Posizionamento del bite per denti

Guida al bite dentale, un supporto fondamentale per la salute dei denti

Il bite per denti serve a risolvere numerosi problemi legati a difetti della dentatura e del morso, come malocclusioni, bruxismo, mal di testa, mal di schiena e acufeni. Il bite dentale personalizzato, infatti, è una placchetta trasparente che si appoggia sulle arcate dentali e ne evita lo sfregamento o il contatto. In questa breve guida, vengono affrontate le domande più frequenti sull’argomento: a cosa serve, come indossarlo, perché portarlo di notte, quanto costa.

Il bite dentale, fino a qualche anno fa, era praticamente un oggetto misterioso. Pochi ne conoscevano la funzione e le potenzialità e ancora meno erano i dentisti che realizzavano bite per denti personalizzati, utili a trattare disturbi specifici. Con il tempo, però, il bite ha cominciato a riscuotere sempre più successo. Si è compreso, infatti, il suo ruolo decisivo per contrastare alcuni difetti dentali (soprattutto malocclusioni e bruxismo) e i disturbi che ne scaturiscono. Inoltre, è molto utilizzato in funzione contenitiva, dopo un percorso di ortodonzia, per evitare che denti appena raddrizzati tornino ad essere storti. Ecco perché oggi il bite dentale è ormai un oggetto molto diffuso. Proviamo a conoscerlo meglio.

Cos’è il bite dentale

Essenziale, trasparente, quasi invisibile. Dal punto di vista materiale, il bite non ha certo l’aspetto di uno strumento medico rivoluzionario. Si tratta, infatti, di una semplice mascherina in resina che si appoggia sull’arcata dentale (inferiore o superiore, a volte anche su entrambe) e impedisce che i denti si tocchino. Un rimedio apparentemente elementare ma che è in grado di cambiare, in meglio, la qualità della vita di chi lo indossa.

In odontoiatria, il bite per denti viene utilizzato per trattare diverse problematiche, come:

Esistono molti modelli di bite dentale, differenziati a seconda della patologia che devono trattare, della struttura e dell’utilizzo.

Il bite personalizzato

I più efficaci sono i bite personalizzati, ovvero quelli che vengono realizzati dal dentista, in collaborazione con un odontotecnico, sulla base di un calco della bocca del paziente, Quindi ne riproducono fedelmente il profilo, adattandosi perfettamente alle arcate e intervenendo in modo specifico sui difetti del singolo.

Il bite morbido e quello preformato

Diffusi ma meno indicati, i bite morbidi, che si modellano sui denti la prima volta che vengono inseriti, e i bite preformati, con dimensioni e caratteristiche standard.

A cosa serve il bite e quando è il caso di metterlo

Scendendo più nel dettaglio dei disturbi dentali su cui il bite può incidere positivamente, è bene analizzare meglio le tre già citate: bruxismo, malocclusioni e recidiva ortodontica.

Il bite per il bruxismo

Il bruxismo è quell’abitudine, spesso inconscia, che porta a serrare con forza la mandibola e a digrignare i denti. Una pessima abitudine che si verifica soprattutto di notte (ma non solo) e che può avere serie ripercussioni sulla salute dei denti e delle gengive. Inoltre, il bruxismo è spesso causa di mal di testa e dolori alla mascella, dovuti all’eccessiva contrazione muscolare.

Il bite per il bruxismo ha il compito di “mettersi in mezzo” e di evitare che le due arcate dentali si tocchino. In questo modo i denti non vengono a contatto e non si produce il pericoloso digrignamento. Le gengive, quindi, non risentono della pressione eccessiva e non si infiammano e la muscolatura mandibolare si rilassa.

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Il bite per i disturbi ATM: malocclusioni dentali, riposizionamento mandibolare e difetti di postura

Un’altra patologia dentale molto diffusa è la cosiddetta malocclusione. Il termine indica genericamente un errato funzionamento del morso. In pratica, la bocca “si chiude male”. I motivi possono essere vari: denti storti, denti mancanti, spostamento della mandibola.

Le conseguenze (disturbi dell’ATM) sono piuttosto pesanti. Chi soffre di malocclusione dentale, infatti, può ritrovarsi a combattere con frequenti mal di testa e dolori mandibolari. Inoltre, i difetti del morso possono provocare problemi all’apparato respiratorio (il comune “russare”) o a quello uditivo (gli acufeni). Infine, gli effetti delle malocclusioni si riflettono anche sulla colonna vertebrale, provocando mal di schiena e difetti nella postura.

Anche in questo caso, il bite può essere un valido alleato e contribuire al riposizionamento mandibolare. Viene personalizzato sulla bocca del paziente e riesce a correggere il difetto del morso. A cascata, quindi, spariscono anche tutti gli effetti e i dolori collegati. Ecco allora che si può parlare di bite per non russare o di bite per acufeni. In realtà, si tratta di una mascherina che agisce sulla malocclusione.

È bene specificare che, di fronte a patologie del genere, può essere utile e a volte necessario, associare il bite anche ad altri trattamenti terapeutici.

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Il bite per “raddrizzare” i denti storti

Dire che il bite può essere utilizzato per raddrizzare i denti è sbagliato. È vero, invece, che può servire per mantenerli dritti, dopo un percorso di ortodonzia, quindi per conservarne l’allineamento. Una volta che si sono ottenuti i denti dritti e sani che si è sempre sognato, bisogna saperli conservare. Il rischio della cosiddetta recidiva ortodontica, infatti, è sempre presente. I denti possono perdere la posizione acquisita e tornare storti, sia perché tendono a muoversi naturalmente, sia perché magari erroneamente stimolati dai già visti fenomeni di digrignamento.

Per evitare di aver perso soldi e tempo, si può utilizzare il bite con funzione contenitiva. La mascherina, infatti, eviterà pressioni indesiderate sulla dentatura e preserverà i risultati dell’ortondonzia.

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Come si utilizza il bite dentale: qualche consiglio

Quando si parla del bite e della sua efficacia è fondamentale sottolineare come la riuscita del trattamento dipende essenzialmente dal corretto utilizzo della mascherina. Anche nel caso di bite realizzati a regola d’arte, se utilizzati poco o male, non consentono di raggiungere il risultato voluto e sperato. Ecco una breve guida con le risposte alle tre domande principali.

Come mettere il bite sui denti?

L’applicazione del bite è una cosa davvero molto semplice. Bisogna limitarsi ad appoggiarlo sull’arcata dentale per la quale è stato creato ed esercitare una leggerissima pressione, quella necessaria per farlo “incastrare” sui denti. Da quel momento in poi, il bite non si muoverà più, a meno che non lo si forzi con la lingua o non lo si sfili con le dita.

Quando indossarlo: bite diurno e bite notturno

Le modalità di utilizzo del bite devono essere suggerite dal dentista che lo realizza, perché vanno calibrate sugli obiettivi che si intendono raggiungere, che a loro volta sono influenzati dai motivi per i quali si è scelto di ricorrere a questo strumento. In generale, però, soprattutto quando il bite è finalizzato ad arginare disturbi come il bruxismo, il suo utilizzo è consigliato soprattutto di notte, quando non si possono controllare i movimenti dei denti. In questo caso, si parla esplicitamente di bite notturni. Più rari ma comunque utilizzati sono invece i bite diurni, o quelli che devono essere indossati indistintamente sia di notte che di giorno (magari solo per alcune ore).

