gengive infiammate

Gengive infiammate, come si curano

Le gengive infiammate, oltre ad essere fastidiose e dolorose, sono un importante campanello di allarme per la salute della bocca, a cui prestare molta attenzione. Un’infiammazione gengivale, infatti, può scaturire da diverse cause e manifestarsi con molteplici sintomi. In tutti i casi, però, le gengive infiammate vanno curate tempestivamente, prestando attenzione alla dieta e ai comportamenti che si mettono in atto e adottando i gusti rimedi terapeutici, se necessario anche farmacologici, sotto la supervisione di un dentista.

Capita spesso e a molte persone di avere le gengive infiammate. Il fatto che si tratti di un disturbo frequente, però, non deve far pensare che sia qualcosa di trascurabile. Anzi, è vero proprio il contrario. Oltre ad essere dolorosa e fastidiosa, infatti, l’infiammazione delle gengive, se non adeguatamente curata, può degenerare in disturbi più gravi, come la parodontite, che a sua volta può causare addirittura la perdita dei denti. Ecco perché, quando ci si rende conto di avere le gengive infiammate, è necessario rivolgersi tempestivamente al proprio dentista di fiducia, in modo da prendere le giuste contromisure.

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I sintomi delle gengive infiammate

La prima cosa da fare, quindi, è tenere sotto controllo la propria bocca, per intercettare subito gli eventuali sintomi di un’infiammazione gengivale. I più frequenti sono:

  • arrossamento, sanguinamento e gonfiore delle gengive stesse;
  • alito pesante (alitosi);
  • percezione di un cattivo sapore in bocca e in gola.

Nei casi di una gengivite in stato avanzato, poi, è possibile anche notare gengive ritirate e mobilità dentale.

Le possibili cause dell’infiammazione delle gengive

Per quanto riguarda invece le possibili cause delle gengive infiammate, nella maggior parte dei casi l’origine del problema è un’infezione batterica. Si tratta, quindi, di un’infiammazione dovuta all’eccessiva presenza di placca e tartaro sui denti.

Può accadere, però, che l’infiammazione delle gengive sia conseguenza di altre patologie, condizioni particolari o cattive abitudini:

  • diabete;
  • stress;
  • stato di gravidanza;
  • uso di farmaci ormonali o a base di cortisone;
  • fumo.

Rimedi contro le gengive infiammate

Per fortune, se preso in tempo, quello delle gengive infiammate è un disturbo che può essere tranquillamente risolto. Ovviamente, la soluzione più efficace dipende dall’origine del problema. Se si tratta di un’infiammazione batterica legata all’igiene orale, bisognerà intervenire direttamente in bocca. Se invece l’origine è da ricercarsi in altre patologie, sarà necessario intervenire anche su queste.

Prevenzione e igiene orale

Di certo, però, il rimedio più utile contro l’infiammazione gengivale è la prevenzione, che si fa essenzialmente curando la propria igiene orale. Lavarsi i denti bene e con regolarità è la cosa più importante, ricordandosi di massaggiare anche le gengive. E non bisogna mai dimenticare il filo interdentale, che consente di rimuovere i residui di placca e tartaro più insidiosi, cioè quelli che si annidano tra un dente e l’altro. Molto utile anche l’uso del collutorio.

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Cosa fare e cosa non fare

Ci sono poi tutta una serie di comportamenti consigliati e sconsigliati. Tra le cose che è bene fare, ad esempio, c’è l’abbandono delle cattive abitudini, come il fumo o l’eccessivo consumo di alcolici. Inoltre, bisogna evitare di mettere in contatto le gengive con sostanze tossiche o irritanti, o di infastidirle grattandole o spazzolandole troppo energicamente.

Cosa mangiare e cosa non mangiare

Anche la dieta può essere una valida alleata per combattere l’infiammazione delle gengive. È consigliabile seguire un’alimentazione ricca di calcio e di vitamine C ed E. Spazio, quindi, alle verdure, anche crude, in modo che la masticazione possa attivare anche un’azione pulente. Da evitare, invece, i cibi ricchi di grassi e di zuccheri, così come le bevande gassate.

Cure farmacologiche e odontoiatriche

L’infiammazione delle gengive può essere inizialmente trattata con farmaci antinfiammatori e farmaci corticosteroidi ad applicazione topica, che la leniscono e riducono il dolore. È possibile anche l’utilizzo di antibiotici, se l’infiammazione è di origine batterica. Per intervenire alla radice del problema, invece, il dentista può ricorrere ad una pulizia dentale professionale e alla levigatura radicolare, quest’ultima utile a rimuovere il tartaro che si trova sotto la gengiva.

Igiene dentale professionale presso lo Studio Odontoiatrico Puzzilli


Denti gialli? Ecco le possibili cause e i rimedi per eliminare l’ingiallimento del sorriso

I denti gialli possono derivare da cause differenti. L’ingiallimento dello smalto dentale può essere frutto di invecchiamento o di cattive abitudini alimentari, ma anche spia di carie in arrivo. In tutti i casi, i denti gialli non sono un bel biglietto da visita ma un difetto del sorriso che crea imbarazzo e va eliminato. Fortunatamente, l’ingiallimento dei denti può essere contrastato con efficaci tecniche di estetica dentale, dallo sbiancamento fino alle faccette estetiche in ceramica.

I denti bianchi sono il simbolo per eccellenza di un sorriso sano e bello. Al contrario, avere denti gialli significa trasmettere un’impressione di trascuratezza e poca salute della bocca. Per questo motivo, l’ingiallimento dei denti è uno degli inestetismi della bocca che più spesso un’odontoiatra si trova a contrastare. Per fortuna, esistono oramai diversi modi per restituire ai denti il loro aspetto brillante. Prima di intervenire, però, è importante capire le cause dei denti gialli e se si tratta di una situazione reversibile o meno. Inoltre, contro l’ingiallimento dell’aspetto del dente gioca un ruolo centrale la prevenzione, soprattutto sotto forma fi corretta igiene orale.

