Breve guida alla scoperta del colore dei denti

Qual è il colore naturale dei denti? Da cosa dipende? Perché può cambiare nel corso del tempo? Tre domande a cui spesso si danno risposte non corrette o banali. Eppure, la colorazione della dentatura è uno degli elementi fondamentali di un sorriso splendente. Un argomento che merita di essere conosciuto meglio.

Il colore dei denti è uno degli elementi chiave per rendere un sorriso bello e affascinante. Eppure, è anche un tema davvero poco conosciuto e su cui spesso si hanno convinzioni non proprio veritiere. Il fatto è che spesso la colorazione dei denti viene data per scontata, mentre non lo è affatto. Ad esempio, in pochi sanno rispondere in modo esatto alle tre semplici domande che compongono questo articolo:

  • Qual è il colore naturale dei denti?
  • Da cosa dipende la colorazione dei denti?
  • Quando e perché i denti possono cambiare colore?

Qual è il colore naturale dei denti?

Quando si pensa al colore dei denti, la prima tonalità che viene in mente è il bianco. Una risposta ovvia, quasi banale ma che in realtà non è proprio corretta. Solo i denti decidui dei bambini, infatti, sono davvero bianchi. La dentatura adulta, invece, tende ad essere più vicina all’avorio, cioè ad una via di mezzo tra bianco e giallo. Ma anche così, la generalizzazione è eccessiva, perché il colore dei denti è molto personale: ognuno ha il suo, con sfumature che possono spaziare dal marrone-rosso, giallo-rosso, grigio, rosso-grigio. Tanto è vero che si parla di vere e proprie scale di colori dei denti. Nel tempo, poi, a causa dell’usura o di altri fattori esterni e interni, il colore del sorriso può leggermente cambiare. Per un dentista, identificare esattamente il colore dei denti di un paziente è molto importante, soprattutto quando lavora ad un restauro in ceramica o a un impianto. Infatti, per evitare che l’intervento sia visibile e creai un fastidioso inestetismo, è necessario riprodurre esattamente il colore dei denti naturali, in modo che non si noti la differenza.

colore denti

Cosa dà colore ai denti?

L’altra domanda che crea molta confusione è quella sull’origine del colore de denti. In molti, infatti, sono convinti che a colorare la dentatura sia lo smalto dentale, cioè lo strato più superficiale, ma non è così. La responsabile della colorazione, invece, è la dentina, che costituisce il corpo del dente e si trova sotto lo smalto. Quest’ultimo è responsabile solo della lucidità e della trasparenza e quindi incide sulla colorazione nella misura in cui rende più o meno visibile la dentina.

Denti gialli? Cause, prevenzione e rimedi

Quando e perché i denti possono cambiare colore?

Come già anticipato, nel corso della vita, i denti possono cambiare colore. In alcuni casi, si tratta di un semplice e leggero ingiallimento dovuto all’usura o magari a una non perfetta igiene orale. In altri casi, invece, la variazione di colorazione è più importante e dovuta a fattori esterni. Le cause principali di cambiamento del colore dei denti sono:

  • Alimentazione: alcuni cibi e bevande hanno una pigmentazione che tende ad essere assorbita dalla dentina, provocando il cambio di colorazione; è il caso, ad esempio, di caffè, vino rosso, liquirizia.
  • Assunzione di farmaci: soprattutto antibiotici, fluoro (se in dosaggio eccessivo), tetracicline e ciprofloxacina.
  • Cure dentali: è il caso, ad esempio, delle carie, la cui otturazione, se realizzata con materiale scuro, può “trasparire” dalla superficie sana del dente e conferirgli riflessi grigiastri.
  • Patologie dentali o sistemiche: tra le malattie che possono modificare il colore dei denti ci sono quelle metaboliche o fenomeni come le emorragie interne dei denti.

In alcuni casi, che il dentista può identificare previa visita di controllo, il colore naturale dei denti può essere ripristinato attraverso una seduta di pulizia dei denti professionale o di sbiancamento. Altrimenti, per ovviare ai casi più gravi, può rivelarsi utile l’applicazione delle faccette dentali, che coprono la superficie macchiata.

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ciuccio e detizione

Denti e ciuccio: consigli per genitori, tra falsi miti e necessarie accortezze

Il legame tra l’uso del ciuccio da parte dei bambini e l’insorgere d problemi come palato stretto e denti storti è già da anni oggetto di studio da parte dei dentisti. Un’attenzione che ha contribuito a creare un clima di diffidenza verso questo oggetto tanto amato dai più piccoli. In realtà, però, viste le recenti evoluzioni dei prodotti in commercio, il ciuccio non deve più essere visto dai genitori come un pericolo, purché si seguano determinate accortezze.

La prima visita dal dentista

Il ciuccio, si sa, è uno dei migliori amici dei bambini, almeno nei primissimi mesi di vita. D’altronde, la suzione non nutritiva (quindi diversa da quella che il neonato attua quando prende il latte dal seno materno o dal biberon) svolge un ruolo fondamentale nella crescita del bambino, perché rappresenta una coccola importantissima, un momento calmante, visto che stimola la produzione di serotonina, l’ormone della felicità. Ecco perché i bambini piccoli desiderano succhiare, sia che si tratti del ciuccio o del loro pollice. Allo stesso tempo, però, questo istintivo gesto del succhiare è coinvolto anche nello sviluppo delle ossa della bocca e del cranio. Da qui, la necessità per i genitori di adottare alcune accortezze, onde evitare che il bambino sviluppi problemi odontoiatrici (e non solo).