Quanto tempo va portato il bite?

Il bite notturno ha anche il vantaggio di poter essere portato per diverse ore consecutive senza dare fastidio. Di notte, infatti, non arreca alcun disturbo al sonno. In generale, però, per i tempi di utilizzo vale lo stesso discorso fatto per le modalità: bisogna farsi guidare dal proprio odontoiatra di riferimento. Senza dubbio, però, più ore si utilizza il bite, maggior saranno i suoi effetti.

Come mantenere pulito il bite?

Trovandosi sempre a contatto con la bocca, il bite deve essere sottoposto regolarmente ad un’attenta pulizia, altrimenti rischia di trasformarsi in un veicolo di germi e batteri. Non si tratta di una manutenzione faticosa, ma di attuare poche e semplici accortezze, utili anche per salvaguardare la trasparenza della mascherina. È necessario ricordarsi di pulire il bite ogni volta che viene tolto e riposto nella sua scatola. Basta utilizzare uno spazzolino e una soluzione liquida fatta per un terzo di collutorio e per due terzi di acqua. In alternativa, va bene anche l’uso del dentifricio. L’importante è sempre risciacquare bene.

Quanto costa fare il bite dentale

Come detto, il bite più efficace è quello personalizzato, realizzato su misura da un dentista esperto. In questo caso, predeterminare con sicurezza il costo del bite dentale non è possibile, perché sono molti i fattori che vengono in rilievo per determinare il prezzo. Infatti, così come il bite si adatta alle esigenze di chi lo indossa, così il suo costo è determinato dal lavoro necessario per realizzarlo. Diverso è il discorso per i bite preformati che possono essere acquistati in farmacia, il cui costo è di qualche decina di euro ma che non hanno lo stesso impatto.

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spazzolino da denti

Spazzolino da denti, come scegliere il migliore per le proprie esigenze

Lo spazzolino da denti è lo strumento fondamentale dell’igiene orale, l’alleato immancabile di un sorriso bello e sano. Per questo motivo, scegliere lo spazzolino da denti migliore significa selezionare quello più adatto alla propria bocca e alla propria dentatura. Ed è un’operazione molto importante. Ecco alcuni consigli per farlo al meglio.

Spazzolino da denti (manuale o elettrico), dentifricio e filo interdentale. Sono questi le tre armi indispensabili dell’igiene dentale. In particolare, lo spazzolino da denti è lo strumento fondamentale, da scegliere con cura e tenere sempre a portata di mano. Brevettato ufficialmente nella seconda metà del 1800, ad opera di H.N. Wadsworth, è ormai presente nella vita di ciascuno.

Come è fatto lo spazzolino da denti e come funziona

La struttura dello spazzolino per lavare i denti è molto semplice: un manico sottile, comodo da impugnare con la mano, con una testina da cui partono delle setole, che costituiscono una vera e propria piccola spazzola.

Il suo compito è duplice:

  • rimuovere dalla superficie dei denti i residui di cibo, in modo da prevenire la formazione di tartaro e placca;
  • effettuare un’azione massaggiante sulle gengive.

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Come scegliere lo spazzolino da denti: setole, testina e impugnatura

Come detto, la scelta dello spazzolino da denti è decisiva. Gli scaffali dei supermercati traboccano di spazzolini di ogni genere, con caratteristiche tecniche, colori e forme molto diversi. È sbagliato pensare che uno vale l’altro. Anzi, è vero l’esatto contrario: ad ognuno il suo, quello davvero giusto.

Le setole: morbide, medie e dure

L’ampia gamma di spazzolini da denti che si trova sul mercato dipende soprattutto dalla varietà delle setole. Molte marche famose, infatti, hanno sviluppato nel tempo modelli con lunghezze e forme particolari. La vera differenza, però, la fa il diametro delle fibre sintetiche utilizzate, da cui deriva una differente consistenza: morbide, medie, e dure.

Le setole morbide sono quelle che si adattano meglio a diversi tipi di bocca e dentatura. Risultano, infatti, molto delicate e quindi non danneggiano lo smalto e le gengive. Sono ideali, quindi, per tutti coloro che soffrono di sensibilità dentale o di problemi alle gengive, oppure per chi ha subito da poco un intervento odontoiatrico.

Dall’altra parte, le setole dure sono molto incisive nell’azione di pulizia, ma altrettanto aggressive verso gengive e denti. Perciò sono assolutamente sconsigliate per chi non ha una salute orale perfetta.

Le setole medie, infine, rappresentano una buona via di mezzo. Non a caso sono tra le più diffuse sul mercato. Anche queste, però, sono sconsigliate per chi manifesta problemi di sanguinamento delle gengive.

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setole spazzolino denti
Spazzolino da denti con una particolare struttura delle setole

Impugnatura ergonomica e grandezza della testina

Dopo le setole, l’altro elemento che incide sulla qualità dello spazzolino è la sua comodità d’uso, che dipende da due fattori: l’impugnatura e la testina.

La testina non deve essere troppo grande, perché deve permettere di arrivare fino agli ultimi denti (ad esempio quelli del giudizio) e spazzolarli facilmente. L’impugnatura, invece, deve essere ergonomica e adattarsi alla mano, in modo da rendere agevoli i movimenti. Sono molto comodi i modelli che prevedono delle applicazioni antiscivolo sul manico, che rendono ancora più salda la presa.

Quando lo spazzolino non basta, c’è la pulizia dei denti professionale

impugnatura spazzolino da denti
Spazzolino da denti con impugnatura ergonomica

Set di spazzolino elettrico

Spazzolino da denti elettrico, pro e contro di uno strumento sempre più diffuso

Lo spazzolino elettrico è ormai presente in molte case. In tanti, infatti, lo scelgono come alternativa allo spazzolino tradizionale. Una decisione intelligente, spesso indirizzata dalle opinioni positive dei dentisti su questo strumento. L’importante, però, è saper scegliere lo spazzolino elettrico adatto alle proprie esigenze e utilizzarlo con attenzione, conoscendone vantaggi e svantaggi.

Sul mercato ormai da diversi anni, lo spazzolino elettrico sta conquistando sempre più fiducia presso i consumatori, soprattutto tra quelli più attenti all’igiene orale. Dietro non c’è una moda (o almeno, non solo) ma una precisa scelta in termini di comodità ed efficacia. E sono molti i dentisti che lo consigliano, perché è un ottimo alleato per la rimozione di placca a tartaro. Come tutti gli strumenti innovativi, però, anche lo spazzolino elettrico va conosciuto bene e usato con precisione, altrimenti rischia di essere inutile, o addirittura dannoso. Inoltre, è bene approfondire pro e contro del suo utilizzo.

