ortodonzia fissa

Apparecchio fisso, tutto quello che c’è da sapere

L’apparecchio fisso è un fondamentale strumento di ortodonzia, perché consente di riallineare i denti con efficacia. Per anni disponibile solo nella versione in ferro, esteticamente invasiva, oggi si è evoluto nella forma dell’apparecchio fisso colorato o trasparente. Per non parlare poi dell’apparecchio linguale (quindi interno), ancora più discreto.

L’apparecchio fisso non gode di buona fama (al contrario dell’apparecchio mobile). Tutta colpa dell’estetica, del suo essere troppo visibile e troppo invadente. Una cosa da adolescenti con il sorriso scintillante a base di ferro. In realtà, questo pregiudizio poteva essere fondato qualche anno fa, quando sottoporsi a un trattamento di ortodonzia fissa significava davvero lasciarsi invadere la bocca da placchette e fili grigi, per diversi mesi. Oggi la situazione è radicalmente cambiata e ci sono molte soluzioni discrete. D’altra parte, l’apparecchio fisso è anche molto efficace nella sua azione di riallineamento dei denti storti e spesso consente di raggiungere il risultato in tempi rapidi. Ecco perché vale la pena saperne di più.

Leggi anche: Le malocclusioni dentali

Apparecchio fisso: caratteristiche e tipologie

L’ortodonzia fissa si avvale di diverse tipologie di apparecchi. La scelta di uno piuttosto che di un altro dipende dalla situazione che deve essere corretta (malocclusione, denti storti, palato stretto, eccetera), valutata da un professionista, e dalle esigenze del paziente. Ad accomunarli, però, è il principio su cui si fonda il loro funzionamento: esercitare una forza continua e costante sui denti, che ne consenta il riallineamento e il riposizionamento. Gli elementi costitutivi di un apparecchio fisso sono 3:

  • i bracket: placchette in metallo o ceramica che vengono applicate sulla superficie del dente utilizzando un’apposita resina;
  • l’arco ortodontico: un filo di collegamento tra i diversi bracket, che attraversa le arcate dentali;
  • gli elastici (con i relativi ganci): che consentono di ottenere lo spostamento dei singoli denti.

Gli elementi vengono posizionati all’inizio del programma ortodontico (durante la fase detta di bandaggio) e poi controllati e regolati periodicamente, ogni 6-8 settimane.

Apparecchio fisso tradizionale

L’apparecchio fisso tradizionale è quello che ci viene subito in mente quando pensiamo all’ortodonzia: placchette e filo in metallo, applicato su una o su entrambe le arcate dentali, molto visibile (anche troppo, secondo la maggior parte delle persone).

Apparecchio fisso “trasparente”

L’evoluzione “trasparente” dell’apparecchio fisso è strutturalmente identica all’originale ma ha un minore impatto estetico. Dove sta la differenza? Nei materiali utilizzati. Le placchette, infatti, vengono realizzate in ceramica o comunque in modo da essere di un colore quanto più simile possibile ai denti. Stesso discorso per il filo di collegamento, il cui metallo viene rivestito per stemperarne il grigio.

Apparecchio fisso colorato per bambini (e non solo)

Con i bambini è spesso utilizzata con successo la versione colorata del tradizionale apparecchio fisso. Anche in questo caso, la differenza la fa solamente il rivestimento dei bracket e dell’arco ortodontico. L’effetto divertente è assicurato e può piacere pure agli adulti.

Apparecchio linguale

Il miglior risultato estetico, però, è garantito dall’apparecchio fisso interno, meglio conosciuto come apparecchio linguale (perché sta dalla parte della lingua). Ciò che lo rende molto meno visibile degli altri, infatti, è il suo essere posizionato sulla facciata interna dei denti, invece che su quella esterna. Ci sono i bracket, c’è il filo, ma tutto è più nascosto. Anzi, nelle versione più evolute, è anche senza attacchi.

Leggi di più sull’apparecchio linguale

L’espansore palatale

Nella categoria degli apparecchi di ortodonzia fissa rientra anche l’espansore palatale. Si tratta di uno strumento particolare, che si applica sul palato stretto e ha la funzione di allargarlo, creando spazio nelle arcate dentali. Per forma e funzione, quindi, è molto diverso dagli apparecchi visti finora.

Tutti gli articoli sugli apparecchi per denti

Vantaggi e svantaggi dell’ortodonzia fissa

Meglio l’ortodonzia fissa o quella mobile? La risposta, in realtà, non può e non deve essere data in modo assoluto e, soprattutto, deve essere legata esclusivamente a motivazioni professionali. Quale delle due soluzioni è più utili per risolvere il problema del paziente? Quale viene meglio incontro alle sue necessità? Ecco i veri elementi da utilizzare per prendere una decisione, valutando pro e contro delle diverse opzioni in campo.

Ma quali sono vantaggi e svantaggi dell’apparecchio fisso? Tra i benefici, bisogna senza dubbio inserire l’efficacia. Con questa metodologia possono essere raggiunti ottimi risultati in tempi piuttosto contenuti. Tra l’altro, l’azione dell’ortodonzia fissa è indipendente dalla “buona volontà” di chi porta l’apparecchio, perché non gli è richiesto di metterlo e toglierlo. Gli svantaggi, invece, sono essenzialmente legati all’estetica e alla pulizia dei denti, che l’apparecchio rende più difficoltosa. Mantenere una buona igiene orale durante una cura ortodontica è fondamentale, perché altrimenti si mette a rischio la salute della bocca. Un altro effetto collaterale può essere legato alla sensazione di dolore, che si acuisce soprattutto nei giorni che seguono le visite di regolazione dell’apparecchio. Si tratta di un dolore assolutamente naturale, segno che la cura sta dando i suoi frutti e i denti stanno modificando, un po’ alla volta, la loro posizione.