Tutti gli articoli sui denti dei bambini

Il collegamento tra ciuccio, palato stretto e denti storti

I difetti dentali più comuni che possono scaturire da cattive abitudini legate al ciuccio sono: palato stretto, denti storti, malocclusioni e deglutizione atipica. Spesso, alcuni di questi disturbi si presentano insieme, perché strettamente connessi. Ad esempio, il palato stretto comporta denti storti a causa di sovraffollamento. A loro volta, però, i denti storti possono essere all’origine di una malocclusione, che può generare deglutizione atipica. Tutti questi problemi che possono verificarsi a cascata originano, però, da un epicentro comune: lo scorretto sviluppo delle ossa che viene generato da una suzione sbagliata. Mentre il bambino succhia, infatti, esercita una pressione che porta il palato ad adattarsi alla forma e alla dimensione di ciò che si sta succhiando. Questo, a lungo andare, può influenzare la formazione delle ossa della mandibola e del cranio.

Leggi anche: il calendario della dentizione

Come scegliere il ciuccio giusto e come utilizzarlo

Il fatto che la medicina abbia compreso il legame che c’è tra sviluppo delle ossa del cranio, conformazione della dentatura e suzione dei bambini ha permesso alle aziende produttrici di ciucci di elaborare dei prodotti particolari, capaci di superare le criticità e di non creare danni allo sviluppo dei denti. Non tutti i ciucci per bambini, quindi, sono uguali, ed i genitori devono prestare un po’ di attenzione a quale scelgono. In particolare, bisogna adeguare il ciuccio alla crescita fisica del bambino, evitando di fargliene succhiare uno troppo piccolo. In questo caso, infatti, il palato tenderà a adattarsi alla misura e quindi a “stringersi”. Mese dopo mese, quindi, il ciuccio va cambiato, in modo che sia sempre un po’ più grande del palato.

Una volta acquistato il cuccio giusto, però, bisogna anche utilizzarlo in maniera adeguata. Come già detto, per il bambino la suzione senza nutrimento non è un vizio, come spesso si pensa, ma una necessità. Quindi, imporre drasticamente ad un neonato un uso solo sporadico del ciuccio è sbagliato, perché lo priva inutilmente di un’attenzione che gli infondo tranquillità. Il ciuccio, quindi, nei primi mesi di vita, può essere dato liberamente, di giorno e di notte. È verso i due anni che bisogna cominciare a rallentarne l’uso, cercando di interromperlo del tutto intorno ai tre anni. Ovviamente, vanno completamente dimenticate, invece, altre cattive abitudini connesse con il ciuccio, come quella di cospargerlo di miele o di zucchero per aumentarne l’effetto calmante sul bambino. In questo caso, l’insorgere della cosiddetta sindrome da biberon e il rischio che si carino i denti da latte è altissimo.

Come insegnare ai bambini a lavarsi i denti


masticare solo da un lato

Masticare solo da un lato? Un problema per la salute e la postura di tutto il corpo

Masticare solo da un lato è un’abitudine che hanno molte persone. Purtroppo, però, la masticazione monolaterale è un difetto che va corretto perché può provocare asimmetrie che dalla bocca si ripercuotono in tutto il corpo, dal collo alla la schiena e giù fino ai piedi. Denti e postura, infatti, sono strettamente connessi e la masticazione ne è una delle principali dimostrazioni. In questo approfondimento vengono analizzate le conseguenze negative a cui va incontro chi mangia masticando sempre dalla stessa parte della bocca e le possibili soluzioni al problema.

Masticare è un gesto quasi automatico, che ognuno fa praticamente senza pensarci. Eppure, ogni tanto bisognerebbe soffermarsi e cercare di capire se si mastica bene o se si sbaglia qualcosa. La masticazione, infatti, attiva i muscoli della mandibola che sono molto potenti e che hanno importanti influenze su tutto il resto del corpo, dal cranio fino ai piedi, passando per la schiena e la colonna vertebrale. Una delle forme più comuni di cattiva masticazione è quella posta in essere da chi mastica il cibo sempre dalla stessa parte della bocca, o a sinistra o a destra. Tecnicamente si parla di masticazione monolaterale e fa sì che coinvolti nella triturazione del cibo sia i denti di un solo lato delle arcate dentali. Nella normalità, invece, il cibo andrebbe passato da una parte all’altra, in un modo abbastanza equilibrato. Attenzione però a non esagerare con la severità verso se stessi: avere un lato della bocca preferito in cui masticare è piuttosto ovvio e quasi fisiologico; è nell’eccesso di utilizzo che sta il problema.

Le regole per lavare bene i denti

Cosa succede se si mastica solo da un lato: le conseguenze della masticazione monolaterale

A questo punto dovrebbe sorgere spontanea una domanda: perché la masticazione monolaterale è un problema? Quali danni può causare? Di conseguenze ce ne sono diverse. Nella maggior parte dei casi, si tratta di problemi comuni a tutte le forme di masticazione scorretta: difficoltà di digestione, consumo non equilibrato dei denti, sviluppo non simmetrico del viso, frequenti infiammazioni delle gengive, mal di testa e mal di schiena cronici. La differenza rispetto ad altri casi di masticazione scorretta è che nella monolaterale i sintomi tendono ad essere particolarmente forti perché lo squilibrio che si crea è importante, addirittura fino al punto da provocare, nei casi più gravi, asimmetrie nel viso, deformazione delle ossa e spostamento dei denti. Chi mastica solo da una parte, inoltre, si trova spesso a combattere con dolori alla mandibola e forti lombalgie, ma può addirittura sviluppare problemi di allineamento della colonna vertebrale e disturbi nel camminare. Tutte situazioni che, se non si interviene alla radice, tendono a cronicizzarsi e a provocare ulteriori difetti a cascata. Il corpo, infatti, nel tentativo di adattarsi all’errore, attiva delle forme di compensazione.