Leggi di più sui denti macchiati

Le cause dei denti gialli

Perché i denti ingialliscono? A questa domanda possono essere date una pluralità di risposte, perché le cause dei denti gialli sono davvero molteplici. Prima di analizzarle una ad una, però, è utile premettere un paio di concetti. In primo luogo, l’ingiallimento dei denti va valutato in relazione al loro colore naturale, che è quello della dentina (e non dello smalto che li ricopre, come si tende erroneamente a pensare). Si tratta di un colore più simile all’avorio che al bianco puro, che in alcuni casi, in virtù di fattori genetici, può assumere anche sfumature più tendenti al giallo. In questi casi, quindi, non ci si trova di fronte a un ingiallimento dei denti dovuto a fattori esterni ma a una loro naturale conformazione.

Diverso, invece, è quando i denti tendono a macchiarsi di giallo e quindi a perdere la loro tonalità originale. Questo può avvenire a causa dell’invecchiamento e configurarsi quindi come un fenomeno naturale. Altrettanto spesso, però, l’ingiallimento può verificarsi in età precoce e quindi essere conseguenza di fattori esterni, che vanno compresi ed eliminati.

Una delle prima cause di denti gialli è la cattiva igiene orale, che ha come conseguenza l’accumularsi in bocca di placca e tartaro (e di conseguenza l’insorgere di carie). Ecco perché, come si vedrà meglio in seguito, la prima arma contro l’ingiallimento è la regolare pulizia dei denti con spazzolino (manuale o elettrico), dentifricio e filo interdentale.

A far ingiallire i denti, poi, sono molto spesso le cattive abitudini, alimentari e non. Alcuni cibi, infatti, rilasciano dei pigmenti che si attaccano alla superficie dentale macchiandola (qui un elenco di cibi che macchiano i denti). È il caso, ad esempio, di liquirizia, caffè, cioccolato e caramello. Il vero nemico numero uno, però, è il tabacco, sia fumato che masticato. Non a caso, i denti gialli sono il primo elemento che fa capire di trovarsi davanti ad un accanito fumatore (che magari non cura troppo l’estetica del proprio sorriso).

Leggi anche: Come lavare bene i denti

Come evitare che i denti ingialliscano: il ruolo della prevenzione

Alla luce di quanto detto, appare chiaro come il primo modo per prevenire l’ingiallimento dei denti sia mantenere una corretta igiene orale, moderare il consumo di determinati alimenti ed eliminare (o almeno ridurre) il fumo di sigarette e sigari. Lavare i denti spesso e bene è fondamentale per la salute della bocca. Bisogna dedicare tempo questa operazione, dopo ogni pasto, ed utilizzare i giusti strumenti: spazzolino, dentifricio, filo interdentale (o scovolino) e, all’occorrenza, collutorio. Inoltre, una volta ogni sei mesi circa bisogna sottoporsi a una pulizia dei denti professionale.

Come sbiancare i denti gialli: tutti i rimedi più efficaci

E nei casi di ingiallimento in cui la prevenzione non è stata attuata o si è rivelata insufficiente? Come è possibile sbiancare denti gialli? Per fortuna, i rimedi ci sono e sono efficaci. Non a caso, online si trovano moltissimi articoli dedicati a questo argomento, anche se molti forniscono informazioni fuorvianti.

Rimedi naturali

Il problema è evidente soprattutto in quei casi in cui si propongono rimedi naturali per sbiancare i denti, facendo riferimento alla supposta azione pulente di sostanze come il succo di limone, il bicarbonato, la salvia o addirittura l’acqua ossigenata. Il problema di tutte questa soluzioni casalinghe, però, è duplice. Per prima cosa, spesso si risolvono in semplici palliativi, con effetti moderati e temporanei. Soprattutto, però, basano il loro principio di funzionamento su un’azione corrosiva che non è benefica per la salute del dente e può anche danneggiarlo.

Rimedi professionali: sbiancamento e faccette dentali

Molto meglio, invece, affidarsi a rimedi professionali contro i denti gialli, che garantiscono risultati duraturi ed evidenti. In particolare, molto utile per contrastare l’ingiallimento è lo sbiancamento dentale laser, che permette di ripristinare il bianco naturale dei denti. Il trattamento non danneggia i denti e non è doloroso.

Leggi di più sullo sbiancamento dei denti

Invece, nei casi in cui l’ingiallimento dentale non è reversibile e le macchie non possono essere eliminate, si procede con l’applicazione di faccette dentali. Si tratta d sottili lamine in ceramica che vengono apposte sulla superficie de dente e nel coprono gli inestetismi. Il coloro delle faccette viene scelto in modo da riprodurre fedelmente quello naturale originario dei denti.

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denti tasparenti

Denti trasparenti, cause e rimedi per salvare lo smalto

I denti trasparenti sono la spia di un problema di salute orale che non deve essere trascurato, perché può avere conseguenze serie. Se i denti diventano trasparenti, infatti, significa che sono sottoposti ad un’eccessiva azione usurante, imputabile, ad esempio, alla presenza di sostanze acide in bocca o al bruxismo. È importante, quindi, capire bene quali sono le cause dei denti trasparenti per approntare i corretti rimedi.

Hai l’impressione che i tuoi denti stiano diventano trasparenti in punta o ai bordi? Allora fai attenzione e recati immediatamente dal tuo dentista di fiducia, perché si tratta di un campanello d’allarme davvero significativo. I denti trasparenti, infatti, sono spia di un problema serio che può avere conseguenze gravi e va arginato subito. La perdita di colore, infatti, indica un progressivo deterioramento dello smalto, cioè della sostanza che riveste la superficie dei denti, notoriamente molto sura e resistente. Nonostante questo, però, può andare incontro a fenomeni di erosione che possono portare anche alla rottura del dente o renderlo più facilmente attaccabile dalle carie.