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Gengivite: cause, sintomi e cure delle gengive infiammate

Una guida alla gengivite, la fastidiosa infiammazione delle gengive che, se trascurata può degenerare in parodontite. Conoscere cause, fattori di rischi della gengivite è fondamentale per rispondere con il giusto rimedio e curare al meglio la salute delle gengive.

Nella vita capita a tutti di attraversare periodi in cui si hanno gengive arrossate, gonfie, magari addirittura sanguinanti. È un fenomeno molto fastidioso, anche doloroso, e soprattutto da non sottovalutare. È probabile, infatti, che si tratti di una gengivite, magari non seria, destinata a sparire curando bene l’igiene orale, ma comunque da tenere sotto controllo. Ora vediamo perché.

Qui trovi raccolti tutti gli articoli dedicati alle gengive

Cos’è la gengivite, la temibile infiammazione delle gengive

Il termine gengivite indica un qualsiasi stato infiammatorio delle gengive. Solitamente, l’infiammazione gengivale è la spia di un malessere fisico a cui bisogna prestare molta attenzione, perché può essere un campanello di allarme per scovare disturbi anche molto importanti. Inoltre, se trascurata, una forte infiammazione dei tessuti delle gengive può degenerare in una patologia cronica come la parodontite e la conseguente malattia parodontale. Infine, è bene sottolineare che la gengivite può assumere forme anche molto serie, con conseguenze importanti sui denti e sulla bocca. Ecco un elenco delle tipologie più fastidiose:

  • Gengivite acuta ulcero necrotizzante;
  • Gengivite espulsiva;
  • Gengivite cronica;
  • Gengivite desquamativa;
  • Gengivite erpetica;
  • Gengivite ipertrofica;
  • Gengivite da stress.

Il rischio parodontite

Come detto, il principale motivo per cui non è opportuno sottovalutare l’insorgere di una gengivite, anche se lieve, è proprio il rischio che questa degeneri in parodontite. Quella che comunemente è conosciuta come piorrea, infatti, è una patologia dentale molto seria. Per approfondire, è consigliata la lettura di questa guida dedicata proprio alla malattia parodontale.

La gengivite nei bambini

Purtroppo, il fenomeno delle gengive infiammate può colpire fin da piccoli. I bambini, quindi, non sono esenti da possibile insorgenza di gengivite. Anzi, spesso sono molto esposti, se non abituati a lavare bene i denti. L’educazione all’igiene orale, quindi, è fondamentale fin da piccoli.

Ecco come insegnare ai bambini a lavarsi i denti

La gengivite in gravidanza

La gengivite è uno di quei disturbi che può comparire durante la gravidanza perché scatenata da un particolare ormone, il progesterone. Anche in questo caso, è importante tenere la situazione sotto controllo intensificando la cura dell’igiene orale.

In gravidanza è importante prendersi cura dei denti

Come riconoscere la gengivite: i sintomi

Ecco un elenco dei sintomi della gengivite, ai quali prestare attenzione:

(continua dopo la foto)

gengivite

Le cause che provocano l’infiammazione gengivale

Visti i sintomi, è importante anche approfondire le cause della gengivite e i possibili fattori di rischio. È importante, infatti, conoscerli per poter prevenire la malattia.

I principali responsabili delle infiammazioni alle gengive sono i batteri contenuti nella placca e nel tartaro, ecco perché si parla di gengivite batterica. Tra le possibili cause, però, ci sono anche eventi traumatici, come uno spazzolamento dei denti esageratamente energico o realizzato con uno spazzolino dalle setole troppo dure.

Ci sono poi delle condizioni personali che possono rendere il fisico più debole ed esposto all’attacco dei batteri e quindi mettere in una posizione di svantaggio anche le gengive. È il caso dello stress, o di tutte quelle malattie che provocano un abbassamento delle difese immunitarie. Anche i diabetici sono più esposti, così come coloro che si trovano in una fase della vita caratterizzata da squilibri ormonali, come le donne in gravidanza e gli adolescenti nella pubertà. Infine, vanno elencate anche alcune cattive abitudini tra i responsabili, come il fumo o una scarsa igiene orale.

I danni del fumo sui denti

Prevenire l’infiammazione delle gengive con l’igiene orale

La prima (e migliore) soluzione contro le malattie che colpisco denti e gengive è sempre la prevenzione e quindi un’attenta igiene orale. La gengivite non fa eccezione. Gli alleati dell’igiene orale sono tre: spazzolino, dentifricio e filo interdentale. All’occorrenza, si possono aggiungere anche scovolino e collutorio. Promemoria: i denti vanno lavati dopo ogni pasto e dedicandogli il giusto tempo.

Qui trovi tutti gli articoli dedicati all’igiene orale e alla salute della bocca

Come si cura la gengivite, rimedi e trattamenti

Il metodo di cura della gengivite dipende dalla gravità della situazione. I rimedi possono andare dalla semplice maggiore attenzione nella pulizia dei denti, fino all’igiene dentale professionale, magari eseguita da uno specialista in parodontologia, per andare a pulire bene le tasche parodontali.

Pulizia dei denti

Come visto, una corretta igiene orale è la cosa migliore per prevenire l’insorgere di disturbi alle gengive. Anche a gengivite iniziata, però, pulire con accuratezza la bocca è fondamentale.

Ecco gli accorgimenti da seguire:

  • Spazzolare i denti dopo ogni pasto, utilizzando uno spazzolino a setole morbide, per non aggravare il gonfiore e l’infiammazione gengivale, magari provocando sanguinamento;
  • Passare il filo interdentale;
  • Fare sciacqui con collutorio specifico (su consiglio del proprio dentista di fiducia).