Cause e rimedi per chi mastica sempre dalla stessa parte

Per questo motivo, quando si notano determinati sintomi, è bene farli presenti al proprio dentista, in modo che possa valutare la situazione. La causa di una masticazione monolaterale è di solito da ricercarsi nell’esistenza di una malocclusione, cioè di un’errata chiusura delle arcate dentali. A sua volta, la malocclusione può essere originata dalla mancanza di uno o più denti, dal loro disallineamento, oppure da difformità ossee. Ognuna di queste casistiche deve essere trattata diversamente. Quindi, non esiste un solo rimedio per la masticazione monolaterale, ma tante soluzioni quante sono le possibili cause e solo un’attenta visita gnatologica può far scegliere la strada migliore. Nel caso di dente mancante, si potrà procedere, ad esempio, con un impianto a carico immediato oppure valutare l’opportunità di una protesi dentale. Se il problema, invece, è un disallineamento, potranno risultare utili le faccette oppure una cura ortodontica, con l’utilizzo di apparecchi per denti fissi o mobili. L’importante, però, è affidarsi ad uno specialista.

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togliere dente

Togliere i denti senza paura: 9 domande e risposte sull’estrazione dentale

Togliere un dente è una delle eventualità che incutono maggiore timore. Sono pochi, infatti, quelli che affrontano un’estrazione dentale e cuore leggero, soprattutto per timore del dolore che si potrebbe sentire, nonostante il tutto avvengo sotto anestesia locale. Come spesso accade, però, conoscere ciò che succede prima, durante e dopo l’estrazione di un dente aiuta ad esorcizzare la paura. Questa breve guida dà una risposta ai dubbi principali che assalgono chi deve togliersi un dente.

Non lo si può negare: molte persone hanno paura del dentista. Un timore innato, a volte ingiustificato, a volte magari legato a traumi specifici. Molto spesso, questa paura è legata ad un’ipotesi particolare: l’estrazione dentale. Doversi togliere un dente, infatti, evoca immagini preoccupanti, come quelle di un dentista armato di una pinza gigantesca con cui strappare letteralmente via il “problema”. Ovviamente (e per fortuna) l’estrazione di un dente non funziona così. Per pima cosa, si tratta di un’ipotesi residuale, da praticare solo quando non ci sono soluzioni conservative che possano andare bene. In secondo luogo, i progressi della medicina e dell’odontoiatria hanno reso l’estrazione un’operazione molto più semplice e molto meno invasiva del passato. In questo approfondimento, sono raccolte le 9 domande più frequenti che chi deve togliersi un dente rivolge al proprio dentista o magai cerca sul web. Conoscere ben ciò a cui si va incontro aiuta ad avere meno paura.

Quando è necessario togliere un dente? (h2)

I denti rappresentano elementi fondamentali per il corpo umano e per il suo benessere, ed il fatto che siano numerosi non significa che si possa rinunciare ad uno di essi a cuor leggero. Estrarre un dente, quindi, significa privare l’organismo di un pezzo necessario, la cui assenza, se non viene colmata con una protesi, può creare problemi. Ecco perché, negli ultimi anni, si è sempre più affermato l’approccio conservativo alla cura dentale, che limita le ipotesi in cui è necessario togliere il dente a pochi casi eccezionali e predilige invece soluzioni come la devitalizzazione o l’otturazione. Un risultato reso possibile anche dai progressi della tecnica. Ad oggi, quindi, si procede all’estrazione del dente nell’ipotesi di:

Scopri di più sugli impianti dentali a carico immediato

Come si estrae un dente e quanto tempo ci vuole?

Dal punto di vista dell’esecuzione, esistono due tipi di estrazione dentale. La prima, detta estrazione semplice, serve per togliere denti che risultano ben sporgenti dalla gengiva e non hanno problemi di frattura. In questo caso, il dentista anestetizza accuratamente la parte e poi interviene utilizzando elevatore e pinza per estrarre il dente, esercitando la pressione necessaria. Invece, nei casi in cui il dente presenta delle criticità in merito alla sua accessibilità (come per i denti inclusi) è necessario ricorrere all’estrazione chirurgica on incisione della gengiva, a volte eseguita in anestesia totale.

Leggi di più sulle patologie delle gengive

Cosa si sente durante l’estrazione dentale?

Avvenendo in anestesia locale, durante l’estrazione del dente non si sente dolore, o comunque non in modo insopportabile. Quello che si avverte, però, è una forte pressione, in corrispondenza del dente interessato.

Una volta tolto il dente, vengono messi dei punti?

Spesso, dopo aver tolto il dente, il dentista applica dei punti di sutura, che possono cadere da soli oppure venire rimossi dopo una decina di giorni (dipende dal tipo di punti applicati). È possibile, però, anche che il medico proceda ad un’estrazione senza punti, qualora ritenga che sussistano le condizioni adatte (da valutare caso per caso).

Quanto dura il dolore dopo l'estrazione di un dente e cosa prendere per calmarlo?

Vedersi privata di un dente, per la bocca, rappresenta comunque un trauma, un evento che richiede alcune ora per essere “riassorbito”. Quindi, è assolutamente normale avvertire dolore gengivale nei due o tre giorni che seguono l’estrazione, nonché un leggero sanguinamento per circa 24 ore. In questa fase, è possibile alleviare il dolore assumendo farmaci antidolorifici, previa consultazione con il medico.

Dopo un’estrazione, quanto tempo ci vuole per guarire e quanti giorni di riposo sono consigliati?

La completa guarigione dopo un’estrazione arriva dopo alcune settimane. La fase più critica, però, riguarda i primissimi giorni dopo l’intervento, durante i quali, come anticipato, possono manifestarsi dolore e sanguinamento. Per quanto motivo, può essere consigliabile prendersi 1 o 2 giorni di riposo dal lavoro (malattia) e da altre attività faticose.

Quando si toglie un dente bisogna prendere gli antibiotici?

Uno dei rischi maggiori di complicanze post estrazione di un dente e l’insorgere di infezioni. Per questo motivo, alcuni dentisti prescrivono cure antibiotiche a carattere preventivo, con farmaci da assumere nei giorni immediatamente precedenti l’intervento. In altri casi, invece, si opta per somministrare gli antibiotici dopo aver tolto il dente. Infine, un ulteriore opzione prevede la prescrizione degli antibiotici solo in caso di infezione conclamata e non a scopo preventivo.