Come rinforzare lo smalto dei denti

Le cause dei denti trasparenti

Per porre rimedio a questo problema, però, è necessario conoscerne le cause. I denti trasparenti da cosa sono provocati? Qual è l’agente che usura lo smalto fino a tal punto? Le risposte possibili sono diverse, perché entrano in gioco l’alimentazione, le cattive abitudini o la presenza di determinate patologie che incidono anche sulla salute dentale.

L’alimentazione

Quando si parla di erosione dello smalto, tra i principali indiziati c’è l’alimentazione. Tutto ciò che si mangia e si beve, infatti, finisce per comporre il mix di sostanze che popolano il cavo orale. Quando queste sostanze risultano troppo acide, finiscono per intaccare lo smalto dentale. In condizioni normali, spetta alla saliva il compito di bilanciare tale acidità e proteggere i denti, ma non sempre questa azione stabilizzante riesce. Ed è così che si possono verificare casi di erosione della superficie dentale. La colpa è soprattutto del consumo di zuccheri, che alimentano placca e tartaro, nemici giurati della salute dei denti.

Denti e alimentazione: tutti gli approfondimenti

La demineralizzazione

Altro fenomeno che può rendere trasparenti i denti è la demineralizzazione, cioè l’indebolimento della composizione minerale del dente. A sua volta, la demineralizzazione può essere causata da problemi di sviluppo dello smalto, patologie o invecchiamento.

Il bruxismo e le malocclusioni

L’abitudine a serrare o digrignare i denti (il cosiddetto bruxismo) può rendere trasparenti i denti, usurandone la superficie. Il continuo sfregamento, di giorno e di notte, porta infatti all’assottigliamento dello smalto e rovina anche i bordi, rendendoli frastagliati. un medesimo effetto può anche scaturire da una malocclusione dentale non curata, che provoca un errato contatto tra le arcate dentali.

Leggi di più sul bruxismo

La celiachia

Una delle conseguenze della celiachia (cioè l’intolleranza al glutine) è lo scorretto sviluppo dello smalto dentale, che quindi si rivela più fragile e soggetto a problemi come le discromie. Ecco perché la celiachia va annoverata tra le cause della trasparenza dentale.

Cosa fare per i denti trasparenti: soluzioni e rimedi

Come visto, i denti trasparenti possono essere causati da una pluralità di fattori, anche molto diversi tra loro. Altrettanto diversificate, quindi, devono essere le soluzioni adottate. Quando il deterioramento dello smalto dentale è causato dall’alimentazione, ad esempio, la prima cosa da fare è eliminare o limitare notevolmente il consumo di cibi e bevande dannose. Fondamentale, inoltre, è curare bene l’igiene orale, magari utilizzando prodotti specifici che sostengono la mineralizzazione dello smalto (come dentifrici e collutori con fluoro). Nel caso della celiachia, invece, bisogna intervenire su questa malattia per migliorare anche la condizione dei denti. Infine, il bite è il rimedio principale in caso di bruxismo.

Perché il fluoro è importante per i denti

Tutte queste soluzioni, però, intervengono sulle cause del problema impedendo che i denti diventino trasparenti o che la loro situazione si aggravi. Ma cosa fare nel caso in cui il danno sia già fatto e palese. Come far tornare normali denti che già sono trasparenti? Le soluzioni possibili sono tre: incapsulamento, bonding e faccette dentali.

Le capsule dentali

La soluzione dell’incapsulamento è quella che viene adottata nei casi di danneggiamento profondo. L’applicazione delle capsule consente comunque di salvare il dente ed evitare l’estrazione. Il risultato estetico è pressoché impeccabile, visto che oramai questi elementi vengono realizzati con materiali che consentono di imitare perfettamente la forma e il colore dei denti naturali.

Leggi di più sulle capsule dentali

Il bonding dentale

Il bonding dentale consiste nell’applicazione di una resina composita sui denti. La resina per denti applicata è scelta dello stesso colore dello smalto, in modo da fornire un’ottima soluzione anche a livello estetico.

Leggi di più sul bonding dentale

Le faccette dentali estetiche

Se il livello di deterioramento non è ancora arrivato ad un punto critico, invece, i denti consumati possono essere trattati con le faccette dentali estetiche. Applicate sulla superficie dentale, le faccette consentono di recuperarne la forma originaria, con un risultato perfetto sia dal punto di vista estetico che da quello funzionale.

Leggi di più sulle faccette dentali


White Identity, il libro che spiega come prendersi cura del sorriso

Comunicare è sempre stata la mia passione. Mi piace farlo attraverso i social, mantenendo un legame costante con chi mi segue, e mi piace farlo attraverso questo blog, con cui divulgo alcune conoscenze di base sui temi dell’odontoiatria, di cui mi occupo ormai da moltissimi anni. Ad un certo punto, però, ho sentito la necessità di sperimentare anche qualcosa di nuovo, un diverso modo per raggiungere le persone e raccontare qualcosa di me e del mestiere che amo. Da questa necessità, è scaturita l’idea di realizzare un libro. Ed ora, dopo diversi mesi di lavoro e lo sforzo congiunto di molte persone, finalmente la “creatura” ha preso vita.