Rimedi naturali

Il gonfiore e l’irritazione gengivale si possono alleviare anche con dei rimedi naturali: aloe in gel, malva, calendula, astragalo.

Rimedi farmacologici

Per quanto riguarda la terapia con farmaci, possono essere utilizzati, previa prescrizione, antibiotici non steroidei.

Pulizia dei denti professionale

Un’igiene dentale approfondita e professionale è spesso la strada obbligata. È importante, infatti, andare a rimuovere radicalmente la placca e il tartaro depositati sui denti.

Igiene dentale professionale presso lo Studio Odontoiatrico Puzzilli


Bera acqua fa bene ai denti e alle gengive

Bere acqua fa bene anche ai denti e alle gengive, oltre che a tutto il corpo. I benefici di una corretta idratazione sulla salute orale sono molteplici: la bocca si mantiene pulita e si difende meglio da placca e batteri, mentre i denti sono rinforzati da calcio e fluoro.

Uno dei consigli medici più diffusi, anche fuori dal mondo dell’odontoiatria, è quello di bere acqua a sufficienza durante la giornata. Purtroppo, però, è anche una delle buone abitudini più trascurate, spesso per poca attenzione. Il quantitativo ideale di acqua da consumare in un giorno varia a seconda di numerosi fattori (sesso, età, peso corporeo) ma diciamo che i classici due litri rappresentano un buon compromesso. Eppure, per molte persone si tratta un traguardo difficile da raggiungere. I vantaggi che si possono avere consumando abbastanza acqua sono molteplici. Questo articolo si sofferma solo su quelli che riguardano denti e gengive (che non sono pochi).

Acqua in bocca, per un sorriso sempre pulito e splendente

Il primo motivo per cui vale la pena bere a sufficienza può sembrare banale nella sua semplicità: l’acqua aiuta a mantenere pulita la bocca. Il meccanismo che consente questo effetto di pulizia, però, è meno scontato di quello che si può pensare. Se da una parte, infatti, l’acqua porta via parte dei residui di cibo, è bene sottolineare che il suo ruolo non si ferma qui, ma si spinge molto oltre. La giusta idratazione orale, infatti, stimola la produzione di saliva, che è la vera “guardia” del corpo dei denti. La salivazione, infatti, contrasta la presenza di batteri e quindi la formazione di placca e tartaro, responsabili delle carie e dei disturbi gengivali. Senza contare che, in questo modo, si evitano anche molti disturbi collaterali, come bocca secca o alitosi. Inoltre, questa azione benefica di pulizia protegge anche l’estetica dei denti, che possono tendere a ingiallire a causa di cibi particolari (come il caffè) o di cattive abitudini (come il fumo).

Leggi anche: Denti bianchi e alimentazione

Calcio e fluoro per la salute orale

L’altro motivo che rende l’acqua una valida alleata dell’igiene orale va ricercato nelle sostanze che contiene. Il riferimento, in particolare, è a calcio e fluoro. Entrambe, infatti, favoriscono il sano sviluppo dei denti, rinforzando lo smalto. Questo consente di prevenire la formazione delle carie e arginare anche le infiammazioni delle gengive. Non a caso, quando l’organismo è particolarmente carente di calcio o di fluoro, un professionista medico può anche prescrivere un adeguato utilizzo di integratori specifici.

Leggi di più sull’importanza del fluoro per i denti


Salute dei denti in estate

Estate e denti, le buone abitudini non vanno in vacanza

Durante l’estate si tende a trascurare la cura dei denti. Niente di più sbagliato. I pericoli per la salute orale, infatti, non spariscono con l’inizio delle belle giornate. Anzi, le minacce aumentano: il caldo, la minore attenzione alla pulizia dei denti, il cambio di abitudini alimentari. Con un po’ di cura, però, si può tenere tutto sono controllo e mantenere un sorriso impeccabile anche in vacanza.

Chi fa il dentista lo sa bene: l’estate non è affatto un periodo tranquillo per la salute dentale. Accade spesso, infatti, che inattesi e dolorosi disturbi sorgano proprio nei mesi caldi: mal di denti improvvisi, ascessi, problemi gengivali. Fenomeni che non sono frutto di un destino dispettoso, che si diverte a seminare il panico proprio durante le ferie, ma che nascono da una serie di atteggiamenti sbagliati che si tende a compiere proprio quando si è in vacanza. Niente paura, però, perché la prevenzione può mettere al riparo dalla maggior parte di questi rischi.

Perché l’estate mette a rischio la salute dei denti?

Per capire come fare per evitare inconvenienti dentali durante le vacanze, è utile ragionare sulle possibili cause. Cosa succede, in estate, che può mettere a repentaglio il sorriso? Le problematiche possono essere di due tipi, da una parte dei fattori esterni (il caldo e il sole), dall’altra delle l’acuirsi o l’insorgere di cattive abitudini.

Caldo ed esposizione solare

L’aumento delle temperature, ad esempio, favorisce la proliferazione dei batteri, responsabili di molti problemi ai denti, come placca, tartaro, carie e infiammazioni gengivali. Quindi, esporsi per molte ore al sole può peggiorare la situazione.

Cattive abitudini alimentari

I problemi più seri, però, arrivano dalle cattive abitudini alimentari che si tende ad avere durante i mesi caldi. Complici gli aperitivi all’aperto in riva al mare o le passeggiate serali in centro città, ci si ritrova a consumare con molta frequenza cibi e bevande ricche di zuccheri, che non aiutano la salute dentale. Dai gelati ai cocktail (alcolici e non), l’estate è piena di insidie.

