fluoro e denti

Fluorosi dentale, diagnosi e trattamento delle patologie da eccesso di fluoro

La fluorosi, cioè l’eccesso di fluoro, può rovinare la salute dei denti. Antiestetiche macchie bianche e gialle sono i sintomi più comuni ed evidenti. Il trattamento delle conseguenze della fluorosi consiste nell’eliminazione di questi inestetismi, attraverso lo sbiancamento dentalo o l’applicazione di faccette estetiche.

Quello tra fluoro e denti è un binomio che tutti considerano virtuoso. È pensiero comune, infatti che il fluoro faccia bene alla dentatura. Ed effettivamente è così, ma con le dovute limitazioni. Infatti, il “troppo”, in tutte le cose, può causare danni. Vale anche per l’eccesso di fluoro che può sfociare in fluorosi dentale o scheletrica. Questo articolo si occupa della prima, trattandosi di una patologia odontoiatrica, mentre la fluorosi scheletrica colpisce le ossa.

Cos’è la fluorosi dentale: cause, sintomi e conseguenze

Quindi, come anticipato, la fluorosi è una malattia legata all’assunzione di una quantità eccessiva di fluoro, un elemento chimico dalla forte valenza antibatterica e che svolge un ruolo chiave nel rafforzare lo smalto dei denti e prevenire le carie. Quando è troppo, però, tende ad accumularsi e a danneggiare lo smalto stesso. Sintomi evidenti della fluorosi sono:

  • Comparsa di macchie bianche o giallastre sui denti (ipomineralizzazione);
  • Irregolarità nella forma e debolezza della dentatura, che risultano più soggetta a fratture.

Come prendersi cura dello smalto dei denti

A seconda della gravità, è possibile distinguere la fluorosi in:

  • Leggera: il normale carattere traslucido dello smalto subisce delle piccole alterazioni, che si manifestano sottoforma di puntini e macchioline bianche;
  • Molto lieve: i denti presentano aree opache che invadono meno del 25% della superficie;
  • Lieve: la superficie interessata dall’opacità è compresa tra il 25% e il 50% del totale;
  • Moderata: tutta la superficie dei denti è opacizzata e sono presenti anche dei punti d colore brunastro;
  • Grave: viene colpita anche la forma dei denti, che appaiono irregolari e corrosi.

La fluorosi negli adulti

L’insorgenza di fluorosi negli adulti è spesso legata al consumo di acqua contenente un alto quantitativo di fluoro. In alcune nazioni (come gli Stati Uniti) si tende ad utilizzare questo minerale per gestire e disinfettare gli acquedotti che riforniscono case e strutture private. In altri casi, la fluorosi può essere l’effetto collaterale di cure che richiedono l’assunzione di fluoro.

La fluorosi nei bambini

Nei bambini la fluorosi è particolarmente frequente. Spesso, infatti, ai più piccoli, nella fase di crescita, vengono somministrati integratori a base di fluoro, finalizzati al benessere di ossa e denti. Se tale fluoroprofilassi, però, viene calibrata male, può provocare danni. Discorso analogo anche per l’abuso di dentifrici al fluoro, altro errore comune nei genitori.

È importante insegnare ai bambini a lavarsi bene i denti

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dentifricio al fluoro
Attenzione a non eccedere con l'uso di dentifrici al fluoro 

Rimedi contro la fluorosi, come si eliminano le macchie bianche

Curare la fluorosi significa, in primo luogo, agire sulla causa della patologia, cioè l’eccesso di fluoro. Un compito che deve essere affidato ad un medico specializzato. Dal punto di vista odontoiatrico e della salute della bocca, invece, quello che si può fare è andare ad eliminare o a coprire le conseguenze di questa patologia.

I rimedi principali contro le macchie da fluorosi sono:

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espansore palatale

Palato stretto, cosa comporta e come si risolve grazie all’ortodonzia

Il palato stretto è un problema di ortodonzia molto comune. Può avere cause diverse e provocare, a sua volta, importanti conseguenze negative su masticazione, sorriso, postura e respirazione. Ecco perché è necessario trattarlo. La diagnosi precoce è fondamentale. Nei bambini, infatti, il palato stretto può essere allargato facilmente con un apparecchio specifico (espansore palatale). Più difficile, invece, ottenere risultati importanti sugli adulti.

Palato stretto, un problema per il sorriso di bambini e adulti

Il palato stretto è una delle problematiche odontoiatriche più diffuse e trattate, soprattutto nei bambini in fase di sviluppo. Il palato umano, infatti, deve avere una larghezza fisiologica (potremmo definirla una larghezza “giusta”) che è quella che gli consente di lasciare a tutti i denti il giusto spazio e di far funzionare correttamente la bocca. In caso contrario, quando è troppo stretto, possono generarsi numerosi disturbi a cascata, anche piuttosto fastidiosi. Ecco perché la diagnosi precoce di palato stretto è fondamentale, consentendo di intervenire in modo altrettanto tempestivo.

