La protesi Toronto Bridge e la tecnica All on four

La protesi Toronto Bridge e la tecnica All on four 

La Toronto Bridge è una protesi molto utilizzata per ovviare alla mancanza di denti. È una valida alternativa agli impianti multipli, perché sufficientemente stabile e soprattutto meno costosa. Molto spesso, il suo utilizzo e associato all’applicazione della tecnica All on four.

La mancanza di uno o più denti è forse il problema odontoiatrico che crea maggior disagio e che ha pesanti ripercussioni anche sulla salute della bocca. Si rinuncia a sorridere, si mastica male, si rovinano le gengive. Questo spiega la grande importanza che, da sempre, ha l’implantologia, che si occupa proprio di sostituire denti naturali venuti meno. Le opzioni disponibili sono molteplici, si va dalle economiche (e poco pratiche dentiere) ad impianti sofisticati che nessun è in grado di distinguere dai denti veri. Il Toronto Bridge rientra in questa ampia gamma di opzioni. Vediamo nello specifico di cosa si tratta.

I servizi di impianti dentali dello Studio Odontoiatrico Puzzilli

Tornare a sorridere con la protesi Toronto Bridge e la tecnica All on four 

Il Toronto Bridge è una protesi realizzata in ceramica o metallo composito che viene innestata con degli impianti, attraverso la tecnica “all on four”. Cioè quattro impianti che possono reggere un “ponte” composto da una pluralità di denti, fino a 12. Una soluzione che permette di evitare alternative più costose, come quelle che prevedono un dente per ogni impianto. L’efficienza garantita è molto alta, anche se non eguaglia quella degli impianti singoli (rispetto ai quali, però, è meno costoso). Il nome di questa particolare protesi, piuttosto originale, è dovuto al luogo in cui fu inventata: Toronto, negli anni ’80.

Le protesi con o senza finta gengiva 

Ovviamente, le attuali protesi Toronto Bridge sono molto più evolute rispetto al prototipo di quasi 40 anni fa. Se ne possono distinguere due tipologie, a seconda che sia presente o meno la cosiddetta flangia, cioè una sorta di gengiva finta.

Il ruolo della flangia, laddove prevista, è quello di supplire alla mancanza di osso e di coprire gli impianti, nei punti in cui fanno da gancio alla protesi. Esteticamente, non si nota nulla. Ciò che è importante è un’attenta cura dell’igiene orale. Quando non necessario, però, si preferisce procedere sempre senza flangia, per ottimizzare ancora di più la resa estetica e la praticità della protesi.

Come si installa il Toronto Bridge 

Veniamo ora alla procedura di creazione e installazione di una protesi Toronto Bridge. Non si tratta di un processo particolarmente lungo o complicato. Gli step fondamentali sono sostanzialmente tre.

Il primo passo è rappresentato dalla visita di controllo, con la quale il dentista può verificare la fattibilità dell’intervento. Sempre in questa occasione, se l’esito della verifica è positivo, si può procedere a prendere l’impronta delle arcate dentali, per avviare la progettazione. Presso gli studi del Dotto Emanuele Puzzilli, l’impronta viene presa in modo digitale, attraverso uno scanner che restituisce una perfetta immagine tridimensionale della bocca. Questo consente di eliminare completamente i fastidi legati al metodo tradizionale.

L’impronta dentale, come detto, serve a progettare il lavoro completo, dall’inserimento degli impianti alla creazione della protesi. La fase due è proprio quella degli impianti, che devono essere in numero sufficiente a reggere l’intera protesi e a renderla stabile e funzionale. Nel periodo tra il posizionamento degli impianti e il montaggio della protesi definitiva, ne viene utilizzata una provvisoria.

Infine, la consegna e l’applicazione della protesi Toronto Bridge definitiva segna il completamento dell’intervento. Il paziente può davvero tornare a sorridere.

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Morso aperto, cos’è e come si corregge

Il morso aperto, ovvero un mancato contatto tra i denti che impedisce alla bocca di chiudersi bene, può essere causato da cattive abitudini nei bambini o da particolari conformazioni scheletriche. Di sicuro, però, va corretto tempestivamente con l’ortodonzia, perché è un difetto estetico ma può generare disturbi alla deglutizione e anche alla postura.

Cos’è il morso aperto 

Il morso aperto è una malocclusione dentale molto comune, tecnicamente definita “verticale”. Cos’è una malocclusione? Una scorretta chiusura dei denti. Nel caso specifico del morso aperto, i denti anteriori dell’arcata superiore e di quella inferiore non si toccano, lasciando uno spazio innaturale.

A seconda di quale zona della bocca sia coinvolta, è possibile identificare tre diverse manifestazioni di questo disturbo:

  • Morso aperto anteriore: riguarda i denti davanti, sono gli incisivi a non sovrapporsi come dovrebbero;
  • Morso aperto posteriore: quando i denti davanti si posizionano correttamente, quelli dietro rimangono senza contatto;
  • Morso aperto laterale: la mancanza di chiusura riguarda i denti della parte destra o sinistra.

Perché i denti non si chiudono 

Le cause del morso aperto sono diverse.

