Spinta linguale (o deglutizione atipica): cos’è e come si corregge
La deglutizione atipica, conosciuta anche come spinta linguale, è un disturbo che può influenzare denti, sorriso, linguaggio e postura. Riconoscerla presto è fondamentale per evitarne le conseguenze a lungo termine. In questo articolo vediamo che cos’è, quali sono le cause più comuni, le possibili complicazioni e i trattamenti più efficaci, dalla logopedia all’ortodonzia.
La salute della bocca non riguarda solo denti bianchi e un bel sorriso: è un tassello fondamentale per l’equilibrio di tutto l’organismo. Ciò che accade tra denti, lingua e mascelle può avere ripercussioni sorprendenti e spesso invisibili su aspetti che sembrano lontani, come la postura, l’equilibrio muscolare o persino il respiro. Un’alterazione della deglutizione o della posizione della lingua, ad esempio, può modificare il modo in cui crescono le ossa del viso, come si allineano i denti o come lavora la colonna vertebrale. Per questo disturbi come la spinta linguale non vanno sottovalutati: non si tratta solo di un dettaglio estetico, ma di un meccanismo che può influenzare il benessere globale.
Cos’è la spinta linguale
La spinta linguale (o, più tecnicamente, deglutizione atipica) è un’alterazione del modo in cui la lingua si posiziona durante la deglutizione. Invece di appoggiarsi al palato, la lingua spinge in avanti contro i denti anteriori o lateralmente. Questo schema è normale nei neonati, ma se persiste oltre i 4–5 anni diventa un disturbo che può compromettere lo sviluppo corretto della bocca.
Conseguenze della spinta linguale
Come anticipato, infatti, tutto ciò che altera il normale equilibro del complesso costituito da bocca, articolazione temporo-mandibolare e cranio può avere forti e serie ripercussioni su tutto il corpo, dalla cervicale fino ai piedi. Per questo motivo, se non trattata, la deglutizione atipica può causare diversi problemi. In primo luogo, la spinta linguale può provocare un disallineamento dei denti (compresi casi di recidiva dopo trattamento con apparecchio ortodontico). Inoltre, sono frequenti i casi di:
- disfunzioni del linguaggio, con difficoltà a pronunciare alcuni suoni, come la “s” e “z”;
- disfunzioni dell’attività oro facciale e della respirazione.
Uscendo dalla bocca, poi, meritano di essere menzionati i possibili effetti negativi sul volto, che può andare incontro ad alterazioni del profilo e della simmetria. Ci sono poi tutti i riverberi sulla postura. La lingua, infatti, spingendo in modo scorretto contro i denti, altera la posizione della mandibola e l’equilibrio dell’intero apparato oro-facciale. Questo squilibrio si trasmette ai muscoli del collo e delle spalle, che sono costretti a compensare, e può riflettersi lungo la colonna vertebrale, influenzando l’allineamento generale.
Cause della deglutizione atipica
Venendo alle cause della deglutizione atipica, si può notare che molte di queste hanno a che fare con cattive abitudini legate all’infanzia, come l’uso prolungato del ciuccio o del biberon o la consuetudine a succhiarsi il pollice. Altre possibili origini della spinta linguale, poi, sono la respirazione orale dovuta a tonsille o adenoidi ingrossate, gli squilibri muscolari e le malocclusioni dentali.
Come si cura la deglutizione atipica
Da quanto detto finora emerge chiaramente come il meccanismo che innesca la deglutizione atipica e che la collega a tutti i disturbi conseguenti è tutt’altro che banale. La sua risoluzione, quindi, da personalizzata caso per caso e soprattutto può prevedere l’intervento di una pluralità di specialisti, ovvero:
- logopedista, che attraverso esercizi miofunzionali rieduca la lingua e corregge la deglutizione;
- ortodontista, che interviene se sono presenti malocclusioni o denti spostati;
- otorino o pediatra, se il problema è collegato a respirazione orale o altre cause anatomiche.
Oltre all’approccio multidisciplinare, poi, intervenire tempestivamente. Affrontare la spinta linguale nei bambini, infatti, permette di evitare conseguenze future e rende la terapia più rapida ed efficace. Anche negli adulti la logopedia può dare ottimi risultati, ma richiede più tempo.
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Faccette dentali e sbiancamento, una coppia vincente che ha fatto tornare a sorridere Federico
Federico è tornato a sorridere grazie a un trattamento combinato con faccette dentali e sbiancamento professionale. Ora ha denti bianchi, regolari, perfettamente allineati e non deve più nascondersi per il disagio. Scopri la sua storia.
Quella di Federico* è la storia di un disagio che molti sperimentano, legato a un sorriso di cui non si è soddisfatti. Per molto tempo, lui ha reagito a questo fastidio sottraendosi: si copriva la bocca con la mano, abbassava lo sguardo, cercava di non farsi notare. Un imbarazzo profondo, quindi, acuito dalla giovane età, per un’estetica dentale che non sentiva sua, che di certo non lo rappresentava. A un certo punto, però, Federico ha deciso di dire basta, di affrontare il problema alla radice, di regalarsi un nuovo sorriso, di cui andare orgoglioso. È con questo spirito che è arrivato negli Studi White Identity.
La situazione di partenza: dislivelli, irregolarità, colore spento
La condizione di partenza era indubbiamente critica. Il sorriso di Federico presentava numerosi difetti, come si evince anche dalla foto. In primo luogo, c’erano dislivelli evidenti e diverse spaziature eccessive tra un dente e l’altro. Inoltre, la superficie dentale risultava irregolare e il colore era opaco e spento, con un ingiallimento marcato e senza alcune luminosità. La situazione richiedeva quindi un intervento in grado di combinare diverse tecniche e strumenti, senza risultare eccessivamente invasivo.