Quanto ci mette la gengiva a sgonfiarsi e come va disinfettata?

Che la gengiva si gonfi dopo che il dentista ha tolto il dente è una cosa assolutamente normale. E può accadere anche che sanguini. Il tutto, si risolve di solito nel giro di 24 ore. Per facilitare la scomparsa del gonfiore gengivale si possono praticare impacchi di ghiaccio sulla guancia e magari raffreddare la zona consumando del cibo freddo (un bel gelato è la cosa migliore).

Cosa fare e cosa non fare dopo l'estrazione del dente del giudizio?

Di fondamentale importanza, nelle ore e nei giorni a ridosso dell’estrazione dentale, è seguire le prescrizioni mediche in ordine all’assunzione di farmaci antidolorifici ed eventualmente antibiotici. Inoltre, è molto importante mantenere un’adeguata igiene orale, per scongiurare il rischio di infezioni. Anche l’alimentazione va tenuta sotto controllo per qualche giorno, prediligendo cibi morbidi o addirittura liquidi, come frullati, purè, minestre e simili.

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ipomineralizzazione smalto

Ipomineralizzazione dei denti dei bambini (MIH): le macchie che celano una malattia insidiosa

L’ipomineralizzazione dello smalto dei denti è un problema che colpisce un gran numero di bambini e prende il nome di MIH – Molar Incisor Hypomineralization. Con questa patologia, molari e incisivi si coprono di macchie bianche o brune e la loro superficie si fa porosa e fragile, fino a mostrare la dentina, nei casi più gravi. Le conseguenze dell’ipomineralizzazione possono essere molto serie e vanno dalla carie alla rottura del dente. Per questo motivo, i denti ipomineralizzati vanno fatti vedere ad un dentista di fiducia, per essere adeguatamente trattati e curati.

Non è raro osservare, nei denti dei bambini, la formazione di macchie bianche o brune, dalla consistenza porosa, che vanno a rovinare l’aspetto dello smalto. Apparentemente innocue, in realtà queste macchioline sono la spia di una patologia dentale molto insidiosa, comunemente detta malattia dei denti di gesso o dei denti di formaggio, ma che scientificamente prende il nome di ipomineralizzazione o MIH (Molar Incisor Hypomineralization). Un disturbo che, come rivela il nome stesso, colpisce soprattutto i molari e gli incisivi (sia decidui che permanenti) e che, nei casi più gravi, può rendere talmente fragile lo smalto da provocarne la frattura. Ai genitori, quindi, si consiglia di rivolgersi al proprio dentista di fiducia appena notano l’insorgere di macchie bianche sui denti. Potrebbe trattarsi di un problema diverso e meno grave dell’ipomineralizzazione, ma è necessario approfondire.

Leggi di più sui denti macchiati

Cos’è l’ipomineralizzazione: definizione e tipologie di MIH

Volendo illustrare in maniera più puntuale cosa si intende per ipomineralizzazione o MIH, la si può definire come un difetto qualitativo dello smalto dentale che risulta poco calcificato (quindi carente di calcio e fosfato e ricco di magnesio). A seconda di quanto sia severa questa ipomineralizzazione, si possono distinguere tre livelli di gravità della malattia:

  • leggera, che prevede solo la comparsa di macchioline bianche;
  • moderata, in cui si manifestano anche macchie brune e fenomeni di sfarinamento dello smalto;
  • severa, che può causare anche la frattura del dente o comunque la perdita dello smalto con conseguente emersione in superficie della dentina.

L’ipomineralizzazione non è la fluorosi

Come riconoscere i denti affetti da MIH: i sintomi

Come in parte già anticipato, il tratto distintivo dell’MIH è la comparsa di macchie bianche o brune, dalla superficie non compatta. Tale modifica dello smalto, che ha ripercussioni estetiche ma anche funzionali, provoca in genere un aumento della sensibilità dentale e della fragilità, al punto da rendere complicate anche le semplici attività di igiene orale.

Come intervenire sui denti rotti

Cause e conseguenze dell’ipomineralizzazione dello smalto nei bambini

Le conseguenze più preoccupanti dell’ipomineralizzazione dello smalto dei bambini sono quelle legate ad una maggiore fragilità dei denti stessi:

Per questo motivo, indagare le cause che fanno insorgere l’MIH è fondamentale, perché questa analisi favorisce le azioni di contrasto. Purtroppo, però, allo stato attuale della medicina, non si conoscono pienamente le ragioni che rendono lo smalto dentale povero di minerali e quindi esposto a questo tipo di problematiche. Si è ormai ampiamente consolidata, però, la convinzione scientifica che l’ipominerazzione non sia una patologia specifica dei denti ma una malattia sistemica ad origine multifattoriale. È sbagliato, dunque, cercare il motivo del suo manifestarsi in una generica mancanza di calcio, magari da colmare consumando determinati cibi. È più probabile, invece, che l’MIH abbia le sue radici in altre patologie, che si sviluppano nei primissimi anni di vita del bambino e che impediscono la giusta calcificazione dello smalto. A loro volta, questi disturbi sono frutto di un mix di fattori, tra cui anche l’esposizione a particolari sostanze ambientali. Tutto, però, è ancora da studiare.

La mancanza di calcio è un problema per i denti

Come trattare e curare l’ipomineralizzazione

Nonostante non ci sia ancora certezza sulle cause, però, possibili trattamenti per curare l’ipomineralizzazione sono già disponibili. La base di partenza è rappresentata dall’applicazione sui denti affetti da MIH di creme o mousse remineralizzanti, a base di calcio, fosfato e fluoro. A questo trattamento può poi essere associata la periodica sterilizzazione dello smalto compromesso. Nei casi di ipomineralizzazione moderata, però, è necessario anche intervenire in funzione conservativa sulle porzioni di dente più danneggiate, puntando alla loro ricostruzione. Infine, nelle forme patologiche più gravi, in cui compaiono anche le carie, queste vanno rimosse con priorità assoluta.