All’origine di questo difetto, ad esempio, possono esserci abitudini sbagliate e non adeguatamente corrette nell’infanzia. I bambini con il morso aperto anteriore, infatti, sono quelli a cui i genitori hanno permesso di fare un uso eccessivo del ciuccio (o del dito in bocca). In una fase delicata di sviluppo, questo vizio può impedire ai denti di crescere nella loro posizione normale e causa anche una modifica dell’apparato scheletrico nella zona interessata. Il rischio, se non si interviene tempestivamente, è che questo difetto si cristallizzi con il completamente dello sviluppo e diventi più difficile da correggere. A risultati simili porta la deglutizione atipica, che si ha quando la lingua preme in modo anomalo sui denti davanti, spingendoli verso fuori.

Insegnare ai bambini a lavarsi bene i denti è fondamentale

D’altra parte, proprio perché le radici del morso aperto stanno in una particolare conformazione scheletrica, questa può essere dovuta a ragioni genetiche, non indotte da fattori esterni. Anche in questo caso, però, l’intervento precoce rende più semplice superare lo scoglio.

Le conseguenze del morso aperto: estetica, deglutizione, linguaggio e postura 

Quando si pensa al morso aperto, la prima cosa che viene in mente è di qualificarlo come un difetto estetico. Soprattutto quello anteriore, infatti, è molto visibile e interrompe l’armonia del volto: denti sporgenti, labbra che non riescono a chiudersi bene. La “bellezza” del viso, però, non è l’unica cosa che viene intaccata. Ce ne è una molto più importante: la salute. Avere il morso aperto, infatti, può significare:

  • Deglutire male: con disturbi, a cascata, sulla masticazione;
  • Avere problemi fonetici e di linguaggio (fino a necessitare dell’intervento di un logopedista);
  • Avere problemi posturali (il baricentro corpore avanza e le scapole scivolano anteriormente, con fastidi a livello lombare).

Sulla relazione tra denti e postura puoi leggere un approfondimento qui

Correggere il morso aperto con l’apparecchio 

Per correggere il morso aperto è necessario ricorrere all’ortodonzia. Ovviamente, la cura ortodontica deve essere calibrata sulla situazione specifica del paziente. C’è bisogno di un apparecchio fisso o può risultare efficace anche uno mobile? Quanto tempo durerà la cura? Sono domande a cui si può rispondere solo caso per caso, perché fattori determinanti sono la gravità della situazione e anche l’età del paziente. Se correggere un morso aperto in un bambino che è ancora nella fase dello sviluppo è relativamente agevole (ortodonzia intercettiva), farlo su un adulto con più di 20 anni è più complicato (ortodonzia per adulti).

Nel trattamento del morso aperto, tra le varie soluzioni ortodontiche, è possibile utilizzare anche l’apparecchio trasparente, apprezzato soprattutto dagli adulti perché efficace ma discreto.


intarsio dentale

L’intarsio dentale, una soluzione intermedia tra otturazione e capsula 

L’intarsio dentale, una soluzione intermedia (ed efficace) tra otturazione e capsula 

L’intarsio dentale permette di ricostruire un dente curato, salvaguardando la parte sana, senza quindi dover ricorrere alla capsula. Si utilizza soprattutto in quei casi in cui la porzione di materia dentale rimasta non è sufficiente per procedere con un’otturazione normale. Realizzato in ceramica o in resina mista, l’intarsio garantisce un risultato impeccabile: durata nel tempo, funzionalità e bellezza estetica.

Parlare di intarsio dentale significa affrontare il tema di come può essere ricostruito un dente danneggiato da una carie. In questi casi, ottenere un ottimo risultato è importate, sia per conservare la bellezza del sorriso che per garantirsi la perfetta funzionalità della bocca. Di solito, quando la porzione di dente sano superstite è buona, si procede con un’otturazione di tipo classico. Al contrario, invece, quando i danni sono molto estesi, si preferisce una soluzione radicale: la capsula. L’intarsio dentale rappresenta una via di mezzo, una tecnica perfetta per tutte quelle situazioni in cui un’otturazione standard non è sufficiente ma, nello stesso tempo, la corona protesica sarebbe troppo invasiva. Il ricorso all’intarsio è molto diffuso per molari e premolari.

Che cos’è 

Da un punto di vista materiale, l’intarsio dentale altro non è che la ricostruzione di una porzione di dente, identica a quella che manca al paziente, perché rimossa curando la carie. Può essere realizzato in ceramica o in resine composite, materiali biocompatibili e metal free, in linea con le ultime evoluzioni dell’odontoiatria. Inoltre, la scelta di questo tipo di composti è garanzia di resistenza nel tempo e di un’estetica impeccabile. Sarà impossibile distinguere il dente curato nel sorriso.

Tecnicamente, esistono tre tipi di intarsio dentale:

  • Inlay: applicato all’interno della superficie dentale;
  • Onlay: copre parzialmente la superficie dentale;
  • Overlay: copre totalmente la superficie dentale.

Come si realizza un intarsio dentale 

Per applicare un intarsio dentale servono solo due sedute. Si tratta, quindi, di una procedura piuttosto semplice.

La prima seduta serve a preparare il dente e soprattutto a prendere l’impronta che consente la creazione dell’intarsio in laboratorio. Saranno i tecnici, infatti, a riprodurre il “tassello” mancante, assolutamente identico a quello necessario per chiudere il dente. In attesa del loro lavoro, al dente curato del paziente viene applicata un’otturazione provvisoria.