Cause

Ma quali sono le cause che portano a sviluppare un palato stretto? Molto spesso, la responsabile è la lingua. A questo particolare muscolo nascosto nella bocca, infatti, la natura ha affidato il compito di modellare il palato. Quando è a riposo (cioè quando non stiamo né mangiando né parlando), la lingua si appoggia sul palato, proprio dietro gli incisivi superiori, ed esercita una forza di contrasto dei muscoli facciali. I problemi sorgono se la lingua non va ad occupare questa posizione, come avviene, ad esempio, quando si ha l’abitudine a respirare con la bocca (respirazione orale) o si deglutisce in maniere errata (deglutizione atipica).

Ulteriori cause del palato stretto possono essere:

  • Fattori genetici che influenza la conformazione delle ossa della bocca;
  • Cattive abitudini (succhiamento del pollice o del ciuccio, per periodi di tempo prolungati);
  • Traumi

Conseguenze

Analizzate le possibili cause, veniamo alle conseguenze che scaturiscono dal palato stretto. Si tratta di problemi multipli che, a cascata, possono colpire l’intero benessere psicofisico, ovviamente a seconda della gravità della patologia.

A livello orale, la conseguenza più diretta ed evidente è l’affollamento dentale. Se il palato non è abbastanza largo, infatti, i denti non hanno il giusto spazio e finiscono per crescere troppo vicini o storti. Questa situazione, a sua volta, può essere causa di malocclusioni dentali, difficoltà a masticare e a mordere, addirittura problemi di fonesi e di respirazione (con annessi russamento e apnee notturne) o crescita asimmetrica della mandibola.  Inoltre, vista la stretta correlazione che c’è fra i denti e il resto del corpo, un palato stretto può anche provocare problemi di postura.

Scopri di più sulla correlazione tra denti e postura

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palato stretto

Allargare il palato stretto con l’apparecchio ortodontico

L’eventualità che si crei un palato troppo stretto, come già sottolineato, è strettamente collegata alla fase di crescita e sviluppo del corpo umano. Il momento migliore per diagnosticare questo problema e per porvi rimedio, quindi, è quando il paziente è ancora un bambino. Nell’adulto, invece, il palato stretto diventa molto più difficile da trattare (anche se non è impossibile farlo). Siamo davanti a un caso palese di efficacia della cosiddetta ortodonzia intercettiva, cioè precoce, che permette di agire anche con apparecchi ortopedici. Ecco perché è importante far fare al proprio figlio una prima visita di controllo dal dentista entro i 6 anni.

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L’espansore palatale (apparecchio fisso)

Lo strumento più idonei per intervenire in questi casi, soprattutto nei bambini, è l’espansore palatale. Si tratta di un apparecchio fisso non visibile all’esterno, che si applica sul palato, agganciato ai denti posteriori dell’arcata superiore. Il suo compito è quello di esercitare pressione sulle due metà dell’osso mascellare superiore, inducendole ad allargarsi. Al centro dell’espansore c’è una vite che deve essere periodicamente girata, in modo da permettere all’apparecchio di continuare ad esercitare pressione, man mano che il palato si espande. Solitamente, l’espansore palatale deve essere portare per un periodo che varia dai 6 ai 12 mesi, comprensivi di una fase di stabilizzazione.

Il trattamento del palato stretto negli adulti

Il trattamento con espansore palatale ha la massima efficacia se praticato su pazienti tra i 7 e i 10 anni. Negli adulti, invece, con la medesima tecnica è possibile ottener solo piccoli miglioramenti nella larghezza del palato. La soluzione alternativa che può essere adottata, invece, prevede l’abbinamento tra espansione chirurgica del palato e trattamento ortodontico. Si tratta, però, di una soluzione maggiormente invasiva, da tenere in considerazione solo nei casi in cui il palato stretto provoca conseguenze serie sulla salute del paziente.

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App per l’igiene orale, lo smartphone è un alleato del sorriso

L’igiene orale ha un ruolo importantissimo per mantenere la bocca in salute. Bisogna prendersi cura di denti e gengive tutti i giorni. Lavarli in modo adeguato, passare il filo interdentale, recarsi con regolarità dal proprio dentista di fiducia. E lo smartphone può essere un valido alleato per tenere traccia dei progressi e ricordarsi degli appuntamenti, basta una semplice app.

Smartphone e salute dei denti. Due mondi apparentemente molto distanti. Eppure, il telefonino che portiamo sempre con noi può diventare un valido strumento per prendersi cura del sorriso. D’altronde, ci sono le app che contano i passi fatti nella giornata e quelle che ricordano di bere abbastanza acqua, ce ne sono alcune indispensabili per lavorare e altre che possono aiutare ad organizzare indimenticabili viaggi. Perché, allora, non scaricarne anche una che aiuti nell’igiene orale?

