Malocclusione dentale, come verificarla e curarla

La malocclusione dentale impedisce la corretta chiusura della bocca, provocando fastidiosi disturbi in tutto il corpo. Correggerla è fondamentale per riacquistare benessere e qualità della vita. Per scegliere la terapia più adeguata, però, bisogna capire cosa ha causato la malocclusione e qual è il suo livello di gravità.

riproduzione bocca umana

Malocclusione dentale, quando la bocca non si chiude bene

La malocclusione dentale, conosciuta anche come malocclusione mandibolare, è un difetto delle arcate dentali che ne impedisce la chiusura corretta. Quando parliamo, mastichiamo, deglutiamo o semplicemente ci rilassiamo tenendo la bocca chiusa, i denti dell’arcata superiore e quelli dell’arcata inferiore dovrebbero essere perfettamente allineati e toccarsi senza problemi.

In alcuni casi, questo non avviene, ed ecco che ci si trova davanti a una malocclusione. Cosa impedisce la corretta chiusura del morso? I motivi possono essere essenzialmente due:

  • denti storti;
  • asimmetrie ossee tra mandibola e mascella (una che tende in avanti o l’altra che tende indietro, ad esempio).

Le cause: ereditarietà e cattive abitudini

Trovato il problema, bisogna indagarne le ragioni. Quando si analizzano le cause della malocclusione dentale è possibile ricondurle a due grandi categorie:

  • difetti ereditari (proprio della struttura fisica di ciascuno)
  • difetti emersi a seguito di cattive abitudini o di eventi traumatici.

Se il disallineamento tra le arcate è conseguenza della conformazione stessa di mascella, mandibola e denti, non ci si può imputare nessuna colpa. Equivale ad essere bassi, alti, con dita lunghe o corte, eccetera. È responsabilità del caso o della natura, come si preferisce.

Diverso è il discorso quando la malocclusione nasce da un comportamento sbagliato o patologico. Qualche esempio: bruxismo (cioè la tendenza a digrignare), denti mancati e non sostituiti o scheggiati e non ricostruiti, tic nervosi (come lo spingere con la lingua contro le arcate dentali). Inoltre, molto dannoso, nei bambini, è l’uso di succhiarsi il pollice o l’abuso del ciuccio. In tutti questi casi, sarebbe bene eliminare alla radice il comportamento errato prima che sia troppo tardi.

La classificazione delle occlusioni imperfette: prima, seconda e terza classe

Ovviamente la malocclusione può avere diversi livelli di gravità, che richiedono interventi più o meno incisivi. La classificazione di questo difetto prevede tre gradini.

Malocclusione di prima classe: l’arcata superiore (mascella) è leggermente più avanti di quella inferiore.

Malocclusione di seconda classe: l’arcata superiore è molto più avanti di quella inferiore e spesso i denti incisivi (sia sopra che sotto) sono piuttosto distanti tra loro. Ci si trova, quindi, di fronte a un mix di retrognatismo e affollamento dentale.

Malocclusione di terza classe (prognatismo o sottomorso): qui è l’arcata inferiore a essere più avanti di quella superiore, il cosiddetto morso inverso.

Ci sono poi anche altre anomali, che si distinguono per caratteristiche specifiche:

  • morso profondo: quando gli incisivi superiori coprono quelli inferiori;
  • morso aperto: quando i denti anteriori non si chiudono;
  • morso crociato: quando i denti inferiori coprono i loro corrispettivi superiori;
  • diastema: quando c’è troppo spazio tra due denti contigui (leggi l’approfondimento dedicato al diastema).

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Dolore al dente

Come riconoscere la malocclusione: sintomi e diagnosi

In un primo momento, si potrebbe pensare che le diverse tipologie di malocclusioni siano soltanto delle imperfezioni estetiche. In realtà, tutto ciò che riguarda il morso e la chiusura dei denti ha ripercussioni pesantissime sul resto del corpo: testa, schiena, orecchie, postura. Per questo è utile una diagnosi precoce, che permetta di arginare subito le conseguenze negative di questo difetto.

I sintomi

I sintomi a cui bisogna prestare attenzione per accorgersi di una errata occlusione dentale sono molti:

  • difficoltà nella masticazione;
  • difficoltà nella deglutizione;
  • difficoltà nella respirazione (tosse frequente, bocca aperta, russamento, asma, bronchite cronica);
  • problemi alle orecchie e all’equilibrio (acufeni e vertigni);
  • mal di testa;
  • mal di schiena;
  • malattie dentali molto frequenti (carie, gengivite, ecc);
  • disallineamenti nei tratti del viso.

La diagnosi

Se si accusano alcuni dei sintomi su indicati, è bene rivolgersi subito al dentista di fiducia. È lui il più indicato a fare una corretta diagnosi di malocclusione dentale. Spesso già ad occhio nudo è possibile verificare l’esistenza di questo difetto. Per comprenderne bene la gravità, però, può essere necessario ricorrere a degli esami, come le radiografie (o telegrafie) di mascella e mandibola.

malocclusione terapia

Come curare la malocclusione, le terapie disponibili

Una volta diagnostica la malocclusione bisogna correre ai ripari, il prima possibile. La giusta terapia dipende, però, dalla gravità del difetto, dalle sue caratteristiche e dalle cause. Molto rilevante è anche l’età di chi inizia la cura. Nei bambini è tutto più semplici, perché ossa e dentatura non sono ancora completamente formati e stabilizzati. Più complesso, invece, intervenire su un adulto.

In linea di massima, la terapia più utilizzata è l’ortodonzia, in varie forme. Da quelle più lievi, con bande, fili ed elastici, a quelle più incisive, che prevedono l’uso del bite per malocclusioni o dell’apparecchio specifico.

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In alcuni casi, può anche essere necessario procedere all’estrazione di uno o più denti, per ridurre il sovraffollamento delle arcate. Infine, nelle forme più gravi, può servire di ricorrere all’intervento chirurgico su mascella e/o mandibola.

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