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Il trattamento: faccette dentali e sbiancamento professionale
La soluzione vincente si è rivelata essere la combinazione tra l’applicazione delle faccette dentali e l’esecuzione di uno sbiancamento professionale. Con i veneers, infatti, si è restituita regolarità ai profili dei singoli denti e si sono colmati i diastemi (gli spazi in eccesso) dove necessario. Sui denti non interessati dalle faccette, invece, si è intervenuti con uno sbiancamento che gli ha restituito una brillantezza naturale. Ovviamente, grande attenzione è stata prestata al coordinamento tra la colorazione delle faccette e il risultato finale dell’effetto sbiancante, in modo da non creare disparità. l cambiamento, guadando le foto del prima e dopo del sorriso di Federico, è evidente: denti regolari, bianchi, proporzionati, perfettamente armonizzati con il viso. Ma ancora più evidente è la trasformazione emotiva: oggi Federico sorride con libertà, senza più nascondersi.
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L’importanza della progettazione nella costruzione di nuovi sorrisi
Da un punto di vista professionale, ciò che emerge dalla storia di Federico è l’importanza di affidarsi a studio odontoiatrici esperti nel momento di cui si desidera recuperare un sorriso soddisfacente. Interventi di questo tipo, infatti, per risultate davvero efficaci, hanno bisogno di un’attenta analisi della situazione e di un altrettanto puntuale progettazione. L’applicazione delle faccette non si improvvisa, ma va studiata in ogni dettaglio: forma, dimensioni, colore e posizionamento. Inoltre, è fondamentale l’utilizzo di materiali di ultima generazione, per garantire durata nel tempo, sia in termini estetici che funzionali. Non a caso, negli White Identity, ci avvaliamo di sofistica macchinari per la pianificazione in 3D dei piani di trattamento, in modo da non farci sfuggire nessun particolare.
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*Per tutelare la privacy dei nostri pazienti, utilizziamo nomi di fantasia nel raccontare le loro storie
Anestesia ai denti: 11 informazioni che è utile sapere
L’anestesia ai denti è l’alleato perfetto per chi deve sottoporsi a delle cure dentali, soprattutto se ha paura di sedersi sulla poltrona del dentista. Grazie agli anestetici locali utilizzati in odontoiatria, infatti, anche gli interventi più complicati diventano pressoché indolori.
Molte persone hanno paura del dentista, soprattutto perché temono di provare dolore durante le cure dentali. Eppure, l’ampio uso che in odontoiatria si fa degli anestetici dovrebbe fugare facilmente questo timore. I dentisti, infatti, per eseguire la maggior parte degli interventi invasivi, utilizzano anestesie locali che eliminano qualsiasi sofferenza. In questa breve guida, vengono approfondite le informazioni principali sull’argomento, attraverso 11 domande ricorrenti e le relative risposte.
Che tipo di anestesia usano i dentisti?
I dentisti usano comunemente delle anestesie locali per intorpidire l'area del trattamento e ridurre il dolore durante le procedure. Gli anestetici locali più utilizzati in ambito odontoiatrico includono Procaina, Clorprocaina, Lidocaina, Prilocaina, Bupivacaina, Ropivacaina, Levobupivacaina, scelti per la loro rapidità d'azione e sicurezza. Questi farmaci bloccano temporaneamente la trasmissione dei segnali di dolore ai nervi della zona trattata, consentendo al dentista di lavorare senza provocare fastidi al paziente. Talvolta, gli anestetici contengono una piccola dose di adrenalina, che aiuta a prolungare l'effetto, riducendo il sanguinamento locale durante la procedura.
Quanto ci mette a fare effetto l’anestesia del dentista?
L'anestesia locale inizia a fare effetto generalmente entro pochi minuti dall'iniezione. Tuttavia, il tempo può variare leggermente a seconda dell’area trattata e del tipo di anestetico utilizzato. Per esempio, in alcune aree della bocca, come il palato, l'anestesia può essere avvertita più rapidamente rispetto ad altre. Durante questo breve periodo di attesa, il dentista verifica che l'area sia completamente insensibile prima di iniziare il trattamento, assicurandosi così che il paziente non provi dolore o fastidio.
Dove si fa l’anestesia dentale?
L’anestesia dentale viene somministrata direttamente nella zona interessata dal trattamento, solitamente nella gengiva vicino al dente su cui si deve lavorare. Per le cure più superficiali, come l’otturazione, può essere sufficiente un’iniezione locale. Per interventi più complessi, il dentista può scegliere di iniettare l’anestetico più vicino al nervo che innerva una porzione maggiore della bocca. L’obiettivo è ottenere un’area di insensibilità specifica, permettendogli di operare senza provocare dolore.
Ecco come superare la paura del dentista
L’anestesia dal dentista fa male?
L'iniezione di anestesia dal dentista può causare una lieve sensazione di pizzico, ma il dolore è minimo e di breve durata. Il dentista può anche applicare un anestetico topico (gel o spray) sulla gengiva prima dell’iniezione, rendendo il processo quasi indolore. Il fastidio principale è solitamente legato all’introduzione dell’ago, ma una volta che l’anestetico ha fatto effetto, la zona diventa insensibile. La maggior parte delle persone percepisce solo una leggera pressione durante l’iniezione, ma non un vero dolore.
Quanto dura l'effetto dell'anestesia ai denti?