Le app che aiutano l’igiene orale

Di applicazioni di questo tipo ne esistono moltissime, basta digitare le parole chiave “denti” o “igiene dentale” su un qualsiasi store digitale per rendersene conto. Igident, Dental Coach e Brush DJ sono tra le più scaricate e apprezzate, ma ce ne sono altre comunque molto valide. I principi su cui si basa il loro funzionamento sono simili. I loro compiti principali, infatti, sono monitorare e ricordare.

Spazzolino manuale o spazzolino elettrico?

Quante volte al giorno ci si lava i denti? Quanto tempo si dedica allo spazzolamento? Con che cadenza ci si reca dal dentista? Sono tutti aspetti che queste app aiutano a tenere sotto controllo. E di solito lo fanno utilizzando espedienti divertenti. Ad esempio, l’accompagnamento musicale da ascoltare in bagno, mentre si utilizzano spazzolino e dentifricio. Molte persone, infatti, si lavano i denti due o tre volte al giorno (abitudine assolutamente corretta) ma lo fanno in fretta, chiudendo la pratica in meno di un minuto. Questo, però, significa che l’igiene orale non è stata fatta bene. I denti, infatti, vanno spazzolati con cura e metodo, ci vuole tempo. Ecco, allora, che entra in gioco l’app dello smartphone, con un timer dedicato e un accompagnamento musicale piacevole che detta il tempo “giusto”. Finché la musica dura, bisogna spazzolare.

Sei sicuro di sapere come si lavano i denti?

Molto utili, poi, sono le funzionalità che permettono di appuntarsi quando è stato passato il filo interdentale o quando si è usato anche il collutorio. In questo modo si può tenere una traccia costante delle cure che si riservano al proprio sorriso, per capire se, sulla lunga distanza, la direzione intrapresa è quella giusta. Discorso analogo anche per il promemoria delle visite dentistiche e delle sedute di igiene professionale, che non dovrebbero mai essere divise da intervalli superiori ai sei mesi.

Con lo smartphone, lavare i denti diventa un gioco da bambini

Altrettanto utili sono le app sull’igiene orale dedicate ai bambini, il cui scopo è insegnare a prendersi cura, fin da piccoli, del proprio sorriso. Disney Magic Timer ha addirittura la firma della celebre casa di produzione di cartoni animati. Queste colorate applicazioni, attraverso il gioco e l’uso di piccoli premi digitali, abituano i più piccoli a lavarsi i denti regolarmente e nel modo corretto. Un valido supporto per i genitori, che spesso si trovano a scontrarsi con la pigrizia e la poca pazienza dei loro figli quando si tratta di spazzolare i denti.

Come insegnare ai bambini a lavare i denti


Apparecchio denti per adulti

Apparecchio ai denti per adulto, non è mai troppo tardi per un sorriso perfetto

L’ortodonzia per adulti è una soluzione utile a correggere denti storti e malocclusioni. Con un apparecchio per denti in età adulta si possono trattare problemi estetici e di salute. E le soluzioni disponibili garantiscono la massima discrezione, come nel caso degli apparecchi fissi linguali o di quelli mobili trasparenti.

Mettere l’apparecchio ai denti per raddrizzarli è spesso considerato un tema che riguarda i bambini o al più gli adolescenti. Come se raddrizzare i denti storti fosse una necessità solo fino a 18 anni. Un sorriso ben allineato, invece, è un vantaggio a ogni età, sia in termini estetici che di salute della bocca. Ecco perché, con il tempo, è maturata una crescente consapevolezza della necessità di ricorrere all’ortodonzia anche in età adulta.

Mettere l’apparecchio ai denti a 50 anni? Perché no? Non c’è nessuna controindicazione, solo vantaggi. Anche perché, fortunatamente, scienza e tecnica hanno fatto grandi passi in avanti e oggi sono disponibili soluzioni molto poco invasive, sia fisse che mobili (qualcuno li chiama impropriamente apparecchi invisibili). Questo consente di abbattere le ultime barriere psicologiche, legate alla vergogna di farsi vedere in giro con un sorriso “ferroso”.

Ortodonzia per adulti, raddrizzare i denti storti è importante a ogni età

La prima e migliore motivazione che dovrebbe spingere una persona adulta a rivolgersi a un dentista per valutare una soluzione di ortodonzia è la salute. I denti storti, infatti, hanno pesanti ripercussioni sul benessere complessivo del corpo. Portano a problemi più radicati, come le malocclusioni, cioè dei problemi nella corretta chiusura della bocca. A sua volta, una malocclusione può causare numerosi disturbi a cascata: difetti di masticazione e respirazione, mal di testa e mal di schiena, disallineamenti della postura, acufeni e via dicendo. Tra l’altro, se i denti sono dritti diventa anche più semplice pulirli, liberandoli da placca e tartaro.