Come lavarsi bene i denti

Come sono fatti gli spazzolini da denti elettrici

Dal punto di vista della forma, questo tipo di spazzolino è molto simile a quello manuale. È composto dal manico, dalla testina e dalle setole. Ciò che lo differenzia è il meccanismo elettrico che muove le setole e che si trova generalmente all’interno dell’impugnatura. Questo meccanismo permette alla “testa” di ruotare rapidamente a contatto con i denti, pulendoli a fondo. Scegliere lo spazzolino giusto è molto importante. Questo vale sia per i modelli tradizionali che per quelli elettrici. Ma a quali caratteristiche bisogna dare peso? Nel caso degli spazzolini elettrici gli elementi fondamentali per guidare la scelta sono: le setole, il manico, la testina e la velocità di rotazione.

Le setole

Le setole possono essere morbide, medie o dure. Le prime risultano molto delicate con denti e gengive, quindi si adattano perfettamente alla bocca di chi ha problemi di sensibilità, infiammazione o postumi di un intervento odontoiatrico. Al contrario, invece, le setole dure sono molto efficaci nella pulizia ma piuttosto aggressive, quindi tendenzialmente poco utilizzate, a meno che non si abbia una bocca assolutamente sana. Le setole medie, infine, sono un buon compromesso, anche se sono comunque da sconsigliare in presenza di gengivite o se si verificano dei sanguinamenti.

La testina e l’impugnatura

Nel selezionare la testina, invece, bisogna fare attenzione alla forma e alla grandezza, che devono essere tali da permettere un movimento agevole nella bocca. Solo così lo spazzolino elettrico potrò raggiungere facilmente tutti i denti e fare il suo dovere. Anche per il manico valgono considerazioni simili: la forma non conta, è importante che sia maneggevole, magari provvisto di una superficie antiscivolo.

La rotazione

Fin qui, però, le caratteristiche che devono guidare nella scelta di uno spazzolino elettrico sono le stesse di un modello tradizionale. La vera differenza, invece, la fa il sistema di rotazione e soprattutto la sua velocità. Negli spazzolini più economici, la velocità della testina si attesta intorno alle 4500 oscillazioni al minuto. Nei modelli più costosi, invece, può arrivare fino a 9000 oscillazioni al minuto. Ad una rapidità maggiore corrisponde una migliore pulizia ma anche maggiori rischi di danneggiamento di smalto e gengive. Un rischio che in molti spazzolini viene parzialmente ovviato dalla presenza nell’impugnatura di un sensore di pressione, che avverte se si sta spingendo troppo.

Come pulire lo spazzolino da denti

Vantaggi e svantaggi dello spazzolino elettrico, i consigli e le opinioni dei dentisti

Il vantaggio principale dello spazzolino elettrico è la sua efficacia nel garantire la pulizia dei denti e la protezione dalle carie, grazie alla puntuale rimozione di placca e tartaro. Ed è questa anche la ragione per cui molti dentisti guardano favorevolmente a questo strumento, ne hanno opinioni positive e lo consigliano ai propri pazienti. D’altra parte, questa tipologia di spazzolino facilita anche l’igiene orale a tutte quelle persone che non riescono ad acquisire la giusta manualità con lo spazzolino tradizionale.

Allo stesso tempo, però, bisogna sottolineare che l’efficacia dello spazzolino elettrico è strettamente correlata al suo uso corretto. Se non si impara la tecnica adeguata, il risultato è esattamente l’opposto: denti poco puliti, gengive infiammate e forte rischio carie. Un altro potenziale svantaggio dello spazzolino da denti elettrico, sempre conseguente ad un suo uso non corretto, è il rischio di esercitare un’eccessiva pressione su denti e gengive finendo per danneggiarli. Per questo motivo, è sempre bene lasciarsi guidare da un dentista di fiducia, facendosi consigliare sia lo spazzolino elettrico più27 adatto sia la migliore tecnica di spazzolamento.

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Apparecchio trasparente su bocca finta

Invisalign, l’apparecchio trasparente per denti perfetti

L’apparecchio trasparente e mobile (tipo Invisalign) permette di raddrizzare i denti storti, risolvere casi di molocclusione e ottenere un sorriso perfetto, senza l’imbarazzo di fastidiosi fili di metallo in bocca. Per questo motivo, l’ortodonzia trasparente con metodo invisalign è molto diffusa soprattutto tra gli adulti, ai quali consente di correggere i difetti di estetica dentale rapidamente, senza problemi e ad un costo non proibitivo. In questa breve guida, tutte le informazioni essenziali e le risposte alle domande più frequenti.

L’apparecchio trasparente mobile (comunemente conosciuto come Invisalign) è una delle soluzioni di odontoiatria estetica e di ortodonzia mininvasiva più amate e apprezzate, soprattutto dagli adulti. Chi vuole raddrizzare i propri denti e regalarsi un sorriso perfetto, infatti, spesso si scontra con l’avversione per i tradizionali apparecchi fissi, che impongono antiestetici elementi in ferro, molto visibili e altrettanto fastidiosi. D’altronde, passata la fase adolescenziale, chi mai vorrebbe farsi vedere in giro con la dentatura intrappolata in una gabbia metallica?

Le soluzioni di ortodonzia per adulti

Invisalign, cos’è e come funziona l’apparecchio mininvasivo

Per fortuna, Invisalign elimina il problema alla radice, perché non si nota, visto che è costituito da due mascherine trasparenti, personalizzate e rimovibili, che si adattano perfettamente alle arcate dentali. Il procedimento che porta alla creazione di Invisalign è piuttosto semplice. Durante la prima seduta, il dentista acquisisce l’impronta della bocca del paziente, con uno specifico scanner 3D. Questo consente di realizzare immediatamente una simulazione tridimensionale del risultato finale che si andrà ad ottenere grazie ad Invisalign. Sulla base di questa “fotografia” vengono poi realizzate le mascherine su misura (aligner), che periodicamente vanno cambiate, per adattarle ai progressi. È bene precisare che gli aligner sono rimovibili, ma vanno comunque portati per molte ore (come si vedrà più avanti).

Leggi di più sugli apparecchi per denti

A seconda del tipo di intervento necessario e dell’età del paziente, esistono diverse tipologie di trattamento:

  • Invisalign Full, per affrontare i casi di affollamento e malocclusioni più gravi;
  • Invisalign Lite, per le casistiche più lievi (piccoli movimenti);
  • Invisalign Teen, pensato appositamente per i bambini e per gli adolescenti.

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I risultati dell’apparecchio trasparente: quali difetti si possono correggere

L’estetica impeccabile non è l’unico pregio capace di spiegare il successo dell’apparecchio trasparente. Il vero valore aggiunto sta nei risultati, che sono rapidi e molto soddisfacenti. Sono tante le problematiche dentali che possono essere risolte con Invisalign. A patto che dietro ci sia un dentista esperto e competente.

In particolare, questa soluzione di ortodonzia può essere utile per affrontare casi di:

Prima e dopo con Invisalign (le foto)

Quanto costa un apparecchio Invisalign

Sul prezzo di un trattamento effettuato con l’apparecchio trasparente Invisalign ci sono vere e proprie leggende metropolitane. Il fatto che sia una soluzione estetica di gran pregio e che molti vip la scelgano per sistemare il sorriso fa pensare che abbia un costo proibitivo. In realtà non è affatto così.