Invece, la seconda seduta (che può arrivare dopo una decina di giorni) è quella in cui viene effettivamente applicato l’intarsio dentale, dopo aver rimosso l’otturazione provvisoria. La stabilizzazione viene realizzata utilizzando del cemento composito (che esclude infiltrazioni batteriche), per poi procedere alla lucidatura e alla prova del buon funzionamento dell’occlusione.


La salute dei denti e delle gengive nelle donne

La salute dei denti e delle gengive nelle donne

Gli ormoni femminili, e le diverse fasi che attraversano durante la vita di una donna, influiscono anche sulla salute di denti e gengive. Soprattutto queste ultime risultano molto sensibili alle variazioni ormonali che coincidono con la pubertà, con il ciclo mestruale, con la gravidanza o con l’insorgere della menopausa. In questi momenti, infatti, le gengive possono gonfiarsi e arrossarsi in modo anomalo. Nulla di allarmante, solo situazioni che possono richiedere piccoli accorgimenti.

Se il corpo umano è una macchina perfetta e complessa, quello femminile lo è un po’ di più, perché deputato ad ospitare un evento meraviglioso, cioè la nascita di una nuova vita. Una complessità che, infatti, è strettamente legata alla presenza degli ormoni femminili e alle loro naturali fluttuazioni, in corrispondenza del ciclo mestruale o di particolari fasi dell’esistenza: pubertà, gravidanza e menopausa. Ognuno di questi passaggi, infatti, comporta una variazione del quantitativo di ormoni femminili presenti nel sangue (come progesterone ed estrogeni). Gli effetti di questi cambiamenti si riflettono soprattutto sulle gengive e sui tessuti molli della bocca, con infiammazioni che possono dar vita a gonfiori, arrossamenti e anche sanguinamenti. Il rischio maggiore è sviluppare una gengivite, che puoi poi evolvere in parodontite. Ecco perché è opportuno che ogni donna dedichi un’attenzione particolare alla sua salute orale.

Ecco come prendersi cura delle gengive

La sensibilità gengivale nella pubertà 

I primi campanelli di allarme per la salute gengivale nelle donne si fanno sentire al momento dello sviluppo, quindi nella pubertà. È in questo momento, infatti, che si hanno le prime forti variazioni ormonali che portano con sé diverse manifestazioni, tra cui anche un’amplificata sensibilità delle gengive. Di per sé, nulla di grave, ma non bisogna trascurarla. Gengive rosse e sofferenti, infatti, possono significare anche fastidi durante l’igiene orale (magari dei sanguinamenti). Rinunciare a spazzolino e dentifricio, però, non è una buona idea. Anzi, è proprio il momento di fare più attenzione. Spazzolare con cura e passare il filo interdentale, nella maggior parte dei casi non serve altro.

Come lavarsi bene i denti

Ciclo mestruale, gengivite e parodontite 

Gli stessi sintomi di sofferenza delle gengive possono manifestarsi in corrispondenza del ciclo mestruale. Rispetto alla pubertà, però, in questo caso, il rischio che da semplice sensibilità si sfoci in gengivite o, peggio ancora, in parodontite, è maggiore. Il problema, infatti, è che in una donna adulta possono essere presenti altri fattori di rischio, che concorrono con le fluttuazioni ormonali, come lo stress o il fumo. Anche in questo caso, però, la cosa migliore da fare è prendersi cura con maggiore attenzione di denti e gengive e magari sottoporsi a una visita di controllo da uno specialista.

Il rischio parodontite durante la gravidanza 

Il tema della parodontite e dei rischi che comporta per la salute si fa ancora più forte in gravidanza. Anche in questo caso, le variazioni di ormoni legati alla gestazione si riflettono sulle gengive, potendo dare luogo a gengivite più o meno fastidiose. Durante la gravidanza, però, bisogna anche stare molto attenti a tutte quelle patologie che riguardano i denti e che sono legate al proliferare della placca, soprattutto carie e malattia parodontale (la cosiddetta piorrea). È scientificamente provato, infatti, il collegamento tra queste malattie dei denti e un aumento del rischio di parto prematuro. Ecco perché è fondamentale recarsi regolarmente dal dentista durante i mesi di gestazione. Anche perché la diffusa convinzione che le cure dentali possano danneggiare il nascituro è assolutamente infondata, così come non c’è nessun pericolo nell’anestesia praticata dagli odontoiatri, perché locale e leggera.

La gravidanza incide anche sulla salute dei denti dei bambini

La salute dei denti in menopausa

Infine, la menopausa, cioè quella fase della vita di una donna in cui il livello di ormoni tende a scendere. Anche in questo caso, il rischio principale è quello della parodontite, perché si aggiunge un ulteriore elemento che può facilitarla: l’osteoporosi. Inoltre, le donne in menopausa possono trovarsi ad affrontarsi fastidiose sensazioni di secchezza della bocca, con conseguenti bruciore, alitosi e alterazione del gusto. In alcuni casi, l’eventuale terapia farmacologica decisa dal medico per contrastare gli effetti indesiderati della menopausa ha riflessi positivi anche su queste problematiche. Di più, si può solo prestare un’attenzione ancora maggiore all’igiene orale, come già detto, e recarsi più spesso dal proprio dentista di fiducia.


deglutizione atipica

La deglutizione atipica e i suoi effetti negativi sui denti 

La deglutizione atipica e i suoi effetti negativi sui denti 

La deglutizione, quando non corretta, può danneggiare i denti sottoponendoli ad una pressione anomala e provocando malocclusioni. Disturbi che, a catena, possono avere riflessi negativi su tutto il corpo, vista la stretta correlazione che esiste tra dentatura e problemi posturali. L’intervento di un dentista, con una terapia di ortodonzia, più essere risolutivo e rimettere a posto le cose.

