mancanza di calcio e denti

Mancanza di calcio, anche i denti ne possono soffrire

La carenza di calcio può fare male a denti e gengive, oltre che alle ossa e a diverse parti del corpo umano. Questo minerale, infatti, rinforza lo smalto e protegge dalle carie e dalle infezioni gengivali. Per mantenere o ristabilire i corretti livelli di calcio è fondamentale il ruolo dell’alimentazione, consumando cibi che ne sono ricchi. Inoltre, sotto controllo medico, è possibile assumere integratori specifici.

Il calcio è un minerale fondamentale per il corpo umano. Non è un caso, infatti, che questo elemento, da solo, costituisca circa il 2% dell’organismo e rappresenti la metà di tutti i minerali che lo stesso contiene. Nell’immaginario collettivo, il calcio è strettamente connesso con l’apparato scheletrico perché, utilizzando un gergo comune, “fa bene alle ossa”. Come spesso accade, la saggezza popolare non si discosta troppo dalla realtà. Il calcio, infatti, è davvero un componente essenziale del tessuto osseo e assumerne la giusta quantità attraverso l’alimentazione quotidiana aiuta a tenere lontani i problemi alle ossa. Al contrario, invece, la mancanza di calcio può causare diversi disturbi.

Calcio per la salute di denti e gengive

Oltre alle ossa, però, c’è un’altra zona del corpo che riceve importati benefici da un regolare e congruo apporto di calcio. Si tratta della bocca e nello specifico della salute di denti e gengive.

Per quanto riguarda i denti, il calcio ne rafforza la struttura e lo smalto, rendendoli meno aggredibili dai batteri contenuti nella placca e quindi meno soggetti a sviluppare carie. Una funzione di primaria importanza, visto che la carie è il nemico numero uno del sorriso.

Anche il ruolo nei confronti della salute gengivale non è da sottovalutare. Il calcio, infatti, aiuta a prevenire l’insorgere di infezioni e svolge un ruolo di primo piano nel contrasto alla parodontite, patologia molto pericolosa che, nelle sue conseguenze più estreme, può causare anche la perdita dei denti.

Bere molto fa bene ai denti, ecco perché

La carenza di calcio: cause e sintomi

A questo punto, appare chiaro che la mancanza di calcio nel corpo è una situazione che va evitata il più possibile. Ma come ci si rende conto se è necessario assumerne di più? Come si manifesta tale carenza? E soprattutto, quali posso esserne le cause?

Procediamo con ordine, partendo dai sintomi della mancanza di calcio, che sono principalmente i seguenti:

  • Pelle secca e che tende a squamarsi;
  • Unghie fragili;
  • Capelli spessi;
  • Crampi, dolori, spasmi e irrigidimenti muscolari;
  • Convulsioni.

Molto spesso viene considerata spia di una carenza di calcio anche la comparsa di macchie bianche sui denti. In questo caso, invece, è più probabile che si tratti fluorosi o carenza di vitamina D (che a sua volta può effettivamente diminuire i livelli di calcio).

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Passando all’analisi delle cause della carenza di calcio, queste possono essere ricondotte a tre categorie: alimentazione scorretta, patologie pregresse, assunzione di farmaci specifici. A queste si aggiunge l’invecchiamento e, per le donne, la menopausa.

La dieta è senza dubbio la principale indiziata. L’assorbimento di calcio, infatti, è ridotto in presenza del consumo sovradimensionato di cibi integrali o ricchi di fibre e di proteine. Viceversa, se si introduce nel corpo poca vitamina D si contribuirà ad abbassare anche il livello di calcio. Infine, vanno evitati anche gli eccessi di caffeina, alcol e sale.

Tra le patologie che possono interferire con il calcio, invece, ci sono celiachia e malattie renali, così come tutte quelle che richiedono l’assunzione prolungata di farmaci corticosteroidi.

Denti e alimentazione: tutti i segreti

Come aumentare il calcio nei denti

Se l’alimentazione è spesso la principale causa della mancanza di calcio, allora è proprio attraverso il cibo che si può andare a risolvere il problema. L’alternativa (o l’ulteriore supporto) è rappresentato dall’assunzione di specifici integratori, ovviamente sotto stretto controllo medico.

Cosa mangiare

In cima alla lista degli alimenti ricchi di calcio ci sono senza dubbio il latte e tutti i suoi derivati, dai formaggi freschi a quelli stagionati, passando per le diverse tipologie di yogurt. Molto ricchi ne sono anche le uova e alcuni pesci e frutti di mare, come alici, sardine, sgombri, gamberi, polpo e vongole.

In campo vegetale, ci sono diversi frutti e verdure che contengono calcio: soia (ideale per chi segue una dieta vegana), cavoli, spinaci, cime di rapa, bieta, broccoletti, mandorle, fichi, arance, noci e pistacchi. Nella lista vanno inseriti anche i legumi: ceci e fagioli.

Quali integratori assumere

Se con l’alimentazione si ha difficoltà a ristabilire i corretti livelli di calcio, è possibile affidarsi a degli integratori specifici (anche di vitamina D). La scelta dell’integratore più adatto, l’indicazione delle dosi giornaliere e la durata del trattamento, però, sono tutte variabili che devono essere stabilite dal proprio medico di fiducia, a cui è opportuno rivolgersi. Il “fai da te”, quando si tratta di salute, non è mai una buona idea.

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Posizionamento del bite per denti

Bite anti-russamento, un rimedio per migliorare la respirazione notturna

Il bite anti-russamento è un utile rimedio per smettere di russare ma anche per contrastare altri problemi che si manifestano durante il sonno, come le apnee notturne o il bruxismo. Esistono diverse tipologie di bite anti-russamento; la soluzione migliore, però, rimane il bite personalizzato, modellato sulla dentatura del paziente da un odontoiatra esperto.