White Identity – Cosa nasconde un sorriso perfetto

Il titolo che ho scelto è “White Identity – Cosa nasconde un sorriso perfetto”, perché ho deciso di mettermi a nudo e raccontare qual è la mia missione e come è nata. Un modo per abbattere la barriera che spesso c’è tra medico e paziente, per parlare da persona a persona. Capitolo dopo capitolo, chi avrà la pazienza di leggere il volume, troverà il racconto dei vari aspetti che contribuiscono a rendere bello e sano un sorriso. Perché sorridere è una delle cose più belle al mondo. Sorridendo esprimiamo amore al nostro partner, ai nostri figli; il sorriso di un nonno verso il proprio nipote è il messaggio più tenero che esista; il sorriso è anche un’arma di seduzione ma così come uno strumento che comunica vicinanza a un amico, sostegno a chi è in difficoltà; a volte, può anche essere minaccioso se, sornione, arriva da un datore di lavoro a un dipendente non esattamente esemplare. Il sorriso, insomma, è la prima forma di comunicazione non verbale per potenza e immediatezza.

Un manuale per la manutenzione del sorriso

In sostanza, quindi, White Identity è un agile manuale per prendersi cura del sorriso, da consultare in qualsiasi momento. È come avere il proprio dentista a portata di mano, con la possibilità di chiedergli consigli e suggerimenti, dal bite all’igiene orale, dall’ortodonzia per adulti alle faccette estetiche. Ovviamente, però, nulla di tutto ciò che c’è scritto nel libro può sostituire il consulto con un odontoiatra di fiducia. Piuttosto, è un modo per arricchire e allargare la propria cultura anche a temi di salute dentale. Il tutto, con l’aiuto prezioso che mi è arrivato da alcune amiche e alcuni amici, miei pazienti che hanno accettato di farsi intervistare per raccontarmi il loro rapporto con il sorriso e come è cambiata la loro vita dopo essersene presi cura. Alla fine di ogni capitolo, infatti, sono raccolte le interviste “vip” a Giulia De Lellis, Ornella Muti, Federica Panicucci, Manuela Arcuri, Claudia Gerini, Simona Ventura, Manuel Bortuzzo ed Elisabetta Canalis.

Buona lettura!

Dottor Emanuele Puzzilli

 

 


Smalto dei denti

Lo smalto dei denti: struttura, difetti e come rinforzarlo

Lo smalto dentale è la parte più visibile del dente, la superficie esterna che fa brillare il sorriso. Con il tempo, purtroppo, può essere indebolito, rovinato o consumato per diverse cause. È così che nascono i difetti dello smalto, che danneggiano l’estetica del sorriso e la salute della bocca. Esistono, però, dei rimedi che consentono di rinforzare lo smalto dei denti, correggere i problemi e regalargli lunga vita.

Cos’è lo smalto dentale e a cosa serve

Lo smalto è la parte più esterna del dente, una copertura sottile, senza capillari ne cellule, costituita al 95% da una sostanza naturale estremamente dura, tanto da poter essere tagliata solo utilizzando il diamante. Lo smalto dentale svolge un ruolo chiave, perché è ciò che viene mostrato quando si sorride. Bianco, traslucido e fortemente mineralizzato, è lo smalto a dare colore ai denti, ricoprendo la corona come se fosse un cappuccio. Inoltre, ricopre un ruolo fondamentale, perché ha il compito di proteggere la parte interna del dente dall’usura, dai batteri e dagli sbalzi termici, proprio come se fosse uno scudo.

I difetti dello smalto: quali sono e da cosa vengono causati

Nonostante, come già detto, sia la sostanza più dura presente nel corpo umano, lo smalto dentale è anche estremamente fragile. Rispetto alle altre parti del dente, è molto più sensibile all’aggressione da parte delle sostanze acide e può essere soggetto a demineralizzazione. Inoltre, anche la forte pressione che si scatena nei casi di bruxismo e digrignamento può danneggiarlo seriamente.

Nel tempo, quindi, possono manifestarsi diversi difetti dello smalto che rovinano il sorriso da un punto di vista estetico ma soprattutto mettono a repentaglio la salute della bocca. Le principali problematiche che possono colpire lo smalto dentale sono:

  • presenza di macchie bianche (dovute a fluorosi, traumi o consumo dello stesso smalto);
  • presenza di macchie gialle o brune (dovute a difetti di mineralizzazione);
  • consumo/erosione (fino a rendere i denti trasparenti lungo i bordi;
  • abrasione (a causa del bruxismo o dell’uso di sostanze aggressive per l’igiene orale);
  • ipoplasia (cosiddetti denti senza smalto).

Leggi anche: Denti macchiati, cause e rimedi

Passando ad elencare le cause più frequenti di indebolimento dello smalto, oltre alle ragioni di tipo genetico ed ereditario, vanno senza dubbio menzionate:

  • Consumo di cibi molto acidi (come gli agrumi);
  • Consumo frequente di bevande gassate e ricche di zuccheri;
  • Consumo frequente di the e caffè;
  • Fumo;
  • Problemi di reflusso gastroesofageo;
  • Scarsa igiene orale.

Leggi anche: Come lavare bene i denti

Rinforzare i denti e lo smalto: consigli e rimedi

Le buone pratiche per rinforzare lo smalto dei denti e prendersene cura si possono riassumere in tre grandi categorie: sana alimentazione, pulizia e integrazione.

Partiamo dalla corretta alimentazione. Infatti, così come ci sono alimenti che danneggiano lo smalto, ce ne sono altri che lo rendono più forte. Si tratta soprattutto di cibi che contengono molti minerali (vista l’elevata mineralizzazione dello smalto). Alcuni esempi? Verdure a foglia scura, latticini, cibi proteici. Altro elemento da non trascurare è l’idratazione. Bere molto aiuta la salivazione che, a sua volta, è un toccasana per la salute dei denti.

Altro rimedio per rinforzare lo smalto: l’igiene orale. Spazzolare i denti elimina i batteri, nemici numero uno del sorriso. Inoltre, l’uso di appositi dentifrici e collutori, con calcio e fluoro, contribuisce sempre alla mineralizzazione.