L’effetto dell’anestesia locale ai denti dura mediamente da 1 a 3 ore, ma può arrivare fino a 5 ore a seconda del tipo di anestetico e della quantità usata. Durante questo periodo, il paziente avverte un intorpidimento nella zona trattata, che può estendersi anche a labbra e guance vicine. La durata è calibrata per garantire che il paziente rimanga comodo durante il trattamento e poco oltre, permettendo al dentista di completare il lavoro senza fretta. In seguito, il torpore si dissipa gradualmente.
L'anestesia odontoiatrica è sicura per i bambini?
L’anestesia locale è generalmente sicura anche per i bambini, purché somministrata da un professionista esperto. Nei pazienti pediatrici, il dentista calcola il dosaggio in base all'età e al peso del bambino, e spesso utilizza dosi minori o anestetici specifici per la sicurezza dei più piccoli. Prima della procedura, il dentista esegue un’anamnesi approfondita per valutare possibili allergie o altre controindicazioni. Grazie a queste precauzioni, l’anestesia permette di garantire un’esperienza priva di dolore per i più piccoli, favorendo un approccio positivo al trattamento dentale.
E per le donne in gravidanza o in allattamento?
In generale, l’anestesia locale è considerata sicura anche per le donne in gravidanza e in allattamento, ma occorre adottare alcune precauzioni. Durante la gravidanza, i dentisti spesso preferiscono evitare anestetici contenenti adrenalina per minimizzare i rischi, e optano per dosi più basse. Inoltre, di solito si evitano trattamenti invasivi nel primo trimestre e si preferisce intervenire, se possibile, nel secondo trimestre. Le mamme che allattano possono sottoporsi ad anestesia locale senza effetti sul latte materno, poiché i livelli di anestetico che passano nel latte sono minimi.
Chi non può fare l’anestesia dal dentista?
La maggior parte delle persone può fare l’anestesia locale senza problemi, ma ci sono alcune eccezioni. Le persone con allergie note agli anestetici locali devono informare il dentista, che può scegliere alternative sicure. Alcuni pazienti con problemi cardiaci o neurologici possono avere reazioni avverse all’adrenalina, comunemente presente negli anestetici, e in questi casi si usa un anestetico privo di vasocostrittori. Inoltre, chi ha condizioni di salute particolari, come gravi disfunzioni epatiche o renali, deve consultare il proprio medico prima di sottoporsi all’anestesia odontoiatrica.
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Possono esserci effetti collaterali dell’anestesia per i denti? Può essere pericolosa?
L’anestesia locale odontoiatrica è generalmente sicura e gli effetti collaterali sono rari e lievi. Tra gli effetti temporanei più comuni ci sono lieve gonfiore, sensazione di formicolio o piccole contusioni nel sito dell’iniezione. Raramente, si possono verificare reazioni allergiche o effetti sistemici, come tremori o tachicardia, soprattutto in pazienti sensibili all’adrenalina. Questi eventi, sebbene possibili, sono molto rari grazie alla preparazione dei dentisti e alla loro capacità di personalizzare il trattamento in base alla storia medica del paziente.
Cosa non si dovrebbe fare dopo l’anestesia dal dentista?
Dopo l'anestesia, è consigliabile evitare di masticare finché l’effetto anestetico non è del tutto passato, poiché l’intorpidimento potrebbe causare morsi accidentali a lingua, guance o labbra. Anche bere bevande calde è sconsigliato, poiché si rischia di non percepire correttamente la temperatura e causarsi ustioni. È preferibile aspettare che la sensibilità sia tornata alla normalità prima di mangiare o bere cibi e bevande caldi, per ridurre al minimo i rischi di piccoli traumi nella zona anestetizzata.
Quanto tempo ci vuole per smaltire l’anestesia al dente?
Il corpo smaltisce completamente l’anestetico locale in un arco di tempo variabile, generalmente tra 2 e 5 ore. La maggior parte dei pazienti inizia a sentire l’intorpidimento diminuire dopo 1-2 ore dalla fine del trattamento, con un ritorno completo della sensibilità poco dopo. Tuttavia, in alcuni casi, soprattutto quando sono stati usati anestetici più potenti, l’effetto può durare un po' più a lungo. Per smaltire l'anestesia più velocemente, si consiglia di muovere leggermente la bocca, ma sempre seguendo le indicazioni del dentista.
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Il sorriso di Chiara: una trasformazione naturale grazie a Invisalign
La storia di Chiara racconta come un trattamento Invisalign abbinato a uno sbiancamento professionale possa trasformare il sorriso in modo naturale, migliorando estetica, simmetria e sicurezza personale.
Ritrovare il piacere di sorridere non è solo una questione estetica: spesso significa riconquistare sicurezza, benessere e autenticità. La bellezza di un sorriso armonico, infatti, non si misura solo con la simmetria dei denti o con il loro candore, ma con l’effetto che ha sulla persona che lo indossa. Chi riesce finalmente a sorridere senza imbarazzo, lo fa anche con più fiducia in sé e negli altri. La storia di Chiara è un esempio perfetto di questo cambiamento, tanto semplice nei mezzi quanto profondo nei risultati. Oggi, Chiara ha un sorriso luminoso, naturale e armonico. Ma solo pochi mesi fa, la situazione era ben diversa, perché la sua dentatura presentava diversi piccoli difetti che, messi insieme, generavano un impatto estetico importante. E questo si traduce in disagio, non solo esteriore. Quel sorriso “incompleto” condizionava anche la sicurezza di Chiara e la sua voglia di mostrarsi. E per questo + stato molto importante intervenire per risolvere il problema in modo definitivo. Ma procediamo con ordine.