Russare di notte è un fenomeno molto fastidioso, per chi ne soffre ma anche per chi condivide la stessa stanza da letto con lui. Soprattutto, però, russare può essere la spia di patologie anche molto serie, che vanno trattate con attenzione, rivolgendosi a uno specialista. Inoltre, russare si traduce anche nell’impossibilità a dormire bene la notte, con conseguenze che si trascinano per tutta la giornata, con stanchezza, sonnolenza, affaticamento muscolare.

In molti casi, sul russamento notturno incidono (e molto) la postura e conformazione della mandibola e la posizione dei denti. Infatti, se russare è la conseguenza di un difficoltoso passaggio dell’aria nelle vie respiratorie, la bocca è direttamente coinvolta e con essa tutto ciò che contiene, come lingua e denti. Non a caso, chi russa ha spesso problemi all’articolazione temporo-mandibolare (disturbi dell’ATM), oppure presenta malocclusioni, denti storti, palato stretto e altre situazioni affini.

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Bite anti-russamento: cos’è e a cosa serve

In quest’ottica, il bite anti-russamento può rappresentare una soluzione al problema. È bene specificare, però, che il bite, a cui questo articolo di approfondimento è dedicato, non elimina la patologia che provoca il russamento ma interviene alleviando il sintomo. Per quello, è necessario rivolgersi ad uno specialista (come il medico otorinolaringoiatra).

Da un punto di vista pratico, il bite anti-russamento non è altro che una placca realizzata in resina che si applica sulle arcate dentali. L’effetto è molto simile a quello di un paradenti usato negli incontri di boxe. Può essere superiore, inferiore oppure interessare entrambe le file i denti. Ne esistono due tipologie principali: quelli che hanno il compito di far avanzare la lingua, spesso responsabile di una parziale ostruzione delle vie respiratorie, e quelli che provocano l’avanzamento mandibolare. In entrambe i casi, l’obiettivo è ricomporre il giusto equilibro fra le diverse parti della bocca per consentire un regolare afflusso dell’aria.

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Bite anti-russamento personalizzato

In commercio esistono diverse tipologie di bite anti-russamento di pronto uso, acquistabili, ad esempio, in farmacia. La soluzione più efficace in assoluto, però, è sempre il bite personalizzato, realizzato da un dentista esperto. Ogni bocca, infatti, è diversa e unica. Problemi simili possono manifestarsi con sfumature differenti e quindi richiedere soluzioni non perfettamente identiche. Un bite anti-russamento progettato ad hoc, quindi, risulta più efficace.

Per arrivare alla creazione di un bite personalizzato, si parte da un’attenta analisi delle condizioni della bocca (mandibola, denti, posizione della lingua). Lo screening può essere fatto avvalendosi di innovativi scanner per la rilevazione dell’impronta dentale. Si tratta di strumenti che, oltre ad eliminare il fastidio dell’impronta presa con metodi tradizionali, consentono di ipotizzare in 3D le future evoluzioni a cui la bocca andrà incontro grazie all’intervento. Sulle base delle evidenze emerse dall’analisi, è poi possibile creare un bite che si adatta perfettamente alla superficie dentale del paziente. È bene precisare, però, che la capacità del bite di rilasciare i suoi effetti positivi è strettamente legata alla frequenza con cui lo si utilizza: è importante che venga indossato regolarmente tutte le notti.

Possibili contrindicazioni ed effetti collaterali del bite anti-russamento

Ci sono condizioni in cui l’uso del bite anti-russamento è controindicato. È il caso, ad esempio, delle infezioni gengivali o della parodontite, che vanno curate prima di poter mettere il bite. Allo stesso modo, la placca in resina non può correttamente funzionare quando ci sono denti che si muovono o addirittura che mancano.

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Per quanto riguarda gli effetti collaterali del bite, sono praticamente nulli. Per alcune persone può risultare difficoltoso abituarsi a dormire con “qualcosa in bocca”, ma è una sensazione che tende a sparire dopo i primi giorni. Spesso, poi, al momento del risveglio, si possono avvertire piccoli fastidi (rigidità, tensione muscolare e simili). Anche questi, però, tendono a svanire dopo una fase di assestamento.

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Faccette dentali vip: tutti pazzi per il sorriso perfetto

Le faccette dentali sono una delle soluzioni di odontoiatria estetica più amate dai vip, perché garantiscono un sorriso splendente e impeccabile. Con l’applicazione delle faccette, infatti, è possibile rimuovere moltissimi difetti estetici, in modo rapido e non invasivo. Un risultato importantissimo per le star che fanno dell’immagine un vero e proprio lavoro.

Vip, cioè very important person. In un breve e semplice acronimo finiscono per essere raccolti tutti i personaggi famosi, dal cinema alla televisione, dalla moda allo sport. Star più o meno celebri che si contendono le copertine delle riviste più lette e che hanno nell’immagine una delle loro principali preoccupazioni. È scontato quindi, che per loro assuma un ruolo fondamentale proprio il sorriso, che è uno dei biglietti da visita più evidenti con cui ci si mostra agli altri. Il patinato mondo dei vip è pieno di sorrisi celebri, che sanno affascinare e incantare, sia maschili che femminili. Basta pensare, solo per fare l’esempio più conosciuto, alla splendida bocca che sfoggia Julia Roberts. In alcuni casi, come quello dell’attrice statunitense, madre natura ha fatto un lavoro egregio che va solo mantenuto a dovere. In altri casi, invece, sono i dentisti più abili a permettere alle star di sfoggiare sorrisi all’altezza del loro ruolo. I “trucchi del mestiere”, ovviamente, sono molteplici.