Per saperne di più: Denti bianchi e alimentazione

Igiene orale più difficile

A peggiorare la situazione, contribuisce il fatto che, durante le vacanze, alle cattive abitudini alimentari si aggiunge una minore attenzione per l’igiene orale. Quando si è spesso fuori casa, infatti, si tende a non lavare con la giusta frequenza i denti o a non spendere tempo con il filo interdentale.

Leggi anche: Come lavare bene i denti

Sorriso in salute anche in estate, il decalogo per vacanze tranquille

Elencati i possibili problemi, veniamo alle soluzioni, che per fortuna ci sono e sono semplici da attuare. Si tratta di piccole accortezze che non costano fatica ma che portano moltissimi benefici.

Ecco le 5 regole da seguire per un’estate davvero con il sorriso:

  • Prima di partire, prenotare un controllo dal proprio dentista di fiducia e magari anche una seduta di pulizia professionale
  • Evitare di esporsi al sole nelle ore più calde e per un tempo prolungato (tra l’altro, è un comportamento che fa bene anche alla pelle e alla salute generale del corpo)
  • Bere molta acqua
  • Creare un kit da viaggio per l’igiene orale con strumenti di qualità (spazzolino, dentifricio e filo interdentale)
  • Lavarsi i denti frequentemente e con attenzione, soprattutto se si consumano cibi e bevande ricchi di zucchero

impianto dentale a carico immediato

Impianto a carico immediato, la soluzione per tornare subito a sorridere

Con un impianto a carico immediato non è necessario aspettare mesi per sostituire un dente mancante. Questo permette di recuperare velocemente il proprio sorriso, con effetti benefici sia estetici che funzionali. L’implantologia a carico immediato si realizza mediante un’operazione chirurgica in anestesia locale, non dolorosa. Vediamo di cosa si tratta, quanto costa e in quali condizioni è praticabile.

Quando si parla di impianti per denti si entra in un campo in cui estetica e funzionalità camminano in parallelo. La mancanza di un dente, infatti, è senza dubbio un problema di bellezza. Chi non ci è mai passato, riesce a immaginare solo in parte l’imbarazzo che si prova a scoprire il sorriso sapendo che c’è un “buco” che lo rende meno gradevole. Ancora più importanti, però, sono le conseguenze negative sulla salute che la mancanza di un dente comporta. Quell’“assenza”, infatti, si traduce in una scorretta chiusura delle arcate dentali e quindi malocclusione, con tutto ciò che significa. Quindi, la mancanza di denti deve essere per forza colmata. Le strade possibili sono due: le protesi mobili (dentiere) e gli impianti fissi. Ovviamente, la seconda soluzione è quella più efficace e soddisfacente, perché elimina anche molti motivi di disagio. Non tutti gli impianti, però, sono uguali. Ad oggi, la soluzione più innovativa è rappresentata dagli impianti a carico immediato.

Leggi anche: I disturbi dell’ATM

Impianto a carico immediato: definizione, tipologie e costo

Come rivela già il nome, gli impianti a carico immediato hanno la caratteristica essenziale di permettere il rapido inserimento del dente sostitutivo. L’implantologia realizzata con tecniche tradizionali, infatti, richiede diversi mesi per essere completata. Un periodo di tempo lungo, durante il quale si rimane “senza dente”, perché quello naturale è stato estratto e quello nuovo non può essere applicato subito. Questo periodo di attesa, invece, sparisce negli impianti a carico immediato. La guarigione, infatti, è molto rapida e il dente nuovo è impiantato subito dopo (con un intervallo massimo di 72 ore) aver rimosso il vecchio.

Pro e contro

La rapidità di esecuzione e la perfetta resa estetica e funzionale sono senza dubbio i due principali vantaggi garantiti da un impianto a carico immediato. Di svantaggi, in realtà, non ne esistono, se non legati a casi in cui, in realtà, non sarebbe stato consigliabile procedere con questa tecnica (ecco perché la valutazione deve essere affidata a un professionista).

Le diverse tipologie

Se l’immediatezza è la caratteristica generale, all’interno di questa categoria convivono varie tipologie di implantologia a carico immediato. La differenza risiede soprattutto sul numero di denti coinvolti e sul numero di impianti necessari. Quando a mancare sono più denti, infatti, si può ricorrere ad impianti multipli oppure optare per alternative più sofisticate, come il Toronto Bridge (conosciuto anche come tecnica all on four). In questo caso, quattro impianti possono sostenere fino a 12 denti. Discorso analogo con la all on six, che prevede sei impianti.

Quanto costa?

Il costo di un impianto dentale a carico immediato non può essere predeterminato, perché dipende dalla situazione specifica (numero di denti da sostituire, numero di impianti da inserire, ecc). Un preventivo preciso, quindi, può e deve essere fatto da un odontoiatra specializzato solo dopo un’attenta fase di studio.

Leggi anche: La devitalizzazione del dente

Le condizioni necessarie per procedere all’impianto

Purtroppo, però, non sempre l’impianto a carico immediato è una soluzione praticabile. Perché si possa procedere devono sussistere le seguenti condizioni:

  • presenza di una sufficiente quantità d’osso;
  • stabilità degli impianti inseriti;
  • buono stato parodontale (quindi gengive in salute);
  • assenza totale di bruxismo.

Leggi anche: Gli effetti dei problemi dentali sulla postura

Come si realizza un impianto a carico immediato

La realizzazione di un impianto a carico immediato avviene attraverso un’operazione chirurgica realizzata in anestesia locale. Durante l’intervento vendono inseriti gli impianti nell’osso, in modo da creare la base per il successivo incardinamento dei denti. Si tratta di un’operazione assolutamente non dolorosa.