L’ortodonzia realizzata con le mascherine invisibili costa più o meno come quella tradizionale. Allo stesso modo, quindi, non è possibile parlare di prezzi in modo generico, ma è necessario realizzare un preventivo su misura, che tenga conto in maniera precisa delle problematiche su cui si deve intervenire.

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Tutto quello che c’è da sapere su Invisalign

Facendo una rapida ricerca su Google, ci si rende conto che l’apparecchio Invisalign rappresenta un argomento molto discusso. Tantissime persone sono interessate e navigano online alla ricerca di informazioni più precise, per farsi un’idea su cosa comporti questo trattamento. Qui di seguito sono raccolte le domande più frequenti e le relative risposte. Questo è davvero tutto quello che c’è da sapere su questi innovativi apparecchi per denti.

Quante ore bisogna portarlo?

Solitamente si raccomanda di tenerlo in bocca almeno 22 ore al giorno. Essendo completamente invisibile, non crea problemi nella vita sociale e quotidiana, quindi ci si può limitare a rimuoverlo solo quando si deve mangiare.

Quanto dura il trattamento?

Dipende dal difetto che si deve correggere e da quanto si è ligi al dovere (vedi domanda precedente). In linea di massima, però, non si superano i 3 mesi.

Durante il trattamento si accusa dolore?

No, nessun dolore. Solo una sensazione di pressione e di leggero fastidio, durante i primi giorni, dovuta all’assestamento dei denti che cominciano a muoversi.

Si accusano problemi nel parlare e nel pronunciare le parole?

Solo nei primissimi momenti dopo che lo si è indossato. Basta dare il tempo a lingua e palato di reagire e adattarsi e ogni fastidio scompare.

Come si tolgono e come si mettono le mascherine?

Niente di più semplice, si sfilano con naturalezza, perché non hanno agganci particolari.

Cosa posso mangiare?

Assolutamente nulla. Neanche una mollica. Quando si deve mangiare, le mascherine vanno sfilate. Soprattutto nei primi giorni, è consigliabile rimuoverle almeno 10 minuti prima del pasto, per lasciare il tempo ai denti di abituarsi alla “libertà”.

Cosa posso bere?

Le mascherine consentono tranquillamente di bere, però è meglio evitare bevande colorate, come il caffè o il vino rosso, o molto zuccherate, come tutte le bibite gassate. In quei casi è consigliabile sfilare l’apparecchio e poi rimetterlo.

Come si puliscono le mascherine?

Proprio come i denti, spazzolino e dentifricio. Bisogna spazzolare sia l’interno che l’esterno, ogni volta che si toglie e rimette.

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Sindrome di Costen, che cos’è e come curarla 

La sindrome di Costen è un’infiammazione delle articolazioni che, tra le altre cose, svolgono la funzione della masticazione. I sintomi più comuni sono forti dolori all’orecchio, che si estende alla testa e al collo. Una diagnosi corretta del problema è il primo fondamentale passo per stabilire la corretta terapia e risolvere un problema molto fastidioso. Vediamo insieme come farlo.

La Sindrome di Costen, un’infiammazione articolare

Negli anni ’30, il Dottor Costen, un famoso medico statunitense, si accorge che diversi pazienti affetti da varie problematiche all’articolazione temporo-mandibolare (ATM), ovvero all’insieme dei muscoli della masticazione, riscontrano anche disturbi all’orecchio. James Bray Costen comincia così a sviluppare la tesi che proprio l’infiammazione dell’ATM sia all’origine dei dolori all’orecchio, ma anche di cefalea, cervicalgia e altre problematiche collegate all’insieme dell’apparato masticatore.

Da qui nasce il termine “Sindrome di Costen” per segnalare la patologia che può essere indicata anche come “Sindrome dell’ATM” o “Sindrome dolorosa mio-facciale”. Poiché quella temporo-mandibolare è un’articolazione molto attiva (si mette in funzione quando si mastica, ma pure quando si parla), la Sindrome di Costen, oltre ad essere molto comune è anche molto dolorosa. Ci sono comunque diverse terapie che consentono di risolvere il problema in maniera efficace.

I sintomi della Sindrome di Costen

Il primo passo consiste ovviamente nel riconoscere la patologia e, quindi, nella diagnosi corretta del problema. Proprio per questo è fondamentale conoscere i sintomi della Sindrome di Costen.

In linea generale, la percezione è quella di un forte dolore all’orecchio, di un ronzio che si avverte quando si mastica e, in alcuni casi, quando si parla. Il dolore può essere di varia intensità, si può arrivare persino a fare fatica quando si mangia e si deglutisce. Inoltre, possono anche insorgere acufeni e vertigini.

Inoltre, il dolore può facilmente passare dall’orecchio al cranio, fino a prendere tutto il collo. Infatti, l’ATM è un’articolazione molto complessa che è posizionata in un punto nevralgico all’interno della catena muscolare che congiunge la testa ai piedi. Una problematica riscontrata in questo punto può quindi trasformarsi in dolore su altre parti del corpo. Può essere utile quindi indicare i sintomi più comuni, oltre a quelli già menzionati, che vanno al di là del dolore all’orecchio e che possono essere confusi con patologie differenti:

  • cervicalgia;
  • stanchezza cronica;
  • irritabilità;
  • insonnia;
  • cefalea;
  • problemi di postura.

Le cause più comuni della Sindrome dell'ATM

Come illustrato sopra, l’origine della Sindrome di Costen è un’infiammazione all’articolazione temporo-mandibolare. Le cause che provocano questa infiammazione, però, possono essere diverse.

Le più comuni sono sicuramente dovute a traumi legati a una malocclusione dentaria, che a sua volta deriva spesso da denti mancanti o da protesi dentali impiantate male. Un altro fattore molto ricorrente è il bruxismo; molto spesso l’abitudine a digrignare i denti con forza durante il sonno comporta infiammazioni all’ATM. Infine, vanno citate anche alcune disfunzioni ormonali come possibile causa del problema.

Come diagnosticare un problema temporo mandibolare

La corretta diagnosi della Sindrome di Costen, che può essere realizzata da un dentista esperto in gnatologia, può richiedere di sottoporre il paziente a una Tac, una risonanza magnetica o a una radiografia. Avere una visione chiara e precisa della situazione è un requisito fondamentale per una cura efficace.

Come si può curare la Sindrome di Costen

Le terapie per risolvere la Sindrome di Costen sono molto varie, cambiano in maniera significativa a seconda dell’origine del problema. Molto spesso, si prescrivono alcuni antinfiammatori, ansiolitici, miorilassanti o esercizi per l’articolazione temporo-mandibolare. Lo stress è un fattore molto importante per il bruxismo e l’obiettivo di queste terapie è sempre quello di ridurre al massimo la pressione sull’ATM, evitando quindi il perdurare dell’infiammazione.

Nel caso in cui risulta evidente che il problema deriva da una malocclusione dentaria, invece, è fondamentale il ruolo del dentista. In ortodonzia, le soluzioni adottate con più frequenza sono:

  • l’utilizzo del “bite”, un dispositivo mobile che serve a impedire il digrignamento notturno dei denti;
  • la rimozione e correzione di eventuali protesi dentali sistemate in maniera sbagliata.