Le soluzioni di estetica dentale degli studi White Identity

Vip e faccette, un’appassionata storia d’amore

Fin da quando sono arrivate sul mercato, ormai qualche anno fa, le faccette dentali hanno riscosso un grandissimo successo, proprio tra le celebrità del mondo dello spettacolo (ma non solo). Chi lavora anche grazie alla propria immagine, infatti, sa bene quanto è importante avere un sorriso con tre caratteristiche fondamentali: colore bianco splendente, denti perfettamente allineati e senza spaziature tra uno e l’altro. Questo è proprio l’obiettivo che si può raggiungere con l’applicazione delle faccette dentali. Il tutto, con almeno altri due vantaggi: un intervento assolutamente semplice e non invasivo e un risultato naturale. E proprio la naturalezza dei veeners è la carta che li ha resi vincenti. Molti vip, infatti, amano la privacy ancora più del loro sorriso e preferiscono non dire pubblicamente le attività di tipo estetico a cui si sottopongono. Certo, in alcuni casi il cambiamento tra il prima e il dopo è talmente evidente da rendere impossibile il mantenimento del segreto. La discrezione, però, è una scelta sempre rispettabile.

Faccette dentali per un sorriso da star

Da un punto di vista pratico, però, quali sono le potenzialità delle faccette dentali (che le rendono così popolari tra i vip)? I veeners sono un rimedio di odontoiatria estetica davvero duttile, che può essere applicato in molti casi. Prima di vederli nel dettaglio, però, serve un piccolo e rapido passo indietro, per rispondere a una domanda: cosa sono le faccette? È presto detto: delle sottilissime lamine di ceramica che si applicano sulla superficie esterna del dente, attraverso una speciale resina.

Il primo vantaggio che si può ottenere con i veeners è l’effetto sbiancante. Applicare una faccetta su denti macchiati o ingialliti, infatti, permette di coprire l’inestetismo e di recuperare il colore originario dello smalto, più candido e splendente.

Scopri di più sullo sbiancamento dentale

Allo stesso modo, le faccette possono essere un valido alleato per eliminare inestetismi legati a denti dalla forma poco piacevole (piccoli e corti) oppure che si sono deteriorati nel tempo, perché consumati, spezzati o scheggiati. In questi casi, però, non sempre è possibile procedere con i veeners e la valutazione è rimessa all’odontoiatra. È necessario, infatti, che la superficie dentale sia in condizioni tali da permettere l’applicazione della copertura. Discorso analogo anche per i problemi legati a denti storti. Molto spesso si può intervenire con le faccette, ma non sempre.

Infine, merita di essere menzionato il diastema, cioè l’eccessivo spazio tra i due denti incisivi superiori), altro difetto estetico che può essere risolto con le faccette.

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Apparecchio funzionale

Apparecchio funzionale ortopedico, l’ortodonzia che trasforma la bocca

Gli apparecchi funzionali ortopedici sono lo strumento per attuare piani di cura di ortodonzia funzionale, che riguardano soprattutto i bambini in via di sviluppo. Permettono di correggere i difetti dell’apparato muscolo scheletrico che circonda la bocca e di evitare complicazioni in età adulta, dai difetti del morso a quelli di masticazione e respirazione.

Quando si parla di apparecchi per raddrizzare i denti, spesso si finisce per dare maggiore peso alla dimensione estetica e al piacere di avere una dentatura ben allineata piuttosto che alle esigenze di salute. Eppure, sarebbero proprio queste ultime le prime da tenere in considerazione. Avere denti storti, infatti, non rovina solo il sorriso ma può avere ripercussioni pesanti su tutto il corpo, dalla postura alla respirazione (come le apnee notturne), dalla masticazione fino addirittura alla corretta pronuncia delle parole. La verità è che in molti casi i denti non allineati sono solo la punta dell’iceberg, la manifestazione evidente di un problema ben più profondo che riguarda la struttura ossea e i muscoli del cranio, nonché l’articolazione temporo-mandibolare (ATM). Intervenire tempestivamente (cioè da bambini) su questo tipo di problematiche permette di evitare problemi anche piuttosto gravi. Lo strumento per farlo è l’ortodonzia funzionale, che si avvale di apparecchi funzionali ortopedici.

Sai cosa sono i disturbi dell’ATM?

Cosa sono gli apparecchi funzionali ortopedici e come agiscono

La definizione di apparecchio funzionale (o apparecchio ortopedico) indica una categoria di dispositivi ortodontici che servono per realizzare dei piani di cura particolari, utili a risolvere problemi scheletrici a carico delle ossa mascellari. Nella maggior parte dei casi, si tratta di apparecchi per denti di tipo mobile, pensati per l’applicazione sui bambini e i preadolescenti, le cui ossa si trovano in fase di crescita e sviluppo. Il concetto di ortodonzia funzionale, infatti, è strettamente connesso con quello di ortodonzia intercettiva (cioè precoce), che ne rappresenta la fase iniziale.

Spesso, infatti, i problemi di affollamento dentale o malocclusione, così come i difetti di masticazione e respirazione, sono dovuti alla particolare conformazione delle ossa del cranio e delle mascelle. Quindi, si rende necessario intervenire a livello ortopedico per evitare che tali difetti si manifestino o per correggerli sul nascere. L’intervento tempestivo, infatti, evita la necessità di ricorrere a soluzioni più invasive (e spesso meno risolutive) in un secondo momento. L’importante, però, è essere disciplinati e indossare l’apparecchio per un numero sufficiente di ore, altrimenti gli effetti benefici non si producono.