La deglutizione atipica 

La deglutizione, così come la respirazione, è un gesto involontario di vitale importanza, che ripetiamo migliaia di volte al giorno senza neanche rendercene conto. Deglutiamo circa 2000 volte nelle 24 ore, iniziando quando siamo ancora nel grembo materno (13° settimana di gestazione) e continuando a farlo per tutta la vita. Per deglutire, vengono coinvolti diversi muscoli, oltre alla lingua, al palato e ai denti. La funzione della deglutizione è quella di permettere di ingerire il cibo, deviandolo correttamente verso l’esofago, e di pulire le vie respiratorie che conducono al naso.

Trattandosi di un gesto obbligato, è possibile ritrovarsi a deglutire male? Certo che sì. Si tratta della cosiddetta deglutizione atipica, che altro non è che una deglutizione infantile che si protrae oltre il normale. Un bambino appena nato, infatti, deglutisce in modo molto diverso da un adulto. Lo si può notare facilmente guardandolo: la bocca rimane aperta, la lingua fa un movimento che la porta verso l’esterno. Il motivo è nell’alimentazione: questo tipo di deglutizione è più funzionale all’allattamento al seno (e quindi anche alla conformazione di ciucci e biberon, che lo riproducono artificialmente).

Con la crescita, la deglutizione cambia e si adatta ad un nuovo regime alimentare e a nuove esigenze. L’evoluzione è causa e conseguenza, allo stesso tempo, della modifica dell’intera bocca: denti e palato in primo luogo. Ecco perché, quando questo sviluppo non avviene e la deglutizione rimane allo stadio infantile, possono sorgere diversi problemi che colpiscono la masticazione, la respirazione, la posizione dei denti, la forma del palato. Difficoltà che possono anche tradursi in disturbi più complessi, come alterazioni estetiche e squilibri posturali.

Denti e postura, un legame molto stretto

Ristabilire la deglutizione corretta con l’ortodonzia 

Come detto, i denti sono strettamene correlati con la deglutizione e sono tra le vittime principali dei difetti che possono colpire quest’ultima. Infatti, la malocclusione dentale, cioè una scorretta chiusura del morso, può essere conseguenza (e a volte anche causa) della deglutizione atipica. La colpa è soprattutto della lingua. Quando si deglutisce male, infatti, la lingua invece che muoversi all’indietro lo fa in avanti, esercitando una forte pressione sui denti. E visto che si deglutisce migliaia di volte al giorno, questa pressione è costante e molto potente, tanto da modificare l’arcata dentale. Nascono così problemi come i denti sporgenti, il morso profondo (incisivi superiori molto più avanzati del normale) o il morso inverso (arcata inferiore che si chiude davanti a quella superiore).

Per eliminare i difetti provocati dalla deglutizione atipica, può essere necessario ricorrere all’ortondonzia, cioè all’apparecchio per denti (sia esso trasparente, linguale o tradizionale). Parallelamente, però, soprattutto quando le cause del difetto nel deglutire sono esterne ai denti, bisogna agire per eliminare il problema alla radice, altrimenti si rischia di ritrovarsi nella stessa situazione dopo pochi mesi, vanificando tutti gli sforzi. Perché se la lingua continua a fare una pressione scorretta, i denti continuano a spostarsi.

Servizi di ortodonzia – Studio odontoiatrico Puzzilli


Sorriso e comunicazione non verbale, il segreto del successo nella vita privata e sul lavoro

Sorriso e comunicazione non verbale, il segreto del successo nella vita privata e sul lavoro 

Ormai da diversi anni, la comunicazione non verbale è al centro di studi psicologici di varia natura, che ne raccontano gli evidenti impatti in molti aspetti della vita: dalle relazioni interpersonali ai colloqui di lavoro. Il sorriso fa parte del gioco. Anzi, ricopre un ruolo fondamentale, visto il suo stretto legame con l’autostima. Chi sorride risulta più sicuro e affidabile e può avere una carta in più da giocarsi, oltre le parole e i gesti.

Avere una bocca sana è soprattutto una questione di benessere fisico, questo è certo. Ma è altrettanto insindacabile che un bel sorriso rilevi per la sua dimensione estetica e rappresenti una carta in più nelle relazioni sociali di qualsiasi tipo. D’altronde, il sorriso fa parte del viso, il biglietto da visita con cui ognuno si presenta, probabilmente la parte più “esposta” del nostro corpo. Prendersi cura della propria bocca e della propria dentatura, quindi, significa avere a cuore la qualità della propria vita, sia dal punto di vista fisico che psicologico.