Inoltre, negli ultimi anni si sta utilizzando sempre di più una nuova tecnica terapeutica, il laser a diodi, che consente di ridurre il dolore mediante la fotobiostimolazione sulle articolazioni.

Infine, nelle situazioni più complicate, ad esempio quando il problema è dovuto a una malformazione, per risolvere il problema può essere necessario anche il ricorso a un intervento chirurgico maxillo-facciale.

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Sorriso e comunicazione non verbale, il segreto del successo nella vita privata e sul lavoro

Ormai da diversi anni, la comunicazione non verbale è al centro di studi psicologici di varia natura, che ne raccontano gli evidenti impatti in molti aspetti della vita: dalle relazioni interpersonali ai colloqui di lavoro. Il sorriso fa parte del gioco. Anzi, ricopre un ruolo fondamentale, visto il suo stretto legame con l’autostima. Chi sorride risulta più sicuro e affidabile e può avere una carta in più da giocarsi, oltre le parole e i gesti.

Avere una bocca sana è soprattutto una questione di benessere fisico, questo è certo. Ma è altrettanto insindacabile che un bel sorriso rilevi per la sua dimensione estetica e rappresenti una carta in più nelle relazioni sociali di qualsiasi tipo. D’altronde, il sorriso fa parte del viso, il biglietto da visita con cui ognuno si presenta, probabilmente la parte più “esposta” del nostro corpo. Prendersi cura della propria bocca e della propria dentatura, quindi, significa avere a cuore la qualità della propria vita, sia dal punto di vista fisico che psicologico.

Un sorriso per l’autostima 

Il sorriso, infatti, è uno straordinario motore per l’autostima. Viceversa, vergognarsi dei propri denti porta ad atteggiamenti di chiusura e di insicurezza. Spesso la molla che spinge a recarsi dal proprio dentista per richiedere un intervento di odontoiatria estetica è proprio la volontà di superare queste difficoltà, di tornare a sorridere e non continuare a “nascondersi”. Fortunatamente, negli anni, l’estetica dentale ha fatto passi da gigante e oggi permette di risolvere praticamente qualsiasi difetto di bocca e denti. La bellezza di un sorriso si valuta sulla base di tre fattori: forma e proporzione dei denti, la loro posizione e il loro colore. Sulla forma e sulle proporzioni, ad esempio, si può intervenire agevolmente con le faccette dentali. Per la posizione, invece, ci sono tutti i rimedi di ortodonzia, ormai più che discreti: apparecchi linguali e apparecchi trasparenti. Infine, per il colore, c’è la possibilità di procedere a periodici sbiancamenti oppure di intervenire in modo più strutturale sempre con le faccette. Non si tratta di stravolgersi, si tratta di migliorarsi.

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Sorriso e affidabilità

Una volta conquistato il sorriso desiderato, si guarda a sé stessi con occhi diversi e si diventa più sicuri verso l’esterno. Questa modifica della percezione che si ha di sé porta, come naturale conseguenza, anche a un cambiamento dello “sguardo” degli altri. È stato provato attraverso vari studi: una persona che sorride in maniera naturale e spontanea, senza forzatura, trasmette una sensazione di competenza e affidabilità. Caratteristiche che possono trasformarsi in un vantaggio nelle relazioni con le persone, anche a carattere lavorativo. Basta pensare a quanto è importante infondere fiducia per chi svolge un’attività a contatto con il pubblico, magari perché opera nel commercio.

Il valore del sorriso in un colloquio di lavoro

Rimanendo nell’ambito professionale, è innegabile che uno degli ambiti maggiormente studiati da chi si occupa di comunicazione non verbale è quello dei colloqui di lavoro. Il candidato che si presenta davanti a un selezionatore sa che trasmetterà molto più di ciò che dirà con la voce. Secondo alcuni studi, più del 50% della riuscita positiva di un colloquio si gioca al di fuori delle parole. A parlare, infatti, sarà anche tutto il suo corpo: mani, postura, occhi e, ovviamente, la bocca. Ecco perché bisogna imparare a gestire bene il proprio sorriso, per non correre il rischio di tradire emozioni opposte a quelle con consentono di fare bella figura, come superficialità o nervosismo.

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Parodontite: cause, sintomi e cura di un nemico conosciuto come piorrea

Cos’è la parodontite (conosciuta anche come piorrea)? Come si sviluppa e come si cura? Da quali sintomi è possibile riconoscerla? Tutte domande a cui è bene dare una risposta chiara, perché la malattia parodontale è tra le più aggressive in odontoiatria, capace di far soffrire molto le gengive e provocare anche la caduta dei denti (una delle paure più diffuse e sentite).

Parodontite, malattia parodontale, piorrea (nel linguaggio comune). Diversi nomi per indicare 8con sfumature diverse) un’unica patologia (e le sue diverse fasi), che attacca i tessuti parodontali e, se trascurata, può provocare la temuta caduta dei denti. Il paradonto, infatti, è l’insieme di quei tessuti (gengive comprese) che tengono fermi e saldi i denti. Non preoccuparsi dell’infezione parodontale, quindi, significa costringersi a cure lunghe e dispendiose, fino alla necessità di ricorrere agli impianti dentali. Perciò, ancora una volta, la prevenzione si conferma la migliore delle cure contro la piorrea. I campanelli di allarme non vanno trascurati, soprattutto se si tratta di denti che si muovono e gengive sanguinanti.

Tra l’altro, la parodontite è una malattia molto più diffusa di quanto si pensi, soprattutto negli adulti con più di 35 anni, e spesso accompagna altre patologie, come il diabete. Ovviamente, la piorrea può manifestarsi con diversi livelli di gravità e di durata, ecco perché si parla anche di parodontite cronica.

Cos’è la parodontite (o piorrea)

Sotto il profilo clinico, come in parte già anticipato, la definizione di parodontite più corretta è quella di infezione batterica del parodonto. Si tratta, quindi, di una patologia infiammatoria scatenata dal progressivo accumularsi di batteri nel solco gengivale. Il termine piorrea, desueto in odontoiatria ma diffuso nel linguaggio comune, identifica soprattutto la fase terminale di questa patologia, quella più grave perché comporta la comparsa di sanguinamento o pus. Nello stadio iniziale, invece, la malattia parodontale aggredisce prevalentemente la corona dentale e non intacca la radice, quindi, se curata tempestivamente, è risolvibile.

Inoltre, è utile sottolineare la differenza tra la parodontite propriamente detta, a cui è dedicato questo approfondimento, e la parodontite apicale acuta che, pur avendo lo stesso nome, costituisce una malattia diversa. In quest’ultimo caso, infatti, il disturbo colpisce sempre il parodonto ma è causata dall’infiammazione della polpa dentaria ed è conseguenza di una carie non trattata oppure di traumi.