Il principio basilare su cui si fonda l’azione di un apparecchio funzionale è lo sfruttamento delle forze muscolari generate dal corpo umano per ottenere movimenti ortodontici. In sostanza, questi strumenti provocano una reazione muscolare che si trasmette alle arcate dentali, favorendone il modellamento secondo parametri corretti (che si traduce in creazione delle condizioni necessarie per un allineamento corretto dei denti).

L’apparecchio funzionale ortopedico, quindi, produce delle modifiche nei denti ma anche nelle mascelle e, di conseguenza, comporta anche delle modifiche, più o meno marcate, della fisionomia del viso. Ecco perché una terapia ortodontica funzionale deve essere sempre attentamente programmata da un dentista esperto.

Le tipologie di apparecchi ortopedici

A seconda delle finalità che consentono di raggiungere e della loro struttura, gli apparecchi funzionali ortopedici si distinguono in:

  • apparecchi rigidi;
  • apparecchi elastici;
  • dispositivi di regolazione delle funzioni;
  • apparecchi di supporto dentale rigido e passivo.

I modelli più comuni di apparecchio funzionale sono:

  • Fraenkel (con sette diversi tipi di regolazione);
  • monoblocco di Andresen;
  • Bimler;
  • Sander;
  • Twin block;
  • placca funzionale di Cervera;
  • placche funzionalizzanti di Bracco;

A cosa serve l’ortodonzia funzionale e quali problemi può curare

Ciascun modello di apparecchio funzionale ortopedico è indicato per ottenere uno specifico risultato e agire su un determinato problema. Allo stesso tempo, l’utilizzo combinato nel tempo delle diverse tipologie garantisce l’esecuzione di un piano di cura complesso.

In particolare, con l’ortodonzia funzionale è possibile intervenire, in un’ottica di prevenzione, sulle seguenti condizioni e disfunzioni (alcune di origine genetica, altre conseguenza di cattive abitudini soprattutto infantili):

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deglutizione atipica

Il Covid-19 non deve far trascurare la salute dei denti

Dall’inizio della pandemia da Covid-19, un numero crescente e preoccupante di italiani ha rinunciato alle cure odontoiatriche per motivi economici o per paura di contagiarsi. Questo significa un generale peggioramento della salute dentale che invece dovrebbe sempre essere tenuta sotto controllo.

L’esperienza della pandemia ha indubbiamente sconvolto moltissime abitudini, sia sociali che lavorative. Essersi trovati improvvisamente chiusi in casa ha avuto un impatto notevole sulla vita di ciascuno, i cui veri effetti forse si conosceranno solo tra qualche anno. Tra le conseguenze ce ne sono anche alcune che hanno impattato sulla salute, in particolare su quella dei denti.

Covid-19 e salute dentale, gli italiani rinunciano a curarsi

Le università di Milano e di Berna, su incarico dell’Associazione Nazionale Dentisti Italiani, hanno condotto un’indagine su un campione formato da 30 mila italiani per conoscere i comportamenti relativi alla salute dentale durante la pandemia. I risultati, purtroppo, non sono incoraggianti. Un terzo degli intervistati, infatti, ha dichiarato che, da quando è iniziata l’emergenza Coronavirus, si è rivolto al proprio dentista di fiducia solo in caso di urgenza. A venire a mancare, quindi, è stata la cura ordinaria, rappresentata dalle sedute di igiene professionale e dalle visite di controllo. Le ragioni di questa decisione sono prevalentemente di due. Da una parte ci sono motivazioni economiche, legate alla difficoltà che molte famiglie si sono trovate ad affrontare proprio a causa della pandemia. Dall’altra, c’è una comprensibile paura, che porta molti a evitare luoghi che ritengono più esposti al contagio.

Al di là delle ragioni, però, è necessario ribadire che si tratta di una scelta assolutamente sbagliata, che può avere gravi conseguenze sulla salute della bocca. Nel caso delle carie, ad esempio, scoprirle tempestivamente è fondamentale per curarle al meglio e salvare il dente. Se si tarda, il rischio è di dover procedere con interventi molto più invasivi. Discorso analogo per tutte le patologie e le infezioni che possono colpire le gengive o per problemi seri come la parodontite.

Niente paura, lo studio dentistico è un luogo sicuro

Tutto questo rende chiara una cosa: bisogna invertire la tendenza rilevata dallo studio e tornare a far visita al proprio odontoiatra. Anche perché, se a frenare è la paura, si può stare tranquilli: gli studi dentistici seri e professionali adottano già da mesi tutte le misure necessarie per proteggere i pazienti, così come i lavoratori.

La protezione dei pazienti negli Studi Puzzilli

Inoltre, l’immunizzazione conseguente al vaccino rende ancora più sicura la circolazione. La salute dei denti, quindi, non deve più essere trascurata. Le buone pratiche sono poche ma vanno seguite con attenzione:

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apnee del sonno

Le apnee notturne e il collegamento con malocclusioni e bruxismo

La sindrome delle apnee notturne (OSAS) è un disturbo del sonno che spesso si associa al bruxismo e può trovare una delle sue concause nelle malocclusioni dentali. Bite notturno e apparecchi ad avanzamento mandibolare costituiscono le possibili soluzioni, per recuperare qualità del riposo e quindi della vita.