I servizi odontoiatrici per bambini dello Studio Puzzilli


Masticazione corretta e giusta chiusura dei denti: un vantaggio per la salute di tutto il corpo

Masticare correttamente è un’attività non banale che merita di essere approfondita. Soprattutto perché una masticazione scorretta può danneggiare la digestione e provocare malessere a tutto il corpo. Ma perché si mastica male? Il motivo spesso risiede in una malocclusione dentale che impedisce la corretta chiusura della bocca.

Può sembrare un vecchio motto della nonna, frutto di una saggezza popolare un po’ antiquata, ma in realtà è una verità medica e scientifica incontrovertibile: masticare bene è fondamentale per la salute di tutto il corpo. La masticazione, infatti, è un meccanismo tanto semplice quanto delicato, che chiama in causa una pluralità di elementi: i denti, la lingua ma soprattutto l’articolazione temporo mandibolare, che a sua volta è capace di trasferire tensioni positive e negative alla testa, al collo e da lì alla colonna vertebrale e quindi a tutto il corpo, fino ai piedi. Di conseguenza, una masticazione scorretta può essere causa di problemi digestivi ma anche di disturbi apparentemente scollegati, come le emicranie, i mal di collo, i mal di schiena. D’altra parte, è lo stesso principio del bruxismo: chi digrigna i denti creare degli squilibri dell’ATM che si ripercuotono su tutto il corpo. Ecco perché, in casi del genere, si indossa il bite.

Scopri di più sui disturbi dell’ATM

Masticazione e corretta chiusura dei denti: un equilibrio importante per il benessere fisico

Parlare di corretta masticazione, quindi, significa discutere di come muovere in modo equilibrato la mandibola quando si mangia ma anche di quale sia il giusto allineamento dei denti. Chi mastica male, infatti, ha spesso problemi di malocclusioni, che a loro volta possono essere generati da una pluralità di cause. In una dentatura in salute, la chiusura della bocca comporta un perfetto allineamento tra i denti dell’arcata superiore e quelli dell’arcata inferiore, con i primi che vanno leggermente a coprire i secondi senza però provocare scivolamenti. Idealmente, la linea degli incisivi superiori deve trovarsi in continuità con quella degli incisivi inferiori. Inoltre, perché la bocca si chiuda bene, è fondamentale che i denti siano tutti integri e che ci sia un equilibrio tra il numero di quelli presenti a destra e a sinistra.

Ma quanti denti servono per masticare bene?

È una domanda secca a cui è difficile dare una risposta altrettanto sintetica. Dire che la cosa migliore è averli tutti è un’ovvietà che però è bene ribadire. Ad avere in bocca tutti id enti, però, non sono molti, visto che spesso quelli del giudizio vengono tolti. Ed è altrettanto ovvio dire che non devono esserci “buchi”. Al di là di tutto, però, ciò che davvero conta è procedere a una valutazione complessiva. Quali denti mancano? Sia a sinistra che a destra? Solo un dentista esperto può farsi un’idea corretta della situazione, caso per caso.

Ecco come lavare correttamente i denti

Come si mastica correttamente

Una volta fissate le precondizioni per una corretta masticazione, è possibile capir meglio, dal punto di vista pratico, cosa significa masticare bene. Per prima cosa, una masticazione equilibrata deve essere bilaterale e non monolaterale, cioè coinvolgere in modo paritario entrambe i lati della bocca. La lingua svolge il fondamentale ruolo di movimentare il cibo tra le due arcate e verso il palato, contribuendo anche a farlo ammorbidire dalla saliva. I singoli denti svolgono compiti diversi. Di solito, gli incisivi superiori e inferiori, con il supporto dei canini, sono utilizzati per morde e per tagliare il cibo (ad esempio, quando si addenta il pane). Molari e premolari, invece, servono a triturare gli alimenti, visto che sono i più duri e potenti. Oltre alle modalità, è molto importante che la masticazione si protragga nel tempo, perché solo così si riesci davvero a sminuzzare il cibo, rendendolo più facilmente digeribile.

Che succede se non si mastica bene: sintomi e conseguenze della masticazione scorretta

L’effetto principale di una scorretta masticazione, infatti, è una digestione faticosa e disturbata, perché lo stomaco si trova a confrontarsi con bocconi troppo grandi, più difficili da smembrare. Meno evidenti ma altrettanto seri, però, sono i problemi che si provocano su tutto il corpo masticando in maniera sbagliata, come nel caso della masticazione monolaterale. Innanzitutto, se la masticazione scorretta dipende da una malocclusione dentale, questa può aggravarsi. Addirittura, nei casi più gravi, se si mastica male fin da bambini, si possono notare dei difetti di equilibrio nello sviluppo del viso, destinati a restare per tutta la vita. Inoltre, quando il cibo non viene gestito correttamente in bocca, anche i singoli denti ne risentono, magari perché costretti ad un lavoro eccessivo, per compensare la mancata attivazione di altri. Questo significa usura maggiore, esposizione al rischio di fratture, ma anche ricadute negative sulle gengive (che vanno incontro più facilmente ad infiammazioni) e sulla produzione di saliva (che diminuisce, attutendo anche al sua azione di pulizia della placca e quindi di protezione dalle carie).

Tutti gli approfondimenti dedicati alle malattie dei denti

Come intervenire se si mastica male

Se la masticazione scorretta dipende da una malocclusione dentale non è possibile correggerla senza l’intervento di un dentista. Non si tratta, infatti, di una semplice cattiva abitudine ma di un vero e proprio difetto “strutturale” a cui si deve porre rimedio. Il primo passo da fare, quindi, è sottoporsi a una visita gnatologica, per valutare la situazione. A seconda del tipo di problematica, poi, l’odontoiatra sceglierà come procedere. Le soluzioni possibili sono l’ortodonzia tradizionale o trasparente (che si può applicare con successo anche da adulti), il bite, le faccette dentali o gli impianti dentali.