Un sorriso per l’autostima 

Il sorriso, infatti, è uno straordinario motore per l’autostima. Viceversa, vergognarsi dei propri denti porta ad atteggiamenti di chiusura e di insicurezza. Spesso la molla che spinge a recarsi dal proprio dentista per richiedere un intervento di odontoiatria estetica è proprio la volontà di superare queste difficoltà, di tornare a sorridere e non continuare a “nascondersi”. Fortunatamente, negli anni, l’estetica dentale ha fatto passi da gigante e oggi permette di risolvere praticamente qualsiasi difetto di bocca e denti. La bellezza di un sorriso si valuta sulla base di tre fattori: forma e proporzione dei denti, la loro posizione e il loro colore. Sulla forma e sulle proporzioni, ad esempio, si può intervenire agevolmente con le faccette dentali. Per la posizione, invece, ci sono tutti i rimedi di ortodonzia, ormai più che discreti: apparecchi linguali e apparecchi trasparenti. Infine, per il colore, c’è la possibilità di procedere a periodici sbiancamenti oppure di intervenire in modo più strutturale sempre con le faccette. Non si tratta di stravolgersi, si tratta di migliorarsi.

Sorriso e affidabilità

Una volta conquistato il sorriso desiderato, si guarda a sé stessi con occhi diversi e si diventa più sicuri verso l’esterno. Questa modifica della percezione che si ha di sé porta, come naturale conseguenza, anche a un cambiamento dello “sguardo” degli altri. È stato provato attraverso vari studi: una persona che sorride in maniera naturale e spontanea, senza forzatura, trasmette una sensazione di competenza e affidabilità. Caratteristiche che possono trasformarsi in un vantaggio nelle relazioni con le persone, anche a carattere lavorativo. Basta pensare a quanto è importante infondere fiducia per chi svolge un’attività a contatto con il pubblico, magari perché opera nel commercio.

Il valore del sorriso in un colloquio di lavoro

Rimanendo nell’ambito professionale, è innegabile che uno degli ambiti maggiormente studiati da chi si occupa di comunicazione non verbale è quello dei colloqui di lavoro. Il candidato che si presenta davanti a un selezionatore sa che trasmetterà molto più di ciò che dirà con la voce. Secondo alcuni studi, più del 50% della riuscita positiva di un colloquio si gioca al di fuori delle parole. A parlare, infatti, sarà anche tutto il suo corpo: mani, postura, occhi e, ovviamente, la bocca. Ecco perché bisogna imparare a gestire bene il proprio sorriso, per non correre il rischio di tradire emozioni opposte a quelle con consentono di fare bella figura, come superficialità o nervosismo.


Placca, il nemico invisibile (e letale) dei denti 

Placca, il nemico invisibile (e letale) dei denti 

Cos’è la placca dentale? E come si trasforma in tartaro? Conoscere le origini e le caratteristiche di uno dei principali nemici dei denti e fondamentale. Imparare come eliminare la placca batterica è il primo e più importante passo per garantire salute alla propria bocca e bellezza al proprio sorriso.

Il termine placca ha molti significati ed è in grado di evocare immagini molto diverse. Dalle placche della crosta terrestre, in geografia, alle placche metalliche che possono essere usate nei processi industriali. In medicina, però, il campo si restringe, soprattutto se ci si limita al parlare comune: ci sono le placche alla gola e c’è la placca dentale. Ed è proprio di quest’ultima, conosciuta anche come placca batterica, che è doveroso parlare sul sito di uno studio dentistico.

Cos’è la placca dentale 

“Attenzione alla placca”. “Bisogna eliminare la placca dai denti”. “La placca è pericolosa”. Ogni dentista nomina questo invisibile nemico dell’igiene orale migliaia di volte nella sua carriera professionale. Ma cos’è esattamente la placca dentale? Una cosa molto semplice, quasi banale: una “pellicola” incolore e appiccicosa, un mix di residui alimentari, batteri e cellule morte. In tanta banalità, però, si nasconde un grave pericolo per la salute dei denti. È dalla placca, infatti, che scaturisce il tartaro.

Dalla placca al tartaro 

Il passaggio da placca a tartaro avviene a seguito di una reazione chimica causata dai sali minerali presenti nella saliva. La placca si calcifica e si deposita sui denti allo stato solido. Ecco il tartaro, primo responsabile di gravi patologie dentarie, come la carie (o, peggio, la parodontite), o di fastidiosi disturbi, come l’alitosi.

Per sapere dipiù sul tartaro e sulle sue conseguenze, leggi l’approfondimento dedicato

I rilevatori di placca 

Per scovare la placca presente sui denti e fare una valutazione (anche a casa) della situazione è possibile utilizzare i cosiddetti rilevatori di placca. Si tratta di sostanze chimiche atossiche in grado di colorare la placca, facendola diventare rossa, quindi più visibile. Il loro effetto sparisce con un semplice risciacquo. Sono disponibili sia sotto forma di liquidi (soprattutto per uso professionale) che in pasticche.