Respirare è un gesto naturale, che consideriamo praticamente ovvio e scontato. Eppure, è molto meno “semplice” di quello che sembra. Molte persone, infatti, respirano male e non lo sanno. Altrettante, invece, manifestano problemi di respirazione durante il sonno, come il russamento o le ancora più gravi apnee notturne. Ma cosa c’entrano i denti con i disturbi della respirazione? Molto più di quanto si pensi. La bocca, infatti, svolge un ruolo fondamentale quando si respira e la posizione di denti e mandibola è a sua volta cruciale per determinare il corretto afflusso di aria. Non a caso, nel 25% di coloro che soffrono di apnee notturne si osserva anche la presenza di bruxismo, cioè digrignamento dei denti. In questo articolo proveremo a capire meglio questo legame, partendo dalla descrizione della sindrome delle apnee notturne.

Cosa sono le apnee notturne

Il nome medico corretto delle apnee notturne è sindrome delle apnee ostruttive del sonno (abbreviato con la sigla OSAS). Si tratta di una patologia cronica, che consiste in frequenti interruzioni della respirazione durante il sonno. Tali interruzioni durano meno di 10 secondi e solitamente portano al momentaneo risveglio di chi ne soffre. Un risveglio di brevissima durata, che non si ricorda la mattina seguente, ma che interrompe comunque il flusso del riposo. Tutto è dovuto al restringimento delle vie aeree superiori.

Apparentemente quello delle apnee notturne potrebbe sembrare un disturbo banale, invece impatta molto negativamente sulla qualità della vita. Chi ne soffre, infatti, è spesso stanco, colpito da sonnolenza durante il giorno e da forti emicranie dovute alla mancanza di riposo. Inoltre, è stata accertata una maggiore incidenza delle malattie cardiovascolari nei pazienti colpiti da OSAS.

La connessione tra apnee notturne e denti

Le cause della sindrome delle apnee ostruttive del sonno possono essere diverse. In molti casi, i fattori di rischio coesistono. Al primo posto vanno messi sovrappeso e obesità. Una forte incidenza la hanno anche il consumo frequente di alcolici e il fumo, così come l’uso di farmaci per favorire il sonno e il rilassamento.

Anche denti e mandibola, però, possono svolgere un ruolo. In caso di malocclusioni dentali, infatti, le vie aeree possono risultare ostruite e ostacolare la respirazione. È quello che accade, ad esempio, nei casi di scarso sviluppo mandibolare o di palato contratto. Questo spiega anche la correlazione tra OSAS e bruxismo, osservata scientificamente in almeno 1 caso su 4. In caso di ostruzione del respiro, infatti, digrignare i denti è la risposta (sbagliata ma automatica) con cui il corpo cerca di porre rimedio, spostando in avanti la mandibola e permettendo un maggior afflusso di aria.

Le soluzioni odontoiatriche: bite e apparecchi ad avanzamento mandibolare

A questo punto è lecito chiedersi cosa può fare il dentista per contribuire all’eliminazione di bruxismo e apnee notturne. Le soluzioni odontoiatriche possono essere due.

La prima è il bite notturno, che interviene specificatamente sul bruxismo ma che, in generale, provoca una liberazione delle vie respiratorie. Si rivela molto utile nei casi meno gravi, in cui i problemi di malocclusione sono limitati.

Leggi anche: Il bite anti-russamento

L’altra opzione, più specifica per questo tipo di sindrome, è rappresentata dai MAD, cioè gli apparecchi di avanzamento della mandibola. Strutturalmente, la somiglianza con i bite è forte. Anche in questo caso, infatti, si tratta di placche che vengono applicate sulle arcate dentali. Il loro compito specifico, però, è quello di favorire lo scivolamento in avanti della mandibola e di impedire la caduta all’indietro della lingua.

Leggi anche: Gli apparecchi funzionali


Contenzione dei denti, l’apparecchio per quando si toglie l’apparecchio

L’apparecchio di contenzione (o retainer) è fondamentale per evitare la recidiva ortodontica e mantenere i risultati raggiunti con l’ortodonzia. Generalmente consiste in un apparecchio mobile (ma esistono anche soluzioni fisse) che va portato per alcune ora (sempre meno, man mano che passa il tempo) e impedisce ai denti di ritornare in posizione scorretta.

Raddrizzare i denti per sfoggiare un sorriso perfetto può essere un percorso molto lungo. La durata di un trattamento di ortodonzia, infatti, dipende dalla situazione di partenza e dal tipo di risultato che si vuole raggiungere. Di sicuro, però, è un processo che richiede tempo, pazienza e denaro. Ecco perché, una volta raggiunti gli obiettivi desiderati, è fondamentale agire per mantenerli e non sprecare lo sforzo fatto. L’apparecchio di contenzione serve proprio questo.

Tutti gli articoli dedicati agli apparecchi per denti

Premessa: cos’è la recidiva ortodontica

A questo punto, però, per comprendere bene la funzione dell’apparecchio di contenzione, è necessaria una breve premessa che spieghi cosa si intende con il concetto di recidiva ortodontica. Il fenomeno è piuttosto semplice: si tratta di una regressione a cui i denti possono andare incontro una volta tolto l’apparecchio ortodontico (fisso o mobile). I tessuti che circondano la dentatura, infatti, possiedono una sorta di “memoria” che li spinge a recuperare la posizione originaria (quella scorretta). Per evitare che questo accada, bisogna dare ai denti il tempo di consolidarsi nella nuova posizione, fornendogli un supporto, rappresentato proprio dall’apparecchio di contenzione. Questo significa che il retainer deve essere portato per un periodo limitato (come vedremo meglio più avanti), il necessario per superare la fase della possibile recidiva ortodontica e “fissare” il nuovo sorriso.