Ultimo possibile accorgimento è l’assunzione di appositi integratori a base di fluoro. In questo caso, però, è necessario farsi seguire e prescrivere le giuste dosi da un medico, perché l’eccesso di fluoro è dannoso tanto quanto la sua carenza.

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Altri articoli per approfondire:


Succhiare il pollice, la cattiva abitudine dei bambini che ne danneggia i denti

Succhiarsi il pollice è un’abitudine molto diffusa tra i bambini piccoli. Ci sono diverse ragioni che portano il neonato a mettersi il dito in bocca, visto che la suzione rappresenta un istinto naturale nei primi mesi di vita. Purtroppo, però, succhiarsi il pollice può avere conseguenze negative sullo sviluppo della bocca e dei denti, soprattutto se si protrae per molto tempo. Se non si riesce a intervenire subito su questa brutta abitudine, il rischio è di dover fare poi ricorso all’ortodonzia.

Succhiare, per un neonato, è un gesto assolutamente istintivo e naturale. Succhia il seno materno per trarne il latte; succhia la tettarella del biberon per lo stesso motivo; succhia il ciuccio, per calmarsi e rilassarsi. E succhia anche il pollice, molto spesso. Addirittura, in alcuni casi la suzione del pollice inizia ancor prima della nascita, quando il feto è ancora nel grembo materno, durante l’ultima parte della gravidanza. Non a caso, mettersi il pollice in bocca è un gesto utilizzato anche dagli adulti per sottolineare un atteggiamento infantile. Agli amanti dei cartoni Disney, ad esempio, dirà qualcosa il nome di Re Giovanni, che nel film di animazione Robin Hood prende le sembianze di un leone fifone che si cuccia il dito mentre si tocca l’orecchio.

Quindi, se succhiarsi il dito, per un bambino, è naturale, verrebbe da pensare che è anche un’attività innocua, di cui i genitori non dovrebbero preoccuparsi. Invece, purtroppo, non è così. Ne sanno qualcosa la bocca e soprattutto i denti, che sono i più danneggiati da questa cattiva abitudine. Per fortuna, come si vedrà più avanti in questo articolo, esistono diversi modi per convincere i bambini a smettere di succhiarsi il pollice. L’importante è cominciare capendo perché il piccolo ha preso questo atteggiamento scorretto.

Perché i bambini si succhiano il pollice?

Le ragioni che giustificano il dito in bocca dei più piccoli sono diverse e spesso cambiano nel tempo. Ad esempio, il feto che nelle ultime settimane di gestazione si porta il pollice alla bocca lo fa perché questo gesto lo aiuta a regolarizzare il battito cardiaco e i ritmi sonno-veglia, oltre che abituarlo alla suzione dell’allattamento. Effetti benefici che si prolungano anche nelle prime settimane di vita fuori dalla pancia di mamma.

Con il passare del tempo, invece, la suzione del dito (spesso messa in atto di notte, quando si dorme) si trasforma in un calmante, in un’abitudine capace di tenere lontane le sensazioni negative, come l’ansia, la rabbia, la noia, la tristezza. Sul principale dito della mano, quindi, si scaricano tutti gli stati emotivi fastidiosi.

Quando inizia la suzione del pollice (e quando dovrebbe interrompersi)?

Come anticipato, la suzione del pollice può iniziare addirittura prima del parto e comunque caratterizza i primi mesi di vita. Succhiarsi il pollice può essere considerato una normale abitudine del bambino per i primi sei mesi di vita e, volendo allungare la tolleranza, fino ai tre anni. Dopo questa soglia, però, se l’usanza continua, è bene che i genitori comincino a prendere le contromisure.

Quando spuntano i denti dei bambini?

Succhiarsi il pollice fa male ai denti: tutte le possibili conseguenze

Succhiarsi il pollice quando lo sviluppo dei denti è ormai avviato, infatti, è piuttosto dannoso. Le conseguenze negative del dito in bocca sulla salute orale, purtroppo, sono importanti e ormai accertate. Un bambino che non riesce ad abbandonare questa abitudine è destinato quasi sicuramente ad aver bisogno, una volta cresciuto, dell’ortodonzia. A subire gli effetti sono le arcate dentali, la lingua e anche le vie respiratorie. Non a caso, alle problematiche dentali si possono associare anche difetti nel linguaggio e nella respirazione.

Le problematiche dentali più frequentemente associate alla suzione sono:

Bambini e denti storti: le potenzialità dell’ortodonzia intercettiva

Come convincere un bambino a smettere di succhiarsi il pollice

A questo punto, appare chiaro che è di primaria importanza evitare che il bambino si succhi il pollice oltre una certa età. Per i genitori, però, farlo smettere può non essere semplice. Come convincerlo? La domanda non ha una risposta univoca, perché tutto dipende dalle cause che portano il bambino a comportarsi così. Se non ci sono ragioni psicologiche radicate e profonde, può rivelarsi efficace un approccio “dialogante”: quando il piccolo si porta il dito in bocca, gli si dice che non si fa, accompagnando il divieto con una spiegazione del perché gli potrebbe fare male. Altro metodo è quello di distrarlo dalla suzione proponendogli attività di lettura o di gioco.  In alcuni casi, però, dietro all’abitudine si nasconde un disagio più profondo, che quindi necessita dell’intervento di un esperto, psicologo o psicoterapeuta specializzato nei disturbi dell’infanzia.

Il dentista dei bambini a Roma


Vi presento White Rome, la prima clinica dentale di lusso

Finalmente, lo scorso 24 gennaio, ha visto la luce il progetto ha cui ho dedicato moltissime energie, sia fisiche che mentali, negli ultimi mesi: White Rome, la prima clinica dentale di lusso nel cuore di Roma. È un piacere, per me, scrivere queste poche righe per farvela conoscere, perché credo rappresenti davvero qualcosa di unico nel panorama odontoiatrico italiano. D’altra parte, io e il Dottor Vittorio Giannelli, mio amico e socio in questa avventura, amiamo fare le cose per bene.