I problemi su cui si può intervenire con un apparecchio, anche da adulti, sono diversi:

Le differenze con l’ortodonzia per bambini

Dire che l’apparecchio può essere messo anche in età avanzata, però, non significa affermare che l’ortodonzia per adulti è identica a quella per bambini (ortodonzia intercettiva). In quest’ultimo caso, infatti, trattandosi di un fisico ancora nella fase dello sviluppo, è possibile intervenire anche sulla struttura ossea, correggendo eventuali difetti congeniti o acquisiti. Nel caso di un adulto, invece, si può puntare solo a “spostare” i denti, perché le ossa sono ormai stabilizzate. Questo limita un po’ le possibilità di azione e, in alcuni casi, allunga i tempi per ottenere i risultati.

(continua dopo la foto)

apparecchio denti adulti

Gli apparecchi per adulti: fissi o mobili, purché poco visibili

L’ortodonzia per adulti si avvale di due tipologie di apparecchi dentali: quelli fissi e quelli mobili. In entrambe i casi, però, si prediligono, dove possibili, soluzioni poco invasive da un punto di vista estetico. Quelli che comunemente vengono chiamati apparecchi invisibili (un’affermazione tecnicamente non corretta) e che in realtà sono semplicemente “nascosti” bene. Si tratta dell’apparecchio linguale (fisso) e di quello trasparente (mobile).

L’apparecchio fisso linguale

L’apparecchio fisso linguale è molto simile a quello tradizionale ma con il vantaggio di poter posizionare gli attacchi sulla faccia interna dei denti, in modo da renderlo praticamente non visibile dall’esterno.

Leggi di più sull’ortodonzia linguale

L’apparecchio mobile trasparente

L’apparecchio trasparente rimovibile, invece, è costituito da placchette in plastica (aligner) che si applicano sopra la dentatura senza impattare sull’estetica.

Leggi di più sull’apparecchio trasparente

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denti e genetica

Genetica e denti, quando la salute orale è scritta nel DNA

Alcune patologie che colpiscono denti e gengive si spiegano anche sulla base della predisposizione genetica. È il caso della parodontite e delle carie. Il nesso tra DNA e malattie dentali non è diretto, ma diversi geni possono influenzare la salute della bocca, creando delle condizioni che facilitano l’insorgenza di questi problemi.

Esiste un collegamento tra genetica e salute dentale? Si può leggere nel DNA il benessere di denti e gengive? Il rapporto tra geni e malattie è un tema che interroga ormai da decenni la medicina, in tutti i campi. L’odontoiatria non fa eccezione. Diversi studi consentono di rispondere in modo affermativo alle due domande formulate sopra, ma con le dovute precisazioni. Usare i giusti termini, infatti, è importante. Il concetto corretto da utilizzare è quello di predisposizione genetica, cioè un insieme di fattori, scritti nel codice genetico individuale, che possono favorire l’insorgere della malattia. Sono questi fattori, e non la patologia stessa, ad essere scritti nei geni che compongono il DNA. Tutt’altra storia, invece, è quella delle malattie genetiche, cioè causate da una mutazione genetica.

Fatta questa doverosa precisazione, è possibile affermare, perché confermato da diversi studi, che almeno due patologie dentali molto diffuse possono avere origine in una predisposizione genetica. Si tratta della parodontite e della carie.

La parodontite è genetica?

La parodontite, comunemente conosciuta anche come malattia parodontale o piorrea, è una patologia dentale piuttosto seria e più diffusa di quanto si pensi (qui un approfondimento sulla parodontite). Attacca il parodonto, cioè l’insieme dei tessuti (gengive comprese) che sostengono la dentatura, e, nelle forme più gravi, può portare anche alla perdita dei denti. La causa principale della parodontite è la placca, che prolifica nel cavo orale se si trascura l’igiene. Cosa c’entra, allora, la genetica? Ci sono persone che tendono a sviluppare la piorrea con più facilità, a causa di una variante del DNA che rende la loro risposta immunitaria più sensibile e quindi pronta ad attivarsi anche con livelli batterici più bassi del solito. È la reazione immunitaria, infatti, a provocare l’arretramento del parodonto tipico di questa patologia.

La predisposizione genetica alle carie

Se la predisposizione genetica alla parodontite è circoscritta a un gene, nel caso della carie, i responsabili sono ben 47. Tanti sono, infatti, i fattori che possono causare, nel copro umano, una più alta predisposizione allo sviluppo delle carie dentali. Due su tutti: la composizione della saliva e il livello di mineralizzazione dei denti.

Nel caso della saliva, il cui compito principale è proprio l’azione antibatterica e quindi anticariogena, i problemi sorgono quando il suo pH è troppo basso (acido). In questo caso, infatti, la screzione salivare è meno efficace nel suo ruolo di “pulizia”. Il livello di mineralizzazione dei denti, invece, incide sulla facilità con cui cedono alle aggressioni degli agenti esterni: maggiore è, meglio è.