Il caso di Chiara e la simmetria perduta
Quando Chiara si è rivolta al nostro studio White Identity, il suo sorriso aveva diverse problematiche estetiche: i canini superiori risultavano sporgenti e fuori asse, l’arcata inferiore era irregolare e nella parte sinistra del sorriso sembrava addirittura mancare un dente, a causa di uno spazio troppo ampio. Il risultato complessivo era un sorriso disarmonico che non rispecchiava la vivacità e la personalità di Chiara. Spesso in questi casi si pensa di dover affrontare lunghi trattamenti ortodontici con apparecchi metallici fissi, ma fortunatamente esistono soluzioni molto più comode e discrete.

Il trattamento: mascherine trasparenti Invisalign e sbiancamento professionale
Per il caso di Chiara abbiamo scelto una terapia con mascherine trasparenti Invisalign, un sistema ortodontico che permette di correggere disallineamenti e spaziature in modo progressivo ma efficace. In soli otto mesi siamo riusciti a guidare i canini verso una posizione più naturale e a ristabilire la simmetria dell’arcata inferiore, chiudendo gli spazi tra i denti. Il tutto senza fastidi, senza interventi invasivi e soprattutto senza compromettere la vita sociale e professionale di Chiara. Una volta completato l’allineamento, abbiamo eseguito uno sbiancamento professionale per valorizzare ulteriormente il nuovo sorriso, rendendolo più luminoso e omogeneo.
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Invisalign: una soluzione moderna, efficace e non invasiva
La storia di Chiara dimostra che è possibile ottenere grandi risultati estetici anche senza ricorrere a tecniche tradizionali invasive. Invisalign rappresenta oggi una delle soluzioni più moderne ed efficaci per correggere difetti di allineamento, con un impatto minimo sulla quotidianità del paziente. A rendere questo tipo di trattamento ancora più interessante è la sua trasparenza (letteralmente): le mascherine sono poco visibili, rimovibili all’occorrenza e molto più confortevoli rispetto agli apparecchi fissi. In aggiunta, il trattamento si abbina perfettamente ad altre cure estetiche come lo sbiancamento, consentendo un restyling completo del sorriso in tempi brevi. Oggi Chiara può sorridere con orgoglio, non solo per il risultato estetico ma anche per la nuova sicurezza in se stessa che questo cambiamento le ha regalato.
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La storia che hai appena letto è reale. Il nome, invece, è di fantasia. Una scelta a tutela della privacy dei nostri pazienti.
Come sistemare i denti senza apparecchio? La storia di Marco
Si possono sistemare i denti senza apparecchio? La storia di Marco dimostra di sì: grazie all’applicazione di faccette estetiche, ha corretto disallineamenti e spazi tra i denti in modo rapido e naturale. Scopri quando questa soluzione può sostituire l’ortodonzia.
Quando si parla di denti disallineati o con spazi irregolari (es: diastema), la prima soluzione che viene in mente è l’apparecchio, sia esso tradizionale, trasparente o linguale. Eppure, oggi l’evoluzione dell’odontoiatria estetica permette di correggere imperfezioni evidenti senza ricorrere a trattamenti ortodontici, che possono essere lunghi e spesso invasivi e quindi preoccupare chi deve sottoporvisi. Una di queste soluzioni è rappresentata dalle faccette dentali (i cosiddetti veeners), un’alternativa rapida e minimamente invasiva che può trasformare completamente un sorriso. Come dimostra la storia di Marco.
La situazione di partenza
Marco (nome di fantasia per tutela re la privacy di un paziente reale) si è rivolto allo studio del Dottor Emanuele Puzzilli con un problema che condizionava da tempo il suo rapporto con il proprio sorriso: un evidente spazio tra gli incisivi inferiori e un’irregolarità diffusa nella forma dei denti. Una situazione comune, spesso vissuta con disagio, come nel caso di Marco, imbarazzato da un impatto estetico significativo. Per molti, un caso del genere richiederebbe mesi di trattamento ortodontico. Ma non sempre è così.

L’intervento con le faccette dentali estetiche: il sorriso di Marco prima e dopo
Dopo un’attenta valutazione clinica, infatti, a Marco è stata proposta una soluzione alternativa all’apparecchio dentale: l’applicazione strategica delle faccette estetiche. In questo modo, in poche sedute, è stato possibile intervenire contemporaneamente su tre aspetti fondamentali: forma, colore e posizione dei denti.
Le faccette sono sottilissimi gusci in ceramica o composito che vengono applicati sulla superficie dei denti. In questo caso, hanno permesso di:
- colmare lo spazio tra gli incisivi,
- correggere l’irregolarità delle forme,
- armonizzare il colore dell’intero sorriso.
Il tutto senza ricorrere ad alcun apparecchio, senza fastidi, né lunghi tempi di trattamento.
Il risultato finale è stato sorprendente: un sorriso completamente trasformato, dall’aspetto curato ma assolutamente naturale. Marco ha ritrovato la fiducia nel proprio volto e nella propria espressione, senza passare attraverso un percorso ortodontico tradizionale.
Leggi di più sulle faccette estetiche
Quando si posson sistemare i denti anche senza apparecchio?
Le faccette estetiche rappresentano una soluzione eccellente quando il problema riguarda lievi disallineamenti, spazi tra i denti o difetti nella forma dentale. Non sono adatte a tutti i casi, ma nei pazienti giusti, come Marco, possono offrire un risultato rapido, duraturo ed estremamente naturale.
Se ti stai chiedendo come sistemare i denti senza apparecchio, la risposta potrebbe essere più semplice di quanto pensi. Una visita con uno specialista in estetica dentale può aiutarti a capire se le faccette sono la soluzione giusta per te.