Provo a rispondere subito alla prima domanda che immagino vi sia venuta in mente: cosa significa “clinica dentale di lusso”? Per spiegarvelo, però, devo prima fare una precisazione: io intendo il lusso non come sfacciata ostentazione della propria ricchezza ma come sana scelta di prendersi cura di sé. Lo ripeto spesso ai miei pazienti: bisogna volersi bene e concedersi il giusto tempo, perché solo così si può offrire a sé stessi e agli altri la propria migliore versione. Da questa convinzione, è nata l’idea di realizzare una struttura che non si limiti a curare i denti ma che offra un’esperienza avvolgente e completa a chiunque decida di migliorare il proprio sorriso. Chi verrà a White Rome troverà l’eccellenza dell’odontoiatria: tecniche sempre aggiornate, tecnologie avveniristiche e una salda rete interprofessionale. Inoltre, i pazienti non residenti a Roma potranno anche beneficiare di esclusivi servizi di concierge, che trasformeranno le loro cure dentali in un’ottima occasione per godere delle bellezze della città eterna.

White Rome, però, non sarà solo una clinica dentale. Con Vittorio, infatti, abbiamo anche condiviso la necessità di dare vita a un luogo dove poter mettere a frutto la nostra lunga esperienza nel settore con giovani professionisti dell’odontoiatria che desiderano migliorarsi. In anni di pratica e d studi, infatti, ho elaborato un mio peculiare modo di prendermi cura dei sorrisi, che ho ribattezzato Metodo Puzzilli e che credo posso rappresentare un valore aggiunto per chi fa questo lavoro. Dentro la struttura, quindi, verrà ospitato anche un centro di alta formazione in odontoiatria, capace di offrire un ampio pacchetto formativo, spaziando dall’approfondimento delle tecniche più all’avanguardia nell’estetica dentale all’approccio pratico dei singoli casi clinici. Il tutto, con un rapporto one to one e con la possibilità di fare esperienza diretta dei trattamenti e delle cure. Insomma, un vero e proprio Hub dedicato al sorriso.

In conclusione, il senso ultimo di questa sfida che abbiamo intrapreso è fondamentalmente uno: mettere al centro le persone, siano esse pazienti in cerca di un nuovo sorriso o dentisti con la voglia di crescere e fare meglio. A loro, White Rome offrirà la possibilità di raggiungere un traguardo, di realizzare un sogno.

Dottor Emanuele Puzzilli

Hanno parlato di White Rome


Nevralgia ai denti: cause, sintomi e rimedi per calmare il dolore

La nevralgia ai denti (da non confondere con la nevralgia del trigemino) può manifestarsi con dolore insopportabile e altri sintomi correlati (gonfiore delle gengive, sensibilità, alitosi). Le cause possono essere diverse, così come le possibili cure. Di sicuro, però, la nevralgia dentale richiede un tempestivo intervento del dentista.

Un forte dolore, che da un dente si innerva ungo tutta l’arcata dentale, e poi si estende alla bocca, al viso, addirittura al collo. Una sensazione a volte aggravata dalla masticazione o dal contatto con sostanze calde o fredde. Eccola la nevralgia ai denti, una sensazione dolorosa che, quando molto forte, sembra davvero far impazzire. Beato chi nella sua vita non ha mai sofferto di un mal di denti del genere, perché davvero si è risparmiato un fastidio profondo. C’è chi dice che sia uno dei dolori più sfiancanti che si possano conoscere. Visto che la nevralgia è un disturbo così intenso, merita un articolo di approfondimento, per capirne meglio cause, sintomi e soprattutto cure. E per sgombrare il campo da alcuni motivi di confusione.

Nevralgia: cosa succede quando i nervi si “infiammano”

Il primo elemento da chiarire è proprio il significato della parola nevralgia. Cosa indica? A quale specifica patologia fa riferimento? Perché la nevralgia non è solo dentale, ma può colpire anche altre zone del corpo. La parola nevralgia, infatti, indica

una generica condizione di irritazione o danneggiamento di un nervo.

L’infiammazione che ne scaturisce produce il forte dolore.

Nevralgia ai denti: cos’è e quanto dura

Si ha una nevralgia ai denti quando il nervo interessato dall’infiammazione o dal danneggiamento è quello che “alimenta” i denti e che fa parte della cosiddetta polpa dentaria. Potenzialmente, tutti i denti possono essere colpiti da nevralgia e dare luogo a manifestazioni dolorose. La durata della nevralgia ai denti è molto variabile. Può anche accadere che si manifesti una prima vota, poi rimanga silente per giorni e infine si riaffacci.

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Mal di denti o nevralgia del trigemino

Attenzione, però, perché spesso capita di confondere due situazioni molto simili per quanto riguarda la sofferenza che provocano ma altrettanto diverse sotto il profilo della loro natura e delle loro cause. Si tratta della nevralgia dentale e della nevralgia del trigemino. In entrambe i casi, infatti, ci troviamo davanti a un nervo che provoca dolore. Ma non si tratta dello stesso nervo. E la differenza non è da poco. Perché nel primo caso, trattandosi di un mal di denti, lo specialista a cui rivolgersi è un dentista. Nel secondo, invece, ci si trova di fronte a una patologia che colpisce il viso (il trigemino, infatti, è il nervo del volto) e richiede l’intervento di un neurologo o di un otorino. Il problema è che il tipo di dolore che si avverte e le zone interessate sono molto simili e questo genera confusione.