Come è fatto e come funziona un apparecchio di contenzione

Esistono tre tipologie di apparecchi di contenzione:

  • apparecchi mobili a mascherina: si presentano come una mascherina trasparente da posizionare sull’arcata dentale interessata;
  • apparecchi mobili palatali: sono costituiti da una placca che aderisce al palato e da un filo che le gira intorno, sostenendo i denti;
  • apparecchi fissi: applicati lungo il profilo interno dell’arcata dentale, risultano non visibili dall’esterno.

La scelta di una soluzione piuttosto che di un’altra è affidata al dentista, sulla base di valutazioni tecniche e delle necessità specifiche. Ovviamente, gli apparecchi di contenzione mobili richiedono una maggior collaborazione da parte del paziente, che deve ricordarsi di indossarlo per un numero sufficiente di ore al giorno.

Denti dritti con le faccette

Quanto dura la contenzione denti e quante ore va portato l’apparecchio?

Quella della durata del percorso di contenzione è proprio una delle questioni centrali. Di getto, la risposta migliore sarebbe “dipende”, perché i fattori che influenzano la scelta sono diversi. In linea di massima, però, la contenzione può durare anche un paio di anni.

Nel caso di apparecchi mobili, poi, si pone anche il tema del numero minimo di ore in cui vanno indossati per produrre effetto, che diminuiscono nel corso del tempo. è possibile individuare tre fasi:

  • prima fase: nella settimana immediatamente successiva alla fine dell’ortodonzia, l’apparecchio di contenzione va portato sempre, ad esclusione del tempo necessario per mangiare;
  • seconda fase: dalla seconda settimana e per i primi due o tre mesi, è necessario portarlo per almeno 14 ore (la notte, più alcune ore del giorno);
  • terza fase: dal terzo mese in poi, è sufficiente indossarlo solo la notte.

Apparecchio ortopedico funzionale, cos'è e a cosa serve

Quanto costa un apparecchio retainer?

Il costo di un percorso di ortodonzia, compresa anche la contenzione finale, non può mai essere determinato a priori. I dentisti, se veri professionisti, sanno bene che la situazione di partenza influenza sia il tempo necessario sia gli strumenti che serve mettere in campo. Tutte variabile che incidono sul costo finale. Ecco perché il prezzo di un apparecchio di contenzione non può essere definito prima di una corretta pianificazione dell’intero percorso di cura.

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White Identity, la rivoluzione del sorriso splendente

Con la fine delle vacanze estive e l’inizio di un nuovo anno di lavoro, ho deciso di regalare a me e a tutti i miei pazienti dei progetti nuovi e interessanti, in cui tuffarmi con tutte le mie energie. D’altronde, non mi è mai piaciuto stare fermo, ho bisogno di far viaggiare sempre la mia mente verso nuovi obiettivi e di affrontare sfide inattese.

La prima novità la state già navigando: è questo sito. Sfogliando le diverse pagine, lo troverete completamente rinnovato, soprattutto dal punto di vista estetico. Nero e bianco sono da sempre i miei colori preferiti, perché il loro accostamento è naturalmente elegante e dona a ogni cosa un aspetto pulito e prezioso. Proprio come i sorrisi che progetto. La cosa più importante, però, è ciò che ci troverete dentro, cioè il racconto delle due grandi sorprese a cui sto lavorando per chiudere in bellezza il 2021 e proiettarmi alla grande verso il 2022. Si chiamano White Identity e White Rome. Ora vi racconto qualcosa di più.

Il programma White Identity, per garantire a tutti la stessa qualità

Cominciamo da White Identity, che è lo strumento per garantire a chi mi affida il suo sorriso di ricevere il miglior trattamento possibile. Chi mi conosce da tempo lo sa: anni di studi e di esperienza, sia in Italia che all’estero, mi hanno portato ad elaborare una mia personale tecnica di intervento, che ho battezzato Metodo Puzzilli. È un approccio all’estetica dentale altamente personalizzato, basato sulla tecnologia, che permette di regalare ad ognuno il sorriso dei suoi sogni. Grazie al programma White Identity il Metodo Puzzilli viene applicato in tutti gli studi dentistici che fanno capo a me, senza differenze dovute alle sedi. Sono sempre io a progettare gli interventi e a seguirli passo passo, ovviamente affiancato da uno staff di altissimo livello. La soddisfazione dei pazienti deve essere sempre al primo posto.

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White Rome, la clinica internazionale della bellezza dentale

E adesso passiamo a White Rome, cioè la clinica dentale internazionale che aprirò prossimamente a Roma. È un progetto ambizioso, forse qualcuno lo definirebbe folle. Ho immaginato una grande struttura multifunzione, dove ovviamente si svolge attività odontoiatrica, ma si ospitano anche convegni e si fa formazione, per fare crescere nuovi e promettenti talenti del sorriso. Ma non finisce qui. White Rome offrirà anche molti servizi accessori di lusso, pensati soprattutto per chi non vive nella capitale. Ci saranno delle accoglienti suite, per far pernottare i pazienti, e, una volta programmato l’intervento dentale, lo staff si preoccuperà di organizzare ogni dettaglio del viaggio, compresi tutti gli spostamenti. Insomma, le cure dentali si trasformeranno in un’ottima scusa per una confortevole vacanza a Roma.

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ortodonzia fissa

Apparecchio fisso, tutto quello che c’è da sapere

L’apparecchio fisso è un fondamentale strumento di ortodonzia, perché consente di riallineare i denti con efficacia. Per anni disponibile solo nella versione in ferro, esteticamente invasiva, oggi si è evoluto nella forma dell’apparecchio fisso colorato o trasparente. Per non parlare poi dell’apparecchio linguale (quindi interno), ancora più discreto.