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Ortodonzia precoce nei bambini

Importanza e vantaggi dell’ortodonzia intercettiva nei bambini

L’ortodonzia intercettiva, cioè l’apparecchio per denti applicato in età pediatrica, è un’attività di prevenzione fondamentale. Permette di corregge i difetti dentali nei bambini ed evitare che si trasformino in malocclusioni in età adulta. L’ortodonzia precoce, inoltre, è meno “faticosa” e più efficace, proprio perché interviene nella fase di sviluppo osseo.

Le basi per denti sani e dritti si pongono da bambini. Un adulto con denti storti, infatti, è spesso il frutto di trascuratezza in età pediatrica, cioè in quella delicata fase in cui le ossa (anche quelle del cranio) si sviluppano. Quindi, rivolgersi ad un dentista per valutare un trattamento di ortodonzia intercettiva significa lavorare per prevenire. Ed è sempre meglio che curare. Anche perché, con l’ortodonzia precoce, è spesso più semplice e più rapido risolvere i problemi. Un apparecchio per denti su un bambino ha molto più potenziale di azione che su un adulto.

Ortodonzia precoce, quando la prima visita?

I denti da latte, di solito, spuntano tutti entro i primi tre anni di vita del bambino e iniziano a cadere intorno ai sei anni. Questo significa che un buon momento per effettuare una prima visita specialistica che valuti la situazione è intorno ai 5 anni. È una fase importante e critica, perché lo sviluppo scheletrico è in piena attività. Sono quindi già visibili alcuni elementi della conformazione della mandibola che permettono di identificare delle possibili cause per future malocclusioni.

Ortodonzia intercettiva e problemi di tipo scheletrico

Le terapie ortodontiche intercettive hanno senso soprattutto nei casi di problemi scheletrici. Le ipotesi più ricorrenti in cui un trattamento di ortodonzia in età pediatirca è utile sono:

Inoltre, questi trattamenti possono essere anche molto utili per guidare l’eruzione dei denti definitivi.

Un apparecchio sui denti da latte?

A questo punto la domanda può sorgere spontanea: ma si applica un apparecchio sui denti da latte? La risposta è sì e non c’è nulla di strano. Ovviamente si tratta di apparecchi diversi rispetto a quelli previsti per gli adolescenti o per gli adulti. I più utilizzati, infatti, sono gli apparecchi funzionali ortopedici, in alcuni casi con trazione extraorale. Si tratta prevalentemente di apparecchi mobili, che agiscono a livello scheletrico e non direttamente sui denti.

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Le faccette estetiche in 6 domande, una guida rapida ai dubbi più frequenti

Le faccette dentali sono un rimedio di odontoiatria estetica ormai molto amato e utilizzato. I pazienti, però, si trovano spesso a confrontarsi con quesiti legati alla durata dei veeners, alla loro applicazione e alla corretta manutenzione. In questo articolo, sono raccolte le risposte alle domande più frequenti sulle faccette estetiche, per fugare ogni dubbio.

Amate dai vip, diffuse anche tra persone che nulla hanno a che fare con il mondo dello spettacolo, le faccette per denti sono ormai tra le principali protagoniste dell’odontoiatria estetica. Una vera passione, esplosa negli ultimi anni. Chi si rivolge a un dentista per l’applicazione delle faccette dentali, però, spesso si presenta con molti dubbi. A preoccupare sono soprattutto costi, manutenzione e l’eventualità che provi dolore durante la loro applicazione.

Faccette dentali, dubbi e risposte

Navigando online, si possono scoprire forum pieni di domande rivolte ad esperti sul tema delle faccette, e molte ruotano sempre intorno agli stessi concetti. Ecco il perché di questa raccolta, un rapido riassunto dei quesiti più frequenti, corredati dalla loro risposta, affidati agli esperti degli Studi Puzzilli.

Prima di iniziare, se vuoi capire meglio cosa sono le faccette estetiche, leggi questo approfondimento.

Come si mettono?

Le faccette sono delle sottili lamine in ceramica che si applicano sulle superfici esterne del dente. Una volta progettato l’intervento, il loro montaggio è semplice e avviene previa leggera limatura dei denti. Le faccette vengono “incollate” utilizzando una resina naturale, fatta solidificare rapidamente (polimerizzata).

L’applicazione è dolorosa?

No, mettere le faccette non fa male. L’operazione, come descritta sopra, comporta dolore minimo se non addirittura completamente nullo.

Quanto durano?

Se parliamo di faccette di alta qualità applicate da un professionista, la durata può raggiungere tranquillamente i dieci anni, e anche superarli. Ad una condizione: che venga fatta una manutenzione attenta dei veeners. Questo significa recarsi dal dentista per controllo almeno due colte l’anno e avere un’igiene orale impeccabile (corretto lavaggio dei denti, uso del filo interdentale, pulizia professionale periodica).