Tutti gli approfondimenti sull’apparecchio per denti


come pulire l'apparecchio

Come pulire e disinfettare l’apparecchio per denti (fisso o mobile)

Imparare a pulire bene l’apparecchio odontoiatrico fisso o mobile è di fondamentale importanza. In questa breve guida, vengono indicati tutti gli step da seguire, per mantenere l’apparecchio pulito ed efficiente, evitando l’opacizzazione, i cattivi odori e la proliferazione dei batteri.

L’apparecchio ortodontico, sia esso fisso o mobile, visibile o trasparente, è uno strumento fondamentale per avere denti dritti e un sorriso da sfoggiare. Di un oggetto così fondamentale, però, bisogna imparare e prendersi cura per bene, anche perché è destinato a stare per molte ore a contatto con una delle zone più delicate del corpo umano, cioè la bocca. È molto importante, quindi, sapere come pulire e come disinfettare adeguatamente l’apparecchio per denti. Buone abitudini che hanno valore per la propria salute, visto che la scarsa igiene può far proliferare batteri e muffe, ma che servono anche ad evitare situazioni spiacevoli, come un apparecchio visibilmente opacizzato o che manda cattivo odore. Fortunatamente, le regole da seguire sono poche e semplici da metter in pratica, ma bisogna prestare attenzione alla differenza sostanziale tra apparecchio fisso (che quindi non si può sfilare dalla bocca) e apparecchio mobile.

Tutti gli articoli sull’ortodonzia per adulti

Come pulire l’apparecchio ortodontico fisso

La pulizia dell’apparecchi fisso è leggermente più complessa, proprio perché non è possibile maneggiarlo fuori dalla bocca. Allo stesso tempo, però, l’igiene di questo tipo di apparecchio odontoiatrico è simultanea allo spazzolamento dei denti e quindi viene naturalmente fatta più vote al giorno. Gli step da rispettare sono i seguenti.

  • Sciacquare attentamente la bocca, in moda da liberarla di tutti i residui di cibo
  • Spazzolare una prima volta i denti tenendo lo spazzolino inclinato di circa 45°, in modo da raggiungere ogni punto, anche quelli che si trovano dietro i brackets (piastrine) dell’apparecchio
  • Spazzolare una seconda volta i denti con un movimento circolare
  • Risciacquare, magari anche utilizzando del collutorio

Come lavare correttamente i denti

Come pulire l’apparecchio ortodontico mobile (anche trasparente)

La pulizia degli apparecchi di tipo mobile, invece, è indipendente dall’igiene dei denti e va fatta ogni volta che sfilati dalla bocca e riposti nella loro custodia. In questo caso, gli step sono i seguenti.

  • Sciacquare con cura l’apparecchio sotto l’acqua corrente per liberarlo dai residui più grossolani
  • Spazzolare con cura ogni parte con uno spazzolino dedicato
  • Asciugare l’apparecchio con un panno dedicato o con un fazzoletto
  • Sciacquare e asciugare attentamente anche la scatoletta dell’apparecchio e riporlo dentro
  • Periodicamente, disinfettare l’apparecchio usando appositi prodotti contenenti clorexidina

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Demineralizzazione dei denti, quando lo smalto si rovina la carie è in agguato

La demineralizzazione dello smalto dei denti, dovuta all’azione corrosiva di sostanze acide, è nemica giurata della salute orale, perché aumenta il rischio di carie e fratture dentali. Ai primi sintomi di un dente demineralizzato, quindi, è bene rivolgersi al proprio dentista di fiducia per avviare le dovute cure.

Tra tutte le componenti che costituisco i denti, ce n’è una che riveste un’importanza fondamentale: lo smalto. È la parte più esterna e visibile, quella che protegge l’interno del dente e si oppone come una barriera alle interferenze degli agenti esterni. Di conseguenza, è anche la parte visibile della dentatura, quella che gli dà colore, lucentezza, bellezza. La demineralizzazione dentale, a cui questo articolo è dedicato, attacca proprio lo smalto, indebolendolo ed esponendo quindi il dente a pericoli molto seri, come l’insorgere delle carie. Questo processo si chiama demineralizzazione proprio perché provoca la diminuzione dei minerali presenti nello smalto, che normalmente ne compongono circa il 95%, rendendolo estremamente duro e solido.

Leggi come prendersi cura dello smalto dentale

Come accorgersi se un dente è demineralizzato: sintomi e segnali

Dato che, come anticipato, un dente demineralizzato è più esposto al rischio di carie, è bene agire subito per rimuovere il problema. È di fondamentale importanza, quindi, sapere leggere i segnali che indicano una demineralizzazione in atto. Per fortuna, si tratta di sintomi visibili, che intaccano l’estetica del dente, oltre alla sua funzionalità, e quindi possono essere facilmente individuati con un po’ di attenzione.

Un dente demineralizzato, infatti, presenta una o più delle seguenti caratteristiche:

Le cause della demineralizzazione dello smalto

Visti i sintomi della demineralizzazione dei denti, è bene passare in rassegna anche le sue cause, perché conoscerle significa poter attuare le giuste misure di prevenzione e di cura. All’origine della demineralizzazione c’è l’azione erosiva di sostanze acide, che attaccano la componente minerale dello smalto indebolendola. Tali sostanze acide possono provenire dall’interno del corpo o dall’esterno. Le cause interne della demineralizzazione sono prevalentemente legate patologie come il reflusso gastroesofageo o come quelle che provocano frequenti attacchi di vomito. Le cause esterne che possono demineralizzare un dente, invece, scaturiscono da una cattiva alimentazione, magari unita ad un’igiene orale non accurata.

Per quanto riguarda l’alimentazione, ci sono cibi e bevande che sono caratterizzati da un alto livello di acidità, come le bibite gassate o il succo di limone. Ma bisogna prestare molta attenzione anche agi alimenti ricchi di zuccheri, che vengono trasformati in acidi. Il problema può essere parzialmente risolto anche senza drastiche rinunce se ci si impegna in un’attenta e regolare pulizia dei denti, che significa spazzolare adeguatamente e passare il filo interdentale.