Le cause della parodontite

Venendo invece ai motivi per cui viene la piorrea, la causa principale è da ricercarsi nella presenza di placca batterica, la nemica per eccellenza della bocca, generatrice del tartaro e all’origine di tantissime patologie che colpiscono il cavo orale. Tutto inizia con una gengivite, un’infiammazione delle gengive che, però, prende sempre più piede, fino a colpire anche il legamento parodontale, l’osso alveolare (da qui il nome di parodontite alveolare) e il cemento radicolare. In pratica, l’intero parodonto finisce sotto attacco infiammatorio. Il primo effetto è il parziale ritrarsi delle gengive. Una regressione che modifica il solco gengivale e spiana la strada alla creazione delle tasche parodontali, la manifestazione più chiara della piorrea. In queste tasche possono proliferare alcuni batteri della placca. Ed ecco che si è creato un canale ancora più efficiente per il propagarsi dell’infiammazione.

È importante prendersi cura delle gengive

Come ci si accorge di avere la piorrea: i sintomi precoci e quelli gravi

Vista la gravità delle conseguenze che la parodontite può causare, è bene attivarsi appena se ne percepiscono i sintomi. Prima si interviene, infatti, e meno danno è in grado di fare l’infezione.

I sintomi precoci della parodontite sono sicuramente quelli più difficili da ricollegare alla patologia, perché piuttosto generici e comuni ad altri disturbi. Non di meno, però, sono quelli a cui è importante dare peso, perché permettono di intervenire tempestivamente.

  • Leggera alitosi
  • Lievi disturbi gengivali: sanguinamento sporadico, arrossamento, gonfiore, ammorbidimento, principio di recessione.

Man mano che l’infiammazione avanza, i sintomi iniziali si fanno più marcati: l’alitosi peggiora e i disturbi alle gengive si moltiplicano. Il sanguinamento, quindi, si fa frequente e abbondante, gonfiore e arrossamento sono più evidenti, così come la recessione gengivale, che può arrivare a scoprire la radice.

A questi si aggiungono sintomi nuovi, piuttosto gravi:

  • Indolenzimento dentale;
  • Comparsa di spazio tra i denti;
  • Mobilità dentale.

Cosa fare contro la parodontite: prevenzione e cura

La comparsa dei primi sintomi e poi di quelli più gravi segnala che si è già in ritardo ed è necessario correre dal dentista per non peggiorare la situazione. L’ideale, infatti, sarebbe riuscire a prevenire la piorrea, piuttosto che curarla.

Come prevenire la piorrea

L’attività di prevenzione verso l’insorgenza della piorrea si gioca essenzialmente su due fronti:

La corretta pulizia dei denti, da fare quotidianamente e anche più volte al giorno, è fondamentale. A questa, però, va abbinata ad una periodica e regolare igiene dentale professionale.

Vuoi sapere come lavare bene i denti? Leggi la guida dedicata

Per quanto riguarda le buone abitudini, invece, sarebbe più corretto parlare di come evitare quelle cattive e una in particolare: il fumo. Le sigarette, infatti, sono nemiche giurate della bocca, oltre che di tutto il resto del corpo.

Il trattamento odontoiatrico della parodontite

La cura della parodontite comporta la pulizia approfondita dei denti, con chiusura delle tasche parodontali, eliminazione dei batteri e rigenerazione dei tessuti. Per molti anni, si è proceduto mediante intervento chirurgico, accompagnato da terapia antibiotica. L’efficacia, però, era limitata, perché non tutti i punti del parodonto risultavano raggiungibili. Oggi, invece, è molto più diffusa (ed efficace) la terapia con microscopio e laser che permette di eliminare i fattori che determinano il disturbo in maniera profonda e completa.


Corone dentali in ceramica integrale, il restauro dei denti c’è ma non si vede

Le corone dentali in ceramica integrale sono un punto di riferimento per gli interventi di restauro e ricostruzione di denti danneggiati. Questa nuova generazione di corone, infatti, garantisce il massimo risultato, sia in termini funzionali (sono molto resistenti) che estetici (si confondono con i denti naturali). Il segreto è il materiale di cui sono composte: la ceramica integrale. In questo articolo, un approfondimento sul metodo di applicazione delle corone in ceramica integrale e sui loro vantaggi.

Di fronte a un dente da curare, perché cariato o danneggiato da un trauma, la soluzione migliore è sempre quella di salvaguardarlo il più possibile (cosiddetta odontoiatria conservativa). Quando il dente è gravemente compromesso, però, l’intervento di restauro e ricostruzione non può che essere radicale. E in questi casi che è necessario ricorrere all’inserimento di una corona dentale artificiale (conosciuta anche come capsula), che va a sostituire quella naturale. Altri rimedi, come l’otturazione, l’intarsio e le faccette dentali non sono praticabili quando ci si trova di fronte a denti devitalizzati, fratturati o con carie e otturazioni vecchie e molto estese (che magari corrono lungo il bordo gengivale). Sottoporsi ad un intervento di restauro dentale di questo tipo, però, fa sorgere nei pazienti sempre lo stesso dubbio: la corona dentale sarà visibile e mi rovinerà il sorriso? una volta, in effetti, il rischio di un risultato estetico sgradevole c’era. Oggi, per fortuna, on è più così. La soluzione, infatti, sono le corone in ceramica integrale. Prima di capirne di più, però, è necessaria una premessa per capire cos’è questa ceramica integrale.

Cos’è la ceramica integrale

Detto in parole molto semplici, la ceramica integrale è un materiale particolare che viene utilizzato ampiamente in odontoiatria. I motivi di questo ampio ricorso alla ceramica integrale sono sia estetici che funzionali e hanno a che fare con le caratteristiche proprie di questo materiale. Si tratta, infatti, di ceramica pura, senza contaminazione con alcun tipo di metallo. Questo conferisce alle capsule dentali un colore identico a quello dei denti naturali e una trasparenza che permette il passaggio della luce. Inoltre, la ceramica integrale è eccezionalmente resistente e quindi rende sicura e serena la masticazione anche se ild ente non è più quello originario.

Per la creazione di una corona dentale artificiale (o di un ponte), possono essere utilizzate tre tipologie di ceramica integrale:

  • Zirconia-ceramica;
  • Alluminia-ceramica;
  • Disilicato di litio.

Corona in ceramica integrale, tutti i vantaggi di un restauro dentale invisibile

La corona dentale in ceramica integrale, quindi è un alleato fedele per recuperare un sorriso perfetto. I vantaggi legati all’uso di queste soluzioni per realizzare i restauri dentali sono sia estetici che funzionali.

Come già detto, infatti dal punto di vista dell’aspetto, la ceramica integrale garantisce un risultato praticamente impeccabile. Colore naturale, riflesso, trasparenza e la totale assenza di aloni di colore grigio, tipici invece delle vecchie capsule metalliche. Oggi un dente trattato con una corona in ceramica integrale è assolutamente irriconoscibile, identico a tutti gli altri. Per anni, invece, siamo stati abituati a vedere denti dai riflessi grigi spuntare nelle bocche, perché ricostruiti con materiali metallici. Un discorso analogo può essere applicato anche ai ponti dentali.