Come rimuovere la placca 

Arriviamo alla fatidica domanda: come si toglie la placca batterica? È inutile girarci intorno, tanto non ci sono segreti o trucchi del mestiere da svelare. L’unico modo per eliminare la placca dai denti e impegnarsi nell’igiene orale. Quindi lavarsi bene e frequentemente i denti e passare sempre il filo interdentale. A questi temi abbiamo già dedicato diversi articoli, dei quali è vivamente consigliata la lettura:


Sorriso gengivale, la chirurgia non è sempre necessaria 

Sorriso gengivale, la chirurgia non è sempre necessaria 

Il sorriso gengivale (gummy smile) è un difetto estetico che può generare molto imbarazzo. Le cause del problema possono essere diverse, così come le soluzioni. In alcuni casi è necessario intervenire con la chirurgia. Ma ormai sono molte anche le soluzioni alternative.

Cos’è il sorriso gengivale 

Gummy smile è l’espressione con cui in lingua inglese si chiama il sorriso gengivale. Sorriso di gomma, quindi. E in effetti questa semplice coppia di parole rende bene l’idea di una bocca che appare “gommosa” ed eccessivamente morbida, perché le gengive sono troppo visibili. L’opposto di quello che accade in presenza di gengive ritirate. È un difetto estetico che può nascondere anche problemi funzionali e che comunque è spesso causa di un forte imbarazzo. Una delle caratteristiche di un bel sorriso, infatti, è l’armoniosa proporzione tra denti e gengive.

Imparare a prendersi cura delle gengive

Le persone che hanno un sorriso gengivale tendono a evitare di mostrarlo o quantomeno ridono in maniera molto timida e parsimoniosa. Come tutti i difetti che colpiscono la bocca da un punto di vista estetico, quindi, il gummy smile ha importanti ricadute sulla sicurezza e sull’autostima. Un motivo in più per cercare una soluzione al problema. Per riuscirci, però, bisogna prima indagare le cause.

Le cause del sorriso gengivale

Come detto, la definizione di sorriso gengivale si ferma a descrivere un effetto estetico, ma nulla dice del perché si è arrivati a quel risultato. Per quale motivo le gengive sono così visibili, tanto da sovrastare i denti? Le possibili cause sono:

  • Scarsa quantità di superficie dentale esposta: i denti, nella parte che fuoriesce dalla gengiva, sono “piccoli” e quindi meno visibili del normale;
  • Prominenza dell’osso della mascella;
  • Morso profondo: i denti dell’arcata superiore superano eccessivamente quelli dell’arcata inferiore, facendo scoprire le gengive;
  • Labbro superiore corto o con muscoli elevatori iperattivi: quando si sorrise, quindi, il labbro si solleva troppo, scoprendo le gengive.

I rimedi al sorriso gengivale: soluzioni chirurgiche e non 

A seconda della causa che sta alla base del sorriso gengivale, i rimedi che si possono attuare sono diversi. In generale, per molto tempo, l’intervento chirurgico è stata la soluzione più diffusa, utile soprattutto nei casi di scarsa esposizione della superficie dentale. Oggi, però, non è più l’unica, per la gioia di tutti quei pazienti che hanno paura del dentista anche quando si tratta di fare un semplice controllo odontoiatrico. Vediamo tutto il ventaglio di possibili rimedi al gummy smile.

La chirurgia odontoiatrica: allungamento di corona clinica e riposizionamento delle gengive 

Partiamo proprio dal rimedio chirurgico. L’obiettivo è riposizionare il tessuto delle gengive in una posizione più arretrata rispetto a quella che occupano. Questo si ottiene eliminando parte della gengiva stessa e, in alcuni casi, anche dell’osso di sostegno ai denti. In questo modo si va ad aumentare la porzione di superficie dentale visibile e a ridurre quella gengivale.

L’ortodonzia: intrudure i denti 

Anche l’ortodonzia può rappresentare un rimedio al sorriso gengivale. Bisogna intrudure i denti, cioè farli indietreggiare verso l’osso. Le gengive tenderanno a seguirli e quindi ad “accorciarsi”.

Botulino e sorriso gengivale 

Quando il problema è dato da un’iperattività dei muscoli che sollevano il labbro superiore, una soluzione che ci si può sentir proporre è quella del botulino. La sostanza, molto utilizzata in chirurgia estetica, viene iniettata nel labbro superiore e ne rilassa i muscoli, che quindi tenderanno a farlo scendere, dandogli modo di coprire meglio le gengive. La soluzione, però, è temporanea e discutibile, visto il tipo di sostanza utilizzata.


disturbo atm

Disturbi dell’ATM, prendersi cura dell’articolazione temporo mandibolare 

Disturbi dell’ATM, prendersi cura dell’articolazione temporo mandibolare

Le disfunzioni dell’ATM possono essere alla base di patologie che si accusano quotidianamente, come mal di testa, mal di denti o postura errata. Spesso, però, non ci si rende davvero conto delle origini di questi dolori. Eppure, il riconoscimento dei sintomi e una giusta diagnosi permetterebbero di approntare cure davvero risolutive, con l’intervento del dentista.

Atm

Che cos’è l’ATM, l’articolazione temporo mandibolare 

La sigla ATM, in medicina, indica l’articolazione temporo mandibolare. Si tratta, cioè, del duplice sistema articolare (presente a destra e a sinistra del viso) che connette la mandibola al cranio e permette movimenti semplici ma fondamentali, come l’apertura e la chiusura della bocca (i dettagli li trovi qui).