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Quante cose sai sui denti? Ecco 10 domande per mettere alla prova le tue conoscenze
Un viaggio curioso e informativo nel mondo dei denti, attraverso una serie di domande di cultura generale pensate per grandi e piccoli. Dalle informazioni base sulla struttura e le caratteristiche dei denti, fino ad alcune curiosità storiche.
I denti fanno parte della nostra quotidianità, ma quanto ne sappiamo davvero? Sappiamo quanti sono, come si chiamano, quando spuntano o cosa succede quando iniziano a cadere nei bambini? E chi ha inventato il primo spazzolino da denti? In questo articolo ti proponiamo un quiz semplice e curioso, pensato per testare le tue conoscenze di cultura generale sul mondo dei denti. Un’occasione divertente per imparare qualcosa in più su un argomento importante per la salute... e spesso sottovalutato! Scopri quante risposte conosci già e quante, invece, ti sorprenderanno. Pronto a iniziare?
Quanti denti abbiamo da adulti?
Un adulto con dentatura completa ha 32 denti
Quali sono le quattro tipologie principali di denti nell’essere umano?
Le quattro tipologie principali di denti nell’essere umano sono:
- incisivi: servono a tagliare il cibo;
- canini: servono a strappare e lacerare;
- premolari: aiutano a schiacciare e triturare;
- molari; servono a macinare e sminuzzare il cibo.
Quali sono le parti di un dente?
Le principali parti di un dente sono:
- corona, la parte visibile del dente, rivestita dallo smalto;
- colletto, la zona di passaggio tra corona e radice, a livello della gengiva;
- radice, la parte del dente che si inserisce nell’osso mandibolare o mascellare.
All'interno del dente troviamo anche:
- smalto – lo strato più esterno, duro e protettivo;
- dentina – il tessuto sottostante allo smalto, meno duro;
- polpa dentaria – la parte più interna, ricca di nervi e vasi sanguigni;
- cemento – riveste la radice del dente e lo ancora all’osso tramite il legamento parodontale;
- legamento parodontale – un tessuto connettivo che tiene saldo il dente all’osso alveolare.
A che età spuntano solitamente i primi dentini nei bambini?
I primi dentini nei bambini, solitamente gli incisivi centrali inferiori, spuntano intorno ai 6-8 mesi di età. Tuttavia, l’intervallo normale può variare dai 4 ai 12 mesi.
Quanti denti da latte ha un bambino?
Un bambino ha 20 denti da latte, chiamati anche denti decidui: 8 incisivi, 4 canini, 8 molari.
Intorno a quale età iniziano a cadere i denti da latte?
I denti da latte iniziano a cadere intorno ai 6 anni di età, anche se in alcuni bambini può succedere un po' prima o un po' dopo (tra i 5 e i 7 anni è considerato normale). La caduta segue un ordine preciso, partendo di solito dagli incisivi centrali inferiori.
In alcune culture, cosa si fa tradizionalmente quando cade un dente da latte?
In molte culture, quando cade un dente da latte si segue una tradizione simbolica o rituale. Ecco alcune delle più diffuse:
- Europa e America: si lascia il dentino sotto il cuscino per farlo trovare alla Fatina dei denti (o "Tooth Fairy"), che in cambio lascia una moneta o un piccolo regalo.
- Paesi arabi e asiatici: si getta il dente sul tetto o nel cortile, spesso recitando una frase augurale per far crescere denti forti e sani.
- Giappone: i denti caduti dalla mascella superiore si gettano sotto casa, quelli inferiori sopra il tetto, per favorire una crescita dritta.
- India e Sri Lanka: si usa il rituale del topo: il dente viene gettato con la speranza che un topo – simbolo di denti forti – lo porti via e faccia crescere un dente forte al suo posto.
Questi riti hanno lo scopo di esorcizzare la perdita e augurare salute e forza ai denti futuri.
Come si chiamano comunemente i terzi molari?
I terzi molari sono comunemente chiamati denti del giudizio. Prendono questo nome perché solitamente spuntano tra i 17 e i 25 anni, un’età associata – almeno simbolicamente – alla maturità e al “giudizio”.
In quale secolo è stato inventato il primo spazzolino da denti moderno?
Il primo spazzolino da denti moderno è stato inventato nel XVIII secolo, precisamente nel 1780 in Inghilterra. Fu ideato da William Addis, che realizzò un manico in osso con setole di maiale fissate all’estremità. Questo modello è considerato il precursore degli spazzolini moderni.
Chi è stato considerato il "padre dell'odontoiatria moderna"?
Il "padre dell'odontoiatria moderna" è considerato Pierre Fauchard, un medico francese vissuto tra il 1678 e il 1761. Nel 1728 pubblicò un'opera fondamentale intitolata "Le Chirurgien Dentiste" ("Il chirurgo dentista"), in cui descriveva per la prima volta in modo sistematico le tecniche odontoiatriche, gli strumenti, l’igiene orale e le patologie dei denti. Fu il primo a trattare l’odontoiatria come una vera disciplina medica autonoma.
Il dolore da apparecchio: cause, durata e rimedi
Mettere l’apparecchio ai denti è un passo importante per correggere difetti di occlusione e allineamento dentale, ma spesso comporta un effetto collaterale piuttosto comune: il dolore. In questo articolo vediamo perché i denti fanno male dopo aver messo l’apparecchio, quanto può durare il fastidio e quali rimedi si possono adottare per alleviarlo.