Rischiano di staccarsi?

No, il rischio di caduta delle faccette è davvero residuale. Se la cementatura è fatta bene e non le si sottopone a stress particolari (cosa che non va fatta neanche con i denti naturali), restano al loro posto senza problemi.

Cosa non posso mangiare?

I denti con le faccette vanno trattati come i denti senza faccette. Questo significa che si può mangiare tutto, perché la masticazione non viene intaccata, prestando però attenzione ai cibi molto duri, da evitare o da “maneggiare” con cura.

Quando sono utili le faccette?

Le faccette dentali possono essere utilizzate per risolvere numerosi problemi di estetica dentale: denti piccoli o corti, denti consumati, denti storti (quando non si può intervenire con l’ortodonzia), scheggiature o rotture, diastema, denti macchiati.


Collutorio per denti

Collutorio, guida a un uso corretto

Il collutorio serve? Quando? Come si usa? Sostituisce spazzolino e dentifricio? Come scelgo quello giusto? Tante domande girano intorno al collutorio e spesso le risposte sono fuorvianti. Ecco perché c’è bisogno di un approfondimento sui diversi tipi di collutorio che faccia un po’ di chiarezza.

Il collutorio è probabilmente lo strumento di igiene orale su cui c’è maggiore confusione, soprattutto riguardo al suo utilizzo e al suo ruolo. Da un lato, infatti, non può essere considerato un pilastro della pulizia dei denti (come sono invece spazzolino, dentifricio e filo interdentale) ma semmai un utile supporto. Dall’altra, i media sono pieni di pubblicità che sponsorizzano l’uso massiccio di collutori di tipo cosmetico e commerciale, belli, colorati, capaci di promesse miracolose. Ecco, allora, che ognuno di noi si trova di fronte a molti dilemmi. Collutorio sì o collutorio no? E quale scegliere? In base a quali criteri? I collutori cosmetici vanno bene o meglio quelli venduti in farmacia? Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza, partendo da una veloce premessa, che può sembrare fuori tema ma non lo è.

Come si scrive, collutorio o colluttorio? Un chiarimento prima di iniziare

Questo non è un sito che si occupa di grammatica. Però, visto che si parla di un prodotto fondamentale per l’igiene orale e ci sono dubbi su come si scriva correttamente, una piccola parentesi, prima di iniziare, può essere utile. Nel linguaggio parlato è facile sentir dire (e dire, in prima persona) colluttorio, con la doppia t. La versione corretta, però, di t ne vuole una sola: collutorio. Il perché si spiega guardando l’etimologia della parola. Collutorio, come spiega l’enciclopedia Treccani, viene dal latino collùtus, voce del verbo collùere, che significa sciacquare. Il collutorio, infatti, serve a sciacquare i denti. La doppia t non c’è in latino e quindi non deve esserci in italiano. Fine della parentesi, possiamo cominciare a parlare di denti.

Cos’è il collutorio

Il collutorio non è altro che un liquido disinfettante che può essere utilizzato per sciacquare i denti durante le attività di igiene orale. Quello che è importante ribadire, però, è che, in nessun caso, il collutorio può sostituire spazzolino e dentifricio. Semmai è un’aggiunta, ma non un surrogato. I denti si puliscono spazzolandoli bene e passando il filo interdentale. Guai a farsi tentare dalla rapidità di un risciacquo con il collutorio pensando di essersi presi cura della salute dentale. Errore ancora più grave lo fa chi pensa di sostituire con qualche gargarismo la pulizia professionale dei denti, che va fatta periodicamente.

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Quindi a cosa serve il collutorio?

Il collutorio supporta l’azione antibatterica dell’igiene orale quotidiana. Inoltre, si rivela molto utile nel mantenere l’alito fresco, come rimedio contro l’alitosi. Ovviamente, un discorso diverso lo meritano i collutori terapeutici, che sono dei veri e propri medicinali, venduti in farmacia, e che servono a curare le infiammazioni delle gengive.

Ecco come prendersi cura delle gengive

Come si utilizza il collutorio

L’uso del collutorio è piuttosto semplice. È l’ultima tappa dell’igiene orale, da fare dopo aver spazzolato e passato il filo. Si versa la dose consigliata nel bicchiere, si mette in bocca e si sciacqua, facendogli raggiungere bene tutti i punti della bocca. Può essere opportuno anche fare dei gargarismi, per disinfettare il cavo orale. Il tutto, deve durare per almeno 30-40 secondi, poi il collutorio va espulso. È consigliabile fare anche un secondo risciacquo con sola acqua.

I collutori cosmetici possono essere usati ogni volta che ci si lava i denti, purché si faccia attenzione a non scegliere tipologie troppo aggressive.