Spazzolino elettrico, un alleato per l’igiene orale

Cosa fare contro la demineralizzazione dei denti: cure e rimedi

Alla luce di quanto detto, quindi, appare evidente come la migliore arma contro la demineralizzazione dentale sia la prevenzione, basata sulla corretta alimentazione e sulla capacità di lavarsi bene i denti. Ma se ormai il danno è fatto e si ha un dente demineralizzato (o anche più di uno)? Quali sono le cure possibili? Quali rimedi adottare? La risposta dipende dal grado di gravità della situazione. Se la demineralizzazione è allo stato iniziale, si può correre ai ripari utilizzando appositi prodotti per l’igiene orale in grado di nutrire e rafforzare lo smalto, come collutori e dentifrici al fluoro. Inoltre, in questa fase può essere molto utile una pulizia de denti professionale. Se, invece, la situazione è più grave e si sono già verificati danni irrimediabili, ci si può avvalere di rimedi tipici dell’odontoiatria estetica, che permettono di ripristinare l’aspetto e la funzione dei denti. In questo caso, una delle soluzioni più gettonate è l’applicazione delle faccette dentali.


gengive infiammate

Gengive infiammate, come si curano

Le gengive infiammate, oltre ad essere fastidiose e dolorose, sono un importante campanello di allarme per la salute della bocca, a cui prestare molta attenzione. Un’infiammazione gengivale, infatti, può scaturire da diverse cause e manifestarsi con molteplici sintomi. In tutti i casi, però, le gengive infiammate vanno curate tempestivamente, prestando attenzione alla dieta e ai comportamenti che si mettono in atto e adottando i gusti rimedi terapeutici, se necessario anche farmacologici, sotto la supervisione di un dentista.

Capita spesso e a molte persone di avere le gengive infiammate. Il fatto che si tratti di un disturbo frequente, però, non deve far pensare che sia qualcosa di trascurabile. Anzi, è vero proprio il contrario. Oltre ad essere dolorosa e fastidiosa, infatti, l’infiammazione delle gengive, se non adeguatamente curata, può degenerare in disturbi più gravi, come la parodontite, che a sua volta può causare addirittura la perdita dei denti. Ecco perché, quando ci si rende conto di avere le gengive infiammate, è necessario rivolgersi tempestivamente al proprio dentista di fiducia, in modo da prendere le giuste contromisure.

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I sintomi delle gengive infiammate

La prima cosa da fare, quindi, è tenere sotto controllo la propria bocca, per intercettare subito gli eventuali sintomi di un’infiammazione gengivale. I più frequenti sono:

  • arrossamento, sanguinamento e gonfiore delle gengive stesse;
  • alito pesante (alitosi);
  • percezione di un cattivo sapore in bocca e in gola.

Nei casi di una gengivite in stato avanzato, poi, è possibile anche notare gengive ritirate e mobilità dentale.

Le possibili cause dell’infiammazione delle gengive

Per quanto riguarda invece le possibili cause delle gengive infiammate, nella maggior parte dei casi l’origine del problema è un’infezione batterica. Si tratta, quindi, di un’infiammazione dovuta all’eccessiva presenza di placca e tartaro sui denti.

Può accadere, però, che l’infiammazione delle gengive sia conseguenza di altre patologie, condizioni particolari o cattive abitudini:

  • diabete;
  • stress;
  • stato di gravidanza;
  • uso di farmaci ormonali o a base di cortisone;
  • fumo.

Rimedi contro le gengive infiammate

Per fortune, se preso in tempo, quello delle gengive infiammate è un disturbo che può essere tranquillamente risolto. Ovviamente, la soluzione più efficace dipende dall’origine del problema. Se si tratta di un’infiammazione batterica legata all’igiene orale, bisognerà intervenire direttamente in bocca. Se invece l’origine è da ricercarsi in altre patologie, sarà necessario intervenire anche su queste.

Prevenzione e igiene orale

Di certo, però, il rimedio più utile contro l’infiammazione gengivale è la prevenzione, che si fa essenzialmente curando la propria igiene orale. Lavarsi i denti bene e con regolarità è la cosa più importante, ricordandosi di massaggiare anche le gengive. E non bisogna mai dimenticare il filo interdentale, che consente di rimuovere i residui di placca e tartaro più insidiosi, cioè quelli che si annidano tra un dente e l’altro. Molto utile anche l’uso del collutorio.

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Cosa fare e cosa non fare

Ci sono poi tutta una serie di comportamenti consigliati e sconsigliati. Tra le cose che è bene fare, ad esempio, c’è l’abbandono delle cattive abitudini, come il fumo o l’eccessivo consumo di alcolici. Inoltre, bisogna evitare di mettere in contatto le gengive con sostanze tossiche o irritanti, o di infastidirle grattandole o spazzolandole troppo energicamente.

Cosa mangiare e cosa non mangiare

Anche la dieta può essere una valida alleata per combattere l’infiammazione delle gengive. È consigliabile seguire un’alimentazione ricca di calcio e di vitamine C ed E. Spazio, quindi, alle verdure, anche crude, in modo che la masticazione possa attivare anche un’azione pulente. Da evitare, invece, i cibi ricchi di grassi e di zuccheri, così come le bevande gassate.

Cure farmacologiche e odontoiatriche

L’infiammazione delle gengive può essere inizialmente trattata con farmaci antinfiammatori e farmaci corticosteroidi ad applicazione topica, che la leniscono e riducono il dolore. È possibile anche l’utilizzo di antibiotici, se l’infiammazione è di origine batterica. Per intervenire alla radice del problema, invece, il dentista può ricorrere ad una pulizia dentale professionale e alla levigatura radicolare, quest’ultima utile a rimuovere il tartaro che si trova sotto la gengiva.