Chiunque abbia portato un apparecchio per i denti o abbia un figlio che sta affrontando questo percorso sa bene che i primi giorni non sono sempre una passeggiata. Dopo la prima applicazione o le regolazioni periodiche, può comparire un dolore fastidioso, un senso di pressione o addirittura un vero e proprio mal di denti. È normale sentirsi un po’ scoraggiati all’inizio, soprattutto se non si era preparati a questa parte meno piacevole del trattamento ortodontico. Per fortuna, c’è una buona notizia: il dolore causato dall’apparecchio è un segnale che le cose stanno funzionando. I denti si stanno spostando, il trattamento sta facendo effetto e, con il tempo, il fastidio diminuisce fino a sparire. Sapere cosa aspettarsi può fare davvero la differenza: riduce l’ansia, aiuta a gestire meglio il disagio e permette di affrontare il percorso con più consapevolezza.
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Perché fanno male i denti dopo aver messo l'apparecchio?
Il dolore dentale dopo l’installazione dell’apparecchio è una conseguenza fisiologica del processo di riallineamento dei denti. Quando si applica una forza meccanica, come quella esercitata da fili, bande e attacchi, i denti iniziano lentamente a spostarsi all'interno dell'osso alveolare. Questo movimento stimola una risposta biologica da parte del parodonto (l’insieme di legamenti, osso e gengiva che sostiene i denti). Si attiva una sorta di “rimodellamento osseo” che permette il riposizionamento dei denti, ma può causare dolore, senso di pressione o indolenzimento.
Altri fattori che possono contribuire al dolore includono:
- attrito tra l’apparecchio e la mucosa orale, che può provocare piccole ulcere;
- regolazioni periodiche dell’apparecchio, che aumentano temporaneamente la forza esercitata;
- sensibilità individuale e stato infiammatorio delle gengive o dei denti.
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Quanto dura il dolore dopo aver messo l'apparecchio?
La durata del dolore varia da persona a persona, ma in genere segue un andamento abbastanza prevedibile:
- dopo la prima applicazione: il dolore può durare da 2 a 5 giorni. È più intenso nelle prime 24-48 ore e tende a diminuire progressivamente;
- dopo i controlli o le regolazioni periodiche: può tornare per 1-3 giorni, ma solitamente con intensità minore rispetto all'inizio;
- nel lungo periodo: l’organismo si abitua e il fastidio diventa sempre più raro e gestibile.
È importante sottolineare che un certo livello di disagio è normale, ma se il dolore è molto forte o persiste oltre una settimana, è consigliabile consultare l’ortodontista.
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Come far smettere il dolore?
Fortunatamente, esistono diversi rimedi efficaci per alleviare il dolore causato dall’apparecchio dentale. Ecco i principali.
Rimedi farmacologici
- Paracetamolo o ibuprofene possono aiutare a ridurre dolore e infiammazione. Vanno assunti solo su consiglio medico, soprattutto nei bambini o nei pazienti con patologie pregresse.
Rimedi fisici e domiciliari
- Cibi morbidi: evitare cibi duri o croccanti nei primi giorni, preferendo zuppe, purè, yogurt e frullati.
- Applicazione di ghiaccio: una borsa del ghiaccio o un cubetto avvolto in un panno può ridurre l’infiammazione locale.
- Risciacqui con acqua salata tiepida: aiutano a lenire eventuali lesioni della mucosa orale.
Presidi ortodontici
- Cera ortodontica: si applica sulle parti dell’apparecchio che causano sfregamento e protegge le gengive e le guance.
- Scovolini e spazzolini morbidi: facilitano una corretta igiene orale senza aggravare l’irritazione.
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Giornata Internazionale della Salute Orale, la prevenzione comincia con un sorriso
La Giornata Internazionale della Salute Orale è un’occasione per ricordare a tutti che prendersi cura della propria bocca significa prendersi cura della propria salute. Si celebra in tutto il mondo il 20 marzo, è rappresenta un richiamo all’impegno per individui e istituzioni.
Ogni anno, il 20 marzo, si celebra la Giornata Internazionale della Salute Orale, un evento globale promosso dalla FDI World Dental Federation. L’obiettivo è sensibilizzare sull’importanza della salute della bocca e dei denti, non solo per avere un bel sorriso, ma per il benessere generale di tutto il corpo. La Giornata Internazionale della Salute Orale non è solo un promemoria per le buone pratiche quotidiane, ma anche un’occasione per riflettere sull’importanza di garantire accesso equo alle cure odontoiatriche, soprattutto alle fasce di popolazione più vulnerabili. Organizzazioni sanitarie, professionisti del settore e istituzioni sono invitati a collaborare per migliorare l’educazione alla salute orale e promuovere politiche di prevenzione efficaci.
Perché la salute orale è così importante?
La salute orale non riguarda solo denti bianchi e alito fresco. Problemi come carie, gengiviti o malattie parodontali non trattate possono avere conseguenze ben più gravi e influenzare la salute generale. Diverse ricerche scientifiche hanno evidenziato legami tra la salute della bocca e:
- Malattie cardiovascolari
- Diabete
- Complicanze in gravidanza
- Infezioni respiratorie
- Disturbi digestivi
Proteggere la propria bocca è quindi un passo essenziale per proteggere l’intero organismo.
Le buone abitudini quotidiane per un sorriso sano
La prevenzione è la strategia più efficace per mantenere la bocca in salute. Bastano pochi gesti quotidiani, semplici ma fondamentali:
- Spazzolare i denti con regolarità
- Pulire gli spazi interdentali con il filo interdentale o lo scovolino
- Limitare il consumo di zuccheri e bevande acide, che favoriscono la carie
- Sottoporsi a controlli regolari dal dentista, almeno una o due volte all’anno
- Evitare il fumo, dannoso per denti e gengive
- Seguire un’alimentazione equilibrata, ricca di frutta, verdura e acqua
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Per saperne di più:
- Guida definitiva alla pulizia dei denti: 25 domande e risposte chiare per fugare ogni dubbio. Un articolo completo che risponde ai quesiti più comuni sull'igiene orale quotidiana, fornendo consigli pratici per mantenere denti e gengive in salute.