Numerosi, però, sono anche i pregi legati alla funzionalità e alla salute. La ceramica, infatti, è un materiale biocompatibile, che non crea allergie e che si sposa perfettamente con le più moderne tecniche di odontoiatria metal free, cioè senza uso di metalli. A questo si aggiunge l’ottima risposta che le gengive hanno nei confronti di questo tipo di capsule, che non provocano arrossamenti o irritazioni.

Leggi di più sull’odontoiatria metal free

Infine, un ultimo vantaggio da non trascurare è la resa nel tempo. La corona in ceramica integrale dura a lungo senza bisogno di nuovi interventi, perché molto resistente

Quanto costa il restauro in ceramica integrale

Come spesso accade in odontoiatria, parlare di costi in maniera generica non è possibile. Ogni intervento è diverso, così come ogni bocca, e ci sono moltissime variabili che possono finire per influenzare il prezzo finale della ricostruzione. Questo ovviamente vale anche per corone e ponti in ceramica integrale.

Una buona indicazione, però, può essere proprio quella di non farsi troppo sedurre dai costi stracciati, che troppo spesso nascondo carenze di qualità. Se il materiale è davvero di alto livello e il professionista che applica la corona in ceramica integrale ha una professionalità riconosciuta, il risultato è destinato a durare molto a lungo. Il costo, in questo caso, anche se superiore alla media, viene facilmente ammortizzato. E chi ne beneficia è soprattutto la salute.

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Chi ha paura dei denti cariati? Breve guida alla carie, nemica giurata del sorriso

La carie dentale è l’incubo di tutti coloro che amano sfoggiare un sorriso perfetto. E anche dei loro dentisti. Avere dei denti cariati, infatti, significa subire un danno estetico ma anche funzionale, oltre che provare un dolore insopportabile nel caso di scateni anche un ascesso. Ecco perché è importante conoscere bene il nemico “carie”, per prevenirlo e contrastarlo. In questo articolo si analizzano tutti gli aspetti dei denti cariati: cause, sintomi e possibili cure.

La carie è uno dei peggiori nemici del sorriso e della salute orale. Infatti, può causare dolori molto forti e rovinare sia la funzionalità che l’estetica dei denti. Ecco perché, chi ci tiene alla propria salute orale, ha una gran paura di vedere i propri denti cariarsi. Purtroppo, quasi tu23tti, nel corso della vita, siamo costretti a fare i conti con una carie, prima o poi. Per evitarla o contrastarla, quindi, è bene conoscerla.

Cos’è una carie dentale

Partiamo dalla definizione. La carie dei denti rientra nella categoria delle infezioni dentali. Più nello specifico, è una malattia degenerativa che colpisce i tessuti duri del dente. In una prima fase aggredisce lo smalto e poi la dentina. Se non viene fermata in tempo, però, la carie può raggiungere anche la polpa dentaria e da lì degenerare in altre patologie: pulpite, ascesso, cisti, granuloma, gengivite e piorrea.

Finché l’azione distruttiva dei batteri si ferma allo smalto, si parla di carie superficiale, praticamente asintomatica. Quando invece l’aggressione tocca la dentina, magari distruggendola completamente, ci si trova di fronte ad una più grave e dolorosa carie cavitata.

Diverso, invece, è il caso della carie radicolare, così chiamata perché si manifesta vicino alla radice del dente, in prossimità della gengiva, spesso causando una recessione della stessa. Così come un altro caso ancora è quello della carie che si forma tra due denti.

Infine, un discorso a parte lo meritano le carie che si sviluppano durante l’infanzia. Il fatto che i denti dei bambini (quelli da latte) siano destinati a cadere induce molti genitori in errore facendogli trascurare la necessità di curarle. Invece, di fronte a dentini cariati è importante andare quanto prima del dentista. Il perché è possibile leggerlo in questo articolo dedicato.

Come capire se un dente è cariato: i sintomi

Come si fa a rendersi conto se si ha una carie? Ci sono dei campanelli d’allarme? La domanda è lecita. Una diagnosi precisa può essere fatta solo da un dentista. Il corpo, però, lancia diversi segnali che possono far sospettare la presenza di denti cariati. I sintomi della carie più comuni sono:

Quando si avvertono sintomi che fanno sospettare l’insorgenza di una carie ai denti è bene rivolgersi tempestivamente al proprio dentista di fiducia. Solo un odontoiatra, infatti, può valutare la gravità della situazione e prendere i dovuti provvedimenti. Non è in alcun modo possibile curare la carie a casa, con improbabili metodi fai da te. Anzi, posticipare la visita odontoiatrica, può solo peggiorare la situazione, perché da tempo all’infezione di muoversi in profondità, continuando a fare danni.

Perché i denti si cariano? Alla scoperta delle cause delle carie

Ma da cosa (o da chi) è causata una carie? I principali responsabili dei denti cariati sono i batteri che popolano il cavo orale. Si tratta di microrganismi che si trovano naturalmente nella bocca umana e che, in condizioni normali, non provocano alcun danno.

I problemi sorgono quando questi batteri si annidano nella placca e vengono messi in condizione di nutrirsi di residui di alimenti, rimasti attaccati ai denti o negli spazi interdentali. Mangiando tali zuccheri, infatti, liberano lattato, una sostanza particolarmente acida che riesce ad intaccare lo smalto dei denti. È così che si crea un varco che consente ai batteri di penetrare dentro il dente, aggredendo prima la dentina, che è più “debole” dello smalto perché composta da una maggiore percentuale di tessuto organico, e poi la polpa. Ecco spiegata l’origine dei denti cariati.

Come prevenire le carie: fattori di rischio e buone pratiche di igiene orale

Come detto, gli agenti che materialmente provocano la carie sono i batteri. Dare a loro tutta la colpa, però, è sbagliato. I denti cariati, purtroppo, sono frutto di un insieme di cause differenti. Per questo motivo, risultando difficile controllarle tutte, l’arma più efficace per non avere denti cariati è la prevenzione, ovvero una cura attenta dell’igiene orale.

La pulizia dei denti per prevenire le carie

Vediamo quali sono i principali fattori di rischio che possono facilitare il formarsi delle carie sui denti.

Struttura genetica dei denti. La carie, come moltissime patologie umane, può essere incentivata da fattori genetici. Nello specifico, particolari caratteristiche dello smalto e della dentina possono renderli più facilmente attaccabili e più soggetti alle aggressioni batteriche.

Conformazione della bocca e della dentatura. Denti storti o molto spaziati tra di loro possono essere tra le concause delle carie dentali. I residui di cibo, che alimentano l’azione batterica, posso depositarsi più agevolmente e sfuggire al passaggio dello spazzolino.

Caratteristiche della saliva. Visto che l’insorgenza delle carie è strettamente legata al livello di acidità della bocca, la saliva gioca un ruolo da protagonista. Infatti, è suo il compito di mantenere un corretto equilibrio del ph orale, oltre a svolgere una funzione immunitaria. Quindi, se la produzione di saliva si abbassa o questa diventa più acida, le carie trovano terreno fertile per attecchire.

Presenza di placca dentale. La placca è il luogo che fornisce ospitalità e nutrimento ai batteri. Ecco perché è direttamente implicata nelle carie ai denti. Si conferma, quindi, l’importanza di una buona igiene orale, che la rimuova completamente e con attenzione.