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Come scegliere il collutorio

I diversi tipi di collutorio, come scegliere quello giusto

In commercio, infatti, esistono moltissimi tipi di collutori e può essere molto complicato capire le differenze.

Una prima distinzione fondamentale da fare è quella tra:

  • Collutori terapeutici (es: collutorio con clorexidina), che, come già accennato, sono dei farmaci e quindi devono essere presi previa prescrizione e sotto il controllo del medico; di solito sono usati nei casi di gravi infiammazioni delle gengive, come le gengiviti;
  • Collutori cosmetici, che sono acquistabili liberamente, anche nei supermercati, e coadiuvano la normale igiene orale.

Andando nello specifico dei collutori cosmetici, per non perdersi nel mare delle offerte, è sufficiente farsi guidare da questi pochi elementi:

  • assenza di conservanti, allergeni e coloranti;
  • basso contenuto di alcool (meglio ancora se completamente assente);
  • assenza di clorexidina.

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Denti uomini

Il sorriso degli uomini, come prendersene cura

I denti degli uomini sono soggetti alla placca e alle cattive abitudini, compresi frequenti traumi. Ma è soprattutto una minore attenzione alla prevenzione e all’igiene dentale che mette a rischio la salute orale maschile. Qualche consiglio per far brillare il proprio sorriso.

Il sorriso delle donne e la sua salute hanno delle particolarità (qui un approfondimento sul tema), ma si può dire lo stesso anche degli uomini? La risposta è sì. Ma questa volta, più che gli ormoni, come nel caso femminile, giocano un ruolo fondamentale l’attenzione e la cura prestate ai denti. Studi e statistiche, infatti, fanno emergere come i denti maschili siano più esposti a danneggiamento e malattia per cause che si potrebbero definire esterne: poche visite dal dentista, pulizia professionale sporadica, frequenza di traumi e cattive abitudini. Questo significa che, con qualche accortezza, il quadro può migliorare molto.

Curare l’igiene orale, la placca è dietro l’angolo

Il nemico numero uno dei denti maschili (e non solo) è la placca. Ecco perché l’igiene orale quotidiana è fondamentale. Eppure, molti uomini la trascurano, tendono a lavare i denti meno frequentemente rispetto alle donne e a dedicare allo spazzolamento poco tempo. Questo è il primo sforzo che va fatto: cura costante e non frettolosa. I denti vanno spazzolati con metodo e bisogna passare quotidianamente il filo interdentale. Periodicamente, poi, è bene sottoporsi a sedute di igiene professionale. L’ideale sarebbe prenotarne almeno una ogni sei mesi.

Come lavare bene i denti

La prevenzione è fondamentale

Secondo consiglio da tenere bene a mente: la prevenzione. Dal dentista, infatti, non bisogna andare solo nel momento in cui si avverte dolore. A quel punto, infatti, il problema dentale potrebbe essere arrivato ad uno stadio troppo avanzato e richiede soluzioni drastiche. Muoversi preventivamente, invece, in molti permette di salvare i denti ed evitare dolore e problemi. Il caso classico è quello delle carie, che quando arrivano a provocare un ascesso sono davvero ostiche da trattare.

Attenzione ai traumi e alle cattive abitudini

Parlando di salute orale maschile, bisogna poi affrontare il tema delle cattive abitudini. Rispetto alle donne, infatti, gli uomini tendono a fare maggiormente uso di sigarette, alcolici e caffè. Tutti “vizi” che hanno ripercussioni negative sui denti, macchiandoli o rendendoli meno sani. Se non si riesce ad evitarli completamente, è bene quantomeno ridurli al minimo. E, ovviamente, tamponare con maggior prudenza e prevenzione. Un capitolo a parte, infine, è rappresentato dai traumi dentali. Gli uomini, infatti, praticano più frequentemente sport di contatto o lavori fisici che possono causare urti ai denti. In questo caso, però, difficile fare vera prevenzione, se non utilizzando la massima accortezza possibile.

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morso crociato

Morso crociato (cross bite): diagnosi, cause e ortodonzia

Il morso incrociato (o cross bite), può danneggiare masticazione e postura. Per questo è utile correggerlo con l’ortodonzia. A generarlo sono malformazioni scheletriche di mandibola e mascella oppure cattive abitudini o interventi dentali che possono modificare la posizione dei denti. Conoscere cause e conseguenze del morso crociato consente al dentista di strutturare un pano di ortodonzia personalizzato, per adulti e bambini.

Morso crociato, cos’è e come si classificano i diversi tipi di cross bite

Il cross bite, o morso crociato, lo abbiamo già visto in occasione dell’approfondimento dedicato alle malocclusioni dentali e al loro rapporto con problemi di postura (lo puoi leggere qui).