Come riconoscere la nevralgia dentale: i sintomi

Oltre al dolore, ci sono altri sintomi che permettono di riconoscere la nevralgia ai denti e di distinguerla da quella del trigemino:

  • bruciore
  • guancia e viso gonfi
  • gengive gonfie
  • alitosi
  • ipersensibilità
  • rigidità delle spalle
  • mal di testa

Le cause della nevralgia dentaria

Le cause scatenanti di una nevralgia dentale possono essere molteplici. Per capire l’origine del dolore, quindi, è necessario recarsi dal proprio dentista di fiducia.

Le ipotesi principali sono:

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Cure e rimedi per la nevralgia ai denti

Se diverse sono le possibili cause della nevralgia ai denti, altrettanto differenziate devono essere le cure. La prima cosa da fare, come già detto, è rivolgersi a un odontoiatra. Sarà lui, una volta verificata l’origine del problema, a indicare il rimedio migliore. La carie, ad esempio, andrà rimossa, il bruxismo trattato con un bite, il dente rotto o scheggiato dovrà essere ricostruito.

Nel frattempo, però, sempre sotto controllo medico, si può intervenire per alleviare il dolore assumendo farmaci specifici, a carattere analgesico o antinfiammatorio. Infine, è bene curare in modo ancora più attento l’igiene orale, con qualche accortezza in più (come l’utilizzo dell’acqua tiepida, per non scatenare la sensibilità dentale).

Come prendersi cura della propria igiene orale


Trovare lavoro con il sorriso giusto

Un bel sorriso può essere un valido alleato durante un colloquio di lavoro, ma è molto importante sapere quando sfoggiarlo e con che intensità. La comunicazione non verbale, infatti, gioca un ruolo fondamentale non far colpo su chi si occupa di reclutamento delle risorse umane. Imparare a mantenere un giusto equilibrio è il primo segreto per arrivare al successo.

Un colloquio di lavoro è sempre un momento molto delicato che va preparato con cura. L’impressione che si fa al selezionatore, infatti, può essere decisiva non solo per essere assunti o meno ma anche per orientare il successivo accordo contrattuale, magari ottenendo un inquadramento migliore o uno stipendio più alto. Bisogna quindi giocarsi al meglio tutte le proprie carte nel giro di pochi minuti. Sicuramente il punto di partenza irrinunciabile è un’ottima conoscenza degli argomenti su cui verte il lavoro desiderato ed è buona pratica anche raccogliere informazioni sull’azienda con cui ci si interfaccia. Gli psicologi del lavoro, però, sono concordi nel dire che un ruolo chiave lo svolge anche la comunicazione non verbale, cioè tutto che diciamo e trasmettiamo senza utilizzare le parole.

Come mantenere i denti bianchi

L’importanza della comunicazione non verbale nei colloqui di lavoro

Il nostro corpo, infatti, lascia intendere molto di più di quello che crediamo. Le espressioni del volto, gli sguardi, la posizione e i movimenti delle gambe e delle braccia, la postura che assumiamo sulla sedia. Ogni elemento viene vagliato e valutato da chi si occupa di risorse umane. D’altra parte, che la comunicazione non verbale sia fondamentale lo rivelano anche le montagne di testi e seminari che si realizzano sull’argomento.

Ma è possibile controllare queste reazioni spontanee e quasi inconsce de nostro corpo? Forse parlare di vero e proprio controllo è fuorviante, però senza dubbio si può fare molto per inviare i giusti messaggi. Ci sono soprattutto tre cose a cui prestare attenzione: la postura, la stretta di mano e il sorriso.

Sulla sedia, ad esempio, non bisogna mai sedersi assumendo una posizione protesa in avanti o inclinata all’indietro. Inoltre, guai a toccarsi viso e testa. Per quanto riguarda la stretta di mano, è bene dosare la forza: non bisogna stringere troppo, per non tradire arroganza o timore, né lasciarla fastidiosamente morbida, dando un segnale di eccessiva timidezza.

Denti dritti grazie alle faccette

Sorridere senza esagerare

Un discorso a parte lo merita il sorriso, che è il vero biglietto da visita con cui c si presenta. Ovviamente, deve essere curato (e questo significa che non ci si può ricordare di lui solo il giorno prima del colloquio). I denti bianchi, dritti e splendenti, infatti, identificano una persona che sa prendersi cura di sé e sa dare peso alle cose importanti. La domanda che tutti si pongono prima di un colloquio però è una sola: devo sorridere o essere molto serio?

Sicuramente, nel momento in cui si saluta il selezionatore, è bene sorridere. Questo contribuisce a distendere il clima, a scaricare la tensione e a creare subito un buon feeling. Inoltre, chi sorride dà l’idea di essere tranquillo e caratterialmente solido. Attenzione, però, deve trattarsi di un sorriso controllato, sobrio, non forzato.

Viceversa, durante il colloquio è bene mantenere un contegno serio, a meno che non sia il selezionatore a stemperare il clima con una battuta. Infatti, è bene non esagerare con i sorrisi, per non farli apparire come sintomo di insicurezza o di poca considerazione dell’importanza della situazione. Il trucco, insomma, è sempre nel mantenere il giusto equilibrio.

Sorriso e linguaggio del corpo


morso crociato

Morso crociato (cross bite): diagnosi, cause e ortodonzia

Il morso incrociato (detto anche morso crociato o cross bite) è una scorretta chiusura dei denti che può danneggiare masticazione e postura. Per questo è utile correggere tale malocclusione dentale con l’ortodonzia. A provocare il morso incrociato sono malformazioni scheletriche di mandibola e mascella, cattive abitudini o interventi dentali che modificano la posizione dei denti. Conoscere cause e conseguenze del cross bite consente al dentista di strutturare un piano di ortodonzia personalizzato, per adulti e bambini.