Da cosa è composta 

Dal punto di vista anatomico, ha una struttura essenziale, composta da due ossa (mandibola e osso temporale) e da quattro legamenti (temporomandibolare, collaterale, sfenomandibolare e stilomandibolare). A questi componenti, si aggiunge poi il menisco temporo mandibolare, che è fatto di cartilagine, ha una forma leggermente allungata e si inserisce tra le due componenti ossee.

I suoi movimenti 

Come detto, il movimento più importante che compie l’ATM è quello che consente di aprire e chiudere la bocca. L’articolazione, però, può anche muoversi in maniera asimmetrica: avanti e indietro o sulla direttrice destra – sinistra. È quindi estremamente duttile ed efficace, ma anche fragile e delicata.

I disturbi ATM, dalla bocca lunga tutto il corpo

Proprio perché molto sensibile, l’articolazione temporo mandibolare può andare incontro a diverse disfunzioni. Disturbi che spesso hanno un decorso anche molto doloroso e che possono trascinarsi per anni, colpendo la testa, le orecchie, la bocca e la schiena. Anche perché, molto spesso, vengono sottovalutati e non adeguatamente diagnosticati. Ecco perché è importante imparare a riconoscerne possibili sintomi e cause.

Disfunzione ATM: i sintomi

Come identificare un disturbo ATM? Ci sono dei segnali che devono far venire sospetti? Di possibili sintomi ce ne sono diversi. Il più immediato è il dolore localizzato proprio nell’articolazione cranio mandibolare, spesso accompagnato da un tipico e fastidioso click, quando si apre la bocca. Un buon test per capire se è il caso di andare da uno specialista per degli approfondimenti è quello di aprire la bocca tenendo le mani sulle orecchie: se si avverte un rumore è bene prenotare una visita.

In molti casi, però, pure in presenza di un problema all’ATM, la mandibola non fa male. Il dolore, invece, può manifestarsi su nuca, collo e spalle, direttamente collegati al funzionamento della bocca e del complesso cranio-cervicale.

Esistono poi tutta una serie di sintomi che possono apparire lontani e indipendenti ma che invece sono spie piuttosto attendibili di una sindrome ATM. I principali sono:

Le cause delle disfunzioni ATM: ansia, stress, malocclusioni e patologie complesse

Una volta individuati i possibili sintomi, è utile anche un’analisi delle cause che possono essere all’origine dei disordini temporo mandibolari.

Cominciamo dallo stress. Spesso, infatti, l’insorgere dei disturbi ATM è dovuto a stati di ansia. Infatti, vivere “in tensione”, a causa del lavoro o della vita privata, può portare ad un acutizzarsi di atteggiamenti negativi, come il bruxismo (cioè serrare o digrignare i denti). Da queste cattive abitudini possono poi discendere i sintomi dolorosi che abbiamo visto.

Lo stress, però, non deve essere usato come un passepartout che semplifica le diagnosi, fino a renderle poco credibili. Insomma: non è sempre e comunque colpa dell’ansia e delle pressioni sociali. Spesso l’Atm funziona male per delle ragioni strutturali, che hanno a che fare con la stessa conformazione della bocca, della mandibola o dell’articolazione (come i denti storti o le malocclusioni) Eredità genetiche oppure difetti conseguenti a traumi (in cui rientrano anche gli errati interventi dentali).

In molti casi, infine, le disfunzioni dell’articolazione temporo mandibolare sono legate alla presenza di patologie complesse, come l’artrite reumatoide, la sclerosi sistemica o la gotta.

bite odontoiatrico

Come si curano i disturbi temporo mandibolari 

A chi rivolgersi 

Se si ha il sospetto di essere affetti da un disturbo ATM è bene recarsi tempestivamente da un medico. Trascinarsi i problemi, infatti, è il modo migliore per cronicizzarli e renderli ancora più dolorosi. Spesso si sottovalutano in maniera miope le conseguenze negative di queste disfunzioni, che possono invece provocare un netto peggioramento della qualità della vita.

Lo specialista più indicato per una visita è senza dubbio il dentista, soprattutto se esperto in gnatologia. Nei casi più evidenti, sarà sufficiente la visita per arrivare a una diagnosi certa. In altre circostanze, invece, potrebbe essere necessaria una radiografia.

I possibili trattamenti: bite, ortodonzia e chirurgia 

La soluzione più semplice, immediata e indolore per chi ha problemi all’articolazione cranio mandibolare è senza dubbio il bite. Uno strumento essenziale, che aiuta a non digrignare i denti e rilassa i muscoli della bocca. In molti casi è sufficiente, soprattutto quando le disfunzioni dell’ATM sono conseguenza di stress o malocclusioni non particolarmente gravi. Nelle situazioni più compromesse, invece, più risultare inefficace.

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Il gradino terapeutico successivo è rappresentato dall’ortodonzia, ovvero riallineare i denti utilizzando un apparecchio (mobile o fisso, magari invisibile). Le casistiche più gravi, infine, richiedono un vero e proprio intervento chirurgico (fino alla sostituzione dell’intera articolazione).

Servizi di ortodonzia e ortodonzia invisibile


Parodontite: cause, sintomi e cure 

Parodontite: cause, sintomi e cure 

Cosè la parodontite (detta anche piorrea)? Come si sviluppa e come si cura? Da quali sintomi è possibile riconoscerla? Tutte domande a cui è bene dare una risposta chiara, perché la malattia parodontale è tra le più aggressive in odontoiatria, capace di far soffrire molto le gengive e provocare anche la caduta dei denti (una delle paure più diffuse e sentite).