Cioè che è fondamentale è tutta la fase di studio che precede l’operazione chirurgica. Durante questo percorso, infatti, si identifica con esattezza il punto in cui inserire l’impianto, in modo da poter procedere più spediti durante l’intervento. Una programmazione così precisa è possibile grazie all’uso di tecnologie avanzate di rilevazione delle impronte dentali. Tutti, infatti, avviene mediante scanner digitale, preciso e non invasivo.

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Affollamento dentale, cos’è e come si può risolvere

Cosa si intende per affollamento dentale? Come si cura? In questo approfondimento vengono affrontate tutte le principali questioni legate ai denti affollati: dalle cause che li generano fino alle conseguenze sulla salute della bocca e del corpo. Inoltre, vengono passati in rassegna i principali rimedi: ortodonzia negli adulti e nei bambini, estrazione e faccette dentali.

Ci sono bocche che sembrano avere troppi denti. Ovviamente, si tratta solo di un’impressione, dovuta a un problema di affollamento dentale. Non sono i denti a essere in numero eccessivo ma è lo spazio che li ospita a non essere sufficiente. La soluzione? “Fare posto”, utilizzando strumenti odontoiatrici diversi. Ma è meglio procedere con ordine, capendo prima di cosa si sta parlando.

Cos’è l’affollamento dentale

La definizione di affollamento dentale è piuttosto semplice, perché evidente dal nome stesso: lo spazio della mandibola non è sufficiente ad accogliere tutti i denti nella giusta posizione. I denti, quindi, sono affollati, magari anche accavallati o parzialmente ruotati. Si tratta di un disturbo piuttosto diffuso, che ovviamente può essere grave, moderato o leggero. Di solito, si manifesta fin da bambini, al momento del passaggio dai denti da latte a quelli definitivi.

Le cause (h3)

Le cause dell’affollamento dentale possono essere diverse:

  • ossee: legate allo sviluppo della mandibola, che si presenta più “piccola” del normale, quindi non in grado di fare posto bene ai denti;
  • dentarie: in questo caso, invece, ad essere troppo “grandi” rispetto al normale sono proprio i denti, che quindi non trovano spazio nella struttura ossea;
  • miste: una combinazione delle due casistiche precedenti.

Alla base, ci sono molto spesso fattori genetici ed ereditari che determinano una particolare conformazione della bocca. Sul manifestarsi dell’affollamento dentale, però, possono incidere anche delle cattive abitudini in età infantile, come l’uso prolungato del ciuccio o il vizio di tenere il dito in bocca.

Le conseguenze

Un sorriso caratterizzato da affollamento dentale, soprattutto se grave, non è bello da vedere. Il difetto estetico, però, è solo l’ultimo dei problemi. I denti affollati, infatti, hanno molte conseguenze negative sulla salute della bocca e del corpo in generale.

In primo luogo, una bocca affetta da affollamento dentale è più difficile da tenere pulita. I denti, molto serrati tra loro e magari in posizione anomala, sono più difficili da raggiungere con spazzolino, dentifricio e filo interdentale. L’igiene orale, quindi, si complica e questo lascia campo libero all’azione di placca e tartaro e, di conseguenza, alle carie. Inoltre, anche le gengive possono subire ripercussioni a cascata (es: gengivite).

Ci sono poi tutti i problemi legati al possibile manifestarsi di malocclusioni dentali. Come già sottolineato, infatti, i denti, quando costretti in uno spazio insufficiente, tendono ad assumere posizioni scorrette e questo può ostacolare la corretta chiusura della bocca, con una serie di effetti negativi a cascata su masticazione, respirazione, deglutizione, postura. All’affollamento dentale possono essere connessi i cosiddetti disturbi dell’ATM, il bruxismo ma anche forme croniche di mal di testa e mal di schiena.

Leggi di più: il bite sportivo

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denti storti per affollamento dentale

Come curare e risolvere l’affollamento dentale

I possibili rimedi per risolvere problemi di affollamento dentale sono riconducibili a tre categorie:

La scelta della soluzione più idonea dalla gravità dell’affollamento, dall’età del paziente e dalle sue esigenze estetiche e funzionali.

Ortodonzia intercettiva nei bambini

L’affollamento dentale è il classico caso in cui può svolgere al massimo i suoi effetti un progetto di ortodonzia avviato in età infantile (cosiddetta ortodonzia intercettiva). Quando il bambino è nella fase di sviluppo, infatti, grazie ad apparecchi fissi e/o mobili, si può incidere sulla conformazione ossea, favorendo la creazione di uno spazio adeguato per i denti. In circostanze del genere, si rivelano molto utili gli apparecchi ortodontici funzionali.

Ortodonzia per adulti: apparecchio tradizionale, linguale o trasparente

D’altra parte, l’ortodonzia è la soluzione di riferimento anche per risolvere i casi di affollamento dentale negli adulti. Però, superata l’età dello sviluppo, le possibilità di azione si riducono, perché non è più possibile intervenire sulle ossa, se non in modo estremamente marginale. In questi casi, i vari tipi di apparecchio sono utili per favorire un riposizionamento dei denti e un loro raddrizzamento.

Le opzioni in campo sono:

  • ortodonzia tradizionale: apparecchi fissi o mobili di tipo classico, quindi più o meno visibili;
  • ortodonzia linguale: apparecchi fissi agganciati nella parte interne dei denti, in modo da renderli poco visibili all’esterno;
  • ortodonzia trasparente: apparecchi mobili che si applicano sopra le arcate dentali e risultano esteticamente poco invasivi.

La scelta del tipo di ortodonzia è influenzata dalla situazione specifica che il dentista si trova davanti.

Faccette dentali

Le faccette dentali sono un rimedio di tipo estetico. Il loro compito, infatti, non è di riposizionare il dente ma di coprire l’inestetismo. Per questo motivo, possono essere utilizzate solo nei casi di affollamento dentale lieve.