- Come lavarsi bene i denti: le regole fondamentali per la perfetta igiene orale. Scopri le tecniche corrette per una pulizia efficace dei denti e l'importanza di una routine di igiene orale adeguata.
- Scovolino o filo interdentale? Ecco qual è la soluzione migliore per l’igiene orale. Un confronto tra due strumenti essenziali per la pulizia interdentale, con consigli su come scegliere quello più adatto alle proprie esigenze.
- Gengive infiammate: cause, conseguenze e come si curano. Un approfondimento sulle problematiche gengivali, dalle cause ai possibili trattamenti, per prevenire complicazioni più gravi.
- Come evitare le carie ai denti: 7 consigli per una corretta prevenzione. Consigli pratici e abitudini da adottare quotidianamente per ridurre il rischio di carie e mantenere un sorriso sano.
Come lavare i denti con l’apparecchio
Lavare bene i denti quando si indossa un apparecchio ortodontico richiede qualche accortezza in più ma è di fondamentale importanza. L’ortodonzia fissa, infatti, può rendere ancora più difficoltosa l’igiene orale e questo potrebbe vanificare gli sforzi per ottenere un sorriso splendente. Con i giusti consigli, però, tutto si può risolvere.
Sottoporsi a un percorso di ortodonzia per ottenere un sorriso armonioso con denti dritti è un passo importante. I vantaggi dell’ortodonzia sono innumerevoli, però bisogna armarsi anche di un po’ di pazienza. A seconda del tipo di apparecchio che si indossa, poi, le questioni da affrontare sono diverse. Nel caso di ortodonzia mobile, ciò che viene richiesto, ad esempio, è necessario prestare attenzione alla pulizia dell’apparecchio rimovibile. Nel caso di ortodonzia fissa, invece, i problemi possono sorgere proprio nella normale cura dei denti. Chiunque abbia iniziato questo percorso, infatti, sa bene che la presenza di fili e attacchi metallici può rendere la pulizia quotidiana più complessa.
Tutto quello che devi sapere sulla pulizia dei denti
L’importanza dell’igiene orale durante il trattamento ortodontico
Per questo motivo, è fondamentale prestare ancora più attenzione all’igiene orale. Trascurare questo aspetto mentre si porta l’apparecchio può compromettere il risultato finale del trattamento. Oltre alla formazione di carie, l’accumulo di placca può causare gengiviti e alitosi, rendendo il percorso ortodontico più lungo e meno efficace. Una pulizia accurata, invece, permette non solo di mantenere la bocca sana ma anche di evitare fastidiosi imprevisti, come la decalcificazione dello smalto o la necessità di dover rimuovere l’apparecchio prima del previsto.
5 consigli per una pulizia efficace con l’apparecchio
Per garantire una corretta igiene orale durante il trattamento ortodontico, ecco 5 suggerimenti pratici:
- Usa uno spazzolino adatto. Scegli uno spazzolino ortodontico con setole a V o uno spazzolino elettrico con testine specifiche per apparecchi. Questi strumenti aiutano a pulire meglio intorno ai bracket e lungo il filo ortodontico.
- Applica la giusta tecnica di spazzolamento. Inclina lo spazzolino a 45° rispetto alle gengive e utilizza movimenti circolari per rimuovere la placca. Dedica particolare attenzione alla zona tra denti e gengive, oltre che attorno agli attacchi dell’apparecchio.
- Non dimenticare il filo interdentale e gli scovolini. Il filo interdentale, utilizzato con un infilafilo ortodontico, aiuta a rimuovere i residui tra i denti. Gli scovolini sono perfetti per pulire le aree difficili da raggiungere tra i bracket e sotto il filo.
- Segui un’alimentazione equilibrata. Evita cibi appiccicosi o troppo duri, che possono incastrarsi nei bracket o addirittura danneggiare l’apparecchio. Ridurre il consumo di zuccheri aiuta a prevenire la formazione di carie.
- Effettua controlli regolari dal dentista. Oltre alle visite per regolare l’apparecchio, prenota controlli periodici per una pulizia professionale. Il dentista può monitorare la salute di denti e gengive, intervenendo tempestivamente se necessario.
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Togliere un dente senza paura: 9 domande e risposte sull’estrazione dentale
Togliere un dente è una delle eventualità che incutono maggiore timore. Sono pochi, infatti, quelli che affrontano un’estrazione dentale e cuore leggero, soprattutto per timore del dolore che si potrebbe sentire, nonostante il tutto avvengo sotto anestesia locale. Come spesso accade, però, conoscere ciò che succede prima, durante e dopo l’estrazione di un dente aiuta ad esorcizzare la paura. Questa breve guida dà una risposta ai dubbi principali che assalgono chi deve togliersi un dente.
Non lo si può negare: molte persone hanno paura del dentista. Un timore innato, a volte ingiustificato, a volte magari legato a traumi specifici. Molto spesso, questa paura è legata ad un’ipotesi particolare: l’estrazione dentale. Doversi togliere un dente, infatti, evoca immagini preoccupanti, come quelle di un dentista armato di una pinza gigantesca con cui strappare letteralmente via il “problema”. Tanto è vero che l'espressione "togliersi il dente" è diventato un modo di dire molto diffuso per indicare la necessità di affrontare in modo netto e rapido qualcosa che incute molta preoccupazione. Ovviamente (e per fortuna) l’estrazione di un dente non funziona in modo così traumatico. Per prima cosa, si tratta di un’ipotesi residuale, da praticare solo quando non ci sono soluzioni conservative che possano andare bene. In secondo luogo, i progressi della medicina e dell’odontoiatria hanno reso l’estrazione un’operazione molto più semplice e molto meno invasiva del passato. In questo approfondimento, sono raccolte le 9 domande più frequenti che chi deve togliersi un dente rivolge al proprio dentista o magai cerca sul web. Conoscere ben ciò a cui si va incontro aiuta ad avere meno paura.