Cos’è la parodontite

Parodontite, malattia parodontale, piorrea (nel linguaggio comune). Diversi nomi per un’unica patologia, che attacca i tessuti parodontali e, se trascurata, può provocare la temuta caduta dei denti. Il paradonto, infatti, è l’insieme di quei tessuti (gengive comprese) che tengono fermi e saldi i denti. Non preoccuparsi dell’infezione parodontale, quindi, significa costringersi a cure lunghe e dispendiose, fino alla necessità di ricorrere agli impianti dentali. Perciò, ancora una volta, la prevenzione si conferma la migliore delle cure. I campanelli di allarme non vanno trascurati, soprattutto se si tratta di denti che si muovono e gengive sanguinanti.

Tra l’altro, la parodontite è una malattia molto più diffusa di quanto si pensi, soprattutto negli adulti con più di 35 anni, e spesso accompagna altre patologie, come il diabete. Ovviamente, può manifestarsi con diversi livelli di gravità e di durata, ecco perché si parla anche di parodontite cronica.

cura piorrea

Alla radice del problema, le cause della parodontite 

La responsabile della piorrea ha un nome ben preciso: placca batterica. La nemica per eccellenza della bocca, generatrice del tartaro e responsabile di tantissime patologie che colpiscono il cavo orale. Tutto inizia con una gengivite, un’infiammazione delle gengive che, però, prende sempre più piede, fino a colpire anche il legamento parodontale, l’osso alveolare (da qui il nome di parodontite alveolare) e il cemento radicolare. In pratica, l’intero parodonto finisce sotto attacco infiammatorio. Il primo effetto è il parziale ritrarsi delle gengive. Una regressione che modifica il solco gengivale e spiana la strada alla creazione delle tasche parodontali, la manifestazione più chiara della piorrea. In queste tasche possono proliferare alcuni batteri della placca. Ed ecco che si è creato un canale ancora più efficiente per il propagarsi dell’infiammazione.

È importante prendersi cura delle gengive

Parodontite apicale acuta 

Anche se ha lo stesso nome, si tratta di una patologia diversa rispetto alla parodontite propriamente detta. La parodontite apicale acuta, infatti, colpisce sempre il parodonto ma è causata dall’infiammazione della polpa dentaria ed è conseguenza di una carie non trattata oppure di traumi.

Come si manifesta la piorrea 

Vista la gravità delle conseguenze che la parodontite può causare, è bene attivarsi appena se ne percepiscono i sintomi. Prima si interviene, infatti, e meno danno è in grado di fare l’infezione.

I primi sintomi 

I sintomi precoci della parodontite sono sicuramente quelli più difficili da ricollegare alla patologia, perché piuttosto generici e comuni ad altri disturbi. Non di meno, però, sono quelli a cui è importante dare peso, perché permettono di intervenire tempestivamente.

  • Leggera alitosi
  • Lievi disturbi gengivali: sanguinamento sporadico, arrossamento, gonfiore, ammorbidimento, principio di recessione.

I sintomi più gravi 

Man mano che l’infiammazione avanza, i sintomi iniziali si fanno più marcati: l’alitosi peggiora e i disturbi alle gengive si moltiplicano. Il sanguinamento, quindi, si fa frequente e abbondante, gonfiore e arrossamento sono più evidenti, così come la recessione gengivale, che può arrivare a scoprire la radice.

A questi si aggiungono sintomi nuovi, piuttosto gravi:

  • Indolenzimento dentale;
  • Comparsa di spazio tra i denti;
  • Mobilità dentale.

Cosa fare contro la parodontite: prevenzione e cura 

La comparsa dei primi sintomi e poi di quelli più gravi segnala che si è già in ritardo ed è necessario correre dal dentista per non peggiorare la situazione. L’ideale, infatti, sarebbe riuscire a prevenire la piorrea, piuttosto che curarla.

La prevenzione 

L’attività di prevenzione verso l’insorgenza della piorrea si gioca essenzialmente su due fronti:

  • Igiene orale;
  • Buone abitudini.

La corretta pulizia dei denti, da fare quotidianamente e anche più volte al giorno, è fondamentale. A questa, però, va abbinata ad una periodica e regolare igiene dentale professionale.

Vuoi sapere come lavare bene i denti? Leggi la guida dedicata

Per quanto riguarda le buone abitudini, invece, sarebbe più corretto parlare di come evitare quelle cattive e una in particolare: il fumo. Le sigarette, infatti, sono nemiche giurate della bocca, oltre che di tutto il resto del corpo.

La cura 

La cura della parodontite comporta la pulizia approfondita dei denti, con chiusura delle tasche parodontali, eliminazione dei batteri e rigenerazione dei tessuti. Per molti anni, si è proceduto mediante intervento chirurgico, accompagnato da terapia antibiotica. L’efficacia, però, era limitata, perché non tutti i punti del parodonto risultavano raggiungibili. Oggi, invece, è molto più diffusa (ed efficace) la terapia con microscopio e laser che permette di eliminare i fattori che determinano il disturbo in maniera profonda e completa.