Estrazione dentale

L’estrazione di uno o più denti rappresenta una soluzione estrema ma praticabile nei casi di sovraffollamento grave. Consente, infatti, di creare spazio, per poi andare a riposizionare la dentatura, attraverso l’ortodonzia.

Stripping dentale

Infine, senza dover ricorrere all’estrazione dei denti, quando il sovraffollamento è moderato si può ricorrere allo stripping dentale. Si tratta di una limatura minima del dente che consente di creare spazio e riposizionarlo.

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Gengive arrossate, cause e rimedi

Le gengive arrossate sono sintomo di un’infiammazione in corso, che spesso si accompagna anche a gonfiore, dolore, sensibilità dentale e sanguinamento. Le cause possono essere diverse, a volte si tratta di un semplice problema di igiene orale, in altri casi, invece, gengive rosse possono indicare la presenza di patologie serie come gengivite, parodontite, o anche diabete e malnutrizione. L’igiene orale è il primo e più efficace rimedio contro questo disturbo.

Nella salute complessiva della bocca, le gengive svolgono un ruolo fondamentale, anche se spesso poco riconosciuto. Ecco perché è importante prestare attenzione alle loro condizioni e non trascurarle. Uno dei primi segnali che devono far sospettare la presenza di qualcosa che non va è il cambio di colore. Le gengive, infatti, in condizioni normali, sono rosa e hanno un aspetto compatto, con perfetta aderenza alla corona dentaria. Le gengive arrossate, quindi, sono un’anomalia che deve suonare come un campanello di allarme. Di sicuro, infatti, è in corso un’infezione gengivale, che più essere più o meno grave ma che sicuramente non va ignorata. L’arrossamento delle gengive può anche essere accompagnato da altri sintomi: gonfiore, sanguinamento, dolore al passaggio di spazzolino e filo interdentale, aumentata sensibilità dei denti al caldo e al freddo.

Quali sono i principali disturbi gengivali

Le cause delle gengive arrossate e le possibili patologie associate

Per poter curare l’infiammazione, però, bisogna capire quali sono le cause delle gengive arrossate. DI sicuro, nella bocca c’è un’eccessiva presenza di batteri. Una prima ipotesi, quella più comune e anche più facilmente risolvibile, è che il problema sia una scarsa igiene orale. I denti vanno lavati tutti i giorni, più volte al giorno e con la giusta tecnica, altrimenti placca e tartaro rischiano di prendere il sopravvento. Attenzione, però, una precisazione è d’obbligo: lavare bene i denti non significa strofinarli troppo energicamente con lo spazzoli. In questo modo, infatti, si rischia di fare peggio e di aggravare l’arrossamento delle gengive, irritandole.

Ecco come lavare bene i denti

D’altra parte, le gengive rosse possono indicare la presenza di altre patologie. È il caso di specifiche malattie dentali, come la gengivite e la parodontite. In entrambe i casi, è bene fare molta attenzione e rivolgersi al proprio dentista di fiducia per intraprendere un adeguato percorso di cura.

Ci sono poi casi in cui le gengive arrossate sono causate da disturbi non strettamente connessi con i denti:

  • Malnutrizione (come nei casi di anorressia);
  • Diabete;
  • Leucemia;
  • Scorbuto;

Cosa fare contro l’arrossamento delle gengive: prevenzione e rimedi

Il modo migliore per curare gengive arrossate è prevenire. Un’affermazione quasi scontata in medicina, ma che vale la pena di ribadire. Nel concreto, questo significa una corretta igiene orale, realizzata con gli strumenti giusti: spazzolino, dentifricio, filo interdentale e collutorio. Altra buona abitudine è quella di astenersi dal fumo e dal consumo di alcolici. Infine, ottima forma di prevenzione sono i periodici appuntamento per l’igiene dentale professionale.

D’altra parte, la pulizia dei denti è anche un’ottima cura per gengive già infiammate, magari scegliendo prodotti appositi, come uno spazzolino con setole morbide o un collutorio con adeguata azione disinfettante. Inoltre, possono essere di supporto (senza sostituirsi, però, a soluzioni professionali) anche alcuni rimedi naturali, come aloe, salvia, menta e thè verde.

La cosa più importante, però, è rivolgersi a un dentista, l’unico in grado di verificare l’eventuale presenza di patologie che necessitano di interventi mirati, come gengivite e parodontite.

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Denti sporgenti, possibili rimedi per adulti e bambini

I cosiddetti denti sporgenti sono un disallineamento dentale piuttosto comune. Di solito, sono gli incisivi superiori ad essere protesi leggermente in avanti, tanto da spuntare fuori dalla bocca chiusa e coprire parzialmente il labbro inferiore. Ironicamente, si parla di denti da coniglio o denti da castoro. Il problema che si pone, però, non è solo estetico ma anche funzionale, perché dai denti sporgenti possono scaturire delle malocclusioni. I rimedi? L’ortodonzia ne offre molti, sia per bambini che per adulti.

I denti sporgenti, quelli che l’ironia popolare chiama denti da coniglio o denti da castoro, sono un problema piuttosto diffuso. Si tratta di un disallineamento dei denti, che assumono una postura diversa da quella ideale, che sporge in avanti, verso l’esterno. Il caso più comune è quello degli incisivi sporgenti, che coprono leggermente il labbro inferiore. Avere i “denti in avanti” viene percepito soprattutto come un difetto estetico che, quando molto evidente, può causare profondo fastidio. Si tratta, però, anche di difetto funzionale, che può comportare malocclusione e quindi ripercuotersi negativamente sulla masticazione.

Le cause dei denti sporgenti

Le cause dei denti sporgenti sono diverse, riconducibili a due categorie: da una parte, una specifica conformazione di mandibola e palato, dall’altra delle cattive abitudini, presenti soprattutto nei bambini.