Cattive abitudini alimentari. Il consumo eccessivo di alimenti contenenti zuccheri più alterare l’equilibrio acido della bocca e quindi creare un ambiente favorevole a dar vita a denti cariati. È perciò una buona abitudine evitare o moderare il consumo di cibi che favoriscono la carie, come caramelle, dolci e bevande zuccherate. Viceversa, bene venga l’assunzione di alimenti con sali minerali, che rinforzano i denti. Su questo argomento, leggi l'approfondimento dedicato.

Cattiva igiene orale. Lavare i denti è una cosa seria e un impegno fondamentale per mantenere in salute la bocca. Non basta passare velocemente lo spazzolino, la sera prima di andare a dormire. I denti vanno lavati dopo ogni pasto e con attenzione. Inoltre, è sempre meglio avvalersi anche di filo interdentale e, all’occorrenza, collutorio. Infine, periodicamente è indicato sottoporsi a una pulizia dei denti professionale.

Come lavare bene i denti

Come si cura una carie

Le scelte su come curare la carie dipendono dalle sue caratteristiche e da quanto abbia già aggredito il dente.

Le carie superficiali, quelle che non danno sintomi dolorosi perché ancora circoscritte allo smalto, non richiedono interventi invasivi. Possono essere trattate con del fluoro, che le rende carie secche e quindi innocue.

L’otturazione, invece, è la soluzione più diffusa e conosciuta e si applica quando la carie ha attaccato la dentina senza però raggiungere la polpa. In questo caso, il dentista rimuove la porzione di dente malato, disinfetta l’area e termina otturandola con un materiale particolare. Se il dente risulta particolarmente indebolito si può rendere necessaria la creazione di una corona che sostituisce quella originale. I progressi tecnologici permettono oggi di offrire delle otturazioni e delle corone esteticamente impeccabili, che non si notano e non rovinano il sorriso.

Se invece la carie si è spinta fino all’estremo, l’unico rimedio possibile per salvare il dente è la devitalizzazione, che comporta la rimozione della polpa e la sua sostituzione con materiali compatibili, sia fisiologicamente che esteticamente.

Infine, l’eventualità di una estrazione del dente in seguito ad una carie è piuttosto remota. È la soluzione estrema, praticata solo quando il dente è irrimediabilmente compromesso e non può essere salvato.

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Sbiancamento dentale

Sbiancamento denti professionale, riconquista un sorriso brillante

Lo sbiancamento dei denti professionale fa tornare bianco e brillante ogni sorriso. Per sbiancare i denti esistono diverse tecniche, che utilizzano agenti chimici non aggressivi, attivati da fonti luminose (led o laser). Qual è il modo migliore per riavere denti bianchi? Ci sono controindicazioni nello sbiancamento dentale? E quanto costa il trattamento? Ecco le risposte a queste (e altre) domande.

I denti bianchi sono indiscutibilmente sintomo di salute e bellezza. D’altra parte, se vi capita di vedere una persona con denti gialli, cosa pensate? Sicuramente che sta poco bene o che si trascura. Ecco perché lo sbiancamento professionale dei denti è uno degli interventi di estetica dentale più richiesti. Ogni giorno, infatti, il bianco naturale dei denti (che poi non è così bianco, come viene spiegato qui) viene messo in pericolo dalla vita quotidiana e dalle cattive abitudini. Mangiare e bere cibi e bibite scure (come il caffè o la liquirizia), oppure fumare, sono solo alcune delle attività che facciamo normalmente e che contribuiscono a rendere meno luminosa la nostra bocca. E una corretta igiene orale aiuta ma può non essere sufficiente. Ecco allora che viene in soccorso lo sbiancamento dentale professionale.

Consigli per mantenere i denti bianchi

Come funziona lo sbiancamento dentale professionale

Come anticipato, lo sbiancamento denti professionale è un trattamento di estetica dentale che ripristina la colorazione perfetta. Questo tipo di intervento, affidato a professionisti specializzati, è chiamato anche bleaching o “sbiancamento in poltrona”, per distinguerlo da rimedi “fai da te”, spesso poco raccomandabili, perché pericolosi per lo smalto.

Il procedimento è piuttosto semplice. Si inizia con una fase preparatoria, che prevede un’accurata pulizia dei denti (detartrasi) e l’apposizione di una sostanza protettiva sulle gengive. In seguito, il dentista procede all’applicazione di un gel sbiancante, che può essere perossido di idrogeno (messo direttamente sui denti) o perossido di carbammide (applicato tramite faccette). Infine, tali sostanze vengono “attivate” mediante una luce al led o un laser.

Lo sbiancamento denti con perossido di idrogeno prevede 2 o 3 applicazioni consecutive, da circa 15 minuti ciascuno. Quello con perossido di carbammide, invece, necessità di una sola applicazione, ma prolungata per almeno 30 minuti.

Presso gli studi dentistici del Dottor Emanuele Puzzilli, a Ostia, Roma e Milano, viene praticata una speciale tecnica di sbiancamento dentale, messa a punto da lui stesso, che permette di raggiungere risultati ottimali e duraturi in due sedute, anche in casi molto complicati.

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Le controindicazioni dello sbiancamento denti: dolore e danni allo smalto (?)

La maggior parte dei pazienti che decidono di sottoporsi a sbiancamento dentale hanno due paure: il dolore (prima e dopo il trattamento) e i danni allo smalto. Per fortuna, si tratta di paure infondate. È possibile affermare con certezza, infatti, che:

  • No, lo sbiancamento dei denti non fa male, perché non si avverte dolore né durante il trattamento, né dopo
  • No, lo sbiancamento dei denti professionale non danneggia lo smalto, perché vengono utilizzati agenti sbiancanti e macchinari non aggressivi.

Piuttosto, sono le soluzioni di sbiancamento “fai da te”, i cosiddetti rimedi casalinghi (o della nonna) per denti bianchi, a fare danni. Basti pensare agli effetti negativi sullo smalto che possono avere sostanze come acqua ossigenata o bicarbonato.

Leggi anche: Come lavare bene i denti

Dopo lo sbiancamento: cosa fare per far durare gli effetti più a lungo

Gli effetti dello sbiancamento denti durano circa 1 anno, se il trattamento è effettuato da un professionista con mezzi adeguati. La durata, però, dipende anche da come vengono trattati i denti nelle settimane e nei mesi seguenti. Per prima cosa, è bene precisare che subito dopo il trattamento, per almeno due o tre giorni, vanno evitati cibi e bevande scuri o che contengono coloranti (ad esempio: caffè, liquirizia, coca cola) e bisogna astenersi anche dal fumo. Inoltre, gli effetti dello sbiancamento denti possono essere mantenuti meglio se si procede a una regolare igiene orale, lavando bene i denti tutti i giorni, più volte.

Sbiancamento denti: prima e dopo il trattamento

Ecco alcune foto di persone che si sono sottoposte allo sbiancamento dentale professionale presso gli studi del Dottor Emanuele Puzzilli.

Leggi anche l’approfondimento sullo sbiancamento denti con laser

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