L’apparecchio fisso non gode di buona fama (al contrario dell’apparecchio mobile). Tutta colpa dell’estetica, del suo essere troppo visibile e troppo invadente. Una cosa da adolescenti con il sorriso scintillante a base di ferro. In realtà, questo pregiudizio poteva essere fondato qualche anno fa, quando sottoporsi a un trattamento di ortodonzia fissa significava davvero lasciarsi invadere la bocca da placchette e fili grigi, per diversi mesi. Oggi la situazione è radicalmente cambiata e ci sono molte soluzioni discrete. D’altra parte, l’apparecchio fisso è anche molto efficace nella sua azione di riallineamento dei denti storti e spesso consente di raggiungere il risultato in tempi rapidi. Ecco perché vale la pena saperne di più.

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Apparecchio fisso: caratteristiche e tipologie

L’ortodonzia fissa si avvale di diverse tipologie di apparecchi. La scelta di uno piuttosto che di un altro dipende dalla situazione che deve essere corretta (malocclusione, denti storti, palato stretto, eccetera), valutata da un professionista, e dalle esigenze del paziente. Ad accomunarli, però, è il principio su cui si fonda il loro funzionamento: esercitare una forza continua e costante sui denti, che ne consenta il riallineamento e il riposizionamento. Gli elementi costitutivi di un apparecchio fisso sono 3:

  • i bracket: placchette in metallo o ceramica che vengono applicate sulla superficie del dente utilizzando un’apposita resina;
  • l’arco ortodontico: un filo di collegamento tra i diversi bracket, che attraversa le arcate dentali;
  • gli elastici (con i relativi ganci): che consentono di ottenere lo spostamento dei singoli denti.

Gli elementi vengono posizionati all’inizio del programma ortodontico (durante la fase detta di bandaggio) e poi controllati e regolati periodicamente, ogni 6-8 settimane.

Apparecchio fisso tradizionale

L’apparecchio fisso tradizionale è quello che ci viene subito in mente quando pensiamo all’ortodonzia: placchette e filo in metallo, applicato su una o su entrambe le arcate dentali, molto visibile (anche troppo, secondo la maggior parte delle persone).

Apparecchio fisso “trasparente”

L’evoluzione “trasparente” dell’apparecchio fisso è strutturalmente identica all’originale ma ha un minore impatto estetico. Dove sta la differenza? Nei materiali utilizzati. Le placchette, infatti, vengono realizzate in ceramica o comunque in modo da essere di un colore quanto più simile possibile ai denti. Stesso discorso per il filo di collegamento, il cui metallo viene rivestito per stemperarne il grigio.

Apparecchio fisso colorato per bambini (e non solo)

Con i bambini è spesso utilizzata con successo la versione colorata del tradizionale apparecchio fisso. Anche in questo caso, la differenza la fa solamente il rivestimento dei bracket e dell’arco ortodontico. L’effetto divertente è assicurato e può piacere pure agli adulti.

Apparecchio linguale

Il miglior risultato estetico, però, è garantito dall’apparecchio fisso interno, meglio conosciuto come apparecchio linguale (perché sta dalla parte della lingua). Ciò che lo rende molto meno visibile degli altri, infatti, è il suo essere posizionato sulla facciata interna dei denti, invece che su quella esterna. Ci sono i bracket, c’è il filo, ma tutto è più nascosto. Anzi, nelle versione più evolute, è anche senza attacchi.

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L’espansore palatale

Nella categoria degli apparecchi di ortodonzia fissa rientra anche l’espansore palatale. Si tratta di uno strumento particolare, che si applica sul palato stretto e ha la funzione di allargarlo, creando spazio nelle arcate dentali. Per forma e funzione, quindi, è molto diverso dagli apparecchi visti finora.

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Vantaggi e svantaggi dell’ortodonzia fissa

Meglio l’ortodonzia fissa o quella mobile? La risposta, in realtà, non può e non deve essere data in modo assoluto e, soprattutto, deve essere legata esclusivamente a motivazioni professionali. Quale delle due soluzioni è più utili per risolvere il problema del paziente? Quale viene meglio incontro alle sue necessità? Ecco i veri elementi da utilizzare per prendere una decisione, valutando pro e contro delle diverse opzioni in campo.

Ma quali sono vantaggi e svantaggi dell’apparecchio fisso? Tra i benefici, bisogna senza dubbio inserire l’efficacia. Con questa metodologia possono essere raggiunti ottimi risultati in tempi piuttosto contenuti. Tra l’altro, l’azione dell’ortodonzia fissa è indipendente dalla “buona volontà” di chi porta l’apparecchio, perché non gli è richiesto di metterlo e toglierlo. Gli svantaggi, invece, sono essenzialmente legati all’estetica e alla pulizia dei denti, che l’apparecchio rende più difficoltosa. Mantenere una buona igiene orale durante una cura ortodontica è fondamentale, perché altrimenti si mette a rischio la salute della bocca. Un altro effetto collaterale può essere legato alla sensazione di dolore, che si acuisce soprattutto nei giorni che seguono le visite di regolazione dell’apparecchio. Si tratta di un dolore assolutamente naturale, segno che la cura sta dando i suoi frutti e i denti stanno modificando, un po’ alla volta, la loro posizione.

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Gengivite: cause, sintomi e cure delle gengive infiammate

Una guida alla gengivite, la fastidiosa infiammazione delle gengive che, se trascurata può degenerare in parodontite. Conoscere cause, fattori di rischi della gengivite è fondamentale per rispondere con il giusto rimedio e curare al meglio la salute delle gengive.

Nella vita capita a tutti di attraversare periodi in cui si hanno gengive arrossate, gonfie, magari addirittura sanguinanti. È un fenomeno molto fastidioso, anche doloroso, e soprattutto da non sottovalutare. È probabile, infatti, che si tratti di una gengivite, magari non seria, destinata a sparire curando bene l’igiene orale, ma comunque da tenere sotto controllo. Ora vediamo perché.