Partiamo dal primo gruppo. Nei casi di affollamento dentale, ad esempio, è possibile che alcuni denti, per conquistare spazio, si spingano (o vengano spinti) verso l’esterno. In questi casi, la radice del problema sta nel palato stretto o in uno scorretto sviluppo della mandibola. Situazioni di questo tipo possono essere frutto di predisposizione genetica (e magari ereditarie) oppure derivare sempre da comportamenti scorretti durante l’infanzia. Inoltre, una particolare posizione dei denti o una determinata conformazione della bocca possono indurre deglutizione atipica che, a sua volta, fa sì che la lingua batta sugli incisivi superiori, spostandoli in avanti.

Passando invece alle cause dei denti sporgenti legate alle cattive abitudini, la principale è quella del ciuccio (o del pollice) in bocca. Un’usanza molto diffusa tra i bambini che però va combattuta con decisione, perché è alla radice di molti problemi dentali.

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Le conseguenze negative dei denti “in avanti”

Se il primo istinto è quello di considerare i denti “in avanti” come un difetto estetico, da correggere per migliorarsi e aumentare l’autostima, e altrettanto vero che si tratta anche (e soprattutto) di un problema funzionale. I denti sporgenti non permettono alla bocca di svolgere bene i propri compiti e possono avere conseguenze su aspetti fondamentali del corpo umano.

Tra le loro possibili conseguenze negative ci sono:

  • disturbi della respirazione e della fonazione: dal russamento alle apnee notturne, passando anche per difetti di pronuncia;
  • disturbi della masticazione e della deglutizione;
  • fragilità dentale: con aumentato rischio di rottura dei denti o di loro perdita.

Come sistemare i denti sporgenti

La cura per i denti sporgenti spetta all’ortodonzia. È l’applicazione di apparecchi dentali, infatti, la principale soluzione per ricondurre i denti alla loro posizione corretta. Quali apparecchi utilizzare e per quanto tempo dipende dalla situazione di partenza e dall’età del paziente. Nei bambini, infatti, dato che si trovano nella fase dello sviluppo, sono possibili interventi più ampi e incisivi.

Qualsiasi piano di cura, però, deve essere impostato a partire da una corretta diagnosi, conseguente a visita specialistica e ortopanoramica.

I rimedi per i bambini: l’ortodonzia intercettiva

Come già anticipato, l’ortodonzia applicata ai bambini in modo precoce (ortodonzia intercettiva) è molto più efficace e permette di intervenire su problemi più complessi. Questo perché le strutture ossee sono ancora in fase di sviluppo e quindi più facilmente indirizzabili. Questo vale anche per i denti sporgenti. Con apparecchi fissi e/o mobili, infatti, è possibile intervenire sulle cause strutturali che possono portare a questa conformazione e correggerla o addirittura evitare che si manifesti.

Le soluzioni di ortodonzia per gli adulti: apparecchio trasparente e apparecchio linguale

Negli adulti, il discorso si fa più complesso, sia perché la struttura ossea si è stabilizzata, sia perché molti non amano l’impatto estetico che alcuni apparecchi hanno. Fortunatamente, però, negli anni l’ortodonzia ha fatto molti passi in avanti e oggi esistono soluzioni efficaci e poco invasive, come gli apparecchi mobili trasparenti e l’ortodonzia linguale (posizionata, cioè, nella parte interna dei denti).

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La cura dei denti in chi soffre di diabete

Il diabete può avere effetti negativi sui denti. Il principale rischio è la parodontite, legata ad una maggiore proliferazione di placca batterica in bocca. Un rischio che, però, può essere arginato evitando le cattive abitudini (fumo e alcol), ispezionando con cura periodicamente le gengive e mantenendo una buona igiene orale.

Il diabete è una patologia metabolica piuttosto insidiosa, perché può causare effetti dannosi su diverse parti del corpo, denti compresi. Ciò che si verifica in una persona diabetica è un’insufficiente attività dell’insulina, o perché non prodotta a sufficienza dal pancreas, o perché non completamente utilizzata dall’organismo. La conseguenza diretta del diabete e l’iperglicemia, cioè un’alta concentrazione di glucosio nel sangue, che può dar luogo a diverse complicanze.

Denti e diabete: il rischio è la parodontite

A livello di salute orale, la conseguenza negativa che il diabete può comportare è l’insorgere della malattia parodontale, a carico delle gengive. Rispetto ad una persona sana, il rischio di parodontite per un diabetico è fino a tre volte superiore. Inoltre, il collegamento tra diabete e piorrea è bilaterale: entrambe le patologie, infatti, se non controllate, causano un peggioramento anche dell’altra.

Leggi di più sulla parodontite

Il punto focale è rappresentato dalle ridotte capacità di reazione che l’organismo di un diabetico è in grado di opporre ai batteri. In bocca, questo significa più facilità di formazione della placca batterica, quindi infiammazione delle tasche parodontali e conseguente insorgere della malattia. Il problema è che la parodontite, se non curata adeguatamente, può avere effetti davvero devastanti per il sorriso, perché arriva a causare la perdita dei denti. Per fortuna, però, è una patologia che può trattata con ottimi risultati e che può anche essere efficacemente prevenuta.

La cura della salute orale in chi soffre di diabete

Cosa deve fare un diabetico per evitare la parodontite? In realtà, la maggior parte delle indicazioni sono identiche a quelle valide per tutti i pazienti, semplicemente bisogna prestare un po’ di attenzione in più. Soprattutto le gengive vanno tenute sotto stretto controllo, osservandole periodicamente allo specchio e rivolgendosi al proprio dentista di fiducia appena si notano fenomeni sospetti, come l’arrossamento o addirittura il sanguinamento. Molta cura, inoltre, deve essere dedicata all’igiene orale (leggi come si lavano bene i denti). La dentatura va spazzolata tassativamente dopo ogni pasto e l’uso quotidiano di filo interdentale e scovolino deve diventare una regola. Infine, il diabete è un motivo in più per evitare il vizio del fumo.