Il modo in cui ogni persona chiude denti e bocca è di fondamentale importanza, anche se questa consapevolezza non è diffusa. Infatti, il morso (questo il nome tecnico, che in inglese si traduce con bite) influisce su tutto il resto del corpo e non solo sulla salute orale. Chiudere male i denti, ad esempio, può provocare danni posturali, problemi alla schiena e addirittura ai piedi, disturbi alla testa, e via dicendo. I possibili difetti del morso sono molteplici. Tra questi c'è il cross bite (in italiano: morso crociato o incrociato), a cui è dedicato questo approfondimento.

Morso crociato, cos’è e come si classificano i diversi tipi di cross bite

Il cross bite, o morso crociato, lo abbiamo già visto in occasione dell’approfondimento dedicato alle malocclusioni dentali e al loro rapporto con problemi di postura. Riprendiamo quella definizione:

ci troviamo di fronte a un caso di morso incrociato quando l’occlusione tra i denti è disallineata orizzontalmente.

Nella pratica, quello che succede è che l’arcata superiore non riesce a scavalcare quella inferiore, come invece dovrebbe accadere in condizioni normali.

A seconda delle sue caratteristiche e di come si manifesta, è possibile identificare diverse tipologie:

  • cross bite completo, quando riguarda tutti i denti;
  • cross bite parziale, quando riguarda solo alcuni denti (o anche uno singolo);
  • cross bite anteriore, quando sono gli incisivi e i canini superiori a rimanere dietro quelli inferiori;
  • cross bite posteriore, quando ad essere interessati sono i denti posteriori e quindi laterali;
  • cross bite monolaterale (o laterale), che colpisce solo uno dei due lati delle arcate dentali;
  • cross bite bilaterale, quando interessa entrambe i lati della bocca.

Morso incrociato, masticazione e postura

Come tutte le malocclusioni dentali, anche il morso incrociato produce degli effetti concreti e importanti sulla masticazione e, a cascata sulla postura. Il corpo umano, infatti, è costruito su relazioni quasi invisibili tra parti del corpo solo apparentemente distanti tra loro. Una scorretta masticazione, come quella generata da un morso inverso, ha conseguenza serie sull’articolazione temporo-mandibolare che, a loro volta, si ripercuotono sulla postura della colonna vertebrale. Il risultato finale e più grave è un disallineamento del bacino con conseguenti dolori muscolari, localizzati soprattutto sulle spalle e sulla parte alta del torace.

Le cause del morso inverso

Un’altra possibile classificazione del morso incrociato è quella basata sulle sue origini. In questo caso è possibile distinguere tra:

  • morso inverso scheletrico, in cui la scorretta posizione dei denti è in realtà frutto di un difetto osseo, a carico della mascella o della mandibola;
  • morso inverso dentale, in cui, invece, sono i denti stessi ad essere inclinati male, a fronte di una struttura ossea normale.

Per quanto riguarda l’indagine delle cause del cross bite, quello scheletrico può essere generato da difetti scheletrici di tipo ereditario, oppure collegati allo sviluppo o a patologie non strettamente dentali.

Inoltre, molta incidenza su entrambe le tipologie di morso crociato ce l’hanno le cattive abitudini, consce o inconsce. Ne sono un esempio, la postura errata della lingua, la respirazione esclusiva con la bocca, il bruxismo (digrignamento dei denti), ma anche l’uso eccessivo e prolungato del ciuccio nei bambini.

Ci sono poi problemi dentali che possono, a cascata, generare casi di morso inverso, come la perdita di alcuni denti o un ponte troppo alto che rende asimmetrica la masticazione.

Ortodonzia e chirurgia per la correzione del morso incrociato

Risolvere il morso inverso in modo definitivo è possibile in quasi tutti i casi. Ovviamente, la soluzione varia a seconda della gravità e delle caratteristiche del cross bite che il paziente manifesta, oltre che dalla sua età. Le possibilità in campo per correggere il morso crociato sono essenzialmente due: l’ortodonzia e la chirurgia, la prima di competenza di un dentista esperto, la seconda di un chirurgo maxillo-facciale. La soluzione chirurgica, in particolare, è necessaria in casi limite, quando il cross bite ha natura scheletrica e il paziente è un adulto, quindi ampiamente fuori dal periodo dello sviluppo.

In questa sede, ovviamente, andremo ad analizzare i rimedi di ortodonzia, distinguendo a seconda che il paziente sia un bambino in crescita o una persona matura.

L’apparecchio per il morso incrociato nei bambini

Partiamo dal primo caso, cioè il bambino. La giovane età del paziente è ovviamente un vantaggio, perché consente una maggiore possibilità di intervento, anche in presenza di morso inverso scheletrico. Le ossa di un bambino, infatti, sono ancora in fase di sviluppo e assestamento, quindi eventuali difetti posso essere corretti, intervenendo con appositi apparecchi di tipo ortopedico. Questi possono servire ad accompagnare la crescita ossea, indirizzandola verso posizioni corrette. Molto utilizzato, ad esempio, è l’apparecchio che consente l’allargamento del palato.

Se invece il problema è semplicemente dentale, si ricorre all’ortodonzia più classica, studiando una cura personalizzata. Di caso in caso, possono essere utilizzati apparecchi fissi o mobili, visibili oppure linguali o trasparenti.

Leggi di più sull'ortodonzia intercettiva

L’ortodonzia per il cross bite negli adulti

Nel caso degli adulti, invece, la soluzione ortopedica non è praticabile, perché ormai la struttura ossea è formata e salda. Quello che si può fare è intervenire sulla posizione dei denti con i diversi tipi di ortodonzia. Certamente, trattandosi di una persona adulta, le soluzioni preferite sono generalmente quelle esteticamente meno invasive, quindi apparecchi mobili trasparenti o apparecchi fissi di tipo linguale.

Leggi di più sull'ortodonzia per adulti