Qui trovi raccolti tutti gli articoli dedicati alle gengive

Cos’è la gengivite, la temibile infiammazione delle gengive

Il termine gengivite indica un qualsiasi stato infiammatorio delle gengive. Solitamente, l’infiammazione gengivale è la spia di un malessere fisico a cui bisogna prestare molta attenzione, perché può essere un campanello di allarme per scovare disturbi anche molto importanti. Inoltre, se trascurata, una forte infiammazione dei tessuti delle gengive può degenerare in una patologia cronica come la parodontite e la conseguente malattia parodontale. Infine, è bene sottolineare che la gengivite può assumere forme anche molto serie, con conseguenze importanti sui denti e sulla bocca. Ecco un elenco delle tipologie più fastidiose:

  • Gengivite acuta ulcero necrotizzante;
  • Gengivite espulsiva;
  • Gengivite cronica;
  • Gengivite desquamativa;
  • Gengivite erpetica;
  • Gengivite ipertrofica;
  • Gengivite da stress.

Il rischio parodontite

Come detto, il principale motivo per cui non è opportuno sottovalutare l’insorgere di una gengivite, anche se lieve, è proprio il rischio che questa degeneri in parodontite. Quella che comunemente è conosciuta come piorrea, infatti, è una patologia dentale molto seria. Per approfondire, è consigliata la lettura di questa guida dedicata proprio alla malattia parodontale.

La gengivite nei bambini

Purtroppo, il fenomeno delle gengive infiammate può colpire fin da piccoli. I bambini, quindi, non sono esenti da possibile insorgenza di gengivite. Anzi, spesso sono molto esposti, se non abituati a lavare bene i denti. L’educazione all’igiene orale, quindi, è fondamentale fin da piccoli.

Ecco come insegnare ai bambini a lavarsi i denti

La gengivite in gravidanza

La gengivite è uno di quei disturbi che può comparire durante la gravidanza perché scatenata da un particolare ormone, il progesterone. Anche in questo caso, è importante tenere la situazione sotto controllo intensificando la cura dell’igiene orale.

In gravidanza è importante prendersi cura dei denti

Come riconoscere la gengivite: i sintomi

Ecco un elenco dei sintomi della gengivite, ai quali prestare attenzione:

 

Le cause che provocano l’infiammazione gengivale

Visti i sintomi, è importante anche approfondire le cause della gengivite e i possibili fattori di rischio. È importante, infatti, conoscerli per poter prevenire la malattia.

I principali responsabili delle infiammazioni alle gengive sono i batteri contenuti nella placca e nel tartaro, ecco perché si parla di gengivite batterica. Tra le possibili cause, però, ci sono anche eventi traumatici, come uno spazzolamento dei denti esageratamente energico o realizzato con uno spazzolino dalle setole troppo dure.

Ci sono poi delle condizioni personali che possono rendere il fisico più debole ed esposto all’attacco dei batteri e quindi mettere in una posizione di svantaggio anche le gengive. È il caso dello stress, o di tutte quelle malattie che provocano un abbassamento delle difese immunitarie. Anche i diabetici sono più esposti, così come coloro che si trovano in una fase della vita caratterizzata da squilibri ormonali, come le donne in gravidanza e gli adolescenti nella pubertà. Infine, vanno elencate anche alcune cattive abitudini tra i responsabili, come il fumo o una scarsa igiene orale.

I danni del fumo sui denti

Prevenire l’infiammazione delle gengive con l’igiene orale

La prima (e migliore) soluzione contro le malattie che colpisco denti e gengive è sempre la prevenzione e quindi un’attenta igiene orale. La gengivite non fa eccezione. Gli alleati dell’igiene orale sono tre: spazzolino, dentifricio e filo interdentale. All’occorrenza, si possono aggiungere anche scovolino e collutorio. Promemoria: i denti vanno lavati dopo ogni pasto e dedicandogli il giusto tempo.

Qui trovi tutti gli articoli dedicati all’igiene orale e alla salute della bocca

Come si cura la gengivite, rimedi e trattamenti

Il metodo di cura della gengivite dipende dalla gravità della situazione. I rimedi possono andare dalla semplice maggiore attenzione nella pulizia dei denti, fino all’igiene dentale professionale, magari eseguita da uno specialista in parodontologia, per andare a pulire bene le tasche parodontali.

Pulizia dei denti

Come visto, una corretta igiene orale è la cosa migliore per prevenire l’insorgere di disturbi alle gengive. Anche a gengivite iniziata, però, pulire con accuratezza la bocca è fondamentale.

Ecco gli accorgimenti da seguire:

  • Spazzolare i denti dopo ogni pasto, utilizzando uno spazzolino a setole morbide, per non aggravare il gonfiore e l’infiammazione gengivale, magari provocando sanguinamento;
  • Passare il filo interdentale;
  • Fare sciacqui con collutorio specifico (su consiglio del proprio dentista di fiducia).

Rimedi naturali

Il gonfiore e l’irritazione gengivale si possono alleviare anche con dei rimedi naturali: aloe in gel, malva, calendula, astragalo.

Rimedi farmacologici

Per quanto riguarda la terapia con farmaci, possono essere utilizzati, previa prescrizione, antibiotici non steroidei.

Pulizia dei denti professionale

Un’igiene dentale approfondita e professionale è spesso la strada obbligata. È importante, infatti, andare a rimuovere radicalmente la placca e il tartaro depositati sui denti.

Igiene dentale professionale presso lo Studio Odontoiatrico Puzzilli