Igiene dentale professionale presso lo Studio Odontoiatrico Puzzilli


Denti gialli? Ecco le possibili cause e i rimedi per eliminare l’ingiallimento del sorriso

I denti gialli possono derivare da cause differenti. L’ingiallimento dello smalto dentale può essere frutto di invecchiamento o di cattive abitudini alimentari, ma anche spia di carie in arrivo. In tutti i casi, i denti gialli non sono un bel biglietto da visita ma un difetto del sorriso che crea imbarazzo e va eliminato. Fortunatamente, l’ingiallimento dei denti può essere contrastato con efficaci tecniche di estetica dentale, dallo sbiancamento fino alle faccette estetiche in ceramica.

I denti bianchi sono il simbolo per eccellenza di un sorriso sano e bello. Al contrario, avere denti gialli significa trasmettere un’impressione di trascuratezza e poca salute della bocca. Per questo motivo, l’ingiallimento dei denti è uno degli inestetismi della bocca che più spesso un’odontoiatra si trova a contrastare. Per fortuna, esistono oramai diversi modi per restituire ai denti il loro aspetto brillante. Prima di intervenire, però, è importante capire le cause dei denti gialli e se si tratta di una situazione reversibile o meno. Inoltre, contro l’ingiallimento dell’aspetto del dente gioca un ruolo centrale la prevenzione, soprattutto sotto forma fi corretta igiene orale.

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Le cause dei denti gialli

Perché i denti ingialliscono? A questa domanda possono essere date una pluralità di risposte, perché le cause dei denti gialli sono davvero molteplici. Prima di analizzarle una ad una, però, è utile premettere un paio di concetti. In primo luogo, l’ingiallimento dei denti va valutato in relazione al loro colore naturale, che è quello della dentina (e non dello smalto che li ricopre, come si tende erroneamente a pensare). Si tratta di un colore più simile all’avorio che al bianco puro, che in alcuni casi, in virtù di fattori genetici, può assumere anche sfumature più tendenti al giallo. In questi casi, quindi, non ci si trova di fronte a un ingiallimento dei denti dovuto a fattori esterni ma a una loro naturale conformazione.

Diverso, invece, è quando i denti tendono a macchiarsi di giallo e quindi a perdere la loro tonalità originale. Questo può avvenire a causa dell’invecchiamento e configurarsi quindi come un fenomeno naturale. Altrettanto spesso, però, l’ingiallimento può verificarsi in età precoce e quindi essere conseguenza di fattori esterni, che vanno compresi ed eliminati.

Una delle prima cause di denti gialli è la cattiva igiene orale, che ha come conseguenza l’accumularsi in bocca di placca e tartaro (e di conseguenza l’insorgere di carie). Ecco perché, come si vedrà meglio in seguito, la prima arma contro l’ingiallimento è la regolare pulizia dei denti con spazzolino (manuale o elettrico), dentifricio e filo interdentale.

A far ingiallire i denti, poi, sono molto spesso le cattive abitudini, alimentari e non. Alcuni cibi, infatti, rilasciano dei pigmenti che si attaccano alla superficie dentale macchiandola (qui un elenco di cibi che macchiano i denti). È il caso, ad esempio, di liquirizia, caffè, cioccolato e caramello. Il vero nemico numero uno, però, è il tabacco, sia fumato che masticato. Non a caso, i denti gialli sono il primo elemento che fa capire di trovarsi davanti ad un accanito fumatore (che magari non cura troppo l’estetica del proprio sorriso).

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Come evitare che i denti ingialliscano: il ruolo della prevenzione

Alla luce di quanto detto, appare chiaro come il primo modo per prevenire l’ingiallimento dei denti sia mantenere una corretta igiene orale, moderare il consumo di determinati alimenti ed eliminare (o almeno ridurre) il fumo di sigarette e sigari. Lavare i denti spesso e bene è fondamentale per la salute della bocca. Bisogna dedicare tempo questa operazione, dopo ogni pasto, ed utilizzare i giusti strumenti: spazzolino, dentifricio, filo interdentale (o scovolino) e, all’occorrenza, collutorio. Inoltre, una volta ogni sei mesi circa bisogna sottoporsi a una pulizia dei denti professionale.

Come sbiancare i denti gialli: tutti i rimedi più efficaci

E nei casi di ingiallimento in cui la prevenzione non è stata attuata o si è rivelata insufficiente? Come è possibile sbiancare denti gialli? Per fortuna, i rimedi ci sono e sono efficaci. Non a caso, online si trovano moltissimi articoli dedicati a questo argomento, anche se molti forniscono informazioni fuorvianti.

Rimedi naturali

Il problema è evidente soprattutto in quei casi in cui si propongono rimedi naturali per sbiancare i denti, facendo riferimento alla supposta azione pulente di sostanze come il succo di limone, il bicarbonato, la salvia o addirittura l’acqua ossigenata. Il problema di tutte questa soluzioni casalinghe, però, è duplice. Per prima cosa, spesso si risolvono in semplici palliativi, con effetti moderati e temporanei. Soprattutto, però, basano il loro principio di funzionamento su un’azione corrosiva che non è benefica per la salute del dente e può anche danneggiarlo.

Rimedi professionali: sbiancamento e faccette dentali

Molto meglio, invece, affidarsi a rimedi professionali contro i denti gialli, che garantiscono risultati duraturi ed evidenti. In particolare, molto utile per contrastare l’ingiallimento è lo sbiancamento dentale laser, che permette di ripristinare il bianco naturale dei denti. Il trattamento non danneggia i denti e non è doloroso.

Leggi di più sullo sbiancamento dei denti

Invece, nei casi in cui l’ingiallimento dentale non è reversibile e le macchie non possono essere eliminate, si procede con l’applicazione di faccette dentali. Si tratta d sottili lamine in ceramica che vengono apposte sulla superficie de dente e nel coprono gli inestetismi. Il coloro delle faccette viene scelto in modo da riprodurre fedelmente quello naturale originario dei denti.

Leggi di più sulle faccette dentali