Riprendiamo quella definizione: ci troviamo di fronte a un caso di morso incrociato quando l’occlusione tra i denti è disallineata orizzontalmente. Nella pratica, quello che succede è che l’arcata superiore non riesce a scavalcare quella inferiore, come invece dovrebbe accadere in condizioni normali.

A seconda delle sue caratteristiche e di come si manifesta, è possibile identificare diverse tipologie:

  • cross bite completo, quando riguarda tutti i denti;
  • cross bite parziale, quando riguarda solo alcuni denti (o anche uno singolo);
  • cross bite anteriore, quando sono gli incisivi e i canini superiori a rimanere dietro quelli inferiori;
  • cross bite posteriore, quando ad essere interessati sono i denti posteriori e quindi laterali;
  • cross bite monolaterale (o laterale), che colpisce solo uno dei due lati delle arcate dentali;
  • cross bite bilaterale, quando interessa entrambe i lati della bocca.

Morso incrociato, masticazione e postura

Come tutte le malocclusioni dentali, anche il morso incrociato produce degli effetti concreti e importanti sulla masticazione e, a cascata sulla postura. Il corpo umano, infatti, è costruito su relazioni quasi invisibili tra parti del corpo solo apparentemente distanti tra loro. Una scorretta masticazione, come quella generata da un morso inverso, ha conseguenza serie sull’articolazione temporo-mandibolare che, a loro volta, si ripercuotono sulla postura della colonna vertebrale. Il risultato finale e più grave è un disallineamento del bacino con conseguenti dolori muscolari, localizzati soprattutto sulle spalle e sulla parte alta del torace.

Le cause del morso inverso

Un’altra possibile classificazione del morso incrociato è quella basata sulle sue origini. In questo caso è possibile distinguere tra:

  • morso inverso scheletrico, in cui la scorretta posizione dei denti è in realtà frutto di un difetto osseo, a carico della mascella o della mandibola;
  • morso inverso dentale, in cui, invece, sono i denti stessi ad essere inclinati male, a fronte di una struttura ossea normale.

Per quanto riguarda l’indagine delle cause del cross bite, quello scheletrico può essere generato da difetti scheletrici di tipo ereditario, oppure collegati allo sviluppo o a patologie non strettamente dentali.

Inoltre, molta incidenza su entrambe le tipologie di morso crociato ce l’hanno le cattive abitudini, consce o inconsce. Ne sono un esempio, la postura errata della lingua, la respirazione esclusiva con la bocca, il bruxismo (digrignamento dei denti), ma anche l’uso eccessivo e prolungato del ciuccio nei bambini.

Ci sono poi problemi dentali che possono, a cascata, generare casi di morso inverso, come la perdita di alcuni denti o un ponte troppo alto che rende asimmetrica la masticazione.

Ortodonzia e chirurgia per la correzione del morso incrociato

Risolvere il morso inverso in modo definitivo è possibile in quasi tutti i casi. Ovviamente, la soluzione varia a seconda della gravità e delle caratteristiche del cross bite che il paziente manifesta, oltre che dalla sua età. Le possibilità in campo per correggere il morso crociato sono essenzialmente due: l’ortodonzia e la chirurgia, la prima di competenza di un dentista esperto, la seconda di un chirurgo maxillo-facciale. La soluzione chirurgica, in particolare, è necessaria in casi limite, quando il cross bite ha natura scheletrica e il paziente è un adulto, quindi ampiamente fuori dal periodo dello sviluppo.

In questa sede, ovviamente, andremo ad analizzare i rimedi di ortodonzia, distinguendo a seconda che il paziente sia un bambino in crescita o una persona matura.

L’apparecchio per bambini

Partiamo dal primo caso, cioè il bambino. La giovane età del paziente è ovviamente un vantaggio, perché consente una maggiore possibilità di intervento, anche in presenza di morso inverso scheletrico. Le ossa di un bambino, infatti, sono ancora in fase di sviluppo e assestamento, quindi eventuali difetti posso essere corretti, intervenendo con appositi apparecchi di tipo ortopedico. Questi possono servire ad accompagnare la crescita ossea, indirizzandola verso posizioni corrette. Molto utilizzato, ad esempio, è l’apparecchio che consente l’allargamento del palato.

Se invece il problema è semplicemente dentale, si ricorre all’ortodonzia più classica, studiando una cura personalizzata. Di caso in caso, possono essere utilizzati apparecchi fissi o mobili, visibili oppure linguali o trasparenti.

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L’ortodonzia per adulti

Nel caso degli adulti, invece, la soluzione ortopedica non è praticabile, perché ormai la struttura ossea è formata e salda. Quello che si può fare è intervenire sulla posizione dei denti con i diversi tipi di ortodonzia. Certamente, trattandosi di una persona adulta, le soluzioni preferite sono generalmente quelle esteticamente meno invasive, quindi apparecchi mobili trasparenti o apparecchi fissi di tipo linguale.

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