedere alla lucidatura e alla prova del buon funzionamento dell’occlusione.


La salute dei denti e delle gengive nelle donne

La salute dei denti e delle gengive nelle donne

Gli ormoni femminili, e le diverse fasi che attraversano durante la vita di una donna, influiscono anche sulla salute di denti e gengive. Soprattutto queste ultime risultano molto sensibili alle variazioni ormonali che coincidono con la pubertà, con il ciclo mestruale, con la gravidanza o con l’insorgere della menopausa. In questi momenti, infatti, le gengive possono gonfiarsi e arrossarsi in modo anomalo. Nulla di allarmante, solo situazioni che possono richiedere piccoli accorgimenti.

Se il corpo umano è una macchina perfetta e complessa, quello femminile lo è un po’ di più, perché deputato ad ospitare un evento meraviglioso, cioè la nascita di una nuova vita. Una complessità che, infatti, è strettamente legata alla presenza degli ormoni femminili e alle loro naturali fluttuazioni, in corrispondenza del ciclo mestruale o di particolari fasi dell’esistenza: pubertà, gravidanza e menopausa. Ognuno di questi passaggi, infatti, comporta una variazione del quantitativo di ormoni femminili presenti nel sangue (come progesterone ed estrogeni). Gli effetti di questi cambiamenti si riflettono soprattutto sulle gengive e sui tessuti molli della bocca, con infiammazioni che possono dar vita a gonfiori, arrossamenti e anche sanguinamenti. Il rischio maggiore è sviluppare una gengivite, che puoi poi evolvere in parodontite. Ecco perché è opportuno che ogni donna dedichi un’attenzione particolare alla sua salute orale.

Ecco come prendersi cura delle gengive

La sensibilità gengivale nella pubertà 

I primi campanelli di allarme per la salute gengivale nelle donne si fanno sentire al momento dello sviluppo, quindi nella pubertà. È in questo momento, infatti, che si hanno le prime forti variazioni ormonali che portano con sé diverse manifestazioni, tra cui anche un’amplificata sensibilità delle gengive. Di per sé, nulla di grave, ma non bisogna trascurarla. Gengive rosse e sofferenti, infatti, possono significare anche fastidi durante l’igiene orale (magari dei sanguinamenti). Rinunciare a spazzolino e dentifricio, però, non è una buona idea. Anzi, è proprio il momento di fare più attenzione. Spazzolare con cura e passare il filo interdentale, nella maggior parte dei casi non serve altro.

Come lavarsi bene i denti

Ciclo mestruale, gengivite e parodontite 

Gli stessi sintomi di sofferenza delle gengive possono manifestarsi in corrispondenza del ciclo mestruale. Rispetto alla pubertà, però, in questo caso, il rischio che da semplice sensibilità si sfoci in gengivite o, peggio ancora, in parodontite, è maggiore. Il problema, infatti, è che in una donna adulta possono essere presenti altri fattori di rischio, che concorrono con le fluttuazioni ormonali, come lo stress o il fumo. Anche in questo caso, però, la cosa migliore da fare è prendersi cura con maggiore attenzione di denti e gengive e magari sottoporsi a una visita di controllo da uno specialista.

Il rischio parodontite durante la gravidanza 

Il tema della parodontite e dei rischi che comporta per la salute si fa ancora più forte in gravidanza. Anche in questo caso, le variazioni di ormoni legati alla gestazione si riflettono sulle gengive, potendo dare luogo a gengivite più o meno fastidiose. Durante la gravidanza, però, bisogna anche stare molto attenti a tutte quelle patologie che riguardano i denti e che sono legate al proliferare della placca, soprattutto carie e malattia parodontale (la cosiddetta piorrea). È scientificamente provato, infatti, il collegamento tra queste malattie dei denti e un aumento del rischio di parto prematuro. Ecco perché è fondamentale recarsi regolarmente dal dentista durante i mesi di gestazione. Anche perché la diffusa convinzione che le cure dentali possano danneggiare il nascituro è assolutamente infondata, così come non c’è nessun pericolo nell’anestesia praticata dagli odontoiatri, perché locale e leggera.

La gravidanza incide anche sulla salute dei denti dei bambini

La salute dei denti in menopausa

Infine, la menopausa, cioè quella fase della vita di una donna in cui il livello di ormoni tende a scendere. Anche in questo caso, il rischio principale è quello della parodontite, perché si aggiunge un ulteriore elemento che può facilitarla: l’osteoporosi. Inoltre, le donne in menopausa possono trovarsi ad affrontarsi fastidiose sensazioni di secchezza della bocca, con conseguenti bruciore, alitosi e alterazione del gusto. In alcuni casi, l’eventuale terapia farmacologica decisa dal medico per contrastare gli effetti indesiderati della menopausa ha riflessi positivi anche su queste problematiche. Di più, si può solo prestare un’attenzione ancora maggiore all’igiene orale, come già detto, e recarsi più spesso dal proprio dentista di fiducia.