Quando è necessario togliere un dente?
I denti rappresentano elementi fondamentali per il corpo umano e per il suo benessere, ed il fatto che siano numerosi non significa che si possa rinunciare ad uno di essi a cuor leggero. Estrarre un dente, quindi, significa privare l’organismo di un pezzo necessario, la cui assenza, se non viene colmata con una protesi, può creare problemi. Ecco perché, negli ultimi anni, si è sempre più affermato l’approccio conservativo alla cura dentale, che limita le ipotesi in cui è necessario togliere il dente a pochi casi eccezionali e predilige invece soluzioni come la devitalizzazione o l’otturazione. Un risultato reso possibile anche dai progressi della tecnica. Ad oggi, quindi, si procede all’estrazione del dente nell’ipotesi di:
- Carie profonde che lo hanno danneggiato irrimediabilmente;
- Malattia parodontale non curabile altrimenti;
- Granuloma o ciste non trattabili;
- Frattura verticale della radice;
- Sovraffollamento dentale (in cui rientra anche l’estrazione dei denti del giudizio effettuata quando il loro spuntare può causare spostamento del resto della dentatura);
- Inclusione dentale;
- Mancata cauta dei denti da latte (qui il calendario della dentizione).
Scopri di più sugli impianti dentali a carico immediato
Come si estrae un dente e quanto tempo ci vuole?
Dal punto di vista dell’esecuzione, esistono due tipi di estrazione dentale. La prima, detta estrazione semplice, serve per togliere denti che risultano ben sporgenti dalla gengiva e non hanno problemi di frattura. In questo caso, il dentista anestetizza accuratamente la parte e poi interviene utilizzando elevatore e pinza per estrarre il dente, esercitando la pressione necessaria. Invece, nei casi in cui il dente presenta delle criticità in merito alla sua accessibilità (come per i denti inclusi) è necessario ricorrere all’estrazione chirurgica on incisione della gengiva, a volte eseguita in anestesia totale.
Leggi di più sulle patologie delle gengive
Cosa si sente durante l’estrazione dentale?
Avvenendo in anestesia locale, durante l’estrazione del dente non si sente dolore, o comunque non in modo insopportabile. Quello che si avverte, però, è una forte pressione, in corrispondenza del dente interessato.
Una volta tolto il dente, vengono messi dei punti?
Spesso, dopo aver tolto il dente, il dentista applica dei punti di sutura, che possono cadere da soli oppure venire rimossi dopo una decina di giorni (dipende dal tipo di punti applicati). È possibile, però, anche che il medico proceda ad un’estrazione senza punti, qualora ritenga che sussistano le condizioni adatte (da valutare caso per caso).
Quanto dura il dolore dopo l'estrazione di un dente e cosa prendere per calmarlo?
Vedersi privata di un dente, per la bocca, rappresenta comunque un trauma, un evento che richiede alcune ora per essere “riassorbito”. Quindi, è assolutamente normale avvertire dolore gengivale nei due o tre giorni che seguono l’estrazione, nonché un leggero sanguinamento per circa 24 ore. In questa fase, è possibile alleviare il dolore assumendo farmaci antidolorifici, previa consultazione con il medico.
Dopo un’estrazione, quanto tempo ci vuole per guarire e quanti giorni di riposo sono consigliati?
La completa guarigione dopo un’estrazione arriva dopo alcune settimane. La fase più critica, però, riguarda i primissimi giorni dopo l’intervento, durante i quali, come anticipato, possono manifestarsi dolore e sanguinamento. Per quanto motivo, può essere consigliabile prendersi 1 o 2 giorni di riposo dal lavoro (malattia) e da altre attività faticose.
Quando si toglie un dente bisogna prendere gli antibiotici?
Uno dei rischi maggiori di complicanze post estrazione di un dente e l’insorgere di infezioni. Per questo motivo, alcuni dentisti prescrivono cure antibiotiche a carattere preventivo, con farmaci da assumere nei giorni immediatamente precedenti l’intervento. In altri casi, invece, si opta per somministrare gli antibiotici dopo aver tolto il dente. Infine, un ulteriore opzione prevede la prescrizione degli antibiotici solo in caso di infezione conclamata e non a scopo preventivo.
Quanto ci mette la gengiva a sgonfiarsi e come va disinfettata?
Che la gengiva si gonfi dopo che il dentista ha tolto il dente è una cosa assolutamente normale. E può accadere anche che sanguini. Il tutto, si risolve di solito nel giro di 24 ore. Per facilitare la scomparsa del gonfiore gengivale si possono praticare impacchi di ghiaccio sulla guancia e magari raffreddare la zona consumando del cibo freddo (un bel gelato è la cosa migliore).
Cosa fare e cosa non fare dopo l'estrazione del dente del giudizio?
Di fondamentale importanza, nelle ore e nei giorni a ridosso dell’estrazione dentale, è seguire le prescrizioni mediche in ordine all’assunzione di farmaci antidolorifici ed eventualmente antibiotici. Inoltre, è molto importante mantenere un’adeguata igiene orale, per scongiurare il rischio di infezioni. Anche l’alimentazione va tenuta sotto controllo per qualche giorno, prediligendo cibi morbidi o addirittura liquidi, come frullati, purè, minestre e simili.
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