Conosci tutti i possibili disturbi gengivali?

A queste regole generale, si aggiungono quelle specifiche per chi soffre di diabete:

  • controllare la glicemia per evitare che si alzi;
  • adottare terapie per rinforzare il sistema immunitario;
  • seguire una dieta

Un altro elemento di rischio in caso di diabete è legato all’esigenza di eseguire interventi odontoiatrici. Infatti, trattandosi di una patologia che abbassa le capacità di difesa rispetto alle infezioni, il dentista che interviene deve prestare particolare attenzione alla disinfezione del paziente durante l’operazione. In molti casi può essere indicata una terapia antibiotica di copertura.

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caduta dentini

Il fluoro nei bambini: la corretta fluoroprofilassi per prevenire le carie

Spesso il fluoro viene somministrato ai bambini per garantire il corretto sviluppo dei denti. Questo minerale, infatti, ha un ruolo fondamentale nella salute orale. Allo stesso tempo, però, un eccesso di fluoro può danneggiare la dentatura, sfociando in fluorosi. Ecco perché, bisogna gestire con attenzione ogni la fluoroprofilassi nei bambini, attenendosi alle linnee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e del Ministero della Salute.

Quello tra fluoro e denti è un binomio consolidato e ben noto. Il fluoro, infatti, svolge un ruolo chiave nella salute dentale, perché rinforza lo smalto e protegge dalle carie. Come avviene spesso, però, il troppo non fa bene. Così anche l’eccesso di fluoro può danneggiare invece che migliorare la salute dei denti, sfociando nella cosiddetta fluorosi. Inoltre, troppo fluoro può disturbare l’intero organismo. Ecco perché, la somministrazione di questa sostanza nei bambini in fase di sviluppo (fluoroprofilassi) è un’attività che, pur essendo molto diffusa, deve essere compiuta con attenzione, per evitare di provocare più effetti collaterali che benefici. In materia, esistono specifiche indicazioni dell’OMS e del Ministero della Salute che ogni medico è chiamato a seguire scrupolosamente.

La fluoroprofilassi nei bambini, di cosa stiamo parlando?

La fluoroprofilassi è un trattamento che prevede la somministrazione di fluoro per la prevenzione delle carie. È praticata soprattutto nei bambini in fase di crescita e sviluppo. Il fluoro, infatti, rinforza lo smalto dentale e lo rende più resistente agli attacchi della placca batterica. Allo stesso tempo, però, gli effetti dell’azione di questo minerale sull’organismo umano non sono completamente noti. Ecco perché è bene gestirlo con cura.

In natura, è possibile assumere il fluoro, in piccole quantità, a partire da molte cose che si mangiano o si bevono quotidianamente, come frutta, verdura e acqua. In alcuni casi, su precisa decisione del medico, è possibile integrare la naturale assunzione di fluoro con una specifica fluoroprofilassi professionale, ricorrendo a gocce o pastiglie. Vale la pena sottolineare che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) si è espressa chiaramente sull’efficacia di trattamenti a base di fluoro nella prevenzione delle carie, soprattutto nei pazienti più piccoli.

Le possibili controindicazioni del trattamento

Come già anticipato, è opportuno tenere a mente che se, da una parte, la giusta quantità di fluoro può rivelarsi molto utile per la salute orale, dall’altra, l’eccesso può causare seri problemi, non solo alla bocca. Il rischio principale è quello di incorrere nella fluorosi, ovvero nell’accumulo di minerale nello smalto dentale. In questi casi si notano macchie sul dente, che vanno dal colore bianco fino al grigio intenso. Il problema è che il fluoro non è un farmaco, quindi può acquistato senza prescrizione medica. Molti genitori, quindi, lo somministrano ai loro bambini senza un adeguato confronto con il dentista o il medico di fiducia. Al contrario, è fondamentale farsi seguire e non prendere iniziative di questo tipo. Inoltre, se si inizia una fluoroprofilassi professionali, è bene seguire scrupolosamente le dosi consigliate.

Il metodo per insegnare ai bambini a lavarsi i denti

Come si effettua la fluoroprofilassi nei bambini

La somministrazione di un’integrazione di fluoro nei bambini avviene solitamente per via orale, con un apposito dentifricio oppure con gocce e pastiglie.

Il dentifricio al fluoro

La prima è la modalità più comune ed efficace. Si deve utilizzare un dentifricio che contenga fluoro in 1000 ppm. A seconda dell’età del bambino, varia la quantità di prodotto consigliata:

  • fino a 3 anni si deve utilizzare un quantitativo minimo di dentifricio, equivalente a un chicco di riso;
  • da 3 a 6 anni si aumenta progressivamente il dosaggio, arrivando alla grandezza di una piccola biglia.

Rimane ovviamente valida la regola generale che richiede lo spazzolamento dei denti sempre dopo i pasti e almeno due volte al giorno.

Come scegliere il dentifricio per bambini

Pastiglie e gocce

Quando la fluoroprofilassi con dentifricio non è possibile (le ragioni possono essere diverse), si può optare per integratori sotto forma di pastiglie o gocce. Anche in questo caso, è necessario attenersi alle dosi consigliate, contenute anche nelle linee guida del Ministero della Salute:

  • 0,25 mg/die per i bambini dai 6 mesi ai 3 anni;
  • 0,50 mg/die per i bambini dai 3 ai 6 anni.

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